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Vittorio Armando Casalicchio

Valentino Armando Casalicchio, ha 26 anni ed è di Bussoleno. Da settembre vive nel Libano, a Beirut, grazie ad uno scambio universitario della durata di sei mesi per un progetto tesi di laurea magistrale. Qualche settimana fa, dopo gli attentati di Parigi,  ci aveva inviato una bella testimonianza.  Ora si è rifatto vivo inviandoci  un altro racconto di vita quotidiana nella capitale libanese. 

Il 22 novembre si celebra la festa di quartiere nelle strade di Mar Mikhael, una zona a nord est di Beirut. Lo stesso giorno si festeggia il 72°  anniversario dell’indipendenza dalla Francia.

Bandiere libanesi vengono appese in ogni angolo della strada: qui lo stendardo nazionale non raffigura un nazionalismo che rievoca brutti ricordi, bensì rappresenta l’unione di un Paese che fu diviso per molto tempo lungo la Linea Verde, una strada che dimezzò Beirut fra est e ovest, cristiani e musulmani.

questaUna guerra civile durata 15 anni, spesso ricordata con il massacro al campo profughi di Sabra e Shatila da parte delle Falangi libanesi, con la complicità dell’esercito israeliano.

La storia recente del Libano è ricca di eventi difficili, ma l’animo dei libanesi ha sempre portato il Paese a rialzarsi, per poter vivere ancora una volta; e giornate come quella di domenica scorsa sono un’altra prova dell’animo invincibile del popolo libanese.

La festa incomincia al mattino, quando vengono chiuse le strade al traffico per permettere l’installazione dei gazebo per tutta Armenia street (nome della via dedicato agli armeni che popolano questo quartiere).

Produttori provenienti da tutto il Paese installano i propri banchetti per spacciare olio, miele, dolciumi e verdure coltivate sul monte Libano.

Nel pomeriggio le vie si riempiono di gente: musica e giochi per bambini allietano questa domenica di allegria.

Falafel, shawarma (il vero nome di quello che noi chiamiamo Kebab) e manoushe (la “pizza” libanese) donano alle vie un sapore da “sagra di paese”, mentre ogni scalinata è popolata da giovani che chiacchierano e sorseggiano birra.

I concerti reggae,  rock, rap libanese e musica tradizionale araba regalano armonia a famiglie, giovani e anziani che passeggiano.

La festa è slittata di una settimana a causa degli attentati dello scorso 12 novembre, che hanno causato la morte di 43 persone e 239 feriti nel quartiere  Borj el-Barajne di Beirut.

Dieci giorni dopo gli attentati, nonostante gli allarmi, al suono delle bombe risponde l’eco dei cittadini di Beirut, che continuano a vivere la propria quotidianità, festeggiando il giorno di tutti i libanesi, senza differenze di partito o religione.

I libanesi, un’altra volta, dimostrano di essere più forti dei conflitti che li attaccano, si rifiutano di sacrificare le proprie abitudini in nome della paura.

Questa è l’anima del Libano, forte e dalla pelle dura.