Con 317 voti favorevoli e 115 contrari martedì 12 novembre, la Camera ha dato il suo sì alla ratifica dell’accordo tra Italia e Francia per la realizzazione e l’esercizio della linea Torino-Lione. La ratifica del trattato passa ora all’esame del Senato per il sì definitivo previsto entro la fine dell’anno.  Di seguito il dibattito parlamentare così come risulta dal resoconto stenografico della Camera dei Deputati.  Il dibattito si è sviluppato nelle giornate di lunedì e martedì.

camera

 

Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con Allegati, fatto a Roma il 30 gennaio 2012 (ore 15,55)

PRESIDENTE. (Luigi Di Maio) L’ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge di ratifica: Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con Allegati, fatto a Roma il 30 gennaio 2012.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell’Assemblea(vedi calendario).

Avverto che è stata presentata la questione pregiudiziale di merito Laura Castelli ed altri n. 1 che, non essendo stata preannunciata in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, sarà esaminata e posta in votazione, prima di passare all’esame degli articoli, nella seduta di domani.

 (Discussione sulle linee generali – A.C. 1309-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l’ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell’articolo 83, comma 2, del Regolamento.

Avverto, altresì, che la III Commissione (Esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente. Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Bergamini.

DEBORAH BERGAMINI, (PDL) Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Accordo all’ordine del giorno sottoscritto con la Francia il 30 gennaio 2012, è finalizzato a regolare le condizioni di realizzazione del progetto di collegamento ferroviario misto, merci e viaggiatori, tra Torino e Lione nonché le condizioni di esercizio di tale opera una volta che sarà realizzata. Segnalo che l’Accordo risponde alla necessità di definire il quadro generale per la realizzazione e la successiva gestione della sezione transfrontaliera della parte comune italo-francese della nuova linea Torino-Lione.

Ricordo che lo strumento bilaterale si configura, pertanto, come un protocollo addizionale all’Accordo italo-francese stipulato il 29 gennaio 2001, ratificato ai sensi della legge 27 settembre 2002, n. 228 che ha disciplinato la prima fase relativa agli studi, alle ricognizioni e ai lavori preliminari della parte comune dell’opera, facendo seguito a quanto già convenuto cinque anni prima con l’Accordo 15 gennaio 1996 che aveva istituito la commissione intergovernativa per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

Voglio sottolineare che l’Assemblea avvia oggi l’esame di un Accordo già approvato presso l’Assemblea nazionale francese lo scorso 31 ottobre a larghissima maggioranza, che costituisce un tassello di una serie di atti internazionali che definiscono progressivamente i rispettivi impegni bilaterali. Un ulteriore protocollo addizionale, così come previsto dall’articolo 3 del disegno di legge di ratifica in esame, disciplinerà l’avvio dei lavori connessi alla realizzazione della sezione transfrontaliera della parte comune. Desidero evidenziare che soltanto dalla ratifica di quest’ultimo protocollo discenderanno gli obblighi giuridicamente vincolanti alla realizzazione dell’opera e, quindi, la quantificazione degli oneri finanziari a carico dell’Italia per cui il relativo disegno di legge di autorizzazione alla ratifica individuerà la relativa copertura finanziaria. Ne consegue, quindi, che dal presente disegno di legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Ricordo che, lo scorso 5 giugno, l’Assemblea della Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza l’impegno al Governo a dare piena attuazione proprio all’Accordo del 30 gennaio 2012 di cui oggi inizia l’iter di ratifica.

Analogo impegno era, del resto già stato adottato nella scorsa legislatura, nella seduta del 29 marzo 2012, con l’approvazione, con un solo voto contrario, di una mozione che reiterava, peraltro, il senso di precedenti atti di indirizzo votati il 20 ottobre del 2010, a conferma della valenza strategica della Torino-Lione come asse decisivo e prioritario per i collegamenti europei.

La linea ferroviaria Torino-Lione è un collegamento indispensabile per creare un asse trasportistico efficiente da est a ovest del continente europeo e rilanciare la modalità di trasporto ferroviaria rispetto a quella stradale, soprattutto per le merci; modalità di trasporto che risulta di assoluta utilità per un Paese come il nostro che soffre di un cronico squilibrio intermodale.

