Don Aldo Remolif al centro tra don Bellissima e don Gros

Don Remolif al centro tra don Bellissima e don Gros

La prima parola che mi viene in mente e ancor più nel cuore, ricordando don Aldo Remolif, è la terza beatitudine del Discorso della Montagna, che dice: Beati i miti perché avranno in eredità la terra. Lui, don Aldo, era mite dentro e anche fuori.

Per esempio, più che dirle, le parole, le sussurrava e tu dovevi prestare la massima attenzione per sentirlo. La mitezza la vedevi già sul suo volto. Dolce, sereno, amico, pieno di Luce vera. Eppure, quasi in contrasto, lo ricordo anche formidabile attor comico nelle accademie del nostro comune seminario. Quando entrava in scena lui, sul palco del teatrino, la risata era assicurata. Era di Chiomonte, nato nel dicembre del ’39 e ricevette il battesimo alla vigilia di Natale.

Entrò in Seminario in prima media, compagno di corso di don Remigio Borello, don Fiorenzo Re e di don Carlo Martin. Fece la sua vestizione clericale l’8 settembre del ’57 e ricevette poi la sua ordinazione sacerdotale, da mons. Garneri, il 19 dicembre del ’65. Novello sacerdote, fu inviato come cappellano al Collegino N.S. di Lourdes, a Bussoleno. Poi, fu viceparroco a Villadora e a trent’anni gli fu affidata la parrocchia di Exilles, dove restò fino alla primavera del 1982.

Poi per motivi di salute, ma non solo per questo, fu collaboratore prima in parrocchia a Courgnè e poi a Ciriè. Certo per salute, ma don Aldo cercava e quanto la desiderava la fraternità sacerdotale, che trovò soprattutto nel Movimento dei Focolarini, quello fondata da Chiara Lubich.

Un’esperienza spirituale che ha segnato tutta la sua vita sacerdotale. Tornò in diocesi nel 1990, come cappellano di Casa Bauchiero e da allora si mise al servizio della comunità di Condove, finché le forze glielo hanno permesso.

La Via Crucis di don Aldo è stata davvero lunga, ma anche nella sofferenza non sono venuti meno la sua mitezza e soprattutto la sua robusta impronta sacerdotale. E’ mancato il 9 ottobre e venerdì 11 l’ultimo saluto terreno a Condove e poi, su a Chiomonte. Penso a don Aldo e non so perché mi tornano in mente le parole della messa, quando eravamo bambini e ai piedi dell’altare il parroco diceva: Introibo ad altare Dei e noi rispondevamo: Ad Deum qui laetificat iuventutem meam .

Quel “ laetificat” mi fa pensare ad don Aldo che sale in Cielo. Beati i puri di cuore…perché vedranno Dio.

Ciao, Aldo.

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