Quattro chiacchiere con l’artista che ha realizzato il manifesto di Maggionatura Anche quest’anno il Comune di Giaveno, come da tradizione consolidata, ha affidato il disegno del manifesto di presentazione di Maggionatura a un artista locale. Si tratta di Enrico Massimino, 55 anni, cuneese di origine ma coazzese di adozione, insegnante presso il Conservatorio di Torino.

Personaggio eclettico, Massimino è un violista e violinista che ha avuto l’onore di suonare al fianco di grandi Maestri della musica classica, quali Riccardo Muti e Salvatore Accardo, e che da anni porta avanti, presso Buttigliera Alta, un progetto di avvicinamento alla musica rivolto ai pi๠piccoli, con il coinvolgimento attivo delle loro famiglie.

Si tratta della cosiddetta metodologia “Suzuki”, basata sull’imitazione dei suoni naturali. Massimino, tuttavia, coltiva da quando era giovanissimo un’altra grande passione: quella per il disegno.

Purtroppo ho dovuto abbandonare per un po’ di tempo questa forma di arte, ma dieci anni fa l’ho ripresa con convinzione e da allora ho tentato di elaborare un mio stile personale, una sorta di “diario intimo” che potesse rappresentarmi al meglio nella grafica“, afferma il maestro.

E i risultati non hanno tardato ad arrivare: dopo piccole mostre a Giaveno, Massimino è sbarcato anche a Torino, presentando con un discreto successo i suoi lavori, i quali lasciano trasparire con chiarezza la sua sconfinata passione per la musica (molte delle sue opere sono realizzate proprio su carta musica), la letteratura otto- novecentesca (in particolare Stendhal) e la pittura di grandi artisti del secolo trascorso quali Paul Klee, Pablo Picasso e Marc Chagall, soltanto per citare i nomi pi๠noti al grande pubblico.

Per quanto riguarda la cornice del manifesto di Maggionatura, Enrico Massimino ha svolto un lavoro di osservazione e di fotografia della Giaveno attuale, rielaborandola poi nella sua mente. Ecco dunque scorgersi chiaramente la ciminiera sul rio Ollasio, palazzo Marchini con i suoi alberi secolari, le immancabili torri medievali e le numerose chiese e cappelle delle oltre cento borgate che compongono il capoluogo della Val Sangone.

Il tutto condito da un’iconografia cui l’artista è particolarmente legato: i pesci, primo simbolo dei cristiani; la colomba della pace, chiaramente “presa in prestito” dal grande Picasso e il pentagramma, il “binario” su cui le note viaggiano e danzano e che nel manifesto “cantano” la May Song, la canzone di Maggio, mese del risveglio, della fecondità , della Madonna e, non a caso, della festa della Mamma.

Una Giaveno trasportata in un orizzonte fantastico, colorato e fanciullesco, realizzata con l’ausilio dei soli pastelli e di un pennarello per definire i contorni della cornice, come farebbe la sconfinata fantasia di un bambino.

Ma cosa spinge un musicista, professionista affermato, a dedicarsi anche all’arte figurata? “Adoro la musica; è la mia vita, ma essa ha un difetto, che spesso però è anche un pregio: la musica non può essere riprodotta, fermata una volta per sempre nello spazio e nel tempo. Ogni istante in cui la si suona è come se fosse la prima volta: le note non sono mai le stesse. Volevo lasciare dunque un segno tangibile e il miglior modo mi è sembrato quello di disegnare, senza la pretesa di paragonarmi ai grandi maestri, cui tuttavia mi ispiro, alcuni dei quali, a loro volta, erano anche degli ottimi musicisti.

Basti pensare a Klee o a Henri Rousseau, detto il Doganiere” spiega Massimino, che si schermisce aggiungendo: “I miei disegni sono “canzonette” se paragonati alle grandi opere d’arte, ma spesso ci si diverte anche ascoltando della buona “musica leggera”, pur riconoscendo la grandezza e l’inarrivabilità  di sinfonie scritte da Bach, Mozart, Beethoven e altri personaggi “sacri” della musica“.

Alberto Tessa Enrico Massimino con il programma di Maggionatura Una delle opere di Massimino Una delle opere di Massimino