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La testimonianza di una coppia filippina

“Il Vangelo della famiglia e la legge naturale” e “La famiglia e la vocazione della persona in Cristo”. Questi i temi della Terza Congregazione generale del Sinodo, durante la quale è continuato il dibattito generale alla presenza del Papa. Il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha introdotto la testimonianza dei coniugi George e Cynthia Campos, presenti al Sinodo come uditori. Entrambi sono impegnati nell’associazione “Coppie per Cristo”, una “comunità globale unita di famiglie evangelizzatrici che accende il mondo con la pienezza dell’amore trasformante di Cristo”, l’ha definita il cardinale. A 46 e 47 anni, George e Cynthia hanno raccontato di aver concordemente lasciato il lavoro per “servire insieme come coppia” la loro associazione: anche i loro quattro figli hanno seguito la loro strada. Quando era alla quarta gravidanza, a Cynthia sono state diagnosticate complicanze che la mettevano a rischio, con un’alta probabilità di mettere al mondo un bambino disabile. “Abbiamo scelto di terminare la gravidanza e di correre il rischio”, la testimonianza di Cynthia: “Ora nostra figlia Christen è molto sana e piena di vita”. “Coppie per Cristo” è oggi presente in tutte le 81 province e diocesi delle Filippine ed è stata portata in 163 Paesi. I coniugi Campos sono stati, insieme con i loro figli, in missione in Vietnam, Thailandia ed Australia. Nella sessione libera del pomeriggio di ieri sono intervenuti 19 padri sinodali.

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Vangelo della famiglia e legge naturale

La questione del “linguaggio”, il tema della “gradualità”, la necessità dell’“accompagnamento”. Sono alcuni argomenti del dibattito generale al Sinodo, che nella terza Congregazione generale di questa mattina – seguendo l’andamento per nuclei tematici dell’Instrumentum laboris – si è concentrato su “Vangelo della famiglia e legge naturale” e su “La famiglia e la vocazione della persona in Cristo”. Il briefing di oggi, tenuto da padre Federico Lombardi, ha avuto come protagonisti il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, e il cardinale Béchara Pierre Raï, patriarca di Antiochia, che hanno risposto alle domande dei giornalisti. Una parte dei 32 interventi di stamattina, ha riferito il portavoce vaticano, ha riguardato “l’attenzione da dare al linguaggio e ai linguaggi che la Chiesa deve usare per rispondere alle attese e farsi capire, nell’annuncio dell’odine voluto da Dio nella Creazione e nel Vangelo della famiglia”. Altra preoccupazione dei padri: “Il rispetto della gradualità”. “C’è un cammino – ha spiegato padre Lombardi – rispetto a cui i fedeli cristiani si avvicinano all’ideale della famiglia cristiana e del matrimonio cristiano”. Come ci ricorda il Concilio, “la Chiesa sussiste in pienezza nella Chiesa cattolica, ma ci sono anche elementi preziosi e importanti al di fuori della Chiesa cattolica”

Si tratta di “punti positivi” di esperienza pastorale – ha spiegato padre Lombardi – perché attraverso di essi si manifesta l’amicizia della Chiesa verso il mondo e l’umanità anche al di fuori dei confini stretti della Chiesa”. “Promuovere la conoscenza oggettiva e profonda del magistero della Chiesa, spesso non sufficientemente conosciuta”: è un altro obiettivo segnalato come prioritario dai partecipanti al Sinodo, che hanno chiesto che la preparazione al matrimonio non sia soltanto mirata alla celebrazione del sacramento, ma si articoli “con continuità” in varie tappe, a partire dall’iniziazione cristiana. Sull’indissolubilità del matrimonio, c’è stato un confronto esegetico, a partire dal Vangelo e dalle lettere di san Paolo: “Non si mette in dubbio che l’indissolubilità faccia parte del messaggio di Gesù – ha precisato padre Lombardi – però si vedono già nel Nuovo Testamento elementi di esperienza e di difficoltà con cui la Chiesa primitiva deve fare i conti per l’applicazione della volontà di Gesù. Le difficoltà di messa in pratica delle esigenze del Vangelo accompagnano tutta la storia della Chiesa”. Il cammino di preparazione al matrimonio “deve essere lungo, personalizzato e anche severo, senza timori di vedere eventualmente diminuire il numero di nozze celebrate in Chiesa, Altrimenti, si correrebbe il rischio di intasare i Tribunali con le cause matrimoniali”.

L’Eucaristia non è il sacramento dei perfetti

 

L’Eucaristia “non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino”. Lo hanno detto i padri sinodali, durante la Terza Congregazione generale che si è svolta stamattina, con 32 interventi. “Quanto all’accostamento all’Eucaristia da parte dei divorziati risposati – si legge nella sintesi degli interventi, diffusa dalla sala stampa vaticana – è stato ribadito che tale sacramento non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino”. La Chiesa, in materia di famiglia, “deve offrire il suo insegnamento in maniera più incisiva, presentando la dottrina non come un elenco di divieti, ma facendosi vicina ai fedeli, così come faceva Gesù”, si è detto oggi in Aula: “I cattolici vanno sì protetti, ma anche preparati meglio”, e la Chiesa “deve offrire il suo insegnamento i maniera più incisiva, presentando la dottrina non come un elenco di divieti, ma facendosi vicina ai fedeli, così come faceva Gesù”. In questo modo, “agendo con empatia e tenerezza, sarà possibile ridurre il divario tra la dottrina e la prassi, tra gli insegnamenti della Chiesa e la vita quotidiana delle famiglie”. “Perché ciò che occorre – è l’orientamento condiviso dai padri – non è una scelta tra la dottrina e la misericordia, ma l’avvio di una pastorale illuminata, per incoraggiare soprattutto le famiglie in difficoltà, che spesso avvertono un senso di non appartenenza alla Chiesa”. (segue)

