Papa Francesco sale sull'aereo

Papa Francesco sale sull’aereo

Portando da solo il suo bagaglio a mano (una borsa nera) Papa Francesco è partito lunedì mattina alla volta di Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù. Il suo arrivo  è  previsto alle 16 locali, le 21 italiane. E’ il primo  viaggio internazionale del Pontefice che su Twitter ha voluto  annunciare la sua partenza: “Sto arrivando in Brasile fra  qualche ora e il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la 28° GMG”.

In volo Papa Francesco, si è  intrattenuto con i giornalisti presenti e a loro ha esternato la sua  preoccupazione sui giovani. “Corriamo il rischio di avere una  intera generazione che non avrà mai trovato lavoro”. Il  Pontefice ha voluto sottolineare la gravità della situazione occupazionale nei diversi Paesi e delle sue ricadute morali  oltre che economiche: “Dal lavoro – ha scandito – viene la dignità personale di guadagnarsi il pane”. “La crisi mondiale non fa cose buone con i giovani”, ha rilevato Francesco  raccontando di aver letto la settimana scorsa le statistiche con le percentuali dei senza lavoro, dalle quali appunto si evince che non sarà facile per i disoccupati di oggi trovare domani un impiego. “Siamo abituati – ha denunciato il Papa – a questa cultura dello scarto: con gli anziani si fa tanto spesso, ed è  un’ingiustizia perché  li lasciamo da parte, come se non avessero niente da darci, e invece essi ci trasmettono la saggezza e i valori della vita, l’amore per la patria, l’amore per la famiglia: tutte cose di cui abbiamo bisogno. Ma ora tocca anche ai giovani di essere scartati”. “Dobbiamo tagliare questa abitudine di scartare le persone”, ha affermato proponendo “una cultura dell’inclusione, dell’incontro, e uno  sforzo per portare tutti nella società”. “In Brasile – ha spiegato riferendosi alla giornata mondiale della Gioventù  che raduna a Rio de Janeiro milioni di ragazzi dei cinque Continenti – vado a incontrare i giovani del mondo. Vorrei  trovare i giovani non isolati dalla loro vita, ma inseriti nel  tessuto sociale, nella società: perché quando li isoliamo, togliamo loro l’appartenenza alla famiglia, alla patria, alla cultura, alla fede. Non dobbiamo isolarli da tutta la società:  essi sono il futuro perché  hanno la forza, andranno avanti. Ma anche l’altro estremo, gli anziani, sono il futuro del popolo: con i giovani che hanno la forza dobbiamo includere anche gli anziani che hanno la saggezza della vita”.

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