Foto Siciliani-GennariSIR 0610_5_veglia_ridotta(AgenSIR)

Card. Scherer a Radio Vaticana, sulle situazioni irregolari “siamo in cammino”

Sulle situazioni irregolari, “noi siamo in cammino e cerchiamo di fare luce sulla situazione”. È quanto dichiara il cardinale Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo in Brasile, in un’intervista sul Sinodo alla Radio Vaticana. “La natura del matrimonio, la natura stessa della famiglia, quelli che sono i principi cristiani riguardanti la famiglia, il matrimonio, difficilmente si possono cambiare”, spiega il porporato, “ma ci sono tante cose che dipendono da forme culturali, locali, storiche, che magari potrebbero cambiare e su questo si riflette e si rifletterà ancora, perché non è che dobbiamo decidere noi. Il Sinodo è consultivo, quindi il Santo Padre ascolta, si fa un’idea e poi deciderà quello che ritiene di dover decidere”. “La questione del concetto di indissolubilità del matrimonio e la questione delle coppie risposate, che vorrebbero una regolarizzazione del loro matrimonio e vorrebbero accedere ai sacramenti, è una questione che senz’altro ci impegna e che è al centro delle riflessioni”, ha testimoniato il cardinale. D’altra parte, “c’è anche la domanda: noi sulla famiglia, sul matrimonio, dobbiamo davvero cedere a tutte le pressioni che ci sono e che sono anche queste storiche, di questo momento storico, con questa crisi di valori, o c’è un nucleo essenziale, del messaggio cristiano nella parola della Chiesa su famiglia e matrimonio che noi dobbiamo sostenere?”. (segue)

Altra questione di cui tener conto, la nullità di molti matrimoni: “Quello che manca – dichiara il card. Scherer – è la possibilità reale di accesso ai tribunali, all’assistenza canonica della gente. Tanti ancora pensano che non ci sia la possibilità di avere una dichiarazione di nullità o c’è la confusione di pensare che ‘nullità’ sia lo stesso che ‘divorzio’. Manca la fattibilità pastorale. È su questo che dobbiamo insistere: rendere più pastorale il servizio giuridico canonico, per favorire le coppie che hanno diritto ad una sentenza da parte della Chiesa riguardo la loro situazione”. Secondo il card. Scherer, su questo punto si possono fare passi avanti significative: “Il Santo Padre ha già nominato una commissione per studiare una forma più snella di processo canonico per il riconoscimento della nullità”. Anche le coppie che si impegnano a vivere insieme senza celebrare il matrimonio possono essere un esempio: “Nella Chiesa siamo tutti in cammino”, ribadisce l’arcivescovo di San Paolo. “Il popolo di Dio è fatto di santi e peccatori. Non vogliamo tenere solo i santi e cacciare i peccatori. Anche riguardo al matrimonio – conclude -, ci sono coppie che vivono benissimo il sacramento, ma altre che invece hanno problemi. Ci sono coppie che non riusciranno mai a mettersi in regola, ma possono vivere tanti aspetti della vita cristiana, anche loro sono parte del popolo di Dio”.

Card. Vingt-Trois: “Contrastare la mentalità contraccettiva”

“Incoraggiare una mentalità aperta alla vita per contrastare la mentalità contraccettiva e la diffusione di un modello antropologico individualista che determina in certe regioni del mondo una forte caduta demografica, le cui conseguenze sociali ed umane non sono oggi abbastanza tenute in considerazione”. È l’invito rivolto dal cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente delegato della Settima Congregazione generale che si è aperta oggi alla presenza del Papa, ai padri sinodali chiamati a riflettere sulle “sfide pastorali circa l’apertura alla vita”. “In questo ambito – ha esordito il porporato – si toccano dimensioni ed aspetti molto intimi dell’esistenza, per i quali emergono differenze sostanziali tra una visione cristiana della vita e la sessualità e un modo di vita fortemente secolarizzato”. “Sono numerosi coloro che hanno delle difficoltà a cogliere la distinzione tra i metodi naturali di regolazione della fertilità e la contraccezione”, ha fatto notare il presidente delegato di turno. Tutto ciò, ha ammonito, “non è senza conseguenze sulla pratica sacramentale delle coppie che, spesso, non ritengono affatto che l’utilizzazione dei metodi anticoncezionali sia un peccato, e tendono a non farne materia per la confessione, anzi ricevono la comunione senza problemi”. Di qui la necessità di “far conoscere la coerenza della visione antropologica proposta dalla Chiesa”.

