Alessandro Gino

Alessandro Gino

VILLAR FOCCHIARDO. Un silenzio surreale davanti alla Chiesa e in tutto il paese, rotto solo dal rombo delle moto dei biker arrivati da tutta Italia ed Europa e  dalle pacche sulle spalle tra gli amici di “Sandrin”. E poi le lacrime nascoste dagli occhiali scuri che hanno accompagnato giovedì 26 gennaio, l’ultimo viaggio di Alessandro Gino, villarfocchiardese, 47 anni, deceduto dopo l’incredibile rissa con sparatoria finale avvenuta due settimane prima, giovedì 12 gennaio a Giaveno.

Ad accompagnare “Sandrin” tantissima gente e centinaia di motociclisti Hells Angel.

Don Antonello Taccori

Don Antonello Taccori

Toccanti e profonde le parole pronunciate nell’omelia dal parroco, don Antonello Taccori, che pubblichiamo integralmente.

Eravamo tutti appesi ad un filo di speranza che Alessandro ce la potesse ancora fare, invece oggi siamo qui ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Siamo ancora sconvolti, frastornati, perchè un figlio, un padre, un amico, un fratello é morto senza motivi.

La pura e cieca follia, l’orgoglio ha agito nuovamente, l’ego sfrenato non ha riconosciuto l’altro da sé! Per un’altra volta sembra che il male abbia avuto la meglio sul bene, sulla fraternità, sull’umanità.

Senza rendersene conto ci si trova inghiottiti dal senso di onnipotenza che c’è in noi, finendo in un campo di battaglia dove tutto ci appare come un gioco in una simulazione da Far West, dove due armi pericolosissime ci sembrano due semplici giocattoli.

05Il delirio di una pseudo realtà: il reale è scambiato con il virtuale e il virtuale è visto come il reale: internet, tv, videogiochi il più delle volte trascinano alla violenza, infettano la mente delle persone e inquinano le nostre coscienze se non si hanno quei giusti anticorpi che permettono di tenere il giusto distacco, il giusto equilibrio.

Cosa sta capitando alla nostra società? Una cultura che sta nascondendo spine e noi non le vediamo, la nostra è una miopia paragonata ad una mosca che continuamente sbatte contro un vetro senza accorgersi del limite, confondendo il vetro con la realtà!

Un tempo il rimprovero di un adulto era accettato, si chiedeva scusa o si stava almeno in silenzio e sapevi che una volta arrivato a casa e raccontavi i fattacci commessi non saresti stato sicuramente appoggiato.

02Spesso oggi pensiamo che si possa crescere senza educazione, che il bambino porti già in se un bagaglio di esperienza e possa permettersi di autoeducarsi, che la libertà non abbia bisogno di essere rettificata e indirizzata.

Il rischio grosso laddove tutto è concesso e senza regole è di crescere presuntuosi, violenti dal linguaggio scurrile e con atteggiamenti da vero bullo con un senso di onnipotenza che ti permette di avere ogni diritto su tutto e su tutti.

Il più delle volte si dà ragione ai propri figli: “Mio figlio?” Ma figuriamoci non farebbe mai una cosa simile!”. Perché mai attribuirgli uno sbaglio? Si pensa che i nostri figli non possano mai sbagliare, che siano impeccabili o che la colpa sia sempre degli altri. Si è sempre pronti a giustificarli, ma come si può difendere un figlio difronte all’evidenza? Non si è nati immacolati!

Il più delle volte il rischio è di vedere nel fallimento del proprio figlio il proprio fallimento e per non ammettere i propri sbagli avvalliamo i loro assurdi atteggiamenti, ed è più semplice vederli come degli “eroi”!

07Oggi se non facciamo attenzione si rischia di cadere nella cultura del primo posto ad ogni costo, dove i protagonisti sono i piu’ forti, i piu’ belli, i più ricchi!

