Intervista con il Capitano Stefano Zonzin, del 32° Reggimento Genio Guastatori di stanza a Torino e dipendente dalla Brigata Alpina Taurinense, Il 32° Genio ha l’incarico di gestione degli interventi di bonifica. 

Cosa fare quando si trova un ordigno o qualcosa che sembra tale?

“Quando si rinviene un ordigno o qualcosa che possa farci sospettare che possa essere tale, innanzitutto non bisogna per alcun motivo toccarlo o tentare di rimuoverlo, occorre immediatamente segnalarlo alle Forze dell’Ordine, che provvederanno a segnalare il pericolo in quella zona inderdendola, avviseranno la competente Prefettura, che richiederà all’Esercito l’intervento di personale tecnico ossia di un team artificieri”.

Facciamo un esempio, stai facendo una passeggiata su un sentiero, trovi qualcosa, ti viene il dubbio, cosa fare…  lo lasci li che è pericoloso, oppure chiami i Carabinieri ma poi cosa succede?

“Possiamo tranquillizzare il cittadino, può stare tranquillo chi ritrova un ordigno, passeggiando nei boschi o anche durante la ristrutturazione di una casa, non viene accusato di nulla, anzi preferiamo che venga fatta una segnalazione in più, anche magari di quello che può rivelarsi poi un ordigno inerte o anche di qualcosa di simile ad un ordigno piuttosto che la cosa venga taciuta e l’ordigno rimanga li e costituisca un pericolo per altri”.

Quindi la raccomandazione é?

“Chiamate le forze dell’ordine, l’unica cosa è la segnalazione ai Carabinieri o altre Forze dell’Ordine, che non comporta alcunchè se non anzi un ringraziamento da parte della comunità perchè c’è un pericolo in meno in giro”.

Allora nell’evenienza la successione degli eventi è?

“Avvertiti i Carabinieri, segnalano il caso alla Prefettura che e a sua volta chiama L’Esercito”.

Chi è che interviene a questo punto?

“Intervengono i team specialistici in forza ai reggimenti del Genio composti da 2 artificieri, un caponucleo più un assistente, che hanno ovviamente frequentato gli appositi corsi per essere qualificati ed hanno maturato parecchia esperienza in numerosi interventi”.

Come si svolge l’intervento?

“Subito l’area viene interdetta dalle Forze dell’Ordine, in modo che qualcun altro, ignaro del pericolo, non ci vada accidentalmente sopra, prima del nostro intervento che comunque è celere. Nel caso di urgenza nel giro di un giorno o due, nei casi normali non più di una settimana circa, l’intervento viene già effettuato, l’area viene comunque interdetta perchè in questo lasso di tempo nessuno incappi in questo pericolo.

Gli artificieri quando si recano sul posto, identificano l’ordigno, e lo stato di conservazione, stabilendo se si può rimuovere e magari farlo brillare in una zona sicura come può essere una cava o doverlo distruggere sul posto”.

In territori come la nostra valle cosa si può trovare più frequentemente?

“In territori del genere i ritrovamenti più frequenti sono bombe da mortaio, da fucile, proiettili di vario calibro, proietti da artiglieria, tutto quel munizionamento di piccolo calibro inesploso durante i combattimenti (della II guerra, ndr) o nascosto durante la lotta partigiana quindi occultato in posti a volte impensabili e tenuto da parte, senza escludere i ritrovamenti più grossi come le bombe d’aereo ma quelli sono più rari”.

Magari capitano di più nei pressi di zone industriali?

“Le zone industriali sono quelle dove sicuramente i bombardamenti sono stati più massicci, però qualche tempo fa è stata disinnescata una bomba d’aereo a Chiusa di San Michele, i bombardamenti avevano un target preciso ma a volte dovendo alleggerirsi del “carico” e scaricavano bombe anche in zone non obiettivo”.

Come avvengono le varie fasi durante un intervento, abbiamo detto che c’è il riconoscimento e poi?

