Non era mancato chi, dopo i furti, aveva tirato in ballo i soliti “extracomunitari” che, nelle vesti di  capri espiatori di ogni male, funzionano sempre. O meglio, quasi sempre, visto che stavolta sulla scena del crimine ci sono “rampolli” del posto che hanno agito spinti da un mix di noia e  voglia di trasgressione.

A Bardonecchia, in queste ore, c’è un clima misto tra stupore, rabbia e sorpresa nello scoprire che la banda di “ladri seriali” a protagonista, tra il 19 e il 24 maggio, di una raffica di colpi in una ventina di appartamenti nello stesso condominio, è formata da ragazzini del paese di età compresa i 12 ed i 14 anni.

I carabinieri con la refurtiva recuperata

I carabinieri con la refurtiva recuperata

E mentre c’è già chi si lancia nel talk show delle solite analisi dei comportamenti e nella ricerca di colpe e responsabilità di istituzioni, famiglia e società, ancor più utile e cercare di capire sono andate le cose in questa vicenda incominciata – secondo le ricostruzioni e le testimonianze rese dagli stessi autori dei misfatti – come una sfida.

Ed eccoli allora, questi ragazzini, annoiati, in un giorno di maggio.

“Chi riesce per primo a forzare la porta di questo appartamento?”, chiede uno gli altri quattro coetanei. Nessuno si  tira indietro e tanto basta per fare in modo che  la compagnia di giovanissimi amici passi all’azione mettendo in atto i colpi in una ventina di alloggi del condominio di via Genova, in un ripetersi di atti a  metà strada tra il furto e il vandalismo fine a sé stesso

E adesso? I ragazzi sono stati denunciati alla procura dei minori (la maggior parte di loro però ha meno di 14 anni) e riaffidati ai genitori dopo avere confessato e dopo avere indicato i luoghi in cui custodivano la refurtiva.

Gli investigatori hanno impiegato oltre un mese per smascherarli. Come tutti i ladri poco esperti,  i cinque hanno commesso un errore fatale, dimenticando un piede di porco in uno degli appartamenti svaligiati

I carabinieri hanno girato i negozi di ferramenta della zona e uno dei titolari si è ricordato di avere venduto l’arnese a uno dei ragazzini.

Individuato il primo baby ladro, gli inquirenti lo hanno interrogato e sono risaliti ai nomi dei complici, che a loro volta hanno ammesso tutti i colpi.

Quasi tutti gli oggetti sono stati recuperati, anche perché, come ammesso dai ragazzi, “non rubavamo per rivendere la merce ma soltanto per passare il tempo”.

Ma non finisce qui, almeno per le grane che dovranno affrontare le famiglie dei ragazzi. Oltre che restituire la refurtiva ai proprietari dei 19 appartamenti, tutte seconde case nel palazzo di via Genova 22, i genitori dei cinque componenti della compagnia dovranno risarcire anche i danni provocati con le devastazioni: mobili danneggiati, vetri rotti, estintori scaricati all’interno delle stanze.