Da centosedici anni “La Valsusa”, il settimanale diocesano fondato dal beato Edoardo Giuseppe Rosaz, giunge puntualmente nelle case di molti valsusini. Notizie di cronaca, approfondimenti, inchieste e commenti (con un occhio sempre attento al territorio e alla sua popolazione) sono offerti ogni giovedì a tutti i lettori, nel delicato compito non solo di “informare” ma di formare a una vera e propria coscienza critica nei confronti della realtà che la valle – giorno dopo giorno – vive. Un giornale dal respiro ecclesiale, che non ha paura di presentarsi anche come strumento privilegiato per dare forma culturale alla fede che i credenti hanno ricevuto. Articoli, editoriali, forum di discussione, commenti e molto altro per far sgorgare la Verità che ci è stata donata.

Giornale della comunità dei credenti e giornale della gente che abita nel territorio della Valle di Susa e della Val Sangone: uno strumento che, nei suoi centosedici anni di vita, assolve alla funzione di dare voce a questo popolo che vive i suoi problemi, le sue difficoltà condividendone le speranze e le attese. Territorialità, ecclesialità, popolarità e molto altro costituiscono, quindi, il radicamento irrinunciabile del nostro settimanale.

Ma l’orizzonte che “La Valsusa” vuole abbracciare non si ferma alla prima cintura di Torino. Quest’oggi – infatti – grazie alle innumerevoli opportunità che il WEB è in grado di offrire, i tradizionali confini geografici sono superati. È con un occhio quindi al mondo nella sua interezza che “Lavalsusa.it” intende presentarsi oggi al navigatore dilatando lo sguardo della sua informazione locale all’universo virtuale.

03 aprile 1897: nasce il Rocciamelone su iniziativa del beato Edoardo Giuseppe Rosaz

Le nostre colonne sono a disposizione dei corrispondenti locali; a riguardo degli avvenimenti politici, dei fatti più importanti, le notizie si provvederanno in larga copia; la cronaca cittadina, quella del Circondario, la rubrica giudiziaria, ecc.

Aprile 1897. In valle di Susa esce un nuovo giornale, si chiama “Il Rocciamelone;, in omaggio alla montagna cara ai valsusini. Fondatore é; il vescovo Mons. Edoardo Giuseppe Rosaz (proclamato Beato da Giovanni Paolo II il 14 luglio 1991, in occasione della visita a Susa) che sul primo numero saluta la nuova pubblicazione con queste parole:

“Benedico il periodico Cattolico “Il Rocciamelone” e tutti i suoi redattori, incoraggiandoli a perseverare nella santa
impresa”.

Ed ecco alcuni passi del primo editoriale:

“Accanto agli interessi spirituali e religiosi, noi propugneremo eziandio quelli temporali dei valsusini (…) Le nostre colonne sono a disposizione dei corrispondenti locali; a riguardo degli avvenimenti politici, dei fatti più importanti, le notizie si provvederanno in larga copia; la cronaca cittadina, quella del Circondario, la rubrica giudiziaria, avranno il loro posto; porteremo a conoscenza del popolo la statistica ed i progressi dell’agricoltura e delle industrie; non sarà neanco trascurata quella letteratura amena che sollevi e ricrei lo spirito; nulla noi lasceremo d’intentato perché il nostro periodico riesca utile e dilettevole in tutto e per tutti”.

100 e oltre anni di vita per un giornale sono davvero tanti. Un’impresa “santa” ma anche tanto impegnativa. Le forze sono sono state sempre impari all’impresa, gli “azionisti” con sempre pochi soldi in tasca; i giudici, poi, sempre severi. Ma è stata una bella avventura. Che lega la storia di questa chiesa locale, la diocesi di Susa, al suo territorio e oltre.

