Villa Ferro, sede della Comunità Montana

Villa Ferro, sede della Comunità Montana

Se non sono proprio le ultime ore di vita, di certo sono gli ultimi giorni. Stiamo parlando delle Comunità Montane. La delibera di nomina dei commissari liquidatori che farà decadere automaticamente presidenti, giunte, consigli delle comunità montane era attesa già nelle scorse settimane. Ma, da quanto si è potuto sapere, sarebbe stata bloccata da un ricorso al Tar. Le indiscrezioni dicono che nei prossimi giorni il Tar si esprimerà. E se il ricorso sarà respinto, la Giunta Regionale avrà il semaforo verde per deliberare. I liquidatori (i nomi sono top secret) sono stati individuati tra una rosa di commercialisti e avvocati con almeno cinque anni di esperienza professionale. Dovranno chiudere la saracinesca su un’esperienza che risale agli anni ‘70.

Susanna Torasso

Susanna Torasso

Susanna Torasso, di Caprie, presidente in quota Pci dall’86 all’89, si pronuncia sull’abolizione delle Comunità Montane in maniera non del tutto critica: “Per quel che mi riguarda, quel che è preoccupante non è tanto la fine di questa esperienza delle comunità montane. Va detto che quest’ultima fase, delle grandi comunità montane unificate, ne era l’inevitabile anticamera. Quel che preoccupa è l’assenza di una strategia alternativa. Va bene, anche se mi pare condotto in modo molto timido e senza convinzione, l’obiettivo di razionalizzazione dei comuni per i servizi fondamentali e non, ma rimane la questione della valorizzazione economica dei nostri territori. Serviranno le unioni montane? Dubito. Mi preoccupa anche di più la prospettiva della città metropolitana. E’ questa la nostra prospettiva? Non mi pare ci sia stata, a questo proposito, molta discussione tra i nostri amministratori. La Tav, e la battaglia contro questa infrastruttura, ha monopolizzato ogni energia e ora ci troviamo senza dubbio molto più poveri anche di idee”.

Com’erano i suoi anni da presidente?

“Sono stati gli anni immediatamente successivi a quelli di Tullio Benedetti. Con Benedetti, la nostra Comunità Montana, credo che pochi possano smentire, anche chi allora era all’opposizione come Frigieri e Plano, raggiunse i momenti più alti di coesione, di riflessione ed io lavorai seguendo il suo esempio. Con fatica, perché avevamo una maggioranza molto debole, assai risicata. Erano i tempi del Psi e del Psdi. Quest’ultimo sempre pronto a patteggiare con l’opposizione, rappresentata allora dalla Dc. Comunque, sono stati gli anni della costruzione della discarica di Mattie, della costruzione del consorzio Cidiu, della progettazione e costruzione del grande collettore fognario, delle prime idee sull’acquedotto di valle, e anche della battaglia difficile per un’autostrada non troppo devastante, con i primi tentativi di valutazione di impatto ambientale. Ma anche dei primi esperimenti di valorizzazione turistica dei nostri versanti, eccetera”.

Un sogno rimasto nel cassetto?

“Non è una cosa materiale. La valle tutta intera, e non bassa ed alta, doveva avere la capacità di costruire un gruppo dirigente di amministratori, capace di mettere insieme idee e progetti. Così non è stato. Colpa di chi? Colpa nostra, di chi era in maggioranza e di chi era all’opposizione. Allora era possibile, c’erano partiti radicati nel territorio, con capacità di elaborazione, anche di sostenere battaglie difficili. Se non siamo riusciti allora, oggi tutto questo mi pare abbastanza impossibile. Qualcuno, poco tempo fa, parlava che il compito di un politico è fare il windsurf…”.

Luciano Frigieri

Luciano Frigieri

Luciano Frigieri, già sindaco di Caselette ed amministratore valsusino di spicco, esponente prima di Dc e poi dei Popolari, è stato il presidente degli anni novanta, dal ’90 al ’99.

“Sto volentieri alla porta – dice – ma non mi riconosco più in questo modo di fare politica. Ho comunque sottoscritto il documento, che la Comunità Montana ha ultimamente prodotto, contro la sua soppressione. Per me, abolire questo ente è una sciocchezza madornale… Noi ci esprimiamo pensano all’oggi, ma occorre ricordare che questo ente, a partire da Benedetti, ha portato a casa successi come la discarica di Mattie, che tanti problemi ha risolto e per un tempo lungo, e poi penso al polo industriale di Borgone. Ma soprattutto ha creato un autentico dialogo tra i sindaci. Oggi la questione Tav sottrae spazio ad altro, assorbe molto del dibattito politico. Ma tra la Tav e l’amministrazione del territorio montano, bisogna mantenere una distinzione, senza però chiudere gli occhi su una questione a scapito dell’altra. Per me, la presidenza è stata straordinariamente positiva, ed un ricordo vivido è il capodanno allo svincolo autostradale di Almese per chiederne l’apertura, e dove si era tutti coesi in una manifestazione del tutto pacifica… A me, da presidente, interessava soprattutto che i comuni si riconoscessero nell’ente. E ci credevano davvero tutti: destra, sinistra e centro”.

I risultati positivi ottenuti?

