VersinoManuela Versino è una psicologa e psicoterapeuta di Giaveno, lavora con adulti, bambini e adolescenti in contesti scolastici e di studio privato.

L’anno scorso, in collaborazione con l’associazione “Isola delle Idee” e d’intesa con un rappresentante della Polizia Postale, ha incontrato, in momenti diversi, studenti, famiglie e docenti della scuola Media Gonin per affrontare il fenomeno del cyber bullismo.

Un problema che si manifesta già alle Elementari, è facile vedere bambini con gli smartphone in mano – spiega – Per ora non ho assistito a casi eclatanti, ma parlando con i ragazzi emergono le modalità. Tra compagni e amici, che si ritrovano nelle chat di gruppo, passa di tutto: riferimenti alla sfera sessuale, linguaggio forte, forme di prepotenza virtuale, contenuti pesanti. E la vastità della rete rende molto difficile la contestualizzazione di tempi e luoghi”.

Vero è che ci sono segnali di disagio di chi ne è vittima, che fungono da campanelli d’allarme: “ Disturbi fisici e psicologici – elenca la dottoressa – Mal di pancia, mal di testa, crollo del rendimento scolastico, apatia, crisi di pianto, scatti d’ira, per arrivare a veri e propri attacchi di panico ogni mattina prima di andare a scuola. A volte il disagio si manifesta in discorsi allusivi”.

Tocca agli adulti, genitori o docenti, cogliere questi segnali e lavorare in sinergia: “ Per questo è fondamentale essere preparati sia per la risoluzione del problema sia per la prevenzione. Occorre parlare del fenomeno ai ragazzi, a tutta la classe, non a singoli o gruppetti, in modo tale che siano consapevoli dei risvolti negativi, lavorando con loro sulla costruzione di una solida autostima e sulla capacità di chiedere aiuto senza vergogna, lottando così contro la cultura dell’omertà”. Versino si affida alle vignette per simulare varie situazioni, utili sia con i giovani sia con i genitori.

Il vecchio detto secondo cui “prevenire è meglio che curare” vale anche per il cyberbullismo, a partire dal contesto familiare. “ Spesso sono gli adulti stessi a non essere preparati, i figli ne sanno ormai più dei genitori in fatto di tecnologia ma non sono consapevoli delle conseguenze. Quindi, informarsi, conoscere. Poi le regole, non slegate dal buon esempio: se dico a mio figlio che il cellulare a tavola non si usa, io per primo non lo uso. E il controllo: troppi, ad esempio, i ragazzini che usano il telefonino di notte per poi soffrire di disturbi del sonno”.

L’educazione deve partire da piccoli “ senza precorrere i tempi e senza demonizzare la tecnologia. Non serve togliere il cellulare per un po’di tempo, piuttosto crescere i figli con regole basilari sull’uso e sulla consapevolezza dei rischi da abuso”. Difficile tratteggiare un profilo di vittime e cyberbulli “ perché ogni caso è un conto a sé, non si possono incasellare gli uni come remissivi e gli altri come prepotenti. Può capitare che chi è carnefice sia stato a sua volta vittima”.

La dottoressa lancia un ultimo messaggio: “ Viviamo nell’era della tecnologia, lasciare troppa libertà è rischioso, condannare tutto non porta a nulla. Occorre lavorare nella quotidianità, attraverso regole chiare e apertura al dialogo”

Anita Zolfini

(La Valsusa, 29 settembre 2016)