La Valle di Susa potrebbe diventare la valle della birra e non solo grazie all’idea, lanciata alcune settimane fa dal micro birrificio vaiese Soralamà di Luca Zingarelli, di convertire i terreni agricoli valsusini alla coltivazione del luppolo, ingrediente fondamentale per aromatizzare le birre artigianali.

Il progetto è cresciuto e prevede la realizzazione di un progetto di filiera per la produzione della birra artigianale in un territorio che comprende la Valle di Susa e la cintura di Torino. L’operazione, che vale tra i 10 e i 15 milioni di euro, nelle intenzioni dei proponenti, verrebbe finanziato per un terzo dai fondi per i progetti di area vasta connessi alla realizzazione della Torino-Lione, per un terzo dagli imprenditori interessati e per il rimanente terzo dai fondi del Piano di Sviluppo Rurale.

Gli imprenditori coinvolti nell’operazione sono Luca Zingarelli, del birrificio Soralamà di Vaie e Stefano Papini della Compagnia della Birra di Settimo Torinese . A  supportati la Coldiretti locale e nazionale.

L’obiettivo è ambizioso: costruire il più grande comparto italiano di produzione di birra artigianale attraverso una filiera completa: dalla coltivazione di orzo e luppolo alla catena ristorativa, passando per la realizzazione di una malteria (in Italia non esistono malterie collocate al Nord) , un luppolificio e un birrificio tecnologicamente avanzato con una produzione iniziale di 4 milioni di litri ma capace di arrivare a 25 milioni.

Interessanti gli impatti occupazionali: il luppolificio, la malteria e il birrificio prevedono circa 40 nuovi posti di lavoro. In più va considerato il potenziale aumento occupazionale per la coltivazione del luppolo e lo sviluppo della parte legata alla ristorazione

Il birrificio sarebbe localizzato nella la zona di Vaie, mentre la malteria si troverebbe a nord o a sud di Torino. Per il luppolificio le aree idonee si troverebbero nelle valli di Susa, Lanzo e Canavese mentre la catena ristorativa potrebbe trovare i suoi punti di forza a Settimo Torinese, a San Sicario, nelle Valli Olimpiche e anche a Torino.

Il progetto non ha mancato di suscitare sarcasmi negli ambienti No Tav (visto che una parte dei finanziamenti sono connessi alla realizzazione della ferrovia Torino-Lione). In alcuni post apparsi su Facebook,  simpatizzanti del movimento parlano “di rotoballe ad alta velocità” e di “volpi che ballano coi…luppoli”.  Sulla vicenda interviene anche la consigliera regionale 5 Stelle Francesca Frediani: “Come si possono utilizzare fondi compensativi del TAV – chiede – per progetti mirati solo ad alcuni soggetti privati e non ad enti pubblici come le amministrazioni locali? Cosa c’entra la fusione di due birrifici con l’alta velocità in Valsusa? L’unica connessione che possiamo trovare è il tentativo di indurre i valsusini a bere per dimenticare lo scempio del cantiere di Chiomonte”.

Battute a parte, sembra che il progetto, sostenuto anche dall’Associazione Città del Bio presieduta da Antonio Ferrentino, sia preso molto sul serio dagli operatori del settore, dalla Regione Piemonte (con l’assessore all’agricoltura Ferrero e il presidente Chiamparino) e dal presidente dell’Osservatorio Paolo Foietta che avrebbe già messo in calendario la discussione sull’iniziativa informando anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio.

Servizio su La Valsusa di giovedì 30 giugno