14 maggio 2013, assalto al cantiere di Chiomonte

14 maggio 2013, assalto al cantiere di Chiomonte

Non regge l’accusa di terrorismo per le azioni dei No Tav se non c’é stata “l’apprezzabile possibilità di rinuncia da parte dello Stato alla prosecuzione dell’opera” e “un grave danno effettivamente connesso a tale rinuncia”.

E’ il paletto posto dalla Cassazione al tribunale di Torino che dovrà riesaminare in questi termini l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per quattro attivisti, che con altre persone la notte tra il 13 e il 14 maggio 2013 avevano messo a punto un’azione dimostrativa contro il cantiere Tav di Chiomonte.

Secondo l’accusa, il cantiere era stato attaccato da oltre 20 persone da più lati simultaneamente, con il lancio di bombe carta e molotov. In conseguenza aveva preso fuoco un compressore nel piazzale antistante il tunnel, al cui interno erano al lavoro gli operai del turno di notte.

Per la prima volta la grave imputazione di “attentato con finalità terroristiche o di eversione” e “atto di terrorismo con ordigni micidiali” veniva rivolta agli attivisti No-tav. Il 15 maggio scorso, però, la sesta sezione penale della Suprema Corte aveva accolto il ricorso di Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi per le imputazioni più importanti, rinviando il provvedimento di custodia cautelare a loro carico, con l’esigenza di “una valutazione stringente della effettiva potenzialità lesiva della condotta”.

Il compressore incendiato

Il compressore incendiato

Nel motivare il rinvio (sentenza numero 28009, depositata il 27 giugno), la Suprema Corte rileva come “nel provvedimento impugnato viene assunta una ricostruzione dei fatti non sufficientemente argomentata”. Nella sentenza, di oltre 40 pagine, la Cassazione (giudice estensore Guglielmo Leo, presidente Tito Garribba) fa una disamina degli elementi necessari a configurare le azioni terroristiche. E premette che “l’equiparazione tra condotta illecita politicamente motivata e terrorismo é improponibile”.

“Qui interessa – aggiungono i giudici – la ’costrizione’ del potere pubblico a tenere od omettere un determinato comportamento”, e la “specifica offensività dei comportamenti”. L’ordinanza del riesame non convince i giudici di piazza Cavour “per una ricostruzione dei fatti non sufficientemente argomentata” dalla quale sono state desunte “conseguenze giuridicamente scorrette”.

“Un trattamento cautelare per fatti potenzialmente lesivi della vita o dell’integrità delle persone – argomenta la Cassazione – non può prescindere dallo stabilire in primo luogo se gli attentatori vedevano o non vedevano le potenziali vittime, se le ’bersagliavano’ o se piuttosto accettavano il rischio di colpirle”, se davvero “essi non potevano sapere – come é¨ invece scritto nell’ordinanza del Tribunale, citata dalla Cassazione – chi o che cosa sarebbe stato colpito dal lancio di bottiglie incendiarie”.

Nell’ordinanza, sottolinea ancora la Cassazione, vengono citati una serie di fatti, a partire dal gennaio 2012, collegabili all’azione dei No Tav in val di Susa. E l’assalto al cantiere rappresenta una sorta di ’salto di qualità anche per il “ricorso massivo alle armi”. “Ma lo stesso tribunale – sottolinea la Corte – afferma come non vi sia prova del coinvolgimento dei ricorrenti nei fatti antecedenti o successivi” e non vi é alcuna motivazione circa “un disegno unitario delle azioni illegali intraprese contro l’opera”.

La Corte non avanza rilievi riguardo agli altri fatti contestati: la fabbricazione di armi e la violenza a pubblico ufficiale. Motivo per cui le esigenze di custodia cautelare rimangono confermate dalla Cassazione.

 

I fatti del 13-14 maggio 2013

(Da La Valsusa del 16 maggio 2013)

assalto al cantiere

Il cantiere di Chiomonte dopo l’assalto

Sulla Tav si è passati dalle parole ai fatti e che non ci sono più le mezze misure. Così quanto avvenuto nella notte tra lunedì 13 e martedì 14 nel cantiere di Chiomonte viene definito esplicitamente  da Ltf “un episodio di violenza”, “un’aggressione (l’ennesima) di carattere quasi terrorista, che mette nuovamente a repentaglio la sicurezza in cantiere e la vita dei lavoratori”. Insomma, la misura sembra ormai colma, tanto da convincere due ministri, quello dell’interno Alfano e quello delle infrastrutture Lupi, a salire mercoledì 15 maggio nel pomeriggio a Torino per presiedere un vertice sulla sicurezza.

