Nel consiglio comunale di venerdì 24 novembre, Annamaria Sarzotti (nella foto qui sotto), consigliera di minoranza per il gruppo “Cambiamo Insieme Bussoleno”, ha fatto avere al consiglio una lettera che propone il conferimento della cittadinanza onoraria ad Anna Maria Scarfò (il cui volto è parzialmente nascosto nella foto sotto il titolo). Un contributo davvero importante in occasione della Giornata Internazonale contro laviolenza sulle donne. Questo il contenuto della lettera, che è stata letta dalla sindaca Anna Maria Allasio e successivamente condivisa da tutto il consiglio, che dunque di adopererà per concretizzare la proposta:

Proposta al Consiglio Comunale di Bussoleno

Gentile Sindaca, gentili Consiglieri e Consigliere,

domani, 25 novembre, ricorre la Giornata Internazionale per l’ eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999. La data richiama la storia delle sorelle Mirabal, donne attiviste rivoluzionarie della Repubblica Domenicana unite nella lotta contro il regime del dittatore Trujillo che dal 1930 al 1961 tenne il paese nel caos e nell’ arretratezza. Il 25 novembre del 1960 mentre si recavano in visita in carcere ai loro mariti le sorelle Mirabal furono fermate per strada dagli agenti del Servizio di Informazione Militare, allontanate con la forza, barbaramente torturate, strangolate e gettate in un precipizio.

La giornata di domani è dunque una giornata di lotta contro tutto ciò che impedisce alle donne di vivere attivamente, in pienezza e in libertà. Per impegni precedentemente assunti stasera non posso essere presente ma con queste poche righe vorrei portare l’ attenzione su un fenomeno, quello della violenza contro le donne, apparentemente lontano dalle nostre vite, dal nostro territorio e che mai viene considerato urgente o degno di priorità e che raramente ha voce nei bilanci comunali e che finalmente da alcuni anni è all’ ordine del giorno in qualche consiglio comunale e presente nell’ azione di qualche sensibile assessorato.

La violenza contro le donne assume molteplici forme; oltre alle piu’ evidenti e odiose delle botte e della violenza sessuale sappiamo che esistono forme piu’ sottili (ma con effetti ugualmente se non più devastanti) di violenza psicologica, economica e di privazione della libertà che non fanno notizia ma che purtroppo esistono nella vita quotidiana, familiare e lavorativa anche di nostre concittadine.

Una donna su tre in Italia subisce nel corso della sua vita abusi o pesanti molestie, quasi tutte le donne hanno subito una forma di molestia (e credo che tutte le donne presenti in sala sappiano di cosa sto parlando): le allarmanti statistiche indicano chiaramente che il fenomeno della violenza è ormai un dramma sociale su cui si impone la nostra riflessione. Voglio ricordare che il 21 aprile di quest’ anno il nostro paese ha accolto, grazie al premio Bruno Carli del Valsusa Filmfest, una donna di nome Anna Maria Scarfò. Al Polivalente di Bussoleno quella sera grazie al magistrale e drammatico lavoro teatrale di Ture Magro e poi dalla viva voce di Anna Maria abbiamo conosciuto una storia terribile.

La vigilia di Pasqua del 1999 Anna Maria Scarfò tredicenne di San Martino di Taurianova, provincia di Reggio Calabria, viene presa con la forza e violentata da un gruppo di uomini adulti, lavoratori, alcuni sposati, padri di famiglia, alcuni legati alla mafia, uomini rispettabili agli occhi del paese; da quel giorno inizia per la piccola Anna Maria un vortice di abusi e violenze, minacce di morte, vergogna, solitudine e paura, un vortice interrotto solo dopo tre anni quando la ragazzina trova la forza di denunciare il branco nel momento in cui le viene imposto dai suoi aguzzini di coinvolgere in questa spirale di inaudita violenza anche la sorellina piu’ piccola.

Anna Maria non accetta che la sorellina subisca quello che lei ha dovuto subire e trova la forza di denunciare tutto al maresciallo dei Carabinieri di Taurianova andando contro le omertose regole sociali del paese e lasciando sbalorditi i suoi aguzzini e le loro mogli.

