Prevista per il 2014 la soppressione dell’ente che si occupa delle fasce deboli. Chi gestirà  i servizi sociali? Qualcuno li chiama gli “ultimi”, i bisognosi, i poveri. In linguaggio moderno si chiamano “fasce deboli”. Ad occuparsene in Valle di Susa, è il Conisa, il Consorzio Socio Assistenziale che, dal 1997, aggrega 37 comuni valsusini. Ma sarà  così per poco tempo. Perché la legge finanziaria del 2009, nota come “legge Calderoli” (dal nome del ministro leghista), ha stabilito la soppressione dei consorzi socio-assistenziali.

Il Conisa Valle di Susa, quindi, terminerà  la sua corsa nel 2014, in concomitanza con la scadenza del mandato di quasi tutti i sindaci e i consigli comunali della Valle. Che cosa succederà  dopo? Difficile dirlo.

Le alternative in campo sono tre: dar vita a una “Unione di Comuni” che, però, non potrà  limitarsi alla sola gestione dei servizi socio-assistenziali; delegare queste funzioni all’Azienda Sanitaria Locale; affidare i servizi alla Comunità  Montana.
Maurizio Franceschini, di Bardonecchia, è il presidente dell’assemblea dei sindaci del Conisa: “Sono qui con la valigia in mano : precisa : perché tra qualche mese nel mio comune ci saranno le elezioni comunali e dovrò lasciare la presidenza del Consorzio. Questo non significa che mi stia disinteressando alle sorti del Conisa. Anzi, proprio sul futuro dei servizi socio assistenziali, venerdì ci sarà  una riunione tra gli amministratori per affrontare la questione. E un altro incontro è previsto per l’inizio di marzo”.

Su una cosa tutti sono d’accordo: comuni di piccole dimensioni come quelli valsusini non sono nelle condizioni di gestire singolarmente una partita complessa come quella dei servizi socio-assistenziali. L’unica strada possibile è associarsi. Emilio Chiaberto, presidente “storico” del Conisa dal 1997 (anno della nascita del Consorzio) al 2004, ha pochi dubbi: “Il Consorzio in tutti questi anni ha lavorato benissimo. Si è integrato molto bene con i servizi sanitari gestiti dall’Asl, anche grazie alla creazione di un gruppo di lavoro formato da amministratori locali che ha analizzato con grande attenzione i bisogni del territorio.

Secondo me c’è poco da cambiare e basta trasformare l’attuale Consorzio in un’Unione di Comuni. Non vedo perché dovremmo cambiare”
L’argomento è stato affrontato qualche settimana fa a Susa, in un incontro dei sindaci con l’assessore regionale Caterina Ferrero. “Fino a quel momento : spiega Franceschini – pendeva la richiesta, un po’ assurda, di prendere una decisione entro aprile di quest’anno. Ma la Ferrero è stata pi๠ragionevole e ci ha suggerito di prenderci un anno sabbatico e di approfondire bene la questione prima di decidere”.

La soluzione pi๠probabile, al momento attuale, sembra proprio quella dell’unione dei comuni. “Anche se : spiega Franceschini : c’è il problema che per farla nascere bisognerà  trovare un’altra funzione da gestire insieme (ad esempio catasto, polizia municipale, servizi tecnici…) e non sarà  semplice mettere d’accordo i 37 comuni”.

Ancora pi๠complicato, però, affidare i servizi all’Asl o alla Comunità  Montana: “Le Asl : fa osservare Anna Blais, direttore del Conisa : sono in fase di riorganizzazione con la discussione in atto sul nuovo Piano Sanitario Regionale. C’è chi sostiene che i servizi sociali potrebbero essere pi๠facilmente essere affidati alle Asl se la gestione degli ospedali sarà  “scorporata” dalle Aziende Sanitarie Locali e queste, di conseguenza, saranno ancora di pi๠“territorializzate”. Ma mi sembra un percorso decisamente complicato”.

Lo stesso ragionamento, poi, vale per le Comunità  Montane che, con il nuovo assetto definito due anni fa, sono ancora in cerca di identità , ruoli e funzioni. Senza poi considerare che, la Comunità  Montana Valle di Susa e Val Sangone, ha confini che oltrepassano quelli dell’attuale Conisa. E che, proprio cinque centri della Valsangone (ad eccezione di Reano), con lo scioglimento del Consorzio “Casa”, in questi giorni stanno imboccando la scelta di dar vita a un’Unione di Comuni per gestire i servizi socio assistenziali e altre funzioni amministrative.

“In questi anni : ricorda Emilio Chiaberto : siamo riusciti sempre a tenere il Conisa al riparo dalle logiche di schieramento politico.
E mai il Consorzio è stato utilizzato come spazio di spartizione di poltrone e incarichi. Lo testimonia la scelta di qualche tempo fa, di ridurre i membri del consiglio di amministrazione da 5 a 3”. E su una cosa sono tutti d’accordo. Al di là  della forma giuridica (Consorzio, Unione di Comuni, delega all’Asl o alla Comunità  Montana) la cosa che conta “è il mantenimento dei servizi”. “Mi ha fatto un po’ sorridere : commenta Franceschini – che in alcuni documenti della Regione i consorzi socio assistenziali vengano definiti “aziende”… quando è chiaro che qui non si fanno profitti ma si erogano servizi rivolti, in particolare, alle persone maggiormente in difficoltà . Che, con la crisi di questi ultimi anni, sono aumentate di numero”.

Bruno Andolfatto conisa verso la chiusura