Pareri e prospettive dei patron delle ditte di trasporto Martoglio, Bellando e Sadem

Se la prospettiva di taglio del 50% al trasporto pubblico locale piemontese, circolata nei giorni scorsi, si fosse avverate, per le ditte private di trasporto pubblico, soprattutto quelle medie e piccole, il futuro sarebbe stato non nero, ma nerissimo.“Avrebbe significato la chiusura” affermano, all’unanimità, i patron delle due aziende locali, Gianfranco Sgobbi della “Martoglio” di Giaveno e Maurizio Bellando della “Bellando Tours” di Bussoleno. Entrambe hanno partecipato, in aprile, con i pullman ai due cortei di protesta per le strade del centro di Torino. Da quel 50% si è passati oggi a meno del 10%. Le aziende possono così tirare un sospiro di sollievo, anche se i tagli non mancheranno. “Non eravamo mai scesi in piazza prima d’ora ma, visto la drammatica situazione paventata, non potevamo tirarci indietro” afferma Luigi Brunero, responsabile del servizio trasporti della “Martoglio”, 21 dipendenti e 30 mezzi, operante in Valsangone e bassa Valsusa, sia nel servizio di linea verso Torino sia in quello scolastico, per il quale gestisce il trasporto degli studenti degli istituti Pascal di Giaveno e Galileo Galilei di Avigliana, nonché verso gli istituti del pinerolese. Senza contare il servizio di navetta da Giaveno con la vicina stazione del treno aviglianese e il collegamento con Valgioie e Coazze e varie borgate. Le cosiddette linee deboli, perché di montagna, perché più periferiche. Sono queste le più a rischio di isolamento. E nel quartier generale di Giaveno qualche previsione di taglio è già stata fatta. “E’ ancora tutto in valutazione – continua il direttore Sgobbi – ma cercheremo il male minore, per dare il meno disagio possibile all’utenza e senza dover tagliare sul personale. Ridurremo quindi le corse nel fine settimana e ad agosto”. Ciò significa, quindi, che il sabato e la domenica potrebbero ridursi al minimo, se non scomparire, le tre corse da Coazze a Torino, nonché quelle verso Avigliana e le borgate di Maddalena e Buffa. Idem, ad agosto, il servizio navetta verso la stazione di Avigliana. “Sono a rischio dodici tratte su Torino e una decina delle altre, ma non abbiamo alternative – scuote la testa il responsabile Brunero – Già in passato abbiamo limato su alcune corse. Ora si entra nel cuore stesso dei servizi”. “Il problema qui – rincalza Sgobbi – non è solo la salvaguardia delle aziende e dei dipendenti, ma il venire meno di un diritto dell’utenza, quello del trasporto pubblico locale. Sono i cittadini che rimarranno a piedi”. Dello stesso parere, Maurizio Bellando, patron della “Bellando Tours”, 35 dipendenti e altrettanti mezzi, con sede a Bussoleno, un servizio concentrato soprattutto in Bassa Valsusa, in zone non servite dal treno e per l’80% legato al mondo della scuola. “Abbiamo già tagliato alcune corse scolastiche per i rientri pomeridiani, come a Mattie, Condove e Chiusa San Michele – spiega – Francamente non abbiamo ancora ragionato su quali corse potranno venire meno in vista dei nuovi tagli, ma il rischio reale è che si andrà ad intaccare in modo più sostanziale proprio le linee scolastiche, con evidenti disagi per alunni e famiglie. Per questo, oltre agli amministratori pubblici, è importante informare e coinvolgere nella protesta anche i dirigenti scolastici. C’è un altro aspetto da sottolineare – continua il direttore – Ditte come le nostre, che operano su un territorio disseminato di borgate, offrono anche un servizio ad alto valore sociale. Si parla tanto di spopolamento delle montagne e poi si tagliano proprio i servizi”. Ha scelto invece di non scendere in piazza con i pullman la Sadem, colosso da 350 dipendenti, di cui 250 autisti, 240 mezzi, alle cui spalle ci sono niente meno che le Ferrovie Tedesche. Tra le line gestite,  molte tratte in Alta e Bassa Valsusa. “Alle manifestazioni in piazza, preferiamo altre forme di discussione, contratti alla mano – dice senza mezzi termini Giuseppe Proto, amministratore delegato di Sadem nonché vicepresidente del Consorzio Extra.To., che raggruppa 21 operatori di trasporto del torinese, tra cui Martoglio e Bellando – Capisco la posizione e la preoccupazione delle piccole e medie aziende, ma in un settore come questo, oggi più che mai, la soluzione è solo una: l’aggregazione. Dimentichiamoci che il servizio di oggi abbia la stessa socialità di dieci anni fa. E’ un processo inevitabile. Garantisco che le grandi intese conducono a compromessi e risparmi: penso, ad esempio, alle trattative sull’acquisto del gasolio. Questo non vuol dire decretare la fine delle ditte, ma per far fronte ai tagli occorre fare sistema, integrando maggiormente la mobilità su gomma e su ferro”. Parla di efficacia, efficienza e redditività, l’a.d. di Sadem. Cioè? “Mentre in bassa Valle, ad esempio, occorre una riorganizzazione, in Alta Valle, molto turistica, è necessaria una migliore integrazione tra treni in arrivo dalla Francia, come il TGV, e i bus. Penso alle migliaia di sciatori che arrivano a Oulx e Bardonecchia, ad esempio. Solo con l’aggregazione e un attento piano integrato del tpl si può guardare al futuro”.

Anita Zolfini

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