I coniugi Zamberline (Brasile): “Sessualità, fattore di santificazione”

La sessualità è un fattore di santificazione, e attualmente ha bisogno di essere salvata dall’erotismo imperante, che riduce l’essere umano ad un’unica dimensione”. Ne sono convinti Arturo e Hermelinda As Zamberline, responsabili del movimento “Equipe Notre Dame” per la super regione del Brasile, che hanno portato la loro testimonianza al Sinodo, come uditori, all’apertura della Settima Congregazione generale che si svolge questa mattina. Sposati da 41 anni, tre figli, una nuora e una nipote, i coniugi hanno fatto notare come sia “assolutamente necessario formare gli sposi alla perfezione umana e cristiana della relazione sessuale”, partendo dalla consapevolezza che “la generazione dei figli è un gesto sublime di amore per la donazione della vita”, ed ogni matrimonio deve essere aperto alla vita, non chiuso “egoisticamente” alla sua trasmissione. Tuttavia, “per ragioni giuste, e non per egoismo, gli sposi possono decidere di dilazionare la nascita dei figli, puntando ad una maternità e paternità responsabile”: è in questo spazio che si situa la liceità dei metodi naturali di regolazione della fertilità, offerti agli sposi cristiani, che “sono aperti alla vita e rifiutano l’aborto”.(segue)

“Il controllo della natalità attraverso i metodi naturali teoricamente è un bene: purtroppo, la nostra cultura attuale ce li presenta come carenti di praticità”. “Gli sposi, principalmente giovani – hanno detto i coniugi brasiliani – vivono un ritmo di vita che non permette loro di praticare questi metodi, che una volta scelti domandano tempo per la loro applicazione, e il tempo è un prodotto raro nel mondo in cui viviamo. Per di più, poiché possono essere applicati superficialmente e, per questo motivo, male utilizzati, i metodi naturali hanno acquisito la fama ingiusta di essere poco sicuri e molte volte inefficaci”.

Il card. Coccopalmerio: “Sui divorziati risposati,salvare la dottrina ma partire dalle persone concrete”

“Sulla questione dei divorziati risposati bisogna adottare l’ermeneutica del Papa”. Lo ha detto il cardinale Coccopalmerio, rispondendo alle domande dei giornalisti nel briefing di oggi sul Sinodo. “Bisogna salvare assolutamente la dottrina – ha spiegato – ma partire dalle singole persone e dalle loro concrete situazioni, necessità, urgenze, sofferenze. Bisogna dare una risposta a persone concrete che si trovano in condizioni di gravità e urgenza e chiedono una risposta che venga loro incontro”. Il cardinale ha ricordato quello che dice Gesù nel Vangelo: “Quando ti cade un figlio in un pozzo nel giorno di sabato, e c’è la gravità, il pericolo di vita, e l’urgenza, perché bisogna proceder subito, le risposte possono essere due: o non faccio niente e rispetto la legge del sabato, o mi rendo conto che ci sono due persone che hanno bisogno di me e intervengo. La legge del sabato c’è sempre, ma questo è uno dei casi che richiedono un mio intervento urgente”.

Poi il card. Coccopalmerio ha fatto “il caso di una persona che si trova in una unione non legittima, ma non può uscire da questa situazione”. Il caso sotto esame è quello di “una donna che si è accasata con un uomo abbandonato ingiustamente dalla moglie, si è unita a lui, ha allevato i suoi tre bambini, ha dato a quest’uomo la sua vita. Noi le dobbiamo dire di abbandonare quest’uomo?”, si è chiesto il cardinale. “In questi casi, molto precisi, in cui non è possibile lasciare questa situazione, devo fare qualcosa”. “Se comincia a fare questo, il Sinodo ottiene già un grande risultato”, ha concluso.

Card. Coccopalmerio: nessuna “benedizione” alle coppie gay

“Bisogna essere molto onesti e dire: per noi, non solo per la Chiesa cattolica ma per la cultura umana in genere, il matrimonio è quello fatto da un uomo e una donna, con elementi ulteriori molto precisi”. Così il cardinale Coccopalmerio, durante il briefing di oggi sul Sinodo, ha risposto a una domanda su una eventuale “benedizione” delle coppie omosessuali da parte della Chiesa. “Possiamo dire che non giudichiamo queste persone, che le riteniamo in buona fede – ha precisato il cardinale – però non possiamo dire che sono come un matrimonio, questo mai, ma non possiamo neanche dire che sono una ‘benedizione’, cioè una cosa buona. Non fa parte del nostro modo di vedere”. “Altra cosa – ha puntualizzato il porporato – è dire: ‘Ciascuno fa le sue scelte, non giudichiamo’. Ci sono persone ottime tra di loro, ma è una cosa diversa dal dire: ‘Questo tipo di unione è una cosa buona’”. Sempre a proposito di unioni tra persone dello stesso sesso, padre Lombardi ha riferito che “non se ne è parlato molto” nel dibattito sinodale. “Se ne è parlato – ha aggiunto il portavoce vaticano – nella linea dell’ascolto, del rispetto, dell’accoglienza, pur tenendo fede alla visione della Chiesa per la quale il matrimonio è tra un uomo e una donna, e mai tra uomo e uomo, donna e donna”. Un’indicazione venuta dai padri è “l’attenzione del linguaggio utilizzato, che spesso viene ritenuto poco rispettoso”.

