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Foto l'Osservatore Romano

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Mons. Kaigama (Nigeria): “La povertà non è solo questione di soldi”

La povertà non è solo questione di soldi”. Lo ha detto monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Ios in Nigeria, rispondendo alle domande dei giornalisti riguardo al pericolo di una “colonizzazione” dell’Occidente in Africa. “La famiglia in Africa ha una sua dignità”, ha detto Kaigama durante il briefing di oggi, mettendo in evidenza il fatto che spesso nel continente africano capita di assistere a veri e propri ricatti. “Se fate diminuire la popolazione, vi diamo gli aiuti”, è uno di questi, che proviene da alcune organizzazioni internazionali impegnate a trattare la questione dei cosiddetti “diritti riproduttivi” distribuendo contraccettivi. “Noi vogliamo rispetto, educazione, tutela della salute”, ha detto l‘arcivescovo: “La povertà non è solo questione di soldi: può essere povertà d’idee, di spiritualità, di visione. Noi africani siamo poveri materialmente, ma non poveri in altri sensi”.

 

Mons. Kaigama: “Nessuna criminalizzazione degli omosessuali“

“La Chiesa cattolica rispetta tutti gli esseri umani, come figli di Dio”. A ribadirlo è stato monsignor Ignatius Kaigama, arcivescovo di Ios in Nigeria, interpellato dai giornalisti in merito alla posizione della Chiesa africana sull’omosessualità. “L’Africa crede che l’essere umano, come insegna la Genesi, è stato creato da Dio uomo e donna, e che in queste due identità risiede biologicamente l’essere umano”. “Questo non significa – ha però precisato l’arcivescovo subito dopo – che noi africani odiamo le persone con diversi orientamenti sessuali”. Altro discorso, invece, è quello sul matrimonio: “Il matrimonio per la Chiesa cattolica è tra un uomo e donna, e nient’altro”. Se altre religioni, però, hanno diversi “valori culturali”, non si deve dar luogo a “nessuna criminalizzazione”: “La Chiesa è impegnata a difendere i diritti di ogni essere umano. Noi non puniamo nessuno: camminiamo insieme alle persone”.

 

Mons. Fernandez: “Le coppie migliori sono quelle che cercano di vivere il loro amore”

“Le coppie migliori sono quelle che cercano di vivere il loro amore, si perdonano e ricominciano sempre di nuovo, amano i loro figli e cercano il loro amore”. Ne è convinto monsignor Víctor Manuel Fernández, rettore dell’Università Cattolica dell’Argentina, che rispondendo alle domande dei giornalisti sulla pastorale del matrimonio ha citato la testimonianza portata al Sinodo da un padre che ha raccontato di essere uno di tredici fratelli. I suoi genitori, ha detto, sono sposati da 67 anni, non hanno mai letto un documento del Magistero e non appartengono a nessuna associazione e movimento ecclesiale. “È la pietà popolare tanto cara a Papa Francesco”, ha commentato il rettore: “A volte pensiamo che le coppie molto impegnate nella pastorale fanno apologetica, e invece le coppie migliori sono quelle che cercano di vivere il loro amore”, ha osservato.

Mons. Fernandez: “Nessuno vuole togliere l’indissolubilità del matrimonio”

“Nessuno vuole togliere l’indissolubilità del matrimonio”. Lo ha detto monsignor Víctor Manuel Fernández, rettore dell’Università Cattolica dell’Argentina, che nel briefing di oggi sul Sinodo ha risposto ai giornalisti: “Tutti vogliamo che gli sposi siano fedeli fino alla morte: la maggior parte dei padri non vuole indebolire la forma e la bellezza del matrimonio, che non deve diventare ‘light’. Altri padri insistono sul realismo comprensivo, che deve sforsarsi di essere vicino alle debolezze degli altri”. Sulla poligamia, ha detto ad esempio il rettore, “non andiamo indietro, per la dignità delle donne che vogliamo difendere, ma capiamo la realtà: se resta una sola donna, vuol dire che le altre che se ne devono andare sono destinate a morire di fame”. In questo come in altri casi, dunque, “è chiarissima l’impostazione del magistero della Chiesa: c’è però una sofferenza, un problema. Bisogna pensarci”.

