09.03.2Serata importante ieri sera, mercoledì 9, nella biblioteca di Condove, per iniziare il percorso verso la giornata della Memoria e dell’Impegno, prevista proprio a Condove il 21 marzo, dalle 17.30, davanti al Palazzo Comunale.

E’ stato il primo dei “Cento Passi” nella direzione delle celebrazioni nazionali in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie.

Ospiti della serata – organizzata dal Presidio “Valsusa Silvia Ruotolo” di Libera –  Paola Caccia e il giornalista Davide Pecorelli che hanno proposto un toccante ricordo del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia, ucciso nel 1983 dalla ‘ndrangheta, con 17 colpi di pistola e fucile (tre dei quali sparati quando l’uomo morente giaceva già esanime al suolo), esplosi da una 127 verde da tre uomini, oggi ancora (almeno in parte) senza volto.

Una storia lunga e travagliata quella del Procuratore Caccia, “integerrimo uomo di legge”, come erano soliti definirlo i giornali dell’epoca, ma anche affettuoso padre di famiglia, come lo ricordano le figlie. La sera di domenica 26 giugno 1983 Bruno Caccia stava portando a spasso il suo cagnolino lungo i viali della collina torinese, quando il commando, che ne aveva studiato nei tempi precedenti le abitudini e gli spostamenti, lo freddò.

Le indagini sulla morte del procuratore si conclusero nove anni più tardi, con la condanna all’ergastolo di un’unica persona, il calabrese Domenico Belfiore, incastrato dalle confidenze fatte ad un compagno di cella. Trentadue anni più tardi, tuttavia, il 22 dicembre 2015 è stato arrestato un altro affiliato del clan calabrese a Torino, Rocco Schirripa, presunto esecutore materiale dell’omicidio.

La serata si è aperta con la proiezione del documentario Bruno Caccia: una storia ancora da scrivere, realizzato per Libera nel 2013, da Elena Ciccarello, Christian Nasi e Davide Pecorelli. Proprio quest’ultimo ha aperto il dibattito, presentando gli sviluppi delle indagini sull’assassinio del magistrato torinese.

Ha poi preso la parola Paola Caccia, figlia di Bruno, che ha presentato il lato privato del padre: “Era un  uomo schivo e semplice, che rinunciava spesso alla scorta per potersi dedicare alle attività quotidiane, alle passeggiate e alla cura del suo orto in campagna”.

Paola ed i suoi fratelli chiedono oggi giustizia per il padre e la riapertura delle indagini perché agli assassini possa essere dato finalmente un volto.

Al termine della serata  è intervenuta la responsabile di Libera Piemonte, Maria Josè Fava, che ha ricordato come le mafie siano presenti anche sul nostro territorio e come la maggior parte delle uccisioni mafiose (il 75%) risulti oggi senza responsabili accertati. Maria Josè Fava ha poi sottolineato l’importanza della manifestazione del 21 marzo: un’occasione in cui veramente ricordare tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata, nome per nome.

Soddisfatta per la riuscita della serata l’Amministrazione Comunale  condovese che, con l’assessore Chiara Bonavero, ringrazia i cittadini intervenuti e, in particolar modo, gli alunni delle scuole secondarie, molto impegnati nei progetti legati alla legalità e che nei prossimi giorni visiteranno, in uscita, la Cascina dedicata a Carla e Bruno Caccia, appartenuta in passato alla famiglia Belfiore e oggi trasformata da Libera in un centro di memoria permanente.

“Ora – commenta Chiara Bonavero – si procede con l’organizzazione della grande manifestazione del 21 marzo, cui sono invitate le associazioni, le scuole, le amministrazioni comunali e tutta la cittadinanza”