17-Ufficio stampa Valsusa Filmfest-

mercoledì 18 febbraio 2015  La Società Cattolica Operaia di Mutuo Soccorso San Giuseppe – Via Giolitti 6, ORBASSANO (TO), MARZIA PELLEGRINO e SANDRO GASTINELLI hanno presentato: “Parla de kyè” – il rito della fienagione in Valle Maudagna e “Arriverà il sole” – la storia del crocefisso di Argentera.  Evento a cura della sezione C.A.I. di ORBASSANO

Marzia Pellegrino e Sandro Gastinelli

Marzia Pellegrino e Sandro Gastinelli

Settimo appuntamento della XV edizione di Cinema in Verticale con i documentaristi Marzia Pellegrino e Sandro Gastinelli, due assidui ospiti della rassegna, che in questa serata presenteranno alla platea “Parla de Kye”, un documentario sul rito della fienagione di montagna in Valle Maudagna (CN) e “Arriverà il sole”, documentario sulla storia del crocefisso di Argentera.

“Parla de kyè” – il rito della fienagione in Valle Maudagna
Sinossi – Piero Tassone è un anziano contadino che si accorge di non avere altro da lasciare se non il ricordo appassionato della sua esperienza montanara legata a “… riti, usanze, modi di fare, di dire e di essere, tipici di un tempo ormai definitivamente tramontato”.  Decide così di scrivere personalmente il racconto del periodo più felice della sua vita, quando con i suoi coetanei saliva su verso i “tech”, i casolari, per procurarsi il fieno, ammucchiandolo a formare il covone e trasportandolo a valle durante l’inverno per mezzo di slitte. È il rito della fienagione così come veniva intesa in valle Maudagna, un rito che dalla fine degli anni 50 è stato via via abbandonato ma che è stato per secoli una necessità per sopravvivere.
Piero Tassone ricorda nel suo manoscritto l’ultima e nostalgica fienagione che fece con i suoi amici nel 1963 “… fatta tra amici più per sentirci giovani ancora una volta che per necessità. Prova ne è che con noi non c’erano i ragazzini come un tempo. Nulla sarebbe più stato tramandato alle generazioni future”.
Nel suo diario ricorda tutte le vicende di quell’ultima fienagione: la partenza estiva da Friosa, il Borgo, i Bergamini, la molatura collettiva delle falci, il taglio dell’erba, la costruzione del covone, ma anche la colazione nei campi, le donne, il fuoco per la polenta, la sorgente per bere, la cena, il riposo, il ritorno a valle, e poi l’inverno, l’allestimento della strada di neve battuta per la discesa, il taglio del fienile con il “taièt”, il caricamento delle slitte e l’ultimo ritorno a casa. Il tutto inframmezzati dal ricordo dei brevi, quanto efficaci, e a volte spassosi dialoghi tra i protagonisti, rigorosamente in dialetto “Kyè”.
Piero Tassone potrà essere fiero del suo diario perché grazie a questo non andrà persa “… la piccola storia di un lavoro bellissimo e faticoso che per noi fu una necessità per sopravvivere in queste terre alte, a metà tra la collina e i monti”. 

“Arriverà il sole” – la storia del crocefisso di Argentera
Sinossi – Il Crocifisso di Argentera, conosciuto anche con la dicitura in patuà provenzale “lou Benedet Crouchifis”, è da secoli oggetto di venerazione e culto da parte della popolazione della Valle Stura, sulle Alpi Occidentali, nel basso Piemonte.
Nei giorni precedenti la grande alluvione del 1957 Don Borgarino, il parroco di Argentera, priva il paese del Crocifisso concedendolo al Vescovo di Cuneo per una processione. L’acqua grossa non permette il ritorno immediato del Crocifisso all’Argentera e successivamente i disastri provocati dall’alluvione rendono impossibile un ritorno in breve tempo del “Benedet Crouchifis”.
La gente di Argentera, rappresentata presso Don Borgarino da Tounin, incolpa il parroco di aver agito senza considerare i poteri del Crocifisso, capace di scatenare un’alluvione per punire chi lo ha allontanato dalla sua chiesa.
Don Borgarino medita di rimettere le cose a posto ma la decisione da prendere è difficile: il Crocifisso è tornato in valle, ma è fermo a Sambuco, 15 chilometri a valle di Argentera, non ci sono più vie di comunicazione e la pioggia continua a scendere.
Don Borgarino medita il recupero del Crocifisso sospinto dalla sua gente, ma servirà questo a far tornare il sole? 

Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino sono marito e moglie dal 1991. Con il loro matrimonio è nata anche la passione per il racconto attraverso le immagini della gente delle Alpi Occidentali, luogo in cui vivono tra i boschi di castagno di Rosbella di Boves, con 2 figli e soli altri 4 abitanti. La loro passione diventa presto un lavoro, una ricerca continua sul territorio: per girare i loro film raramente hanno fatto spostamenti di più di un’ora d’auto. In più di quindici anni di attività hanno realizzato insieme una quindicina di film documentari e di finzione che hanno partecipato ad alcuni fra i più importanti film festival del cinema di montagna, vincendo diversi premi internazionali a Trento, Cervinia, Les Diablerets, Autrans, Lessinia e altri.
La loro filmografia essenziale comprende: “Parla de Kyé” (1997), “Mari, monti e … gettoni d’oro” (1999), “Aiga d’en viage” (2000), “Arriverà il sole” (2001) “Pastres de Sambucanos” (2002), “Marlevar” (2002), “Piròt, en fièt d’en bot” (2003), “A l’avirùn ed l’àibu” (2003), “Marghè marghìer” (2005), “As Parlattë” (2006), “OSSignùr! La montagna assistita” (2008), “Prezzemolo, sensa pile sensa curént elètrica” (2008), “Unaza fort, l’anello forte” (2008, della sola Pellegrino), “Darréire l’ourisoùnt, dietro l’orizzonte” (2009), “Cantòma piàn, ca calo le valanghe” (2010), “A la vita!” (2010).
Nel 2000 si sono “inventati” il Rosbella Film Festenàl, sulla porta di casa loro, “il più piccolo film festival del mondo”, mentre dal 2007 sono direttori artistici della sezione video-cinematografica del Festival della Montagna di Cuneo.