Il suo nome era Beauty, aveva 33 anni, era incinta di 28 settimane e malata di tumore. E’ morta all’ospedale Sant’Anna di Torino dopo aver dato alla luce un bimbo. Con il marito, un mese fa, stava tentando di oltrepassare il confine tra Italia e Francia sui monti di Bardonecchia ma è stata bloccata dalle autorità francesi.

Paolo Narcisi: “Quella donna trattata come un pacco”

A raccontare la vicenda è Paolo Narcisi, responsabile di  Rainbow4Africa, l’associazione  che da dicembre, a Bardonecchia, ha aiutato un migliaio di migranti: “Era arrivata alla frontiera insieme al marito a metà  febbraio; le strade erano impraticabili per le nevicate abbondanti. I volontari che l’hanno soccorsa col marito raccontano che “non si reggeva sulle gambe”. Ma i gendarmi, anziché accompagnarla al vicino ospedale di Briancon, l’hanno riportata indietro e scaricata davanti alla stazione di Bardonecchia “come un pacco”, sostiene Narcisi.

Appena tratta in salvo le condizioni della donna si sono aggravate ed è stata stata prima ricoverata all’ospedale di Rivoli e quindi al Sant’Anna di Torino, dove i medici hanno cercato in tutti i modi di allungarle la vita in modo da far nascere il figlio.
Quando le condizioni sono ulteriormente peggiorate, la donna é stata trasferita in rianimazione. Il 15 marzo i sanitari hanno scelto di procedere con il parto cesareo. Al bambino, di sole 29 settimane, è stato dato il nome Israel, alla nascita pesava solo 700 grammi ed é ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale del Sant’Anna e sta bene. Sua mamma, che non conoscerà  mai, é morta poco dopo averlo dato alla luce.

“Un miracolo della vita, ora parte la gara di solidarietà”

Grazie alle cure della Rianimazione del Sant’Anna a una settimana di distanza il neonato ha già preso 200 grammi. “Si tratta di un miracolo della vita – commenta Paolo Narcisi – nella tragedia della morte della giovane mamma, che ha lasciato solo il giovane padre a prendersi cura del bimbo. Tra i medici del Sant’Anna é subito scattata unagara di solidarietà a cui partecipiamo e invitiamo tutti a partecipare nel nome della solidarietà, dell’accoglienza e dell’umanità”.

“Quello che tutte le sere, da mesi, si verifica al confine con la Francia è molto doloroso – prosegue Paolo Narcisi – mentre la gente sia sul versante italiano sia su quello francese ci aiuta e si adopera per prestare soccorso ai migranti che cercano di passare il confine, la gendarmeria francesce preferisce chiudere i cancelli senza tener conto di uno dei diritti fondamentali, quello alla vita e alla salute”.

Il marito: “L’Italia ci ha aiutato. Sono triste ma vorrei rimanere qui”

Toccanti le parole di Destiny, marito della donna e padre del piccolo Israel: “Quando siamo arrivati al confine francese mia moglie poteva passare perchè era a posto con i documenti mentre io sono stato respinto. E’ stato in quel momento che lei ha deciso di stare con me e di tornare indietro. Ha deciso di stare con me, lei era molto malata. L’Italia ha deciso di aiutarmi, ora spero di ottenere dei documenti e un lavoro per stare con mio figlio qui da voi. Sento un vuoto dentro, sono molto triste, però voglio ringraziare i medici per tutto quello che hanno fatto, soprattutto per il mio bambino. Ora voglio pensare a mio figlio. Voglio che abbia una vita migliore. Che non finisca a chiedere l’elemosina”.

Destiny  e Beauty abitavano a Napoli. Quando la donna ha realizzato di essere malata di leucemia, ha cercato di raggiungere la sorella in Francia per essere aiutata nelle ultime fasi della gravidanza, ma la gendarmeria francese ha impedito a lei, che aveva i documenti in regola, e al marito, che invece non aveva il permesso di soggiorno, di passare la frontiera. “Voglio restare in Italia e farò di tutto perché non mi portino via mio figlio. Gli parlerò di sua madre. Voglio che sappia che lei aveva i documenti in regola, che poteva andare in Francia ma ha scelto di essere riportata in Italia per restare con me, che ero irregolare“.

 

 

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