Il Corridoio Mediterraneo, di cui la Torino-Lione è parte essenziale, rappresenta per l’Italia una delle principali reti a supporto del tessuto industriale per la maggiore accessibilità sulla direttrice est-ovest e per la connessione con tutti gli altri corridoi transeuropei passanti per l’Italia. La nuova linea intercetterebbe un interscambio economico che è secondo soltanto a quello con l’area tedesca ed è in crescita nonostante la crisi. Allo stato, l’obsolescenza dell’attuale linea rende il collegamento non solo più lento, ma anche più inefficiente e costoso, in modo tale da costituire un freno alla circolazione delle merci, che seguono, pertanto, altre direttrici.

Ricordo che l’Unione europea, già nel luglio 1996, ha previsto la creazione di una rete ferroviaria transeuropea, estesa, poi, nel 2004 ai nuovi Paesi aderenti, in cui la linea Torino-Lione, passando per due delle maggiori aree sviluppate del continente – il sud-est della Francia e la pianura padana, che, da sola, genera più del 70 per cento delle esportazioni italiane –, si è sin dall’inizio configurata come progetto prioritario.

Se ne è avuta conferma, da ultimo, con l’inclusione, avvenuta nell’ottobre del 2011, del Corridoio Mediterraneo nel core network, costituito da dieci corridoi prioritari, scelti per il valore aggiunto che possono portare all’Europa intera e per la possibilità di essere realizzati entro il 2030, da inserire nel piano di investimenti europeo «Connecting europe facility 2014-2020», che è attualmente all’esame del Parlamento europeo, il quale si pronuncerà il 19 novembre. Nella stessa data, il Parlamento europeo esaminerà, nell’ambito della procedura di codecisione, il regolamento finanziario delle reti TEN-T per il periodo 2014-2020, che prevede un rilevante cofinanziamento europeo per la realizzazione della sezione transfrontaliera.

Nel rinviare al dibattito svolto in Commissione per una descrizione analitica del contenuto dell’Accordo, composto di un preambolo e di ventotto articoli, suddivisi in sette titoli, più un allegato, desidero sottolineare come esso sia stato approfondito anche grazie all’intervento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e grazie anche al confronto approfondito tra tutti i gruppi parlamentari.

Sia nel corso dell’esame in sede referente svolto dalla III Commissione sia all’esito dell’esame in sede consultiva da parte delle Commissioni competenti, che peraltro hanno contribuito al dibattito, formulando pareri significativi e non formali, sono emersi come rilevanti due aspetti regolamentati dal Titolo II di questo Accordo. Mi riferisco, innanzitutto, alla procedura di nomina spettante al nostro Paese, secondo l’Accordo, del direttore generale e del direttore amministrativo e finanziario del promotore pubblico – articolo 6, paragrafo 6.4 –, soggetto binazionale, la cui sede legale è in Francia, ente aggiudicatore responsabile dei contratti richiesti dalla progettazione, dalla realizzazione e dall’esercizio della sezione transfrontaliera.

Alla luce di un’osservazione contenuta nel parere della Commissione trasporti, la III Commissione ha approvato un articolo aggiuntivo al disegno di legge di ratifica, finalizzato a rendere preventivamente edotte le Commissioni parlamentari nella predetta procedura di nomina, affinché abbiano tempo e modo di valutare eventuali iniziative in proposito. Il secondo punto oggetto di approfondimento ha riguardato la ratio della scelta dell’applicazione del diritto pubblico francese per l’aggiudicazione e l’esecuzione dei contratti conclusi dal promotore pubblico, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 10.1, dell’Accordo.

Il rappresentante del Governo in sede referente ha chiarito, quanto alla questione del diritto applicabile alle procedure di aggiudicazione ed esecuzione dei contratti per l’esecuzione dei lavori, dei servizi e delle forniture dell’opera principale, che trovano applicazione i regolamentari e le direttive comunitarie – con specifico riferimento alla direttiva 2004/17/CE –, nonché le direttive successive in materia di procedure di appalti pubblici. Ha altresì garantito, sempre il Governo, che la natura di società di diritto francese del promotore pubblico incaricato della realizzazione dell’opera, nonché il rinvio all’applicazione della normativa francese per il compimento della medesima, non possono in alcun caso consentire la disapplicazione della disciplina normativa italiana in materia di lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Sono certa che, in Assemblea, il rappresentante del Governo vorrà ulteriormente precisare questo delicato aspetto.