E proprio sulle coppie in difficoltà, i divorziati risposati, è tornato a riflettere il dibattito odierno: a loro, si è detto, “la Chiesa deve presentare non un giudizio, ma una verità, non uno sguardo di comprensione, perché la gente segue la verità e segue la Chiesa se essa dice la verità”. “La medicina della misericordia dona accoglienza, cura e sostegno”, hanno assicurato in Aula: “Anche perché le famiglie sofferenti non cercano soluzioni pastorali rapide, non vogliono essere una mera cifra statistica, ma sentono il bisogno di essere ispirate, di sentirsi accolte e amate. Deve essere lasciato più spazio alla logica sacramentale, piuttosto che a quella giuridica”. Questo pomeriggio si svolgerà la Quarta Congregazione generale, sul tema: “La pastorale della famiglia: le varie proposte in atto”.

Un documento delle associazioni dei separati

“Le associazioni dei separati hanno fatto pervenire alla presidenza del Sinodo un appunto riservato, che va ben oltre a quanto richiesto nel questionario del ‘Documento preparatorio’ e soprattutto ben oltre ai già troppo restrittivi problemi della ‘comunione ai separati e/o divorziati che hanno iniziato una nuova unione’ e dell’impoverimento dei padri”. È quanto fa sapere Ernesto Emanuele, presidente dell’Associazione famiglie separate cristiane, in una nota diffusa oggi. Nel documento di circa 40 pagine, spiega Emanuele, “abbiamo portato al Sinodo le esperienze e la ‘vita’ raccolte nelle nostre associazioni di separati, di questi oltre 25 anni di separati tra i separati. Abbiamo chiesto la presa di distanza da documenti per fortuna non più in vigore, ma tali fino a 30 anni fa, in cui si parlava di ‘publice indigni’, ecc ecc., abbiamo chiesto gesti profetici di accoglienza dei separati. Abbiamo chiesto una ‘accoglienza vera’ dei separati da parte della Chiesa e della comunità cristiana, accoglienza fatta dai separati stessi, direttamente, come soggetti (e non più solo oggetti) della pastorale (e quindi, per parlare con chiarezza, non più fatta da coppie ‘doc’, da coppie ‘Mulino bianco’), che tale accoglienza non sia più solo in alcune diocesi o in alcune parrocchie, ma giunga fino alla diocesi e alla parrocchia più remota e tante altre cose”.

Giuseppina De Simone: “Non cercare schieramenti all’interno del Sinodo”

No a “cercare schieramenti all’interno del Sinodo”. A lanciare il monito è Giuseppina De Simone, docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, invitata in qualità di esperta insieme al marito Franco Miano, già presidente dell’Azione Cattolica italiana, alla III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. De Simone è intervenuta questo pomeriggio a Roma all’incontro “Donne seminatrici di speranza”. Si tratta del primo dei tre appuntamenti di confronto e approfondimento promossi, in occasione del Sinodo, dall’Azione cattolica italiana, dal Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac), dalla Fondazione Ac scuola di santità Pio XI e dall’Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche (Umofc). “La recezione che si ha all’esterno – spiega l’esperta – può essere viziata dall’impressione di uno scontro tra due visioni contrapposte su alcuni temi, mentre la riflessione che si sta sviluppando è a 360 gradi e riguarda in senso ampio la famiglia, non solo il matrimonio o la coppia. Famiglia come luogo delle relazioni, ponendosi in ascolto della sue fragilità, fatiche, attese”. La questione “è molto più grossa di alcune polarizzazioni: è saper accompagnare, cogliere la ricerca del bene, imparare a scoprire i semi della presenza di Dio nella vita delle persone, anche nei momenti di smarrimento e fatica”. (segue)

Le parole del Papa alla veglia di sabato, nell’omelia di domenica e nell’intervento di apertura, osserva De Simone, “hanno contribuito in maniera fortissima a definire lo stile e il clima” dell’assise. “Franchezza e ascolto umile: due dimensioni che il Pontefice ha raccomandato di tenere insieme”. Alla sua prima esperienza di partecipazione a un Sinodo, l’esperta parla di “emozione e timore”. “Man mano che si entra nel vivo dei lavori – racconta – cresce l’entusiasmo, si ha la sensazione di trovarsi in un momento di grazia straordinario. La ricchezza degli interventi esprime una grande varietà di contesti culturali, sensibilità e attenzioni, e fa toccare con mano che ciò di cui si sta parlando è troppo grande per essere ridotto a questioni specifiche”. “Come esperti – spiega – non dobbiamo esprimere una nostra linea di pensiero, ma aiutare a fare sintesi di quanto emerge; mettersi al servizio del Sinodo perché sia possibile trovare linee che non mortifichino la diversità delle posizioni”. Il Papa intende “raccogliere tutte le voci, anche le più diverse. L’obiettivo per ora è ascoltare, accogliere, raccogliere, per contribuire all’elaborazione dei contenuti che emergeranno. Stiamo respirando lo stile sinodale del camminare insieme”. “In tutti gli interventi – conclude De Simone – anche in quelli apparentemente più rigidi, c’è la possibilità di recuperare un elemento che vada nella linea di un annuncio del Vangelo che incontra le persone. Le strade e le modalità sono da trovare, e vanno cercate insieme”.