Papa FrancescoInizia il Sinodo sulla Famiglia. Veglia in piazza in San Pietro

(AgenSIR) Si è conclusa con l’accensione delle fiaccole, da parte delle principali associazioni familiari, la Veglia organizzata sabato sera 4 ottobre dalla Conferenza episcopale italiana, alla vigilia del Sinodo per la famiglia. Dopo l’omelia del Papa, che è arrivato alle 19 in punto in piazza, al canto del “Vieni Santo Spirito” sono state portate sette lampade e ogni fedele in piazza – affollata di circa 80mila persone – ha acceso la propria candela. Ad accendere le sette lampade sono stati alcuni rappresentanti di Azione Cattolica, Rinnovamento nello Spirito, Famiglie Nuove (Movimento dei Focolari), Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione, tre suore della Congregazione delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù e una famiglia con situazione di disabilità: quella di Paolo e Mariangela Basile, collaboratori dell’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Volterra, in Toscana, che da poche settimane hanno in affido Stefano di sette anni, con difficoltà di linguaggio, essendo affetto dalla sindrome di Martin Bell. Durante il canto di congedo, Papa Francesco si è recato a venerare l’icona della presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, posta a uno dei lati del sagrato. Al termine della celebrazione, sono state lette le due preghiere per la famiglia composte, rispettivamente, da Benedetto XVI e Papa Francesco. Bergoglio prima di lasciare il sagrato della basilica ha salutato cardinali, vescovi e padri sinodali.

Mons. Galantino: “Un atto d’amore della Chiesa italiana”

“Un atto d’amore che la Chiesa italiana ha voluto fare”. Così sabato 4 ottobre, monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha definito la veglia di preghiera per il Sinodo sulla famiglia organizzata dalla Chiesa italiana con il Papa e i padri sinodali alla vigilia dell’apertura dell’assise sinodale. Monsignor Galantino, nel suo saluto di benvenuto – pronunciato a braccio -, ha ringraziato le migliaia di famiglie presenti per aver aderito all’invito a “ritrovarci qui, tutti insieme a quest’ora, soprattutto per pregare, per accompagnare con il nostro affetto i padri sinodali, per accompagnare il desiderio del Santo Padre di mettere sempre di più al centro della nostra attenzione, riflessione e preghiera la famiglia come bene comune, quel bene comune che è la famiglia”.

“Vogliamo ricordare a tutti, qui e a casa – ha proseguito il segretario generale della Cei – che la famiglia è veramente al centro della nostra società. Prendersi cura della famiglia è assicurare non solo il futuro, ma anche il presente, un presente bello, riuscito per la nostra società. È un atto d’amore che la Chiesa ha voluto fare”. Poi mons. Galantino si è rivolto ai padri sinodali per dire che “molte famiglie sono arrivate qui viaggiando tutta la notte e dopo la preghiera ritorneranno a casa. Lo hanno fatto perché hanno accolto l’invito del Santo Padre, e hanno accolto l’invito della Cei attraverso quel comunicato nel quale abbiamo innanzitutto ringraziato le famiglie, che in mezzo alle difficoltà, ma soprattutto grazie a progetti belli, riescono a dare un’anima sempre più bella alla nostra Chiesa”. Da qui il grazie del segretario generale Cei a tutte le parrocchie: “Circa il 70% delle parrocchie ha assicurato che stanno pregando o preghieranno con noi, ‘h24’, per tutta la durata del Sinodo”

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Le testimonianze

Antonio e Roberta: “Matrimonio, compimento del nostro amore”

