Le attività  della Protezione Civile nelle urgenze, A poco pi๠di un anno di distanza facciamo un consuntivo dell’esperienza in Abruzzo dell’Ana Valsusa Nel racconto di Renzo Turco e di Paolo Parisio l’esperienza della Protezione Civile, Ana Valsusa, nell’evento abruzzese dello scorso anno.

Il personale della Protezione Civile nell’emergenza abruzzese, in particolare quello partito dalla nostra valle, è stato coinvolto nella costruzione delle tende di prima accoglienza per la popolazione dai Comuni intorno a L’Aquila, come quello di Barisciano.
Dire montaggio tende può sembrare una cosa semplice da campeggiatori ma non è così, in parte perchè si è svolto tutto in una situazione di emergenza e di pericolo in quanto le scosse telluriche hanno continuamente tenuto in tensione popolazione e volontari e poi perchè non si è trattato di montare semplicemente qualche tendina ma di organizzare i campi come piccoli paesi completi di ogni servizio fondamentale.
Bisogna considerare che nei primi momenti di soccorso la gente non aveva nulla se non quelle poche cose che aveva raccolto in fretta e tutto era necessario. Così le tende sono state attrezzate con brandine e sistemi di riscaldamento per il freddo ma anche di condizionamento per il caldo, e poi i servizi, da quelli igienici alle mense, asili oltre che scuole fino alla chiesa. In sostanza tutto quanto poteva servire per una vita normale anche in quelle circostanze, in strutture di emergenza, e per lungo tempo finchè la popolazione non avesse potuto tornare alle proprie case o in altre nuove.
Solo a Barisciano erano circa 800 le persone ospitate in tenda, all’inizio, in emergenza, tutte insieme indistintamente, poi un po’ per volta suddivise per nucleo familiare per una migliore vivibilità .
In ogni caso i campi sono stati costruiti sempre nei pressi delle “vecchie” abitazioni per permettere agli abitanti di recuperare le cose pi๠importanti o utili ed anche per mantenerne un certo controllo.
Sono state poi montate anche le tende per le strutture sociali mentre cominciavano ad essere disponibili le prime case antisismiche, strutture queste che sono state destinate ad abitazione temporanea in sostituzione delle tende fino alla disponibilità  delle case originarie se dichiarate agibili o riparate o a quelle nuove definitive per coloro che non avessero pi๠la casa appunto originaria.
Il personale della Protezione Civile aveva il compito di effettuare i test di funzionalità  di queste abitazioni nonché di controllare che fossero presenti tutti gli accessori previsti in base ad una lista di controllo, sempre tenendo conto del fatto che le persone che andavano a vivere in queste case potevano aver perso tutti i loro averi e quindi avevano bisogno di tutto il necessario per vivere decorosamente.
L’ordine di inserimento della popolazione in queste case è stato organizzato con l’uso di un programma computerizzato noto come “gioiello”, gestito dal comune di L’Aquila e dal Dipartimento della P. C.
Questo programma teneva conto della situazione di ogni cittadino, famiglia ecc. considerando una gran mole di parametri per determinare una sorta di ordine di necessità  ed era aggiornato costantemente i base allo sviluppo della situazione.
In questo modo la popolazione è stata trasferita gradatamente in queste nuove case temporanee, ed in questa situazione sono stati molti i momenti “umani” a cui i volontari che aiutavano nello svolgere i compiti hanno assistito. Dalla gente triste perchè abbandonava tra gli ultimi i campi di tende che venivano intanto smontati a quella preoccupata per il proprio futuro o per il destino delle proprie case. Le “vecchie” case venivano classificate dai Vigili del Fuoco in base alle loro condizioni, dipingendo una lettera sull’ingresso, a-b-c-d-e. Le “a” erano quelle in migliori condizioni, e poi via via fino a quelle da demolire.
Passata l’emergenza dei primi momenti è stato comunque importante trasferire la gente in case pi๠solide delle tende in quanto i tempi per il ritorno alla normalità  non si potevano ancora quantizzare. Nelle nuove case antisismiche gli abitanti trovavano una piccola, semplice, consolazione sotto forma di una bottiglia di prosecco e una scatola di pasticcini accompagnate dalla lettera della Presidenza del Consiglio. Un gesto appunto semplice ma un gesto.
Come accennato, le tende a mano a mano che venivano liberate, erano anche smontate e spedite al centro di raccolta di Avezzano dove i volontari della Protezione Civile provvedevano ad un lavoro tanto tedioso quanto necessario, cioè spacchettare tutto, separare le varie tipologie di materiale, valutare le condizioni e di conseguenza rimettere insieme quanto ancora efficiente, ricondizionare quanto abbisognava di riparazioni, lavaggi e quant’altro e infine ricostituire i container con i materiali ordinati e pronti per un’altra evenienza.
Non è stata una cosa semplice, si trattava “solo” di 3000 container, ma fondamentale, ovviamente dopo mesi di utilizzo molti materiali si sono logorati, persi distrutti e così via, ma molti erano ancora in buone condizioni o facilmente ripristinabili e così sono stati preparati e organizzati, pronti per l’uso.
In conclusione l’opera dei volontari della Protezione Civile è apparsa tempestiva ed organizzata con una rapida risposta alle necessità  e con la gente messa in sicurezza velocemente. Tutto questo significa organizzazione e preparazione a questo tipo di lavoro e anche ad operare in squadra. Non è cosa da poco. In questo modo si possono ottimizzare le risorse, non serve precipitarsi in massa a fare non si sa bene cosa e con quali attrezzi, serve una macchina organizzativa che operi secondo necessità  guidando gli operatori nel numero e nei tempi adatti all’evenienza anche considerando il protrarsi dell’evenienza stessa così da non esaurire le risorse in poco tempo. Le risorse invece si devono gestire per tutta la durata necessaria ed inoltre il personale deve essere adeguatamente attrezzato per ogni tipo di evenienza che si presenti, dal vestiario agli attrezzi ed accessori necessari.
Tutto questo è il risultato della preparazione e dell’addestramento che si svolgono a livello locale da parte delle squadre e dei nuclei specializzati che operando anche in collaborazione con i comuni si tengono in esercizio favorendo lo svolgimento di lavori pubblicamente utili, anche come prevenzione, perfino come la pulizia delle sponde dei fiumi o di strade.
In valle di Susa i volontari della Protezione Civile sono 120 divisi in 5 squadre logistiche multiruolo e in 3 nuclei specializzati, cinofili, rocciatori e sommozzatori. Nel solo 2009 hanno totalizzato qualcosa come circa 21.000 ore di lavoro. Abruzzo 2009