Il presidente della Regione Sergio Chiamparino

Il presidente della Regione Sergio Chiamparino

“Sono pronto a dialogare con i sindaci ma sulla Torino-Lione si va avanti”. E’ il messaggio lanciato in un’intervista al settimanale cattolico locale La Valsusa, pubblicata giovedì 12 giugno, dal neo presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino.  Il presidente si rivolge in particolare alle amministrazioni a forte impronta No Tav, come Susa, Sant’Ambrogio, Almese e Condove: “Mi auguro che non facciano la follia di cercare di rallentare la Torino-Lione creando problemi. Sono pronto a discutere con i sindaci ma è chiaro che se le discussioni si trasformano in insulti è inutile farle”.  E sulla vittoria del dem “eretico” Sandro Plano a Susa commenta: “Mi pare  che non abbia avuto una vittoria netta: otto voti di differenza sono quelli di una o due famiglie. Spero voglia essere il sindaco di tutti, anche dei Sì Tav, così come io cercherò di essere il Presidente anche dei No Tav”. Sulla Stazione Internazionale di Susa: “Tra le operazioni legate  alla Tav è  quella destinata a creare il maggior valore aggiunto. Per questo mi auguro si possano da subito trovare i corridoi di dialogo e le intese per realizzarla”.

Quindi le proposte per rilanciare l’economia della valle. “Oltre alle opere di accompagnamento della Tav già definite, bisogna attuare un pacchetto di misure per il rilancio dell’economia valsusina. Non troverei per nulla scandaloso se trovassimo il modo di ridurre le accise per  ridurre il prezzo dei carburanti come accade in altre zone di confine. Sarebbe un segnale concreto che darebbe un sollievo immediato all’economia locale. L’altra misura consiste nell’inserimento della Valle tra le aree della Regione dove sarà sperimentato il progetto “burocrazia zero” per favorire la competitività delle imprese e attirare investimenti sul territorio”.

 

Il testo integrale dell’intervista

Qualcuno ha voluto tingere di giallo la valle di Susa. Una macchia gialla (a…5 Stelle) su un vestito color “rosso Chiamparino”. La “macchia” c’è ma risale a febbraio 2013, alle elezioni politiche “non vinte” dal Pd allora guidato da Pierluigi Bersani. Nel giro di un anno quella macchia si è… sbiadita. Basta guardare le cifre del voto in valle di Susa. Alle europee i “grillini” si sono fermati al 32,8% (erano al 40.88 l’anno scorso) mentre il Pd di Renzi è salito 30,17 (era al 16,85 nel 2013). E alle Regionali, sempre in valle di Susa, Sergio Chiamparino si attesta al 35,63, scavalcato per poco più di 400 voti dal pentastellato Davide Bono, al 36,52.
Parte da qui la nostra intervista con Sergio Chiamparino, neo eletto presidente della Regione Piemonte.

Inutile negarlo: la differenza nei risultati elettorali continua a farla l’annosa questione Tav. E’ così?

In Valle di Susa siamo partiti ancora una volta da una situazione di criticità. Le vicende Tav hanno radicato un’opinione che si riversa su qualunque forza politica sostenga il no all’opera. Ma dai dati elettorali emerge che, mano a mano che l’opera va avanti, la gente capisce che questa non distrugge l’ambiente (semmai lo può migliorare) e che, proprio dalla realizzazione della Torino-Lione, può arrivare qualche vantaggio economico per la valle. Ecco perché quella “macchia gialla”, si è tinta poco alla volta di… arancione. Fuor di metafora, il risultato elettorale conferma la validità della nostra impostazione, che è stata quella di non correre dietro ai grillini e ai No Tav ma di discutere seriamente con tutti su come si realizza la Torino-Lione e su come si possono utilizzare i fondi di accompagnamento dell’opera.

A Susa torna sindaco il dem “eretico” Sandro Plano e anche in altri comuni (Almese, Sant’Ambrogio, Condove) vincono liste con una forte impronta NoTav. Come si relazionerà con questi sindaci?