“Oltre a quelli che ho detto, c’è da rimarcare il recupero dei finanziamenti per l’acquisto di Cascina Roland, a Villar Focchiardo, una porta d’ingresso alla valle estremamente dignitosa. C’è poi anche l’orgoglio di avere posto le premesse che hanno portato alla realizzazione dell’acquedotto di valle. Poi l’avvio del grande dibattito, sempre più attuale, sul Caso Valsusa”. E la parte dei rimpianti, cioè quello che non è riuscito a realizzare? “Il rammarico riguarda l’occupazione, non essere riusciti a riportare in valle la gente che era andata a lavorare a Torino, per poi assistere alla sparizione di tanti stabilimenti”.

Sandro Plano

Sandro Plano

L’ultimo presidente, quello tutt’ora in carica, almeno finchè la Comunità Montana esiste, è Sandro Plano. Già sindaco di Susa, già assessore al lavoro nell’ente sovracomunale, è in sella dal 2010: “Per me è stata ed è un’esperienza bellissima e tormentata…Ho vissuto di tutto, partendo come assessore. Ai tempi d’oro, quando potevamo godere dei fondi europei, abbiamo realizzato il polo industriale di Borgone, Susa e S.Antonino, e poi il collettore, la discarica, con un ente che svolgeva al massimo il suo ruolo specifico. Poi, ecco gli anni di crisi. Dove abbiamo patito ed affrontato problemi legati anche alla riduzione del personale, arrivando a sacrifici non da poco. Eppure abbiamo dato vita allo sportello unico, allo sportello lavoro, e molto abbiamo realizzato sul piano degli interventi per l’assetto idrogeologico. Si pensi che in un anno abbiamo stanziato a questo proposito dieci milioni di euro, cioè una cifra pari a quella che vogliono darci adesso come compensazione al Tav… Abolire le Comunità Montane? Certo, alcune a livello del mare avevano davvero poco senso, ma le altre , come la nostra, hanno dato impulso autentico alla vita della montagna. E questo da sempre, attraverso le giunte più diverse. Quello della soppressione è un provvedimento raffazzonato, e che crea una grande disgregazione dando vita a miriadi di unioni di comuni.

Il sogno nel cassetto?

“Creare ancora più opportunità di lavoro. Comunque, abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere. Le cose di cui invece vado più orgoglioso sono appunto gli sforzi sul lavoro, sulla forestazione e sulla riorganizzazione dell’ente”.

maffiodo sitoMassimo Maffiodo, comunista un tantino eretico (“quante cioccate ho fatto in quegli anni con i vertici del partito”), già sindaco di Condove, ha avuto le redini dell’ente solo per due anni, dal ’90 al ’92: “E mi son dovuto gestire qualche bella grana legata alla costruzione dell’autostrada. Ma proprio in quel periodo abbiamo realizzato un’opera importante, come il collettore fognario”. Ma erano anche gli anni del fermo no all’elettrodotto (“oggi lo fanno interrato, proprio come dicevamo noi”) e dei primi vagiti “no tav”.

Il limite di quell’esperienza?

“Che la Comunità Montana era po’ una Montecitorio locale, uno spazio di visibilità ma anche una palestra per chi voleva farsi le ossa in politica. Forse avremmo dovuto occuparci del nostro specifico: la montagna. Invece dicevamo la nostra su tutto, dalle scuole alla sanità. Insomma, forse siamo andati un po’ oltre…”

Antonio Ferrentino

Antonio Ferrentino

Chi, invece, non si è pentito di essere “andato oltre” è Antonio Ferrentino, presidente dal 1999 al 2009 (a cui si è aggiunto un anno come “commissario). “E’ stata un’esperienza esaltante, anche perché in quegli anni c’era una grande coesione tra i 23 comuni della bassa valle”.

La cosa più importante di quel periodo?

“I venticinque miliardi di vecchie lire investiti per mettere in sicurezza il territorio, dopo due alluvioni (nel 2000 e nel 2008) che hanno fatto disastri”.

Quel che poteva riuscire meglio?

“La gestione associata dei servizi. Abbiamo fatto una fatica micidiale per mettere insieme gli asili nido e lo sportello unico delle attività produttive. Potevamo fare di più anche su altri versanti, come arrivare a un piano regolatore unico per la bassa valle ma i meccanismi e le leggi regionali non ci hanno aiutati”.

E adesso?

“La chiusura delle comunità montane è un evento traumatico per i nostri comuni, abituati a una gestione sovra comunale di alcune questioni che non sarà possibile continuare”.

Ma ci sono le Unioni dei Comuni.

“Sì, peccato che non sia chiaro con quali fondi potranno reggersi in piedi. Su questo la Regione continua a non fare chiarezza. Le Unioni Montane dei Comuni potranno nascere solo se ci saranno fondi certi e se sarà chiaro le cose che dovranno fare e quelle che non potranno fare”

Cosa dovranno fare? “Semplice: sviluppo del territorio, messa in sicurezza del territorio, gestione associata dei servizi”. E cosa non potranno fare? “Non potranno assumere ruoli di rappresentanza politica a meno che non siano espressamente delegati a farlo dal 100 per 100 dei Comuni. Oggi in valle ci sono profonde divisioni che hanno compromesso addirittura le relazioni umane tra gli amministratori. Per questo ci vuole una grande chiarezza”. E la vecchia Comunità Montana Bassa Valle potrà risorgere con le sembianze della nuova Unione dei Comuni Montani? “Me lo auguro. Ma le cose da fare e quelle da non fare dovranno essere molto chiare”.

Giorgio Brezzo e Bruno Andolfatto