chiomonteDimostrazione dei No Tav davanti al cantiere di Chiomonte, sabato 5 settembre. Un gruppo di circa duecento attivisti ha dato vita a una “battitura” delle recinzioni mentre Turi Vaccaro, un pacifista molto conosciuto nell’ambiente, è  riuscito a intrufolarsi all’interno del perimetro, dove ha anche praticato delle posizioni yoga prima di essere accompagnato fuori dalle forze dell’ordine.

Nel corso della manifestazione è  stata eseguita una semina simbolica dei terreni circostanti. “Seminare – avevano spiegato i promotori dell’iniziativa – è un gesto antico come il mondo.  Semplice ma ricco di significati. Vogliamo ribadire ancora una volta che per noi quel cantiere di morte e devastazione va
chiuso. La Valsusa che vogliamo non è  cemento e recinzioni, non
è un corridoio di traffico, ma una valle viva e verde”.

La situazione è diventata molto tesa verso le 22, quando circa 40 attivisti, incappucciati e vestiti di nero, hanno partecipato al blitz contro il cantiere . Il gruppo, proveniente da Giaglione,  ha raggiunto la Val Clarea e si è sparpagliato nel boscointorno al perimetro del cantiere. Secondo quanto riferisce la questura torinese alcuni attivisti hanno bloccato con catene e lucchetti un paio di cancelli, per impedire alle forze di polizia di uscire. È poi iniziato un lancio di petardi, fuochi d’artificio e pietre contro le forze dell’ordine di vigilanza al cantiere. Ma alcuni poliziotti e agenti digos sono riusciti a uscire dall’area e hanno bloccato e arrestato otto attivisti, tra cui un minore di 17 anni, accusati di resistenza e violenza aggravata a pubblico ufficiale, esplosione di ordigni e materie esplodenti e travisamento.

Sono tutti esponenti vicini al centro sociale Askatasuna di Torino. Intorno al cantiere è stato sequestrato diverso materiale utilizzato durante l’attacco: indumenti di colore scuro abbandonato nel bosco dai manifestanti (che si sono probabilmente cambiati al termine dell’azione), fuochi d’artificio e zaini contenenti indumenti di ricambio, ma anche bombolette di spray urticante, guanti e torce, catene, lucchetti e una telecamera. Da quanto accertato gli antagonisti per evitare di essere riconosciuti oltre ad indossare abiti scuri con cappucci e maglie davanti al volto, avevano coperto i simboli delle scarpe con nastro adesivo.

 

Si svolgerà domani davanti al gip l’udienza per la convalida del fermo di sette degli otto antagonisti bloccati dalla polizia sabato sera durante l’assalto al cantiere della Tav in Valsusa.

Dell’ottavo fermato, che ha 17 anni, si occupa il tribunale dei minori. Sono accusati di resistenza e violenza aggravata a pubblico ufficiale, esplosione di ordigni e materie esplodenti e travisamento.

Nel blitz è rimasto ferito un poliziotto che ha una prognosi di 25 giorni per un trauma all’orecchio causato da un grosso petardo che gli è esploso vicino.

Intanto le indagini, coordinate dai pm Antonio Rinaudo e Marco Gianoglio, proseguono per identificare gli altri partecipanti all’assalto in cui sono state lanciate pietre e petardi contro le forze dell’ordine che presidiavano l’area.

 

Intanto dal sito notav.info parte la chiamata a raccolta per una fiaccolata di solidarietà nei confronti degli otto arrestati che si terrà a Bussoleno mercoledì 9 settembre i no tav

“Vogliamo l’immediata liberazione. La lotta no tav è fatta di tante iniziative, tutte utili a fermare quel cantiere che devasta e uccide il nostro territorio e il futuro di tutti”, è la richiesta diffusa in rete dagli attivisti sul sito notav.info. La fiaccolata partirà alle 21 dal piazzale della chiesa e del municipio in via Valter Fontan a Bussoleno.