Ma che cosa è successo? A dare i dettagli in un comunicato è la stessa società mista italo francese (Ltf) che ha il compito di progettare il nuovo collegamento ad alta velocità tra Torino e Lione: “Nella notte ignoti hanno compiuto un’incursione nell’area dei lavori e hanno appiccato il fuoco a un motocompressore ei pressi dell’imbocco del tunnel geognostico, con utilizzo di ordigni incendiari, danneggiamenti alle recinzioni e immissioni abusive in cantiere penalmente rilevanti”. Un fatto avvenuto  una settimana dopo l’aggressione all’autista di un camion che stava uscendo dall’autostrada  che veniva raggiunto da un fitto lancio  di pietre da pare di individui incappucciati. Le pietre rompevano il parabrezza e i finestrini laterali colpendo l’uomo alla testa e al petto. 

Il nuovo atto di violenza ha come conseguenza immediata la sospensione del servizio di informazione ai cittadini interessati dagli espropri che Ltf aveva in programma questa mattina a Bussoleno. Motivo, spiega Ltf: “Gli eventi della notte e il clima di scontro violento generatosi in Valle. Vista la grave degenerazione della situazione, al momento non ci sono le condizioni per fornire con serenità le necessarie informazioni ai proprietari interessati dall’opera”

Alcuni reperti sequestrati dalle forze dell'ordine

Alcuni reperti sequestrati dalle forze dell’ordine

Immediate le reazioni. Tra i primi a parlare proprio il ministro Maurizio Lupi: “I teppisti e i violenti vanno  condannati e isolati. Quanto è successo è inaccettabile e intollerabile”. Ed è  lo stesso Lupi ad assicurare, nei prossimi giorni, la sua presenza, a Torino e in Valle di Susa, martedì 21 maggio per incontrare il presidente della Regione, i vertici degli enti locali e i sindaci interessati dalla Torino-Lione.  Mentre il presidente della Regione Cota parla esplicitamente di “un vero e proprio atto di guerra”.

Toni analoghi sul fronte del centro sinistra. Il presidente della Provincia Antonio Saitta parla esplicitamente di “terrorismo”. “Ho parlato con il procuratore della repubblica Giancarlo Caselli e questa volta l’ho sentito davvero allarmato. L‘Italia non può e non deve consentire che in Valle di Susa si calpesti la democrazia e si arrivi ad azioni di lotta armata”

Ma la condanna non è unanime. Per il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero”a buttare benzina sul fuoco, gridando al terrorismo ogni volta che succede qualcosa in valle di Susa sono i rappresentanti del Governo e tutti i sostenitori della Tav. L’alta velocità è un progetto inutile e dannoso”. Mentre uno dei leader di Askatasuna, Gian Luca Pittavino, intervistato da  www.huffingtonpost.it , parla di “pratiche legittime di lotta. E’ giusto attaccare il cantiere per tentare di buttarne giù i muri”. E il movimento No Tav? Sui siti sembra fare spallucce e negare i fatti: “Apprendiamo dai quotidiani – si legge su uno dei siti del movimento – di un’altra notte di attacchi al cantiere di Chiomonte con una ricostruzione così certosina da far quasi pensare che i reporter fossero sul luogo (o hanno usato la solita velina della questura)”.

Ed è un blogger che si firma maverick a mettere sul chi va là gli operai del cantiere di Chiomonte. Ecco le sue parole: “Essi sono la dimostrazione di quanto facilmente un uomo si possa vendere per trenta denari maledetti .  La loro scelta egoista individuale li mette fuori dalla loro comunità e li condanna meritatamente a una difficile convivenza sul territorio. Quel loro essere “operai” non pulisce le coscienze. Rimangono solo crumiri” .

Parole che sarebbero finite sotto esame da parte della Digos nel quadro degli accertamenti sui  fatti avvenuti in questi giorni. Ad essere preoccupati, quindi, sono i lavoratori che tutti i giorni salgono al cantiere ma anche i sindacati di polizia: L’azione al cantiere di Chiomonte rappresenta “un salto di qualità  preoccupante: si aspetta forse il morto per fare qualcosa?”, chiede Nicola Tanzi del Sap che aggiunge : “In Val Susa deve essere inviato l’Esercito e la zona dei lavori deve risultare inaccessibile”.