Comunicato della Santa Sede: “La Chiesa non è una dogana ma una casa paterna”

“La Chiesa non è una dogana, ma una casa paterna e quindi deve offrire un accompagnamento paziente a tutte le persone, anche a coloro che si trovano in situazioni pastorali difficili”. Con questa affermazione, mutata dal magistero di Papa Francesco, la sala stampa della Santa Sede – nella sintesi diffusa oggi – definisce il dibattito svoltosi ieri pomeriggio dai padri sinodali, durante il quale “è stato ribadito fortemente che occorre un atteggiamento di rispetto per i divorziati risposati, perché spesso vivono anche situazioni di disagio o ingiustizia sociale, soffrono in silenzio e cercano in molti casi, attraverso un percorso graduale, di arrivare a partecipare più pienamente alla vita ecclesiale. La pastorale dovrà essere, quindi, non repressiva, ma colma di misericordia”. Durante l’ora di dibattito libero, si è detto che “è importante evitare attentamente di dare un giudizio morale, di parlare di ‘stato permanente di peccato’, cercando, invece, di far comprendere che la non ammissione al sacramento dell’Eucaristia non elimina del tutto la possibilità della grazia in Cristo ed è dovuta piuttosto alla situazione oggettiva della permanenza di un precedente legame sacramentale indissolubile”. (segue)

In quest’ottica, si legge nella sintesi dei lavori del Sinodo, “è stata ribadita più volte l’importanza della comunione spirituale”. Oggi, infine, “si è tornati a riflettere sulla questione dell’accesso al sacramento dell’Eucaristia per i divorziati risposati”, ribadendo l’indissolubilità del matrimonio, affermando che “bisogna guardare ai singoli casi”, ed “è stato comunque ricordato che per i divorziati risposati il fatto di non potersi accostare all’Eucaristia non significa assolutamente che non siano membri della comunità ecclesiale”.

Tra i temi anche paternità responsabile e “gravità” aborto. Nella seconda parte dell’Ottava Congregazione, è stato affrontato anche il tema della paternità responsabile, “ribadendo che il dono della vita (così come la virtù della castità) sono valori fondanti del matrimonio cristiano e sottolineando la gravità di un crimine come l’aborto”. È quanto si legge nella sintesi della sala stampa della Santa Sede. Allo stesso tempo, “sono stati evidenziati i tanti drammi che vivono molte famiglie, ad esempio in certi contesti asiatici, dove si verificano casi di infanticidio, violenza sulle donne, traffico degli esseri umani”. Il dibattito ha poi affrontato la questione della responsabilità dei genitori nell’educare i figli alla fede e agli insegnamenti che essa offre: “Tale responsabilità è primordiale – si è detto – ed è importante porvi la giusta attenzione”. Tra l’altro, è stato notato “come la pastorale dei bambini possa creare un punto di contatto con le famiglie che si trovano in situazioni difficili”.

A proposito di bambini, è stato sottolineato “l’impatto negativo della contraccezione sulla società, che ha comportato l’abbassamento della natalità”. Di fronte a tale scenario, “i cattolici non devono restare in silenzio, bensì devono portare un messaggio di speranza: i bambini sono importanti, donano vita e gioia ai loro genitori e rafforzano la fede e le pratiche religiose”. Infine, si è tornati a parlare del ruolo essenziale dei laici nell’apostolato della famiglia e nella sua evangelizzazione, così come dei movimenti laicali che possono accompagnare i nuclei familiari in difficoltà. A portare la loro testimonianza, i coniugi Olivier e Xristilla Roussy, della “Communauté de l’Emmanuel”, responsabili internazionali di Amour e Veritè.

Cardinale Parolin: “Al Sinodo clima di fraternità e di libertà”

“Mi sembra che il Sinodo stia andando molto bene, nel senso che si è creato un clima di grande fraternità e di grande libertà, come ci ha chiesto il Papa fin dall‘inizio. Mettendo insieme questi due aspetti, penso che si sta lavorando molto bene sul tema della famiglia”. È quanto afferma ai microfoni della Radio Vaticana il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Il porporato ricorda alle famiglie in difficoltà che “questo non è il momento di perdere la speranza, questo è il momento di capire che la Chiesa e il Papa sono vicini alle famiglie e che davvero non devono perdere la speranza, perché i problemi possono essere risolti. Abbiamo parlato del Vangelo delle famiglie – ha proseguito – e il Vangelo della famiglia è Gesù Cristo che è con loro. E se Gesù è con loro, soprattutto a partire dal momento della celebrazione del Sacramento del matrimonio, Gesù si mette al fianco degli sposi per accompagnarli in tutte le situazioni della vita. Quindi, se c‘è Gesù Cristo, non c‘è motivo di perdere la speranza, nonostante le molte difficoltà. Siamo vicini – ha concluso il cardinale Parolin – è stato detto più volte, con la nostra solidarietà e la nostra preghiera”.