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L’interno del tunnel di Chiomonte

Prima l’ha messa giù sul ridere: “Da oggi sono un ‘ndranghetista anche io. Chiamatemi Don Stefano Esposito”. Passato qualche giorno però, il senatore Pd (che è anche assessore ai trasporti a Roma), posa il fioretto, dissotterra l’ascia da guerra e contrattacca. Già, perché qualche giorno fa, il suo nome è stato tirato in ballo nell’ambito del processo “San Michele” sulle presunte infiltrazioni della ‘nfrangheta in Piemonte (e anche in Valle di Sus), col tentativo non riuscito delle cosche di infilarsi negli appalti.

Ed ecco che oggi, in un’affollata conferenza stampa, oggi (sabato 26), Stefano Esposito ricostruisce la vicenda. A partire da Ferdinando Lazzaro, imprenditore segusino, che avrebbe tirato in ballo numerosi politici tra i quali lo stesso Esposito.

“Ferdinando Lazzaro – ha detto Esposito – è una figura da  me straconosciuta, strafrequentata e strasentita e, in tre anni  di indagini, la procura non lo ha mai accusato di reati di  carattere mafioso”.

Stefano Esposito

Stefano Esposito

Il senatore Stefano Esposito commenta così’il rapporto dei carabinieri  del Ros secondo cui l’imprenditore valsusino imputato nel  processo “San Michele” sulle presunte infiltrazioni della  ’ndrangheta in Piemonte lo contattò  perché intervenisse in suo  favore nell’assegnazione dei lavori per la Torino-Lione.  “Lazzaro si rivolse a me, e ad altri, perché  il consorzio Cmc  (il gruppo che aveva ottenuto da Ltf la realizzazione  del cunicolo esplorativo di Chiomonte) – avviò una  trattativa “a strozzo” nei confronti delle aziende valsusine. I  documenti riportano un mio comunicato congiunto con l’onorevole  Napoli in cui attacchiamo Regione Piemonte e Provincia di Torino  perché  non vedevamo la ricaduta dei lavori per la Tav sulle  imprese locali. Io quella battaglia – rivendica Esposito – l’ho fatta e continuo a  farla”.

Ma in quali circostanze Lazzaro parlò con Esposito?

“Nel 2012-13 – spiega il senatore Pd – Lazzaro venne a  parlarmi di alcune questioni relative alla Sitaf, la società  di  gestione dell’autostrada del Frejus) – aggiunge Esposito  -. Mi recai dopo le vacanze natalizie dall’allora procuratore  Caselli, che mi disse di rivolgermi ai Ros. Lì  feci un lungo  racconto, circa due ore, di quello che mi aveva detto Lazzaro. I Ros chiamarono altre persone, che io avevo indicato come utili  per verificare quanto da me detto”.

“Mi era chiaro di avere a che fare con un imprenditore che mi veniva a raccontare delle cose che aveva vissuto in un sistema  opaco, che lo stava espellendo, e lui cercava di sopravvivere” , sostiene ancora Esposito.

“Mi dispiace solo di una cosa – aggiunge il senatore – e cioè che una teoria politica portata avanti negli ultimi 5-6 anni da un  movimento politico, il M5S, che ha sempre teorizzato che quegli  imprenditori fossero legati alla mafia si trasformi in una tesi  giornalistica falsa. Perché  nonostante tutto questi non sono  mafiosi, e non perche’ lo dico io, ma perché  lo certifica la  procura di Torino che non ha indagato nessuno per reati del  genere. Io li ho difesi su questo versante e continuerò a farlo.  Hanno altri conti con la giustizia. Quando venne da me, sapevo  che Lazzaro era stato coinvolto in ’Asfaltopoli’, ma e’ un’altra  cosa”.

Esposito annuncia infine l’intenzione di fare causa civile  nei confronti della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle  Francesca Frediani, che in un comunicato stampa divulgato ieri (venerdì 25 settembre) ne aveva chiesto le dimissioni.  “Dopo il comunicato stampa della consigliera Frediani, in cui  vengo chiamato in causa come collettore della ’ndrangheta, e  come collante tra politica e ’ndrangheta, provvederò  a intentare  una causa civile, perché non perdo neanche tempo di fare quella  penale”.