Evidenzio poi che l’analisi dell’impatto della regolamentazione, allegata alla relazione illustrativa del disegno di legge, riepiloga comunque gli innegabili benefici del progetto, che si aggiungono al dimezzamento dei tempi di percorrenza dei convogli in termini di spostamento di circa 700 mila camion l’anno dalla strada alla ferrovia, corrispondente a circa 40 milioni di tonnellate: l’aumento della quota di trasporto di passeggeri internazionali dal 7 all’11 per cento, pari a circa 600 mila passeggeri aggiuntivi; la riduzione delle emissioni annuali di CO2 equivalenti a quelli di una città di 300 mila abitanti, vale a dire 3 milioni di tonnellate, nelle zone ovviamente interessate; la creazione di circa 5.800 posti di lavoro per il cantiere e di 400 posti di lavoro permanenti; il bilancio delle esternalità positivo, compreso fra i 12 e i 14 miliardi di euro. Ricordo come per la realizzazione di questa infrastruttura di capitale importanza per il nostro Paese e per l’Europa nel suo complesso, la Conferenza dei servizi, ossia il tavolo comune che ha visto riunite le pubbliche amministrazioni e gli enti locali a vario titolo interessati dalla realizzazione dell’opera per poter meglio risolvere i problemi e confrontarsi su tematiche comuni, sia rimasta aperta ed operativa per quattro anni. Al riguardo, mi preme sottolineare che il progetto approvato si differenzia sostanzialmente rispetto al progetto originario, sia relativamente al tracciato – si è passati dalla sponda sinistra della Dora a quella destra, con un percorso che si sviluppa quasi totalmente in sotterraneo – sia alle modalità realizzative. È questo il frutto del dialogo costruttivo continuo instauratosi con le comunità locali e con le loro espressioni istituzionali ed associative, che hanno fatto pervenire legittimamente le loro obiezioni e le loro esigenze nel corso del tempo. Grazie a tale dialogo il territorio interessato dalla realizzazione della TAV è stato oggetto di interventi e programmi di riqualificazione (ristrutturazioni di scuole, nuove stazioni, consolidamento di argini, miglioramento della rete elettrica, sistemazione della rete stradale ricompresa in una prima tranche per un valore di circa 42 milioni di euro) che hanno favorito un sostanziale arricchimento del tessuto sociale ed economico ben lontano dall’essere una mera compensazione. Auspico conclusivamente un celere iter di ratifica del presente Accordo, che la parte francese concluderà a breve con il voto del Senato, anche in vista dell’imminente vertice intergovernativo bilaterale tra Italia e Francia, che si terrà a Roma il 20 novembre prossimo, di cui la TAV costituirà uno dei principali punti all’ordine del giorno.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.

È iscritto a parlare il deputato D’Ottavio. Ne ha facoltà.

UMBERTO D’OTTAVIO (PD) Signor Presidente, la ratifica e soprattutto l’attuazione dell’Accordo tra il Governo italiano e quello francese è molto attesa a Torino. Sono stato eletto in quella realtà ed ero sindaco della città di Collegno – uno dei comuni attraversati dal percorso – quando nel 2001, il 29 gennaio 2001, venne stipulato l’accordo tra Italia e Francia per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Quell’Accordo simbolicamente fu proprio firmato a Torino. Nello stesso anno, cioè sempre nel 2001, l’Unione europea indicò gli obiettivi per il 2030 e per il 2050. Gli obiettivi erano di realizzare una rete di corridoi e di infrastrutture sia a livello continentale che a livello nazionale e regionale. Quell’Accordo conteneva un’idea di Europa, quella nella quale già vivono i nostri figli, dove i confini nazionali sono solo virtuali e in cui ci sia una vera e propria libera circolazione delle persone e delle merci nel nostro continente. Questa era l’idea che spingeva quest’Accordo. Dall’Accordo del 2001 ad oggi il dibattito sull’opera è stato molto intenso e di certo non si può dire che le istanze locali non abbiano avuto riscontro. Io ringrazio anche la relatrice per aver ricostruito il percorso. Il progetto presentato il 31 gennaio scorso non ha nei fatti più nulla a che vedere con quello tracciato agli inizi della vicenda. E io devo dire che per me è importante anche ricordare il contributo concreto e molto impegnato che la provincia di Torino ci ha messo, e lo faccio ancora con più forza a pochi giorni dalla scomparsa dell’architetto Gigi Rivalta, che durante il suo mandato di assessore provinciale alla pianificazione territoriale della provincia di Torino ha costruito l’ipotesi che ha aperto la strada al progetto attuale.

