edoardo fracchia

Edoardo Fracchia

Edoardo Fracchia è il figlio del sindaco di Sant’Ambrogio, Dario Fracchia. Vive nella capitale francese. Qui ha sposato una parigina.

“Ho compiuto da poco 30 anni e da più di 6 anni abito a Parigi con quella che é divenuta mia moglie alcuni mesi fa. Lavoro da 5 anni in un fondo di investimento con base a Parigi. Al momento degli attentati mi trovavo a casa di un amico che abita a poche centinaia di metri dal Bataclan. Eravamo una quindicina di persone riunite per festeggiare il suo 30° compleanno.

Siamo venuti a conoscenza degli eventi tragici in tempo quasi reale, avvertiti da un messaggio ricevuto da uno dei partecipanti della festa. Da quel momento siamo rimasti incollati alla televisione per cercare di capire cosa stesse succedendo.

Le prime ore sono state confuse, con diversi annunci: un attentato allo Stade de France, altri due in città, poi tre fino a falsi allarmi in altri quartieri della città.

Sentivamo ovunque le sirene della polizia e, anche non avendo accesso diretto sulla strada principale (ci trovavamo in un “passage”) affacciandoci alla finestra abbiamo notato come tutto fosse subito deserto e surreale.

L’atmosfera si aggravata quando abbiamo sentito le esplosioni provenire dal Bataclan, seguite dal ronzio dell’elicottero che girava sulle nostre teste. La maggior parte degli invitati erano italiani e abbiamo passato quasi tutta la sera  al telefono con famigliari e amici preoccupati per le notizie che iniziavano a filtrare e per il conto dei morti che si allungava di ora in ora.

La Prefettura di Parigi ha diffuso un messaggio in cui invitava chiunque a uscire; di conseguenza abbiamo passato la notte dal nostro amico che ci ha ospitato.

Ci siamo “addormentati” verso le 4 del mattino bivaccando in casa. Poi con un altro mio caro amico siamo poi tornati casa (io abito nel VII, non lontano dalla Tour Eiffel).

Verso le dieci del mattino abbiamo attraversato una città insolitamente spettrale … il sabato mattino di norma, le strane di Parigi son piene di gente; quando c’é il sole, come Sabato mattina, i café son stracolmi di parigini.

Tutto sommato c’era poca polizia, ad eccezione dei luoghi pubblici che erano invece pesantemente presidiati poliziotti e militari. Molti cittadini (me compreso) hanno scambiato parole di riconoscimento ed affetto verso le forze dell’ordine, ragazzi della mia età equipaggiati se stessero andando in in guerra.

Un momento surreale c’è stato in Place des Invalides; qui una turista russa mi ha chiesto informazioni su come raggiungere il Musée Rodin. In un inglese un po’ zoppicante le ho cercato di dire… e di mimare quanto fosse accaduto per farle capire che, dopo quello che era successo, tutti i musei sarebbero rimasti chiusi fino a data da definirsi

Sono rientrato a casa verso le 11.30. Ho preso caffé con mia suocera che, assieme al resto della mia nuova famiglia parigina che era rimasta in forte apprensione per tutta la notte. Mia moglie, nel frattempo, si stava imbarcando venerdi sera a Shanghai (dove aveva passato una settimana di vacanza) per tornare a Parigi.

Lunedì mattina, l’atmosfera in città era decisamente surreale. Siamo tornati tutti al lavoro con un grosso peso sullo stomaco; cercavamo di far finta che non fosse successo nulla. Abbiamo riflettuto sul fatto che questi terroristi quanto nulla hanno a che fare con milioni di cittadini mussulmani che in Francia sono perfettamente integrati alla società. Ho avuto diversi scambi “decisamente iracondi” con alcuni italiani che si sentivano in dovere proporre rastrellamenti, espulsioni e qualunquismi pericolosi.

A casa, con mia moglie, ci siamo detti che la sola cosa concreta che possiamo fare é quella di continuare a difendere i valori che fondano questo grande Paese che é la Francia:  Liberté, Egalité et Fraternité”.