Da sinistra, Claudio Varesio, Ester Gomba e Pierluigi GiaconePraticamente tutti coloro che donano con regolarità il sangue sono degli eroi sconosciuti che non cercano visibilità sociale né riconoscimenti e che, molto spesso, nemmeno sanno quante volte hanno donato il prezioso fluido durante la loro intera vita. È il caso di Ester Gomba, lucidissima 85enne residente in borgata Cervelli, a Coazze, che ricorda soltanto un dato, anzi una data: il 1963. “Mio figlio aveva sei anni e io e mio marito abbiamo iniziato a donare il nostro sangue a Torino, seguiti dal prof. Peyretti e dalla dottoressa Gatti — spiega la signora Ester — Non ci sentivamo affatto degli eroi, ma dei pionieri sì: donavamo in un sottoscala allestito con tre brandine spartane e senza molta privacy, come si dice oggi, ma nessuno si è mai lamentato e, anzi, tutti ci sentivamo davvero felici di compiere un gesto che è un po’ come la potatura di un albero e che soltanto in apparenza è una perdita, ma, nel lungo periodo, dona vigore”.
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