Mi auguro che le nuove amministrazioni non facciano la follia di cercare di rallentare la Torino-Lione creando problemi. I sindaci rappresentano le loro comunità e sono pronto a discutere con loro. Poi è chiaro che se le discussioni si trasformano in insulti è inutile farle. Quanto a Plano, mi pare che non abbia avuto una vittoria netta: otto voti di differenza sono pari a una o due famiglie. Spero che tenga conto anche dei tanti che non l’hanno votato e che voglia essere il sindaco di tutti. Da parte mia cercherò di essere il Presidente di tutti, anche dei No Tav così come credo che Plano debba cercare di essere, nella sua città, il sindaco anche dei Sì Tav. Detto questo credo che la stazione internazionale di Susa sia, tra le tante operazioni legate alla Tav, quella destinata a creare il maggior valore aggiunto. Per questo mi auguro che si possano da subito trovare i corridoi di dialogo e le intese per realizzarla.

In valle (e non solo) ha fatto discutere la candidatura di Antonio Ferrentino nella “lista del presidente”. C’è chi ha ironizzato definendo Ferrentino “proconsole” di Chiamparino: le cose stanno così?

Ho voluto portare Ferrentino in consiglio regionale perché ha una posizione corretta ed può essere il riferimento per un dialogo con questa parte del territorio dell’area torinese.
Ferrentino non sarà un proconsole ma un consigliere regionale che si muoverà con tutta la sua autonomia, anche critica; sarà l’interlocutore di quelle forze che vogliono guardare oltre la realizzazione della Torino-Lione, opera che si sta facendo e che si farà. E comunque Ferrentino era candidato anche nella lista provinciale è ha preso più di mille voti. Se abbiamo avuto un risultato positivo in valle di Susa è anche merito suo.
Non di solo “tav” ( o di “no tav”) vive la politica in Valle di Susa. Lei è venuto in Valle all’inizio della campagna elettorale con una posizione che potremmo definire “oltre tav”, con proposte per ricomporre il tessuto valsusino, superare le contrapposizioni, rilanciare l’economia della valle con politiche per le imprese e il lavoro. Pensa a qualcosa di concreto già per i primi cento giorni di governo?

Ribadisco quanto ho detto a Villar Focchiardo all’inizio della campagna elettorale. Oltre alle opere di accompagnamento della Tav già definite, bisogna studiare e attuare un pacchetto di misure per il rilancio dell’economia della valle di Susa. E non troverei per nulla scandaloso se, all’interno queste misure, trovassimo il modo di ridurre le accise per ridurre il prezzo dei carburanti come accade in altre zone di confine. Sarebbe un segnale concreto, un sollievo immediato all’economia locale. Ci metteremo subito al lavoro per trovare le modalità tecniche per farlo. L’altra misura consiste nell’inserimento della Valle di Susa tra le aree della Regione dove sarà sperimentato il progetto “burocrazia zero” per favorire la competitività delle imprese e per attirare investimenti sul territorio.

Cosa vuol dire “burocrazia zero”? Di che progetto si tratta?

In Piemonte saranno create quattro aree sperimentali, a burocrazia zero, per stimolare gli investimenti.
Una di questa sarà la Valle di Susa. Ci sarà un accordo di Finpiemonte con i Comuni o le Unioni di Comuni dei territori interessati. Gli enti locali che devono definire le concessioni, i permessi, le autorizzazioni sanitarie e tutto ciò che occorre per insediare attività produttive, firmeranno una convenzione esigibile con Finpiemonte e si impegneranno a preparare le pratiche entro un periodo di tempo preciso

Parliamo di sanità e assistenza. In questi anni i piccoli ospedali sono stati ridimensionati (in valle quello di Susa è stato potenziato almeno sulla carta ma Avigliana e Giaveno hanno subito tagli pesanti). Per non parlare del socio assistenziale, in sofferenza da anni. Cosa farà la sua giunta per recuperare?

Non posso promettere miracoli. Prima bisogna capire il quadro delle risorse, a cominciare da quelle nazionali, e poi riprendere in mano un discorso di programmazione. Detto questo penso che per le zone montane e le valli, debba essere garantita adeguata copertura sanitaria in base alle esigenze del territorio. Esigenze che mi pare di poter dire sono più legate alle attività che possano garantire continuità assistenziale “post acuti” che non agli interventi veri e propri. Ma lo ripeto: prima di poter dire qualsiasi cosa dobbiamo avere un quadro della situazione. Senza questo mi guardo bene dal lanciare proclami. Mi sento però di poter assicurare che non ridurremo i presidi socio sanitari sui territori, in particolare su quelli della montagna.
Bruno Andolfatto