 

La vicenda

Anche lui voleva mangiare una  fettina della ricca torta della Tav in Valle di Susa. E cosi’,  quando si accorse che rischiava di essere tagliato fuori, chiese  e ottenne l’aiuto del mondo politico piemontese insieme a una  campagna di stampa favorevole. Ferdinando Lazzaro, imprenditore  di Susa, oggi e’ imputato in un maxi processo di ’ndrangheta  chiamato “San Michele”, dove si parla delle infiltrazioni della  criminalita’ organizzata nel Nord-Ovest.

In realtà Lazzaro non deve rispondere di  associazione mafiosa, ma di smaltimento irregolare di rifiuti.  Sono i carabinieri del Ros, in un rapporto inoltrato nel 2012  alla procura di Torino, a collegare il suo nome (e quello di un  altro imprenditore, Giovanni Toro) alle “cosche crotonesi” che  volevano inserirsi nei lavori per il Tav.  Il documento contiene i nomi dei politici contattati da  Lazzaro e dal suo entourage: nell’elenco figura Stefano  Esposito, senatore Pd, battagliero sostenitore della  superferrovia, oggi assessore ai Trasporti a Roma. “Non ho  ricevuto nessun avviso di garanzia – aveva replicato Esposito, che su  Facebook ironizza (“Da oggi sono uno ’ndranghetista anch’io,  dovete chiamarmi don Stefano”) ricevendo tanti messaggi di  solidarieta’.

Lazzaro e’ un imprenditore molto conosciuto in Valle di Susa.  Ed e’ detestato dal popolo No Tav, che lo addita da sempre come  una specie di figura-simbolo dei “maneggi” che accompagnano la  Torino-Lione. Nel corso degli anni le sue aziende hanno anche  subito misteriosi attentati incendiari. “Le gare del Tav le ho  vinte regolarmente e senza alcun aiuto – sostiene Lazzaro -. Per  quanto riguarda l’operazione San Michele, non ho alcun capo di  imputazione di tipo mafioso, ma e’ solo una questione di  smaltimento di rifiuti. Associarmi alla ’ndrangheta è  solo un  modo per infangarmi”.

Nel 2012 nessuno sapeva dell’esistenza dell’inchiesta “San  Michele” e nemmeno che Lazzaro fosse monitorato dal Ros. Nel  cantiere del Tav voleva occuparsi di movimento terra (un lotto  da 12 milioni) come esponente del cosiddetto “Consorzio  Valsusa”. Il problema era che Cmc, il gruppo che aveva ottenuto  da Ltf la realizzazione del tunnel esplorativo di Chiomonte, non voleva trattare  con lui. I carabinieri annotano le telefonate in cui racconta  dell’interessamento di Esposito (“Questi fanno i tiranni, gli ho  detto, e lui ha preso il telefono e ha chiamato il presidente  Cmc”) e di altri, come l’allora assessore regionale ai Trasporti  Barbara Bonino (Pdl).

Poi arrivarono gli articoli sui giornali e le polemiche sul  rischio di esclusione delle aziende valsusine. Intanto l’allora  dg di Ltf, Marco Rettighieri, gli consigliava di “occultare il  suo nome” dal cda del consorzio per evitare che, a causa di un  precedente fallimento, non ottenesse linee di credito.  Nessun estremo di reato e nessuna inchiesta, ma è quanto  è bastato  al M5S, per bocca del consigliere regionale Francesca  Frediani, per chiedere le dimissioni di Esposito. “Se sono  indagato lo dicano – commenta l’assessore romano – altrimenti  chiedo io ai Ros di rendere pubblica una segnalazione che feci,  mi pare nel 2013, in merito a ciò  che l’imprenditore Ferdinando  Lazzaro mi raccontò  relativamente agli appalti della Sitaf (la  societa’ di gestione dell’autostrada del Frejus – ndr). Per la  verita’ comunque non mi risulta di essere intervenuto sui lavori Tav”.