“Vediamo nella famiglia il compimento del vostro amore e per questo, con voi, questa sera vogliamo pregare per il prossimo Sinodo sulla famiglia”. Si è conclusa con queste parole la prima delle tre testimonianze di coppia offerte in piazza san Pietro aspettando il Papa, che presiederà la preghiera per il Sinodo promossa dalla Cei alla vigilia dell’apertura di domani. A parlare sono Antonio Soreca e Roberta Quaranta, 31 e 25 anni, della diocesi di Benevento. “Siamo insieme da 4 anni, e da un po’ di tempo stiamo ponendo le basi per il nostro futuro insieme. Si tratta di piccoli passi, di un progettare prudente ma che dà ossigeno alla nostra vita di coppia perché ci orienta verso il compimento del nostro fidanzamento che per noi è il matrimonio sacramentale. Come ci ha insegnato Papa Francesco, io Antonio vorrei aiutare Roberta a diventare più donna e Roberta vorrebbe aiutare me a diventare più uomo”. “Siamo per un amore che vive di piccole conferme quotidiane per porre le basi di un ‘sì’ che per noi non può che essere unico e indissolubile”, gli ha fatto eco Roberta: “Il confronto con amici che hanno già fatto questa scelta o che si preparano a compierla prima di noi, ci fa crescere”.

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 Margherita e Marco;”Con l’affido è arrivata la figlia del cuore”

“Una mattina al lavoro arriva a Margherita una telefonata, è un amico, volontario in ospedale. Ci dice che una bimba di sette mesi cerca una famiglia affidataria, e chiede se conosciamo qualcuno a cui proporre questa avventura. E così la piccola arriva da noi, ed ora è qui figlia del cuore. E la nostra famiglia non si ricorda nemmeno com’era quando lei non c’era”. Marco Invernizzi – sposato con Margherita da 17 anni, e con lei collaboratore dell’Ufficio di pastorale familiare della diocesi di Novara – racconta così, alla Veglia Cei per il Sinodo, l’esperienza dell’affido, tanto desiderata e arrivata solo di recente, dopo quattro figli. “La vita accolta – ha testimoniato Margherita – ha ridato vita a noi, che avevamo tutto e rischiavamo di addormentarci. Non sappiamo più se noi abbiamo accolto lei, o se lei ha accolto noi, le nostre lotte educative, la nostra fatica nel costruirci famiglia, il nostro bisogno di saperci affidare. Per questo oggi non possiamo che dire grazie perché, come ci ricorda il Papa, la mano del Signore ha ampliato l’orizzonte della nostra esistenza, e ha generato per noi un mondo nuovo. E ora questo mondo nuovo desideriamo abitarlo con gioia”.

 Nicola e Antonella: “Ritrovarsi dopo sei anni di separazione”

“In Dio tutto è possibile, e il ‘per sempre’ in Lui è recuperabile”. Nicola e Antonella Lops, dell’associazione “Retrouvaille”, l’hanno pronunciata insieme questa frase, a conclusione del loro intervento in piazza San Pietro. Sposati da 15 anni, due figli – Paolo di 14 anni e Sara di 11 – hanno riscoperto il loro matrimonio, partito col vento in poppa del fidanzamento, dopo sei anni di separazione. “Non era proprio il matrimonio che mi immaginavo”, ha raccontato Nicola: “Quello che mi mancava lo iniziai a cercare fuori dal contesto familiare, iniziai a tradirla prima in maniera occasionale, dopo stabilendo una relazione extra coniugale fissa con un’altra donna”. Dopo quasi otto anni di matrimonio, arriva la separazione. E proprio nei “lunghissimi anni della separazione”, Nicola ha “riscoperto” Antonella, che gli stava vicino “gratuitamente”: “Nonostante tutto il male che le avevo fatto, era sempre stata lì ad aspettarmi”. “Quando Nicola mi ha chiesto di riprovare a ridare una speranza alla nostra relazione mi sentivo molto titubante e incerta”, ha confessato Antonella: “Avevo tanta paura di soffrire di nuovo”. “Lo scorso Natale è stato per me il più bello della mia vita, finalmente siamo tornati a vivere insieme dopo tanti anni di separazione e lontananza”, ha raccontato Nicola.

