Matteo

Matteo Renzi (l’ultimo in piedi a destra) negli scout con Gigi Marchitelli (il primo a sinistra)

Quando Matteo e Gigi erano insieme negli Scout. Dove Matteo è il sindaco di Firenze, segretario nazionale del Pd, in procinto di diventare a tutti gli effetti Presidente del Consiglio. Mentre Gigi è… Luigi Marchitelli, santambrogese (e quindi valsusino), storico collaboratore de La Valsusa, “emigrato” dall’inizio degli anni ’90 a Roma dove ha ricoperto numerosi incarichi: giornalista a Radio Vaticana, addetto stampa di numerosi eventi organizzati dal Pontificio Consiglio per i Laici, coordinatore delle riviste dell’Agesci, grafico editoriale free lance.

Matteo Renzi e Gigi Marchitelli si conoscono da un bel po’.

“Ho conosciuto Matteo alla fine degli anni ’90 – racconta Marchitelli – facevamo entrambi parte della pattuglia nazionale di branca R/S. Matteo era già in politica, mi pare facesse il consigliere comunale in un piccolo paese e iniziava ad interessarsi della Provincia. Fin da allora si sapeva che gli interessava la carriera politica”.

Poi, aggiunge Marchitelli, “ci siamo rivisti nel 2000, quando Matteo è venuto con la moglie al Forum internazionale dei giovani. L’evento era organizzato da mons. Renato Boccardo, all’epoca responsabile della sezione giovani del Pontificio Consiglio dei laici mentre io facevo (e faccio ancora adesso) l’addetto stampa dell’evento”.

Ma non è finita qui, perché dal 2001 al 2004 Renzi diventa caporedattore della rivista dell’Agesci “Camminiamo Insieme”, per i giovani dai 16 ai 21 anni.  “Io coordinavo ( e coordino) la stampa delle riviste, quindi tenevo i contatti con la tipografia”. C’è da dire che con la rivista, negli anni “hanno collaborato persone del calibro di Giovanni Minoli, Federico Lombardi, Piero Badaloni, ed è stata diretta anche da Roberto Cociancich, oggi senatore del PD”.

E Renzi che faceva? “Beh, a lui piacevano molto le frasi ad effetto, gli slogan. Scriveva diretto, esattamente come parla, e si firmava “Zac”, una sigla che è tutto un programma”. Dagli archivi di Marchitelli spunta una fotografia. “È la pattuglia nazionale R/S ai Forum della branca, a Viterbo nel giugno del 2001. Matteo Renzi all’epoca portava gli occhiali.

Eravate e siete amici? “Non proprio. Direi che siamo … conoscenti. A parte il lavoro comune nella rivista “Camminiamo insieme”, in pattuglia operavamo in ambiti diversi. Certo, abbiamo pranzato, cenato e preso il caffè insieme un sacco di volte. Del resto la “politica” della nostra pattuglia era mangiare il meglio possibile senza spendere un capitale”.

E sul lavoro com’è Matteo Renzi?

 “Non è un rompiscatole, sa delegare e dare spazi di autonomia, ma pretende il risultato e su certe cose vuole l’ultima parola”.

E’ così egocentrico come appare?

“L’ego ce l’ha di sicuro, ma non lo acceca al punto da non sapersi adattare con successo in diversi ambienti: insomma, sa stare al suo posto. In politica ha le sue idee di cui è convintissimo ed è ambiziosissimo. Ha un fondo di valori – familiari, cristiani, scout – ben consolidato e che costituisce la base delle sue convinzioni. Temo però che abbia qualche “buco” culturale, nonostante il 109 della laurea (non ottenne il 110 perché riuscì a litigare con il relatore…) e il fatto di essere sindaco di una città che è tra le massime espressioni della cultura nel mondo”.

L’ego non gli manca ma è anche un po’ spaccone?

“Direi di no. Non è per niente uno spaccone. E’ convinto delle sue idee e le esprime chiaramente, ha dalla sua una enorme tenacia e forse anche il fatto che, alla fine, non ha nulla da perdere”.

Bruno Andolfatto