“In base alle condizioni e alla tipologia dell’ordigno si valuta se si può rimuovere e quindi portare in una zona che non comporta nessuno “sgombero” per la sua distruzione oppure se le condizioni dell’ordigno sono tali che non si può rimuovere quindi va bonificato sul posto. Se il raggio di sgombero in quel caso coinvolge delle abitazioni o comunque degli insediamenti questi vengono preventivamente sgomberati”.

Quale area coprite per i vostri interventi?

“Noi come 32° Reggimento Genio alle dipendenze della Brigata Alpina Taurinense abbiamo competenza su Piemonte, valle d’Aosta e Liguria”.

Quanti sono gli interventi effettuati negli ultimi anni?

“Dal 2006 da quando siamo stati incaricati di questa responsabilità abbiamo fatto 850 interventi, quest’anno siamo già a 40, siamo comunque sull’ordine del centinaio di interventi all’anno”.

In quest’ambito l’intervento come quello della Chiusa è stato di rilievo?

“Quello è stato un intervento particolare, perchè l’ordigno in sè era di notevoli dimensioni, parliamo di una bomba d’aereo e quindi per sicurezza richiede un notevole sgombero, in quei casi viene coinvolta direttamente la Prefettura, che gestisce l’intervento coordinando le varie forze in campo e occupandosi prima di far sgomberare gli abitanti che rientrano nel raggio di sgombero indicato da noi per poi lasciar lavorare gli artificieri”.

Si fanno tanti interventi nella nostra valle e di che tipo in genere?

“In valle di Susa sono stati fatti parecchi interventi, tutti ordigni di piccolo calibro, ma che sono i più pericolosi, perchè è vero che il più pericoloso in assoluto è la bomba d’aereo per la quantità di esplosivo, però quella nessuno si sognerà di andarla a toccare o rimuovere, quindi gli ordigni più piccoli, o non vengono riconosciuti o anche se lo sono vengono sottostimati, non si pensa che possano fare così tanto male, sono poi quelli che si rivelano i più pericolosi”.

I vostri team negli ultimi anni hanno operato spesso anche in missioni all’estero, che differenze ci sono nelle rispettive attività?

“Sono attività sostanzialmente diverse, si assomigliano perchè parliamo sempre di bonifica di ordigni esplosivi ma mentre qui (in Italia, ndr) parliamo di ordigni convenzionali, quindi realizzati in serie in fabbrica e che si trovano come residuati bellici, all’estero, oltre a questi, che comunque sono numerosi, parliamo di ordigni improvvisati”.

Quali sono le differenze fondamentali?

“Mentre per un ordigno convenzionale se ne conosce il meccanismo di funzionamento e quindi si può già a priori programmare un intervento sapendo le reazioni che avranno, con gli ordigni improvvisati tutto questo non si può fare perchè non si può conoscere a priori come l’ordigno si comporterà. Quindi la minaccia è sicuramente diversa”.

Avete fatto molti interventi in missione?

“Nell’ultimo mandato abbiamo fatto più di 60 interventi su ordigni improvvisati e oltre un centinaio su ordigni convenzionali, inesplosi, quindi rimanenze dei periodi di guerra”.

Quali attrezzature avete a disposizione per gli interventi?

“Le attrezzature a disposizione degli artificieri vanno dalla più semplice tiranteria ai più sofisticati complessi robot, l’attrezzatura viene scelta ed utilizzata in base all’intervento da fare. Se parliamo di interventi sul territorio nazionale si va dalla carica esplosiva per la bonifica di ordigni delle dimensioni come può essere una bomba a mano a strutture più complesse per disarticolare e poi svuotare dell’esplosivo ordigni come una bomba d’aereo”.

Quali raccomandazioni finali possiamo sottolineare?

“Non sottovalutare mai un ordigno per quanto piccolo e per quanto vecchio e rovinato dal tempo ci possa sembrare, potrebbero sempre essere degli elementi pericolosi che il tempo  ha magari reso più instabili. Quindi anche se l’ordigno viene in qualche modo riconosciuto è sempre bene non sottovalutarne gli effetti, anche un piccolo ordigno, per quanto arruginito, per quanto ci possa sembrare ormai “andato” in realtà può essere molto efficace e fare veramente male”.

Vito Aloisio