Cardinale Bagnasco al Papa: “Spenderci per la gente”

Come Chiesa sentiamo di non voler combattere alcuna battaglia di retroguardia, né semplicemente di difesa: intendiamo, piuttosto, spenderci fra la gente, in un contesto che – se sul piano economico parla il linguaggio di una crisi grave perdurante – su quello culturale mette a dura prova motivazioni e scelte di fondo”. È il saluto del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, al Papa, appena arrivato in piazza san Pietro per presiedere la preghiera per il Sinodo promossa dalla Conferenza episcopale italiana alla vigilia dell’apertura dell’assise dei vescovi sulla famiglia. “Avvertiamo nel nostro cuore – ha proseguito il cardinale – il peso dell’incertezza e del disagio che attanagliano soprattutto i giovani, ritardando la realizzazione di progetti di vita; siamo testimoni della frammentazione che indebolisce i legami tra le persone, umilia la vita nascente ed emargina gli anziani, con il risultato d’impoverire il tessuto dell’intera società”. “Non vogliamo né possiamo rassegnarci a tutto ciò”, ha assicurato il cardinale a nome della Chiesa italiana: “Rinnoviamo, piuttosto, la responsabilità del nostro servizio, che ci chiama a promuovere e far brillare la grandezza e la verità della vocazione umana e del Vangelo del matrimonio e della famiglia”.

“Ci guida e ci sprona – ha proseguito il card. Bagnasco – un amore appassionato per l’uomo, approfondito alla luce dell’esperienza cristiana che, se non ci impedisce di riconoscerne le fragilità, ce ne fa ancora più gustare la dignità e la bellezza”. Di qui la “gratitudine a ogni uomo e a ogni donna che, in questo tempo complesso, si affidano con fiducia a un progetto di vita familiare”. “Con Lei vogliamo dire grazie al Signore per il tanto bene che c’è nelle famiglie – ha detto il presidente della Cei ringraziando il Papa per il suo ‘impegno instancabile’ – a partire dall’investimento educativo con cui i genitori reagiscono a una cultura che spesso produce non senso, appartenenza debole e disaffezione al bene comune”. “È una felice circostanza quella che ci vede pregare insieme con Lei questa sera, alla vigilia dei Sinodo dei vescovi”, le parole iniziali rivolte dal card. Bagnasco a Papa Francesco: “Il nostro abbraccio è ben più ampio di quello che raccoglie questa solenne piazza: coinvolge tante comunità parrocchiali e tante case, dove in questo momento ci si unisce con spirito orante e partecipe alla nostra celebrazione. È il segno dell’affetto della Chiesa italiana per il Successore di Pietro; nello stesso tempo, è l’espressione dell’attenzione condivisa per il tema sul quale i padri sinodali sono chiamati a confrontarsi”.

 Papa Francesco: “La famiglia, scuola senza pari di umanità”

Foto Siciliani-GennariSIR 0610_6veglia_ridotta“Anche nella cultura individualista”, la famiglia “continua a essere scuola senza pari di umanità, contributo indispensabile a una società giusta e solidale”. Ne è convinto il Papa, che appena arrivato in piazza san Pietro per la Veglia organizzata dalla Cei alla vigilia del Sinodo ha salutato così: “Care famiglie, buonasera! Scende ormai la sera sulla nostra assemblea”. “È l’ora – ha proseguito – in cui si fa volentieri ritorno a casa per ritrovarsi alla stessa mensa, nello spessore degli affetti, del bene compiuto e ricevuto, degli incontri che scaldano il cuore e lo fanno crescere, vino buono che anticipa nei giorni dell’uomo la festa senza tramonto”. “È anche l’ora più pesante per chi si ritrova a tu per tu con la propria solitudine, crepuscolo amaro di sogni e di progetti infranti”, ha detto Francesco: “Quante persone – ha denunciato – trascinano le giornate nel vicolo cieco della rassegnazione, dell’abbandono, se non del rancore; in quante case è venuto meno il vino della gioia e, quindi, il sapore – la sapienza stessa – della vita… Degli uni e degli altri questa sera facciamo voce con la nostra preghiera. La preghiera per tutti”

Poi l’analisi centrale del Papa: “È significativo come – anche nella cultura individualista che snatura e rende effimeri i legami – in ogni nato di donna rimanga vivo un bisogno essenziale di stabilità, una porta aperta, di qualcuno con cui intessere e condividere il racconto della vita, di una storia a cui appartenere”. “La comunione di vita assunta dagli sposi, la loro apertura al dono della vita, la custodia reciproca, l’incontro e la memoria delle generazioni, l’accompagnamento educativo, la trasmissione della fede cristiana ai figli”: “Con tutto questo – ha riassunto Francesco – la famiglia continua a essere scuola senza pari di umanità. E più le sue radici sono profonde, più nella vita è possibile andare lontano, senza smarrirsi né sentirsi stranieri ad alcuna terra”.

“Prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l’odore degli uomini di oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce”. È l’invito rivolto oggi dal Papa, durante la Veglia organizzata dalla Cei in vista del Sinodo. A proposito dell’importante appuntamento che si apre domani in questa stessa piazza, Francesco ha detto che è questo il primo compito del Sinodo, in linea con la “Gaudium et Spes”: “A quel punto sapremo proporre con credibilità la buona notizia sulla famiglia”, ha assicurato. Nel Vangelo, ha ricordato, ci sono “una forza e una tenerezza capaci di vincere ciò che crea infelicità e violenza. Sì, nel Vangelo c’è la salvezza che colma i bisogni più profondi dell’uomo! Di questa salvezza – opera della misericordia di Dio e Sua grazia – come Chiesa siamo segno e strumento, sacramento vivo ed efficace. Se così non fosse, il nostro edificio resterebbe solo un castello di carte e i pastori si ridurrebbero a chierici di stato, sulle cui labbra il popolo cercherebbe invano la freschezza e il profumo del Vangelo”.

“Il segreto sta in uno sguardo”. È questo, per il Papa, il “terzo dono” da implorare per il Sinodo. “Dallo Spirito Santo per i padri sinodali – ha detto il Papa elencando il primo dono – chiediamo, innanzitutto, il dono dell’ascolto: ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del popolo; ascolto del popolo fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama”. “Accanto all’ascolto – ha proseguito – invochiamo la disponibilità a un confronto sincero, aperto e fraterno, che ci porti a farci carico con responsabilità pastorale degli interrogativi che questo cambiamento d’epoca porta con sé. Lasciamo che si riversino nel nostro cuore, senza mai perdere la pace, ma con la serena fiducia che a suo tempo non mancherà il Signore di ricondurre a unità”. “La stoia della Chiesa non ci racconta forse di tante situazioni analoghe, che i nostri padri hanno saputo superare con ostinata pazienza e creatività?”, si è chiesto il Papa, per il quale “il segreto sta in uno sguardo”, ed è questo “il terzo dono che imploriamo con la nostra preghiera”. “Perché – ha spiegato – se davvero intendiamo verificare il nostro passo sul terreno delle sfide contemporanee, la condizione decisiva è mantenere fisso lo sguardo su Gesù”, come si legge nella “Lumen gentium”, “sostare nella contemplazione e nell’adorazione del suo volto”.

Se assumeremo il suo modo di pensare – ha concluso il Papa – di vivere e di relazionarsi, non faticheremo a tradurre il lavoro sinodale in indicazioni e percorsi per la pastorale della persona e della famiglia”, poiché “ogni volta che torniamo ala fonte dell’esperienza cristiana si aprono strade nuove e possibilità impensate”. “A quel punto – ha assicurato – il nostro confronto sulla famiglia, amata con lo sguardo di Cristo, diventerà un’occasione provvidenziale con cui rinnovare – sull’esempio di San Francesco – la Chiesa e la società. Con la gioia del Vangelo ritroveremo il passo di una Chiesa riconciliata e misericordiosa, povera e amica dei poveri; una Chiesa in grado di ‘vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà che le vengono sia da dentro che da fori’”, ha detto Francesco citando ancora la “Lumen gentium” e auspicando che “possa soffiare il Vento della Pentecoste sui lavori sinodali, sulla Chiesa, sull’umanità intera. Sciolga i nodi che impediscono alle persone d’incontrarsi, sani le ferite che sanguinano, riaccenda la speranza, c’è tanta gente senza. Ci conceda quella carità creativa che consente di amare come Gesù ha amato. E il nostro annuncio ritroverà la vivacità e il dinamismo dei primi missionari de Vangelo”.