In principio, dunque, era “Il Rocciamelone”, come il monte che sovrasta la Valle e sulla cui vetta (a 3538 metri) proprio il Beato Rosaz  volle far collocare, nel 1899,  una statua in bronzo della Madonna. Erano gli anni dei “padri fondatori” del giornale: il santo vescovo mons. Rosaz; il giovane avvocato Cesare Napoli, primo, quasi improvvisato, direttore; Giuseppe Calabrese, che sarà poi vescovo di Aosta, vera “anima” del giornale ma sempre in seconda fila. La casa del vescovo si fa redazione e stamperia. Si tiravano, allora, cinquecento copie e il mercato dell’informazione era “dominato”  all’Indipendente. L’anticlericalismo accecava anche le belle intelligenze e i “clericali” (così venivano chiamati) per trovarsi un “posto al sole” dovettero faticare non poco.

Ma la tempra di quei padri era davvero d’acciaio. Nel 1907, dopo due anni e mezzo di sospensione delle pubblicazioni, “Il Rocciamelone” cambiò nome e divenne “La Valsusa”.

Sono gli anni di Luigi Chiesa, un ottimo giornalista. La Valsusa combatte senza paura la “battaglia” dei cattolici impegnati nella vita politica. Con Luigi Chiesa si distingue la straordinaria figura di un giovane professore, che poi arriverà fino a Roma, in Parlamento: Federico Marconcini. Sono anche gli anni in cui don Giacomo Alberione getta il seme delle future Figlie di San Paolo proprio qui a Susa. E’il 1919, dopo gli anni della grande guerra il Vescovo di allora Mons. Marozio si mette in moto per riportare alla luce il settimanale diocesano. Per farlo contatta don Alberione che manda a Susa 14 ragazze, che seguono dalla A alla Z tutta la “cucina” del giornale: redazione, correzione, bozze, stampa e anche … strillonaggio. Sono le più giovani di loro a percorrere le vie di Susa annunciando che il nuovo numero è a disposizione. Sembra quasi una favola, invece sono pagine di storia.

Scorrendo gli annali non può essere dimenticata la figura di chi è stato il direttore per eccellenza, mons. Carlo Marra, che ha passato tutta la sua vita al giornale (nel 1912 aveva 12 anni quando andava in tipografia a incollare le etichette), passando attraverso il fascismo, la guerra, la liberazione, il dopoguerra, il boom economico, il Concilio. Una direzione durata 40 anni, fino al 3 gennaio 1975, quando a mons. Marra succede don Aldo Amprimo, brillante corsivista. I suoi “sale e pepe” e le sue “schegge” appartengono agli anni più battaglieri (e scritti bene) del giornale. Con lui vanno ricordate altre due penne prestigiose: il canonico Domenico Sardi e il canonico Guido Ferrero, l’inventore della pagina sportiva del giornale.

Altro cambio della guardia nel 1979, quando viene nominato direttore don Ettore De Faveri. In pochi anni cresce il numero dei collaboratori ma, soprattutto, aumentano le notizie, le pagine e gli abbonati. “Quando ormai più di vent’anni fa presi in mano la fiaccola di questo giornale – racconta  don Ettore – non pensavo di doverlo guidare oltre le colonne d’Ercole del 2000. Pensarci affascina, ma fa anche venire i brividi nella schiena. Oggi l’impresa è ancor più dura. Mi chiedo spesso, nell’esame di coscienza che un direttore fa alla sera della sua lunga giornata: cosa vuoi da noi Signore? C’è ancora spazio per noi? Basta ancora la fionda di Davide in questo mondo dell’informazione satellitare? Non pretendo che sia il buon Dio a rispondermi, ma credo che un po’ di luce Lui me la mandi, perché continuo ad essere convinto che il segreto di un buon giornale sia sempre quello di raccontare (e bene) le notizie”. Insomma, come scrive Piero Ottone: “Nessuno decide di fare il giornalista per migliorare l’umanità. Però un buon giornale la migliora”. E’ quello che noi de La Valsusa, nel nostro piccolo, proviamo a fare.