Cari amici. Non si vive solo di soldi, il dio denaro prima o poi ti presenta il conto! Non dobbiamo cedere a questa filosofia del mondo, non precipitiamo in una società di viziati dove è più semplice acconsentire a tutto, evitare ogni minimo conflitto perché non si debba subire traumi: il limite è che non si sopporti più che la benchè minima frustrazione di un minimo rimprovero.

Questo è un virus che deve essere debellato: davanti a queste tragedie dobbiamo soffermarci e riflettere. Dobbiamo essere pronti a dire “BASTA”, c’è bisogno di costruire un mondo più umano dove l’adulto faccia l’adulto con parole nobili e di senso. Dobbiamo provare a creare un mondo più civile dove le regole non siano solo “un optional”.

Dobbiamo migliorare i rapporti tra persone e vivere non nell’apparenza ma nella semplicità della vita, non nel potere ma in una piccolezza sorprendente. Abbiamo bisogno di genitori, di figure positive, di testimoni che insegnino umilmente come stare nel mondo.

04Cari genitori, la vera felicità non è nella fredda pomposità, non è nel sentirsi più forti solo perché si ha più degli altri ma la gioia vera sta nell’amore sincero che si dona ogni giorno. E’ alle cose semplici che bisogna puntare, agli affetti famigliari, al divertimento sano, all’ascolto dei sogni e dei progetti dei ragazzi, insegnando il rispetto, l’amicizia, la condivisione, il gioco sano

Insegniamo che la nostra vita è un dono che Dio ci ha regalato, che in questo piccolo e breve segmento di vita è giusto poterlo esprimere al meglio in vista dell’Eternità e solo in Dio troviamo il vero senso del nostro esistere…dove c’è Dio c’ è più umanità!

In questi giorni sono state molte le cose che mi hanno interpellato e mi hanno fatto constatare che anche di fronte ad una tragedia ci sono dei buoni esempi che alleviano un brutto avvenimento, che lasciano spazio ad un barlume di luce e di speranza, che evidenziano che il seme caduto in terra può dar ancora frutto. Di fronte ad un seme che è caduto c’è una vita che rinasce.

L’esempio di una mamma e di un papà, seppur addolorati, di una famiglia che non hanno dimostrato sensi di odio e rancore mi fa sentire ancora il respiro della vita. Mamma Giuseppina, sentire le tue parole mi hanno aperto il cuore, il tuo far coraggio agli altri e non cadere nella disperazione sono stati un grandissimo esempio. Lei è  tra le mamme coraggio che puntano in alto, anche in situazioni estreme.

Che equilibrio, che amore, che saggezza…avete accolto tutti in modo esemplare! Scorgere in voi due genitori fantastici che hanno saputo crescere bene i propri figli… Lo stesso Alessandro era solito raccontare che da alpino prima del congedo un suo superiore gli chiese se durante il tempo della leva aveva trovato lungo: e lui con fierezza rispose: “Io alle regole sono abituato perché il militare l’ho già fatto a casa!”.

Era solito raccontare degli episodi che l’hanno formato e di cui era grato. In particolare ricordava una sera in cui all’arrivo di suo padre dal lavoro guardò il suo disegno e gli fece rifare tutto da capo, finì a notte inoltrata…Era grato perché da li imparò a far bene e con passione tutte le cose. Quando c’è amore in una famiglia dai buoni principi, quando gli insegnamenti sono dettati da autorevolezza è più semplice essere obbedienti. Vi amava e questo amore l’ho proprio riscontrato in questi giorni, ed è facile volervi bene e penso che non abbia fatto fatica a volervene…lo dico con tanta stima e sincerità.

06Un pensiero anche per voi cari fratelli “Angels”; seppur alcuni articoli che ho letto hanno cercato di smontarvi e di farvi passare come dei teppisti in cerca di grane, io testimonio diversamente da come vi hanno dipinto …Alcuni di voi li conoscevo già come Alessandro, Riccardo e mi avete confermato ciò che pensavo di loro. Sandrin vi chiamava fratelli, e in questi giorni mi avete dimostrato il grande valore fraterno che avete tra voi, il rispetto e l’amicizia, la solidarietà che vi contraddistingue.