La sua ispirazione partiva dal fatto che, essendo l’opera, almeno nella parte internazionale, completamente nel territorio della provincia di Torino, bisognava che il tracciato avesse un senso anche per lo sviluppo locale. Chi ha avuto modo di conoscere Gigi Rivalta non può in alcun modo dubitare delle sue intenzioni, sia per la difesa dell’ambiente sia per la tutela del paesaggio.

Tutto questo è secondo Rivalta, e anche secondo me, conciliabile con la necessità di un rilancio delle attività produttive e industriali. Per questo voglio ribadire che a Torino l’approvazione della ratifica dell’Accordo è molto attesa: essa rappresenta la speranza di una possibile ripresa di un’economia in difficoltà.

Chi vuole ragionare della crisi e sulla crisi, e sugli effetti della crisi, non può non partire dal fatto che oggi anche le realtà più avanzate del nostro Paese sono in difficoltà. Le aziende del Torinese sono in difficoltà, Torino rischia di diventare una città di cassaintegrati, che con la riduzione del reddito ovviamente trascinano nella crisi anche il commercio e i servizi: d’altronde, non si possono comprare le stesse cose con metà dello stipendio.

Di fronte alla crisi, sono tutti capaci di dire che cosa devono fare gli altri. Io credo che gli imprenditori debbano fare il loro mestiere ed essere competitivi senza puntare, come si faceva in passato, magari sull’assistenza dello Stato, ma lo Stato deve fare la propria parte. E io devo dire che da questo punto di vista gli interventi statali nell’economia sono importanti, e li conosciamo molto bene. Per esempio c’è da lavorare sulla riduzione dei costi dell’energia: oggi l’energia in Italia costa il doppio che in Germania; c’è bisogno di rendere l’amministrazione più efficiente; c’è bisogno di lavorare sulla fiscalità; ma c’è bisogno soprattutto di fare le infrastrutture e di occuparsi dei trasporti.

Di questo stiamo parlando, del fatto che oggi bisogna capire se il nostro Parlamento è consapevole che il principale ruolo dello Stato nell’economia è quello di costruire infrastrutture, materiali e immateriali: non sono alternative, ma sono complementari. Ovviamente ho presentato una mia ipotesi di intervento nella crisi, e penso che lo Stato debba intervenire nell’economia in questo modo. Ovviamente ho molto rispetto anche per chi non la pensa così; sarebbe però interessante un confronto sulle diverse idee di intervento sulla crisi. A me pare che oggi questo provvedimento ne propone un aspetto molto importante, cioè la collaborazione tra Italia e Francia per intervenire, come diceva il relatore molto bene, su aspetti fondamentali per la ripresa dell’economia: abbiamo bisogno di infrastrutture che siano ambientalmente compatibili, quindi la riduzione del trasporto delle merci su gomma; abbiamo bisogno di trasporti efficienti, di infrastrutture che siano di sostegno alle imprese e all’economia.

L’articolato del provvedimento è chiaro, e raccoglie anche le preoccupazioni di chi, come il sottoscritto per esempio, che vive da quelle parti, è preoccupato ovviamente che gli appalti siano chiari, che siano impedite infiltrazioni mafiose. D’altronde non dobbiamo stupirci, lo sappiamo benissimo che la mafia va dove ci sono i soldi: se lì è probabile, come stiamo lavorando arrivano dei soldi, dobbiamo prendere tutte le precauzioni, perché non dobbiamo avere paura delle infiltrazioni e quindi non fare l’opera, ma fare l’opera nel migliore dei modi e nel modo corretto.

