scontri01 copiaEra già capitato nel 2012 a un anno dallo sgombero della cosiddetta “Repubblica della Maddalena”, con replica nel 2013: “passeggiate” lungo i sentieri, petardi, bombe carta per ricevere in cambio qualche lacrimogeno e un paio di manganellate. Poi luglio e agosto finiscono. I “campeggi” smontano per tornare l’anno dopo. Nel 2014 ecco il “campeggio itinerante”, con giovani saliti da ogni dove (Italia e non solo) nella nostra verde valle per assaltare le recinzioni del cantiere di Chiomonte, per provare a conquistare qualche metro di terra e soprattutto per “cissare” le forze dell’ordine magari senza ricordare il motivo. Ah sì, il motivo c’è ed è il solito: la Torino-Lione, vista come il compendio di tutti i mali che affliggono l’Italia e pure l’Europa se non il mondo intero. Così gli appuntamenti, le proteste e le marce “tranquille” precedono azioni che di pacifico hanno ben poco. A meno che scardinare reti, tirare sassi e bruciare copertoni nelle gallerie siano atti virtuosi. Provate a farlo come “singoli” anziché in gruppo e vedrete di nascosto l’effetto che fa.
Un tantino snobbato da sindaci e istituzioni locali negli anni precedenti, quest’anno il campeggio è stato accompagnato da un (reale?) ricompattamento di parecchi sindaci dietro le bandiere trenocrociate. Questo potrebbe aver dato una insperata (?) copertura politica alle gesta eroiche di alcuni “campeggianti”.
Non solo. Qualcuno si è lanciato in voli pindarici, proponendo incipit del tipo: “Sembra di essere tornati al 2005…” Come se dai fatti del Seghino e di Venaus non fossero passati 9 lunghi anni, con tavoli di confronto aperti, progetti presi e buttati nel cestino e completamente rifatti.

Chissà se, nonostante le molte buone ragioni degli oppositori all’opera, questo modo di guardare al domani con gli occhi del “reduce” e del nostalgico delle battaglie del passato aiuta davvero la valle. Forse i sindaci che si sono riuniti nei prati di Foresto dovrebbero chiederselo. Così come dovrebbero chiedersi quanto paghi, in termini di futuro, di difesa del territorio, di sviluppo dell’economia locale continuare a contrapporsi col resto del mondo.
Su questo però si può (anzi, si deve) discutere con libertà e tolleranza per le posizioni diverse. E’ la democrazia.
Ma la violenza? La violenza no. Quella va respinta. La violenza verbale come la violenza fisica verso le persone o il danneggiamento delle cose. Dovrebbe essere chiaro. E invece no. C’è chi teorizza il sabotaggio come un’azione non violenta. Singolare. La violenza verbale è tollerata anzi alimentata. Si esprime contro le forze dell’ordine con cori da stadio e insulti. Si esprime contro chi, come i titolari del Napoleon di Susa, hanno l’unico torto di fare il loro lavoro che è quello di mettere le stanze a disposizione di chi le chiede.
Poi c’è la violenza “fisica”. Sabato sera 26 luglio, dopo il corteo, con le recinzioni del cantiere prese d’assalto con pietre e altri oggetti. E una funzionaria di polizia ferita da una pietra. Ventiquattro ore prima, le cose non sono andate meglio. Assalti con ordigni rudimentali, razzi a lunga gittata e perfino mortai. Con un sostituto commissario rimasto ferito, ustionato. E poi l’ennesimo blocco dell’autostrada e i copertoni bruciati nella galleria Giaglione.
Insomma il campeggio No Tav si chiude con l’ennesimo “tranquillo week end di paura”. E i leader del “movimento” cosa dicono? Fanno spallucce. “E’ il popolo No Tav che decide le iniziative, ne decide il tenore e l’intensità”. “Non abbiamo nulla da rimproverarci”. “C’è stato qualche fuoco d’artificio e basta”. E i copertoni bruciati nella galleria? “Faceva freddo…”
Ma i sindaci, che cosa hanno da dire?
l.v.