Dietro alla vostra divisa che indossate, quell’apparenza a volte un po’ dura e schiva, c’è un grande cuore e grandi persone.

Permettetemi ma siete stati gli “Angeli del Paradiso” che si sono affiancati in modo discreto ad una famiglia che sta soffrendo per il loro caro figliolo.

Cari Giacomo e Giuseppina, in quel “seme caduto” in terra avete ereditato tanti altri figli da accogliere e ascoltare, e quando ci sarà bisogno d’ ammonire come avreste fatto con Alessandro fatelo ancora con loro. Ora cari biker, motociclisti, amanti della libertà viaggiate con onore, continuate a dare l’esempio di questi giorni. Ora Avete un altro “Angelo” che da lassù vi aiuterà.

Vivete allegramente insieme nel far festa in modo sano, dimostrando che l’unico scopo della vostra aggregazione è il semplice piacere di condividere la passione per la motocicletta e il vivere fraternamente tra amici. Il rombo dei vostri motori faccia vibrare di gioia i vostri cuori.

La vita di Alessandro, “Sandrin” così chiamato dagli amici, raccontata da voi genitori e dalla testimonianza degli amici e di colleghi di lavoro, ha un unico denominatore comune: la generosità.

E’ sempre stato un uomo buono, altruista al 100%, un bravo papà, un amico generoso con tutti. Parlava poco e in quel poco diceva tutto, mai parole insensate ma sempre ben dette.

Adorava ed era orgoglioso dei suoi figli Riccardo e Beatrice. Una cosa assolutamente non accettava: che essi non si facessero coinvolgere in brutte compagnie che potessero recare a loro danni. Amava la sua famiglia con suo fratello Maurizio al quale attribuiva la sua passione per la motocicletta di cui era estremamente geloso. Ricordavano in questi giorni gli amici il suo primo vi aggio in Germania.

Sapeva di essere molto fortunato ad avere a fianco una ragazza come Cristina, ritrovata dopo tanti anni di lontananza. Si faceva voler bene da tutti, così disponibile che non si faceva richiamare una seconda volta: “Se vuoi io ci sono” così rispondeva.

Il suo collega Alessandro mi racconta: “Arrivava prima a lavoro per scaldare l’ufficio ed era l’ultimo ad andarsene”. Si buttava in tutto, gli piaceva star in compagnia.

Ricky il suo amico mi scrive: siamo orgogliosi di poter dire: “Sandrin è mio amico”. Buono, paziente nell’ascoltare, generoso, sorridente con tutti e garbato, felice dei successi altrui. Sapeva riconoscere con grande dignità i propri errori, non si nascondeva dietro ad un dito. Era molto giusto e rigoroso.

Alessandro ha fatto bene e l’ha fatto fino alla fine. La sua vita continuerà ancora nella vita di altri perché il suo cuore batte ancora, i suoi occhi vedono ancora, i suoi organi respirano ancora in altre vite…un gesto di generosità estrema espressa da lui ancora in vita, questo ci conferma ancora che il seme caduto a terra dona vita…

Caro Ale, ora ti aspetta l’ultima sfida, te che amavi tanto le sfide nello sport in cui riuscivi molto bene, corri l’ultima corsa incontro al Signore. Siamo certi che potrai centrare la porta giusta con il calcio di rigore più bello della tua vita.

Il Signore Gesù sicuramente premierà la tua vita di uomo “mite e disponibile” facendoti salire sul podio dell’amore. In casa tua c’è un quadretto che dice: “In questa camera batte un cuore granata” ora il tuo buon cuore granata batte nel cuore di Dio nel Paradiso.

Riposa in pace Alessandro

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