Concludendo quindi questo mio intervento, credo che sia importante che il Parlamento, così come ha fatto già l’Assemblea in Francia, approvi questa intesa e proceda nel realizzare un’opera che noi lasceremo ai nostri figli, per lasciare ai nostri figli una Europa migliore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fava. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FAVA.(SEL)  Signor Presidente, signori del Governo colleghi, il nostro gruppo partecipa a questa discussione, presentando molti emendamenti, sostenendo un’opzione negativa nei confronti di questo disegno di legge di ratifica dell’Accordo di un anno e otto mesi fa; e con una convinzione profonda che non riguarda il merito dell’opera, che avrà altri luoghi di discussione e di approfondimento, ma riguarda il dovere al quale questo Parlamento non si può sottrarre. Un disegno di legge di ratifica e di esecuzione di un Accordo internazionale prevede che il Parlamento su quell’Accordo intervenga per valutare la congruità politica e la legittimità istituzionale: e noi a questo dovere, a questo appuntamento non ci vogliamo sottrarre.

Per questo nei nostri emendamenti alla discussione in Commissione e nelle valutazioni che faremo qui stasera e nei prossimi giorni partiamo da due condizioni che noi riteniamo non si siano verificate, due condizioni che erano espressamente indicate nell’Accordo quadro del gennaio 2001. Ricordiamo che quest’Accordo, del quale viene chiesta la ratifica, è considerato un protocollo aggiuntivo all’Accordo quadro del 2001, che è il punto di riferimento organizzativo e strutturale. Le due condizioni esplicite, manifeste, erano: la saturazione della linea storica, indicata già all’articolo 1, cioè il fatto che le linee già in uso non fossero sufficienti ad assorbire il traffico merci e il traffico passeggeri, e la costruzione dei raccordi, cioè di tutte le vie di collegamento che avrebbero dovuto unire e che dovrebbero unire la nuova linea ad alta velocità Torino-Lione con le altre strutture che già esistono sul territorio. Entrambe le condizioni mancano e non è un’affermazione apodittica, non è una nostra opinione, è un fatto che ricaviamo da parole non nostre, da certificazioni, valutazioni, atti e documenti che non sono stati proposti da questo gruppo ma che sono stati da questo gruppo raccolti nella discussione parlamentare.

In merito alla saturazione delle linee esistenti, ci dicono in tanti – al Governo non sfugge e non sfugge nemmeno alla signora relatrice – che si ritiene che questa saturazione non sarà possibile prima del 2035, probabilmente del 2040. C’è un documento di trecentosessanta professori, tecnici, professionisti assolutamente accreditati, che fu rivolto al Presidente Mario Monti, Presidente del precedente Governo, e in quel documento si proponeva una lettura su questa ipotesi di saturazione che era legata alle valutazioni e osservazioni che erano state fatte. Si diceva e si scriveva nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi economica, quindi prima di un tempo che ha ulteriormente mortificato naturalmente le tratte commerciali e la capacità di riempirle con merci e con persone. Negli ultimi dieci anni, prima della crisi economica, il traffico complessivo di merci nei tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco è crollato del 31 per cento; nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate che è la stessa quantità di merci che veniva trasportata ventidue anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Frejus, anziché raddoppiare come era stato ipotizzato nella dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria peraltro non sarebbe nemmeno ad alta velocità, ma questo è un dettaglio che non vogliamo approfondire in questa sede. In questa sede ci interessa condividere con voi questa valutazione che è stata fatta da fonti autorevoli e che ci dice che questa saturazione è assai improbabile o viene considerata come una mitologia della quale non possiamo fare a meno, ma se la consideriamo una condizione giuridica e politica per questo accordo, che è un protocollo aggiuntivo all’accordo del 2001, ci poniamo su un terreno che è extra legem.