“Bisogna approfondire molto di più la dottrina sulla famiglia”, ha detto mons. Fernández, facendo notare che a proposito del Sinodo è falsa l’alternativa tra pastorale e dottrina: “Quando diciamo che il Sinodo è pastorale – ha puntualizzato – non significa che non si debba approfondire la dottrina: altrimenti sarebbe come se la pastorale fosse senza testa, qualcosa di serie B”. “Se siamo qui solo per ripetere quello che abbiamo detto sempre, la Chiesa non cresce”, ha ammonito il rettore. Nello stesso tempo, ha aggiunto riferendosi alla modalità di svolgimento in due tappe del Sinodo sulla famiglia, “non bisogna pensare che adesso dobbiamo trovare disperatamente delle novità da dire: ci vuole del tempo”.

Card. Damasceno Assis: “Per le unioni omosessuali serve accompagnamento”

Le situazioni familiari difficili e le unioni tra persone dello stesso sesso “sono situazioni che esigono un accompagnamento da parte della Chiesa nei confronti delle persone coinvolte che vivono le loro esperienze come profonde ferite nella propria umanità, nel rapporto con gli altri e con Dio”. Lo ha detto il cardinale Raymundo Damasceno Assis, presidente delegato di turno, introducendo i lavori della Sesta Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia, che ha avuto per tema “Le situazioni pastorali difficili” che riguardano “due tipi di realtà: da una parte le situazioni familiari difficili, dall’altra le unioni tra persone dello stesso sesso”. “Rispondendo all’appello di Papa Francesco – ha proseguito il porporato – vogliamo imparare insieme l’arte dell’accompagnamento”, per “dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana, come si legge nella Evangelii Gaudium”. (segue)

 

 

In relazione alle “unioni tra persone dello stesso sesso” – ha proseguito il cardinale citando l’Instrumentum laboris del Sinodo – la discussione dei padri sinodali affronterà anche “il riconoscimento civile di tali unioni” e “la valutazione che ne fanno le Chiese particolari”, con “alcune indicazioni pastorali in proposito”. Per quanto riguarda le “situazioni familiari difficili che richiedono un’urgente risposta pastorale” da parte della Chiesa, ha proseguito il cardinale facendo sempre riferimento all’Instrumentum laboris del Sinodo, sono “le convivenze, le unioni di fatto, la situazione dei separati, dei divorziati e dei divorziati risposati, i figli e coloro che restano soli, le ragazze madri, le situazioni di irregolarità canonica, l’accesso ai sacramenti in tutti questi casi”. C’è poi la questione della “semplificazione delle cause matrimoniali, la cura pastorale delle situazioni difficili, la richiesta del sacramento del matrimonio da parte dei non praticanti e dei non credenti”. “Lungi dal chiuderci in uno sguardo legalista – ha concluso il presidente delegato di turno – vogliamo calarci nel profondo di queste situazioni difficili per accogliere tutti coloro che vi sono coinvolti e per far sì che la Chiesa sia la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”.

 

“Abbiamo richieste anche da unioni o coppie dello stesso sesso”, hanno raccontato Stephen e Sandra Conway, coordinatori di “Retrouvaille” in Africa, che hanno portato questo pomeriggio la loro testimonianza al Sinodo. “Intercettiamo queste coppie e cerchiamo di mostrare loro comprensione e compassione, spiegando loro che il nostro programma è presentato da équipe di mariti e mogli e che le loro storie ed esperienze non si riferiscono a coloro che si trovano a vivere in una unione o in un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Abbiamo anche una lista di esperti professionali che offrono i loro servizi per le unioni tra persone dello stesso sesso e passiamo a loro queste informazioni”. “Retrouvaille” è un’organizzazione “che aiuta le coppie ferite per le quali il nostro programma è l’ultima spiaggia, prima della separazione o del divorzio”, hanno ricordato i due coniugi. “Spesso incontriamo coppie che hanno vissuto insieme per molti anni, hanno bambini ma non sono ancora sposati”, hanno detto Stephen e Sandra: “Altri sono stati sposati prima e hanno paura di ripetere gli stessi errori. Abbiamo anche coppie al loro secondo matrimonio, cadute nella trappola di portare gli stessi problemi del loro precedente matrimonio nel nuovo. La maggioranza delle coppie sono al primo matrimonio, ma arrivano da noi totalmente disillusi e spesso sull’orlo del divorzio”.