Gli arlecchini

Gli arlecchini

Torna domenica 15 febbraio, per la sesta edizione, il rinato carnevale alpino di questa piccola borgata montana valsusina, sui monti sopra Condove, dove era rimasto sopito per 60 anni. Con esso ritorna la cerimonia del rito propiziatorio per la nuova stagione che si materializza mediante la decapitazione del gallo (rigorosamente finto), rappresentazione dell’inverno che è ucciso e con il suo sangue va a fertilizzare la terra invocando auspici favorevoli. L’allegra e dissacrante masnada delle «Barbuire» percorre i vicoli della borgata fra scherzi irriverenti e comportamenti trasgressivi, retaggio di epoche antiche e di misereveoli condizioni di vita, mentre i «Belli» portano un tocco di satira nei confronti delle classi abbienti, il tutto accompagnato dalla banda dei «Sonador ëd Mòce» che suonano l’originale «Marcia dle Barbuire». A capo di tutti emerge, anche fisicamente, la figura simbolica: il «Pajasso», raffigurazione di una sorta di uomo selvatico vestito di pelli e reso più imponente dall’imbottitura con la paglia. É lui il portatore del gallo sacrificale, è lui che con le sue urla gutturali comanda e quieta, almeno per un po’ la baraonda dei «Brutti», formata da coppie di «Vecchi e Vecchie», e alla fine del percorso sarà solo lui, rappresentante della natura incontaminata, a compiere il rito arcaico liberando poi le «Barbuire» in una sarabanda finale di balli e scherzi. Poi calerà nuovamente il silenzio sulle case e sui prati, le fontane riprenderanno a zampillare indisturbate e si attenderà l’arrivo della primavera, nell’attesa del prossimo carnevale. Vista l’imprevedibilità dei personaggi l’appuntamento è per le ore 15 circa.