Il tema della saturazione è ben presente al Governo italiano; non a caso è inserito nell’articolo 1 della legge del settembre 2001 e ne parla espressamente, peraltro utilizzando una formula che fu suggerita al Governo da un comitato che era stato formato dal Ministero dell’ambiente, e in una nota, che è stata consegnata ai due Governi, quello italiano e quello francese, si dice esplicitamente e si rappresenta la preoccupazione circa l’inutilità del quadruplicamento della linea a fronte della debolezza della domanda passeggeri e merci nonché il pericolo che un ingentissimo investimento si sarebbe tradotto in un ingentissimo spreco di denaro. Queste non sono parole che pronuncia oggi una forza di opposizione ma che raccoglieva ieri una valutazione di una commissione che era stata insediata nella sua funzione dal Governo italiano.

Il secondo punto – la seconda condizione istituzionale e direi anche giuridica, ricordando ancora una volta che siamo di fronte a un protocollo aggiuntivo che deve intanto verificare e mantenere le condizioni politiche che erano previste nell’accordo del 2001 – riguarda i raccordi: da parte francese ci viene fatto sapere che questi raccordi, la costituzione di queste linee di raccordo, non è più una priorità. Il 27 giugno 2013 la commissione del Ministero dell’ambiente francese ha escluso in modo abbastanza tassativo di procedere ai raccordi.

Anche in questo caso voglio leggere quanto quella commissione ci manda a dire: «La Commissione non è stata in grado di garantire che la saturazione della linea, che giustificherebbe la realizzazione del progetto, avvenga prima del 2040. Pertanto, essa classifica il progetto di accesso, e dunque i raccordi al collegamento binazionale Torino-Lione, come seconda priorità indipendentemente dallo scenario finanziario considerato». Io credo che questo punto meriti un approfondimento con il Governo francese. Una commissione istituita dal Dicastero dell’ambiente del Governo francese ritiene che il tema dei raccordi, il tema fondativo di questo primo Accordo tra l’Italia e la Francia, debba essere messo da parte. Forse un dubbio, forse un ripensamento sarebbe opportuno. L’Accordo in oggetto – lo ripeto – costituisce un protocollo addizionale, per il quale ogni condizione che infici il primo determina la nullità del secondo. È questa la ragione, per la quale noi sosterremo l’eccezione che verrà presentata e votata domani e abbiamo sostenuto in Commissione e sosterremo qui in Parlamento una posizione ostile, negativa nei confronti di questo disegno di legge.

All’assenza dei fondamenti giuridici, si aggiunge anche l’asimmetria dell’impegno francese rispetto a quello italiano e questa, più che una valutazione in punta giuridica, merita un approfondimento in punta di politica. Un quinto della quota sarà di pertinenza dell’Italia e il 58 per cento dei costi saranno di pertinenza dell’Italia. Non sfugge a nessuno questo disequilibrio abbastanza significativo, ma anche abbastanza ingiustificato tra ciò che verrà gestito dall’Italia e ciò che l’Italia dovrà assumersi come costi per l’intervento dell’opera. Ma c’è un altro punto che ci preoccupa perché, anche su questo punto, nella relazione, nelle valutazioni che ha fatto il Governo in Commissione e nel dibattito politico piuttosto calmierato al ribasso, non si è mai fatto cenno ed è una valutazione che fa la Corte dei conti francese. Anche qui non parliamo di partiti all’opposizione e di Parlamento italiano, non parliamo di dibattito pubblico o di forme estreme dell’opinione sulla vicenda TAV, ma parliamo di ciò che dice la Corte dei conti francese in una nota che è stata resa pubblica il 1o agosto del 2012, in cui si ribadisce l’inesistenza di flussi passeggeri e merci sulla linea Torino-Lione, tale da giustificare un costo globale che la stessa Corte dei conti preventiva, nell’agosto del 2012, in ben 26 miliardi di euro, che è una cifra ben superiore a quella sulla quale abbiamo discusso in questi mesi e in questi anni, che non avrebbe dovuto superare i 20 miliardi di euro.

