Magda Suppo

Magda Suppo

Magda Suppo, alunna della III classe del Liceo Scientifico Norberto Rosa di Bussoleno, è risultata prima classificata del concorso letterario sul tema “La Via Francigena in Valle di Susa”, nell’ambito del progetto pilota “Francigeni per nascita.

Pubblichiamo la sua tesina.

In pellegrinaggioIl racconto di un uomo

Voglio raccontarvi una storia, la mia. Non è un racconto d’azione o d’amore. È il racconto di un semplice uomo che un giorno fece testamento e s’incamminò…

Volevo raggiungere il sepolcro di Pietro, dovevo fare questa cosa, ne sentivo la necessità come ora ho bisogno di raccontarvi la mia storia.

Sembrerà pazzesco, ma ho camminato per giorni nella Francia senza dare un peso particolare al mio cammino: lo stavo facendo, ma non m’interrogavo sulle situazioni intorno a me.

Un giorno arrivai ai piedi di una montagna, alzai la testa e la cima mi sembrava quasi un posto magico, un luogo irraggiungibile. Indovinate un po’, era proprio da lì che dovevo passare. Sentivo che dovevo raggiungere quel posto incantato che mi sembrava così lontano. Improvvisamente nella mia testa ci fu uno scossone. Come quando sogni e ti sembra di cadere; poi, quando ti risvegli, hai la sensazione come di essere caduto,  di aver fatto un salto. Il cuore ti batte fortissimo e il fiato è corto. A me successe la stessa cosa, e capii che il mio viaggio fino a lì era stato inutile. Improvvisamente mi resi conto che quella vetta non era solo una cima, ma la scalata a un’elevazione spirituale superiore. Essere su quella sommità così magica mi portava più vicino a Dio e più lontano dalle cose futili.

Iniziai la mia camminata con fatica, le mie gambe parevano non reggere più il peso della mia persona; la temperatura diminuiva, sentivo che il mio corpo era arrivato al limite, avevo le bolle ai piedi, le spalle infiammate dallo zaino, ma una forza mi spingeva sempre più in alto. Io dovevo salire! Salire sempre più velocemente. La mia fatica fu ripagata quando arrivai in cima, quando vidi uno spettacolo inimmaginabile; i miei occhi erano accecati da una visione così bella. Alla mia destra il sole calava e tingeva l’aria di un rosso che scaldava tutto ciò che mi stava attorno, i prati erano verdi, l’aria fresca, e non riuscivo a fare altro che sorridere e sentirmi realizzato. Era ancora più bello di quanto la mia fantasia potesse rappresentare.

Non so per quanto io sia stato lì ad osservare ciò che mi circondava: mi ricordo soltanto che una voce mi riportò sulla terra, una voce di una dolce bambina che mi chiese se avessi bisogno di un alloggio, e l’unica cosa che riuscii a rispondere furono le parole “Dove sono?”. Mi sembrava il Paradiso, ma non ero morto. La dolce bambina mi rispose che mi trovavo al valico del Moncenisio.

Pernottai nell’ospizio indicato da quella dolce ragazza, ma dormii poco perché volevo vedere cos’altro mi avrebbe riservato quella vallata. Era la Val di Susa.

vista valleDurante la cena alcuni avventori provarono a descrivermela, ma, dopo le immagini che avevo ammirato durante la giornata appena trascorsa, stentavo a credere che potesse esserci uno spettacolo ancora più bello.

Di prima mattina mi alzai e iniziai a scendere, pensando alla mia vita, a questo viaggio che mi stava mostrando persone diverse e molto socievoli come quei ragazzi che camminarono un po’ con me. Altre un po’ meno gentili, come degli uomini un po’ strani che insistevano sul fatto che io dovessi essere necessariamente accompagnato da loro fino a Susa, che da quanto compresi doveva essere il centro della vallata che stavo per visitare.

Mille pensieri mi giravano per la testa, e continuavo a rivivere immagini della mia esistenza, analizzando ogni minimo fotogramma per capire se avessi vissuto una vita degna di quel nome.

Continuavo a scendere molto velocemente, forse stavo anche correndo, ma non mi sarebbe importato di cadere, scivolare o farmi male, nulla mi avrebbe impedito di raggiungere Susa. Scendevo senza vedere nulla di diverso da alberi, cespugli ed erbacce, iniziavo a pensare di essermi perso quando improvvisamente la scorsi.

Vidi Susa dall’alto. Tutti quei tetti grigi, i camini fumanti. Una città piena di vita. Poi il mio sguardo andò oltre, vidi la valle circondata dalle montagne, con versanti ricoperti da boschi, terre coltivate, un posto meraviglioso. Mi fermai un attimo a guardare quello spettacolo. Una parte del mio cuore porterà sempre queste immagini con sé. Ripresi la mia discesa fino a quando entrai in città attraversando un ponticello, costruito probabilmente dagli antichi Romani. Era molto bello, tutto in pietra, e il fiume, che gli scorreva sotto, era calmo e trasparente e rifletteva gli ultimi raggi di sole. Raggiunsi il centro della cittadina e alloggiai in una locanda che faceva angolo con un parco meraviglioso. Sentivo che era adatta a me. Mangiai un buon pasto e conobbi un uomo. Era un po’ strano ma simpatico e si offrì d’accompagnarmi per visitare la città l’indomani; così mi recai a letto, ansioso che la notte passasse velocemente in modo da poter vedere le parti più belle di quella città.

Mi alzai e quell’uomo mi accompagnò sotto la porta di Susa, costruita dai Romani, come la cinta muraria che la circonda. Vidi molte case assai belle, giardini ben coltivati, la cattedrale e ogni chiesetta. Poi l’uomo mi disse: “Questa è la costruzione che, a parer mio, è la più bella di tutta la città ”. Avevo visto tante cose stupende. Com’era possibile che ce ne fosse un’altra ancora più bella?

La risposta era semplice: nulla di ciò che avevo visto finora legava così perfettamente la natura con l’uomo, come quella che ora stavo ammirando.

 Mi trovavo sotto un arco, l’Arco di Augusto. Proprio l’imperatore Augusto dell’antica Roma poteva essere stato dov’ero io in quell’ istante, proprio sotto quell’arco che faceva da cornice al monte più alto di tutta la valle che, con la punta innevata, rifletteva la luce del sole e creava una perfetta armonia di ombre e colori. Le parole non possono rendergli giustizia e in quel momento capii.

Capii tutto! Capii che il mio viaggio non era per vedere la tomba di Pietro, ma era per ritrovarmi. Ritrovare me stesso, l’uomo che ero, e diventare l’uomo che sarò. L’essere umano che deve avere una perfetta armonia tra la consapevolezza e la naturalezza, un uomo che, portando dentro sé stesso tante bellezze, non poteva far altro che essere buono. Un uomo che non aveva nulla che fare con quello che era partito alcuni giorni prima.

Voi vi chiederete chi sono e il perché della mia storia. Io sono lo spirito di tutti i pellegrini che hanno attraversato il Moncenisio per recarsi a Susa e proseguire il loro cammino da un luogo all’altro, per i più svariati motivi.

Il perché della mia storia? Per raccontare che il viaggio effettuato non è stato un semplice cammino spirituale, bensì un percorso che ha scosso la mia anima. E, come la mia, le anime di tutti coloro che avessero colto la bellezza e che fossero riuscite a sentire le parole della natura.

Un viaggio che trasforma le persone in esseri diversi. Uomini più ricchi. Colmi di sentimento.

 

Magda Suppo