Si è tenuta sabato 24 marzo 2018, alle ore 21.00, nella chiesa parrocchiale di san Giovanni Vincenzo, la Via crucis meditata organizzata dal Centro Missionario Diocesano e dalla Parrocchia di sant’Ambrogio, in occasione della XXVI Giornata mondiale di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Nella prima parte della serata è stata presentata la figura di suor Leonella Sgorbati, Missionaria della Consolata, martire in Somalia, che sarà beatificata a Piacenza il 26 maggio 2018. Nella seconda parte, accompagnati dal canto del coretto di Cristiano Pasqualotto e delle novizie delle suore Missionarie della Consolata di Caprie (che ringrazio di cuore per la collaborazione), abbiamo ripercorso le XIV stazioni della Via crucis di Nostro Signore Gesù Cristo. A commento dei brani evangelici che descrivono i momenti dolorosi della passione del nostro Salvatore, sono stati letti alcuni numeri dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco. Il Santo Padre ci ha invitato a essere annunciatori instancabili del Vangelo: nei luoghi di condanna, di dolore, di cadute, d’incontro, di condivisione, di carità, di rassegnazione, di debolezza, di fraternità, di servizio, di sofferenza, di redenzione, di regno e di attesa in cui l’umanità tutta si trova a vivere. Belli i canti e i ritornelli scelti per ravvivare la celebrazione, così come belli e significativi sono stati i due gesti che siamo stati invitati a compiere a metà e alla fine della Via crucis: fissare un cuore di carta (rappresentante il nostro di carne) intorno all’immagine di Gesù Crocifisso e collocare un grano d’incenso nel turibolo acceso, simboleggiando l’offerta di noi stessi al Signore come profumo soave, in unione a quella cruenta dei missionari martiri. Spiace che a questa celebrazione ampiamente pubblicizzata fossero presenti solo una trentina di fedeli e qualche sacerdote. Mancavano poi i giovani, forse perché hanno della Via crucis l’idea di una celebrazione noiosa, pesante. In realtà non è stato così. Le due ore trascorse insieme a pregare, meditare e cantare, sono passate così velocemente che non ce ne siamo accorti. La scarsità di partecipazione a questa come ad altre iniziative missionarie ha però fatto nascere una domanda: la diocesi di Susa ha ancora uno spirito missionario? Io spero di sì, Anche perché, una Chiesa che non sia missionaria, che non incarni la missionarietà all’interno e all’esterno del territorio in cui vive ed opera, è destinata prima o poi a soccombere.

Il Direttore del CMD di Susa

Diac. Michele Bennardo

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