trattoriTre giorni intensi, nel week end dal 20 al 22 settembre, nell’Azienda Agricola di Marino Raimondo.
Complice il tempo estivo, la seconda edizione di Cascina in Festa, manifestazione del Settembre Almesino, è stata un successo. Ottime le serate con le cene a tema accompagnate da musica. Domenica  l’evento clou con la riproposizione della trebbiatura del grano alla moda del tempo che fu. Soddisfatto l’organizzatore dell’evento, Marino Raimondo che con la moglie Bruna Rivetti ha voluto riproporre la manifestazione.”
A volte basta fare le cose con semplicità per attirare la gente, e il proporre un pacchetto a base di buona cucina, buona musica, amicizia ed allegria si è dimostrato vincente. ‘Cascina in Festa ’ è una vetrina sulla nostra agricoltura e sui suoi prodotti, sul nostro essere contadini nel terzo millennio. Voglio ringraziare le persone che sono venute a farci visita, gli sponsor, gli espositori dei trattori e delle auto d’epoca, l’azienda Ezio Maurino di Piossasco ,veri custodi delle tradizioni agricole di ieri, la
Protezione Civile, i Vigili Urbani e l’Amministrazione Comunale di Almese.
Un grazie particolare ad Ermanno Griffero, Fabrizio Morando, Claudia Montabone, Giuliana Ferrero, Anna Audisio, Sergio Franchino ,Virginio Bunino e a tutti quelli che dietro le quinte hanno operato per questo evento. ”Evento che domenica pomeriggio ha veramente avuto il clou quando il gran polverone della trebbiatura alla moda veja s’è alzato in via Circonvallazione.  Un appuntamento che a gran voce
è già prenotato per il prossimo anno.

 

Quando arrivava il giorno del grano

Infine e finalmente arrivava il giorno del grano, con il lavoro e la festa della trebbiatura. Tutto, ovviamente, era iniziato molti mesi prima quando gli ultimi tepori d’autunno, mischiati alle nebbioline mattutine ricche di perlacee gocce di rugiada avevano fatto germogliare quei chicchi vitali su quella terra feconda.

Quel verdicello dei campi, che l’inverno avrebbe poi sepolto e custodito come uno scrigno sotto una nivea coltre bianca, era prezioso più dell’oro, perchè sarebbe stato il pane. Giugno poi era il mese in cui iniziava la mietitura :nell’anteguerra con le falci e poi ,dopo il conflitto, con la prima meccanizzazione fornita dalla mietilega.

I covoni così ottenuti venivano ammucchiati l’un sull’altro in caratteristici ammassi che, visti da lontano, sembravano grossi e paffuti funghi sparsi per la campagna in attesa d’essere portati nei fienili. Arrivava infine il momento top dell’annata :quello della trebbiatura. Sotto le zampate incandescenti del sole entrato nella casa del Leone la macchina per ‘bati il gran’ si metteva in moto…

Uno dei posti ad Almese deputati a quest’opera era ‘la curt d’Roc’ ,in via Roma, angolo via Rubiana, dove tra l’altro fino alla fine degli anni Sessanta c’era l’officina del maniscalco che prestava la sua opera il martedì, giorno di mercato, ed il sabato, giorno che più o meno era di riposo per i tanti operai della Fiat che come ‘seconda giornata’ coltivavano la terra.

“ Erano giornate davvero intense quelle della trebbiatura – ricorda Roberto Raimondo – perchè non solo si trebbiava il grano delle nostre famiglie di noi cugini, Aldo ,Alfredo e Rinaldo, ma anche di altri vicini che non avevano spazio sufficiente nei loro cortili per ospitare ‘ la macchina del grano’. Che agli ordini di Gino Bessone formava un lungo treno che occupava una parte considerevole dell’aia. In cima posizionava la trattrice che, tramite una lunga cinghia, forniva la forza motrice alla trebbiatrice che a sua volta, tramite altre cinghie, forniva residuale potenza all’imballatrice.

Gino Bessone tra l’altro fu una volta colpito in viso da una di queste cinghie che si ruppe improvvisamente: questo gli danneggiò il naso e la sua faccia fu segnata per sempre da questo evento. Quando tutto era pronto, con le persone ai loro posti di lavoro, il diesel del trattore s’avviava, tossendo e sbuffando come un pugile all’angolo d’un ring prima della battaglia determinato a vincere l’incontro, il cui premio era non un trofeo di latta ma l’oro del grano. Poi, a regime, tutta l’aia risuonava in quei rumori operosi. I covoni, passando di mano in mano, venivano gettati nella tramoggia che li ingoiava portandoli allo sgranatore.

Li l’ingranaggio mozzava lo stelo separando il fusto dalle spighe e i semi dalla pula…Si alzava una gran polvere che avvolgeva tutto, mentre sotto la pancia della macchina del grano, dal condotto di espulsione,usciva un piccolo ruscello di chicchi che riempiva i sacchi che venivano poi rinchiusi ed ammassati nel granaio. Gli steli ormai sgranati a loro volta venivano espulsi dalla coda del marchingegno: cadevano su d’un rullo che li avviava all’imballatrice dove un martello di ferro li pressava sino a ridurli in balle di paglia. A sera, stanchi ma felici, con l’odore della pula che galleggiava ancora nell’aria, brindavamo con gioia alla giornata. Si era davvero soddisfatti : quel grano era pane” (…)

Mario Raimondo