La situazione lavorativa in Valle in una serata di approfondimento a Caselette. Ai microfoni: Sandro Plano, Anna Blais, Michele Elia e Giorgio Bizzarri Temi importanti a Caselette: la redazione del periodico “Il Musinè”, legato al gruppo di minoranza del comune della Bassa Valle, ha indetto una serata di confronto aperta “a tutti quelli che hanno a cuore la situazione lavorativa del territorio”, come confermato dagli stessi organizzatori.

Ai microfoni Anna Blais, Direttore del Consorzio Socio-Assistenziale Valle di Susa (CONISA), Michele Elia, Responsabile del Centro per l’Impiego di Susa, Giorgio Bizzarri, Segretario della CISL di Torino e Sandro Plano, Presidente della Comunità  Montana Valli di Susa e Sangone, che hanno offerto uno spaccato dell’evoluzione del lavoro in atto in Val di Susa negli ultimi anni, con uno sguardo al passato ed ai possibili scenari futuri.

Una situazione non certo idilliaca: “In Italia si registrano 170 mila unità  di lavoro in meno rispetto all’anno passato“, ha esordito Bizzarri, evidenziando inoltre il rapporto 1 a 10 fra i disoccupati e gli individui in età  lavorativa. “Solo in Val di Susa si parla di 5 mila persone.

Fanno eco le parole di Elia che, pur riconoscendone l’importanza, ha rivisto l’effetto dei dati statistici attribuendo loro una grande utilità  per in primo sguardo d’insieme, ma anche una discreta tolleranza dovuta ad alcuni aspetti chiave.

In primis, la distinzione fra disoccupati ed inoccupati, cioè fra chi cerca lavoro e chi, pur non lavorando, non è interessato a trovarsi un impiego. In secondo luogo, va tenuto presente il cosiddetto lavoro in nero i cui dati, a detta di Elia, sono “difficili da monitorare, ma falsano quelli sulla disoccupazione reale“.

Per il Responsabile del Centro per l’Impiego, il fattore inedito della situazione occupazionale attuale sta nella sua sistematicità : “Cambierà  il mondo a cui siamo abituati : ha sostenuto Elia : ed il problema è che non sappiamo quello che ci sarà  dopo. Bisogna entrare nell’ottica di mettersi in gioco, di fare dei corsi di formazione, di specializzarsi.

Dello stesso avviso Anna Blais, che ha elencato i progetti avviati per la formazione di professionalità  spendibili nei settori in cui opera il COMISA che non subiscono la crisi: l’assistenza degli anziani (gli OSS qualificati sono molto richiesti in Valle), quella a domicilio (per cui si ricorre in larga parte a badanti non regolarizzate) e l’inserimento al lavoro dei soggetti disabili.

Sono però altri due i punti su cui il Direttore del Consorzio ha spinto durante il dibattito: la necessità  di creare un’interconnessione fra le banche dati dei vari enti sovracomunali per evitare gli sprechi e l’improprietà  dei mezzi usati finora per fronteggiare la perdita del lavoro: “Non si può pensare che la risposta a questa crisi strutturale siano i contributi socioassistenziali“.

A ciò ha risposto il Presidente della Comunità  Montana, che ha citato Prodi: “La nostra Italia vive sull’esportazione: è questo meccanismo che si è inceppato“. Per farlo ripartire occorrerebbe sostenere la piccola e media impresa detassando chi produce.

Cosa oltre le possibilità  degli enti locali che possono però avviare progetti ad hoc per settori specifici dell’economia della Val Susa. Pi๠in dettaglio, Plano ha individuato tre arre d’interesse: il turismo, da incrementare soprattutto in bassa stagione, l’agricoltura, “produrre ciò che si mangia è economia vera“, e lo sfruttamento del patrimonio forestale e delle aree industriali dismesse, “perchè è inutile consumare terreno di destinazione agricola con capannoni che non servono“.

Non poteva mancare una considerazione sull’effetto della Tav nell’occupazione valsusina, che dovrebbe garantire meno di 1500 posti di lavoro a fronte della spesa di 1/3 del bilancio nazionale. “Investire soldi per infrastrutture che servono per far decollare una produzione che non c’è è un ossimoro.- ha concluso Plano – Le risorse devono abbattere i costi di produzione.

Paola Bertolotto i relatori. la platea