tittonel cataldoSusanna Tittonel e Anna Cataldo sono due donne che di esperienza nella scuola ne hanno da vendere. L’una, ex dirigente del comprensivo di S.Antonino, la seconda, vicepreside fino all’anno scorso della scuola media Gonin di Giaveno, attuale insegnante e assessore all’Istruzione. Anni, soprattutto gli ultimi, in cui hanno dovuto affrontare anche il problema della violenza psicologica online. “ Numerosi sono stati gli episodi di bullismo denunciati da alunni e genitori – spiega Tittonel – Non tutti per fortuna della stessa gravità per durata e “cattiveria” delle vessazioni messe in atto. Gli ultimi, di cyberbullismo, hanno messo in evidenza l’emergenza educativa, in particolare l’educazione all’affettività che si coniuga al rispetto di sè e degli altri, alla cura e all’attenzione per la propria e altrui fragilità, superando quell’atteggiamento che diversi studiosi riconoscono come atteggiamento proprio degli adolescenti e dei loro genitori. Non è mai stato semplice “conoscere” il problema – prosegue – Per fortuna il rapporto di fiducia con alcuni docenti ha consentito di poter affrontare le difficoltà collaborando con ragazzi e genitori e, in casi più complessi, con le forze dell’ordine. Costanti delle diverse storie, il desiderio di non essere esclusi dal gruppo dei pari, la totale inconsapevolezza delle conseguenze di vittima e bullo. Altri elementi costanti sofferenza, solitudine, vergogna, paura di non essere capiti e di restare soli”.

Tittonel addita gravi responsabilità “ a noi adulti, che doniamo a ragazzini strumenti potenti che non conoscono realmente in un’età difficile. Il consiglio? Ascoltare e osservare con affetto i nostri ragazzi, leggere le loro sofferenze, assumerci la responsabilità di alcuni ‘no’essenziali a proteggerli e farli diventare adulti responsabili”.

Casi eclatanti di cyberbullismo, nella Media Gonin di Giaveno, non ne sono mai accaduti. Qualche episodio sì, ma circoscritto e senza risvolti gravi. A dirlo è Anna Cataldo: “ Siamo consapevoli che il fenomeno è dilagante, non per niente l’anno scorso sono stati organizzati incontri a scuola sul tema, dedicati a famiglie, docenti e studenti. Non è facile, per noi insegnanti, riconoscerlo: bisogna rifarsi ai campanelli d’allarme, come rendiconto scolastico, concentrazione e umore, perchè di rado i ragazzi interagiscono, confidando i loro problemi. Per questo, abbiamo anche attivato un punto di ascolto”.

Il dialogo, questo il cardine sul quale insistere per prevenire e combattere la dipendenza da cellulare e, di conseguenza, la prepotenza online: “ Se veniamo a conoscenza di qualcosa è perché famiglie o esterni ce lo riferiscono. Vero anche che tra le mura scolastiche il controllo è massimo e i ragazzi lo sanno. Ci sono luoghi più delicati, come i bagni, e momenti da monitorare, come intervallo e gite”.

Più che facebook, il cyberbullismo viaggia nelle chat di whatsapp, riferisce Cataldo, spesso con un linguaggio forte, manifestandosi nell’esclusione dal gruppo e nell’isolamento “ che sono motivo di forte turbamento per chi ne è vittima”.

Anita Zolfini

(La Valsusa, 29 settembre 2016)