Dalle parole ai fatti. Novalesa accoglie i profughi. Quattro famiglie nigeriane sono arrivate in paese lunedì scorso. Nei giorni precedenti, il italia-ue-mare-nostrum-2-770x513Comune aveva espresso disponibilità  ad accogliere famiglie e nuclei di rifugiati. Ora l’ospitalità diventa reale: “Per gli africani è una bella scommessa resistere al freddo della Val Cenischia, mentre per i novalicensi c’è quella di abituarsi alle facce colorate”, dice Chiara Sasso, bussolenese una dei reponsabili del coordinamento nazionale della Rete dei Comuni Solidali.

Due famiglie sono state ospitate in parrocchia, in attesa di trovare un’abitazione adeguata, mentre le altre sono state già sistemate in casa.

Intanto in Valsangone, alcune settimane fa, sono stati accolti sedici rifugiati, la maggior parte pakistani ad eccezione di tre bengalesi, tutti uomini tra i 25 e i 45 anni con storie diverse alle spalle, alcuni sposati, altri no, chi faceva il muratore, chi il cameriere e chi l’autista. Il recente passato è drammaticamente comune: scappati dalla Libia in guerra dove lavoravano, finiti su uno dei tanti barconi stracolmi e salvati in mezzo al mare dalla marina militare. Poi l’Italia intera attraversata per decine di ore in pullman, l’arrivo al centro della Croce Rossa di Settimo Torinese e da qui, da fine agosto, a Giaveno, in borgata Brancard Monterossino. Almeno fino a dicembre, ma con probabilità anche dopo, sono ospitati in quattro alloggi sulla strada che da Ponte Pietra si inerpica nella valle dell’Armirolo, a circa 4 chilometri dal centro città.

Ancora in bassa valle di Susa, il Comune Villar Focchiardo, ha invece stabilito di informare prima la popolazione, attraverso una serata di approfondimento che si è svolta lo scorso 12 settembre, per poi decidere insieme come muoversi. ” Ci pare la via migliore – ha spiegato il sindaco Emilio Chiaberto – per accogliere stranieri senza creare alcun tipo di problema sociale. Se infatti un comune sotto i mille abitanti si rende disponibile a ricevere alcune famiglie, il progetto viene tradotto in pratica nella giusta misura, e si evita così di dare adito ai grandi titoli di alcuni giornali che parlano di un’invasione, allarmi che poi non trovano riscontri nella realtà”