I rifugiati a Giaveno

I rifugiati a Giaveno

Sono sedici, la maggior parte pakistani ad eccezione di tre bengalesi, tutti uomini tra i 25 e i 45 anni con storie diverse alle spalle, alcuni sposati, altri no, chi faceva il muratore, chi il cameriere e chi l’autista.

Il recente passato è drammaticamente comune: scappati dalla Libia in guerra dove lavoravano, finiti su uno dei tanti barconi stracolmi e salvati in mezzo al mare dalla marina militare.

Poi l’Italia intera attraversata per decine di ore in pullman, l’arrivo al centro della Croce Rossa di Settimo Torinese e da qui, da fine agosto, a Giaveno, in borgata Brancard Monterossino.

Almeno fino a dicembre, ma con probabilità anche dopo, sono ospitati in quattro alloggi sulla strada che da Ponte Pietra si inerpica nella valle dell’Armirolo, a circa 4 chilometri dal centro città.