00000geo_01I mezzi di Benente dati alle fiamme la notte del 31 a Bussoleno

A dare la notizia qualche ora dopo il fatto è stato proprio il diretto interessato sul suo profilo Facebook. E’ la notte del 31 agosto quando Giuseppe Benente, bussolenese, titolare della Geomont scrive: “Questa notte i mezzi della Geomont sono stati nuovamente oggetto di un attentato. Non è la prima volta che capita ed in passato la stessa azienda è stata vittima di una intimidazione pubblica con una scritta a caratteri cubitali su di una montagna oltre che di altri sabotaggi. Mi auguro che la magistratura possa assicurare i colpevoli di questi atti alla giustizia. Mi vergogno di vivere in una valle in cui gli autori di queste violenze possono continuare a praticarle impuniti potendo contare su “autorevoli” interventi tesi a difenderli. Mi vergogno di vivere in una valle che è ormai meta privilegiata del turismo della violenza”.
Accanto al commento, le foto, con i mezzi in fiamme.
Passa un giorno e lo stesso Benente affida il suo sfogo ai quotidiani. Parla di minacce, continue, non solo a me, ma anche ai miei operai. I sistemi con cui ci attaccano – dice – sono quelli della mafia. Non solo attentati ma anche l’isolamento, anche la paura di ritorsioni per i nostri familiari, anche le più atroci calunnie. I miei vivono qui, a Bussoleno, sono cresciuti assieme agli stessi ragazzi che indossano i cappucci per gli attentati o che giustificano ogni forma di violenza. Non riusciamo più a lavorare. Entro pochi giorni chiudo tutto, risolvo le situazioni dei miei operai e me ne vado.
Molti non si sono ancora resi contro che in Val Susa una sempre più esigua minoranza di fanatici vuole scatenare una guerra civile”.
00000geo02Parole che pesano più delle pietre. Così il 2 settembre a Bussoleno sale il viceministro Stefano Fassina insieme al Presidente della Provincia Antonio Saitta e al deputato del Pd Stefano Esposito. Chiedono a Benente di cambiare idea, di resistere.
«Siamo di fronte a una rappresaglia mafiosa – dice Fassina – e proprio per questo motivo lo Stato sarà sempre più presente al fianco degli imprenditori. Possiamo accettare che qualcuno faccia la scelta di andare a lavorare altrove perché ha ricevuto un’offerta conveniente ma non che abbandoni perché vittima di intimidazioni mafiose”.

Ed ecco la proposta: un’assicurazione di Stato per le imprese che lavorano per opere come la Tav. Ed è Benente a quantificare i danni dell’attentato del 31 agosto: “250 mila euro la trivella, 70 mila il generatore; ma a pesare di più – dice – sono la paura, la tensione e le intimidazioni oltre che le calunnie”.

Il presidente della Provincia Saitta condivide: “E’ doveroso che lo Stato e il Governo siano presenti in Valle, ma anche che sostengano l’agibilità economica degli imprenditori locali impegnati nel cantiere: a Bussoleno abbiamo visto i macchinari dati alle fiamme da raid criminali che qualcuno incredibilmente continua a definire semplici ragazzate”.
BRUNO ANDOLFATTO