acselE se alla fine il cosiddetto “guru” dei rifiuti si… rifiutasse? Non è un gioco di parole ma una possibilità concreta. Il lucchese Alessio Ciacci, stando ai rumors che arrivano dai palazzi comunali valsusini sarebbe seriamente intenzionato a respingere al mittente la Presidenza Acsel, approvata a maggioranza lunedì sera in una lunga e combattuta assemblea dei soci, cioè dei 39 sindaci dei Comuni valsusini. I motivi, stando ai bene informati, potrebbero essere due. L’esiguità del trattamento economico stabilito dall’assemblea per la figura del presidente: 21.840 lordi su base annua per il 2015, quindi circa 5.460 euro e 12 mila euro per il 2016 a cui si aggiungono i rimborsi spese per le trasferte dal luogo di residenza alla sede Acsel, riconosciuti a tutti i membri del CdA per un tetto non superiore ai 10 mila euro.
Ma quello che avrebbe indispettito di più l’ambientalista toscano è la questione dei poteri riconosciuti al presidente che, al momento, riguardano soltanto la rappresentanza dell’azienda e i rapporti con i comuni e non, come avrebbe chiesto Ciacci, gli aspetti gestionali e operativi che, invece, sono di competenza dell’amministratore delegato Paolo Borbon.

Alessio Ciaci

Alessio Ciaci

Secondo alcune ricostruzioni dell’assemblea (che si è svolta lunedì 21 a Susa, a porte chiuse, con l’unico giornalista presente invitato a uscire dall’aula), al termine della votazione il sindaco di Almese Ombretta Bertolo, supportata dal suo vice Claudio Piacenza, avrebbe parecchio insistito perché venisse votato un documento che disponeva l’attribuzione a Ciacci di una serie poteri gestionali e operativi.
Con un piccolo “dettaglio”: la legislazione vigente non consentirebbe questo cambiamento che, di sicuro, va a cozzare contro lo Statuto dell’Acsel. Tanto che sia i rappresentanti dei Comuni che non hanno votato Ciacci (pari al 37,36 delle quote), sia altri Comuni (Oulx, Villar Dora e Caselette) che invece lo hanno appoggiato sia pure senza grande entusiasmo, si sono espressi contro il documento che, alla fine, non è stato messo ai voti.
Fatto che avrebbe provocato un certo malumore in Ciacci che lo avrebbe esplicitamente espresso ad alcuni sindaci. Non solo mi avete decurtato il compenso (che malcontato ammonta a circa 650 euro netti al mese) e i rimborsi spese, non solo non c’è alcun riferimento tangibile ai premi commisurati agli obiettivi da raggiungere – avrebbe detto – ma nemmeno mi date i poteri. E che ci vengo a fare a Susa: la bella statuina?
A questo punto il rischio di un clamoroso “rifiuto” di Ciacci è reale, complice (probabilmente) una trattativa gestita non certo nel migliore dei modi. Per scongiurarlo, nella giornata di oggi, sarebbe stata convocata una riunione informale tra i sindaci sostenitori della candidatura dell’ambientalista toscano. L’obiettivo potrebbe essere quello di convocare in tempi rapidissimi un’assemblea straordinaria dei soci con l’obiettivo di approvare un documento che dia più poteri a Ciacci.
Documento su cui pendono però due incognite: l’approvazione di tutti i Comuni che hanno votato Ciacci e (soprattutto) la legittimità della decisione. A meno che non si voglia sopprimere la figura dell’Amministratore Delegato, sacrificando l’attuale Ad Paolo Borbon, e dare al Presidente tutti i poteri. In fondo a Rieti (dove Ciacci presiede la locale azienda rifiuti) è andata proprio così. Staremo a vedere.
Bruno Andolfatto