assalto al cantiereTagliare le reti e le recinzioni del cantiere della Maddalena di Chiomonte non è certo l’espressione pacifica di un’opinione ma una “protesta violenta  e  non legittima”: E’ la motivazione con cui il giudice Marta Sterpos, del tribunale di Torino, ha rifiutato di applicare al No Tav Luca Abbà la circostanza del “fatto di lieve entità” e lo ha condannato a 15 giorni di reclusione (convertiti in una multa di 3.750 euro). L’episodio è avvenuto il 29 febbraio del 2012. Quel giorno, nel corso di una  manifestazione No Tav, Abbà recise simbolicamente il filo spinato che sormonta la recinzione.

Con quella manifestazione, i No Tav intendevano “celebrare” il ritorno in Valle di Susa dello stesso Luca Abbà, che l’anno precedente si era ferito in modo grave cadendo da un traliccio su cui era salito nel corso di una protesta contro l’allargamento della zona del cantiere della Maddalena.

Secondo il giudice il fatto non può  essere considerato “di particolare tenuità”, come aveva sostenuto la difesa, a causa del “carica simbolica del gesto” e del “contesto in cui è avvenuto”. “Senza voler valutare le ragioni del movimento No
Tav, la cui fondatezza certo non rileva in questa sede – si legge nella sentenza – il taglio del filo spinato rappresenta una modalità di protesta comunque violenta e non legittima, resa minacciosa dal fatto di essere posta in essere con l’appoggio di centinaia di persone che con la “battitura” (delle reti) amplificavano la condotta aggressiva”. Il gesto, dunque, “non appare consono a quel contesto pacifico e popolare” in cui, secondo i testimoni della difesa, si era svolta la dimostrazione.