maccherrone4La crisi c’è e continua a mordere ormai da anni. Tra crisi, cassa integrazione, licenziamenti, non mancano le imprese che resistono e che scommettono sul futuro. E’ il caso della Selmat di S.Antonino, insediata all’inizio degli anni 2000 sull’area dove sorgeva la vecchia Magnadyne, passata in pochi anni da qualche centinaio a mille dipendenti (di cui 250 in valle di Susa). In questo periodo l’azienda è impegnata in un contenzioso con la Fiat, di cui è fornitrice. La speranza espressa dall’amministratore delegato Enzo Maccherrone:  “Che si possa tornare a dialogare e a lavorare insieme”. E a  Trana la Bottero, con sede a Cuneo, dà lavoro a 140 persone. “Navighiamo aspettando la ripresa”, dicono i dirigenti.

Intanto, in valle di Susa, le aziende sono alle prese con i sabotaggi contro il Tav. Così lunedì mattina, al Napoleon di Susa,  un gruppo di imprenditori valsusini ha incontrato i parlamentari del Partito Democratico. Nella riunione, che qualcuno ha voluto definire “convegno nascosto”,  non c’erano certo carbonari ma rappresentanti delle imprese valsusine più che mai nell’occhio del ciclone.

Con il segretario regionale Gian Franco Morgando, insieme ai parlamentari, ci sono Antonio Ferrentino, e Stefano Esposito, due politici del Pd certo non tra i più amati dai No Tav.

“Qualche sera fa – racconta Antonio Ferrentino, consigliere provinciale del Pd e sindaco di S.Antonino – mi è capitato di parlare con alcune “teste calde” della protesta. Mi hanno detto che, durante un’assemblea, sono stati autorizzati a fare atti vandalici ma con un limite: prendere di mira solo le cose e non le persone”.

Immediata la reazione di un imprenditore: “Se toccano i nostri mezzi e le nostre imprese toccano noi. Queste distinzioni non hanno senso”.

Mentre per Stefano Esposito “alcune imprese locali non rischiano solo attentati incendiari ma anche l’esclusione da appalti e subappalti pubblici”. Il senatore Pd cita gli esempi “dell’acquedotto di valle e dei lavori del cavidotto che stanno per partire”. C’è la sensazione, dice Esposito, “che possano restare fuori dall’assegnazione dei lavori per non far correre rischi ai cantieri. Se così fosse sarebbe assurdo”.

E le polemiche con Sitaf? “Registro con piacere che la dirigenza, e in particolare l’Ad Luciani, abbia fatto la scelta di campo della legalità rispetto a quanto sta succedendo in valle.  Ma insisto nella mia richiesta perché Sitaf faccia di tutto per andare incontro al sistema locale delle imprese, che le faccia lavorare nel rispetto delle regole e delle leggi. Anche se sarebbe ora che abbandonasse qualche legame di troppo con il mondo politico”.  Ad esempio? “Cito il caso di Sitalfa, il cui presidente svolge un ruolo nel Partito Democratico torinese. Sarebbe proprio il caso di superare queste sovrapposizioni di ruoli”.