Tutto il paese le si mette contro, lei è la “malanova”, la sciagura del paese, è lei la rovinafamiglie. Ma Anna Maria si sente libera finalmente e nonostante le minacce, gli insulti e il parere contrario della sua stessa famiglia che le chiede di ritirare la denuncia decide di andare avanti. Per anni si imbastiscono processi e alla fine vengono condannate piu’ di dieci persone fra cui anche il parroco del paese e una suora a cui Anna Maria nell’ immediato si era rivolta ma che non hanno avuto il coraggio di difenderla e proteggerla.

Dopo le prime sentenze definitive la ragazza e la sua famiglia continuano a ricevere minacce, offese e pesanti ritorsioni tanto che nel 2010 Anna Maria viene inserita come testimone di giustizia in un programma di protezione per stalking, primo caso in Italia. Supportata dalla sua avvocata, da alcune giornaliste e da una rete di donne attiviste di associazioni antiviolenza Anna Maria ha iniziato a far conoscere la sua storia e a testimoniare il suo coraggio spostandosi con la scorta ogni volta che ha potuto.

Dal profondo Sud al profondo Nord Anna Maria è arrivata a Bussoleno a raccontare non la storia dell’ orrore vissuto (perché solo l’arte teatrale ha potuto narrare l’indicibile) ma a raccontare con ferma dignità il suo immenso coraggio di ragazza.

A Bussoleno quella sera mi disse che non si sentiva vittima della violenza ma protagonista della sua liberazione e del ritrovamento di se stessa. Guardarla negli occhi era difficile ma dava una forza emozionante e sono riuscita a trovare un filo di voce per dirle grazie sebbene avessi addosso la sensazione che “grazie” era niente e che niente però era tutto quello che riuscivo a fare in quel momento.

Mi venne spontaneo allora di prometterle, insieme al consigliere di minoranza Luigi Casel, che sarebbe diventata cittadina onoraria del nostro paese, Bussoleno, dove lei su richiesta del Valsusa FilmFest aveva voluto portare la sua storia ed essere presente nonostante le enormi difficoltà che una testimone di giustizia deve affrontare ogni volta che decide di spostarsi.

Alla vigilia della Giornata per l’ eliminazione della violenza contro le donne è questa la proposta che voglio fare al consiglio comunale a nome del gruppo Cambiamo Insieme: conferire non appena possibile la cittadinanza onoraria ad Anna Maria Scarfò per il coraggio e la caparbietà con cui ha denunciato i suoi aguzzini e ha infranto il muro di omertà da cui si è trovata circondata e fare in modo che questa onorificenza non rimanga soltanto un atto formale commemorativo ma che rappresenti per l’ attuale amministrazione e per quelle future un impegno concreto alla lotta contro ogni forma di violenza sulle donne attraverso la costruzione sul nostro territorio di progetti, reti ed azioni mirate finalizzati anche alla diffusione di una cultura di parità fra i generi, primo passo fondamentale per la sconfitta di tale fenomeno. A ragione investiamo migliaia di euro per asfaltare una strada, rifare un campetto da calcio o per la corrente delle luci di Natale, a maggior ragione è doveroso dedicare almeno una piccola voce di bilancio ad azioni di contrasto alla violenza.

Spero che siate concordi e che accettiate questa proposta. Settanta anni fa uomini e donne rischiarono e sacrificarono la loro vita perché si potesse vivere in un paese libero da ogni oppressione ma incredibilmente oggi molte donne non possono vivere libere a causa dei comportamenti dei loro stessi mariti, compagni, familiari, conoscenti, colleghi e datori di lavoro e, in percentuale minore, di persone a loro sconosciute. La resistenza oggi ha volti nuovi e uno è certamente quello di Anna Maria Scarfò.

Annamaria Sarzotti

per il gruppo Cambiamo Insieme Bussoleno

Bussoleno, 24 novembre 2017