Questo ci porta all’ultimo punto, che ci interessa sottolineare e condividere nella discussione con il Governo e con gli altri gruppi parlamentari, che è l’aspetto economico. A noi preoccupa molto l’assenza di un piano finanziario per l’opera in un tempo di grande e conclamata scarsità di risorse e la considero una reticenza grave e significativa, venendo peraltro reduce da un lunghissimo dibattito che, in questo Parlamento, nell’opinione pubblica, sugli organi di stampa, tra forze politiche, ha attraversato l’Italia su un’altra grande opera, che era quella del ponte sullo Stretto. Io ricordo quante volte è stata sollevata questo obiezione di merito, ma che era anche un’obiezione di fondatezza istituzionale complessiva di quel progetto. Esiste un piano finanziario per poter rendere appetibile sul mercato questo progetto, visto che dovrebbe costituirsi una joint venture per la gestione di questo ponte, un manufatto che, alla prova delle elaborazioni che sono state fornite, potrà essere utilizzato soltanto al 12 per cento della sua capienza naturale, ospitando un traffico automobilistico che, nella migliore delle ipotesi, sarà non superiore al 12 per cento di ciò che potrebbe e dovrebbe ospitare ? Per molti anni, la risposta a questa domanda non c’è stata, come dire i soldi si troveranno, l’impegno dello Stato sarà minimo, ci rivolgeremo al buon Dio, alla Commissione europea, troveremo finanziatori giapponesi e faremo in modo che questa grande opera dell’ingegno umano, grande orgoglio della nostra ingegneria, possa essere realizzata. Dopo molti anni di retorica, dopo molti anni di soldi impegnati e spesi in istituti di progettazione per tenere in piedi la società per azioni Stretto di Messina, si è scoperto e si è deciso che c’era una insostenibilità amministrativa e finanziaria di questa opera.

Ora, noi questa preoccupazione con grande sobrietà l’avanziamo già adesso, temendo anche un cantiere stop and go, cioè un grande cantiere che sia destinato a non essere chiuso mai, con l’assenza di risorse che costringa a fermarlo a fasi alterne nei prossimi anni. Non è chiaro dove e a quali condizioni i capitali dovrebbero arrivare. Il Governo francese – e parliamo della Francia, perché è un progetto condiviso ed è un progetto condiviso anche dal punto di vista dell’impegno e delle responsabilità – fa sapere – sono tutte, come dire, dichiarazioni ufficiali, che sono reperibili in qualsiasi rassegna stampa – che c’è il loro interesse, a patto che su quest’opera ci sia un forte e significativo impegno dell’Unione europea. La commissaria per i trasporti fa sapere che questo è un problema che riguarda anzitutto il Governo italiano e quello francese, assai meno la Commissione europea e i fondi dell’Unione europea. È un punto di contraddizione sul quale non abbiamo ascoltato il Governo in Commissione (non solo oggi, ma anche nei prossimi giorni, se il Governo potrà darci qualche punto che ci possa rassicurare).

Ultimo punto: l’occupazione. Questo è un punto che merita rispetto nel suo sviluppo e nella sua elaborazione. Parliamo di un Paese che vive la più alta disoccupazione giovanile degli ultimi 25 anni e che ha tassi di disoccupazione complessivi che lo hanno fatto precipitare agli ultimi posti dell’Unione europea. Il lavoro è, come dire, pane quotidiano del quale siamo stati privati e non può non essere considerato come un punto di riferimento importante in ogni opera pubblica che è destinata, una volta cantierizzata, a creare lavoro. E, però, vorremmo anche sfuggire alla retorica e al ricatto di considerare che ogni scelta di spesa, di appalto o di opera pubblica, visto che creerà posti di lavoro nuovi, sia destinata ad essere apprezzata e celebrata. Così non è in questo caso, per esempio, perché il rapporto ridottissimo fra occupati e investimenti che verranno impegnati da questo punto di vista fa considerare questa operazione e questa opera perdenti, anche dal punto di vista degli esiti occupazionali che riuscirebbe a realizzare.

Il Governo Monti qualche mese fa – più di un anno fa ormai – ha presentato una nota, diciamo molto generosa nelle intenzioni, ma un po’ semplice, un po’ schematica nei contenuti. Domande e risposte. Tentava e intendeva chiedere fiducia su quest’operazione e su questo impegno del Governo provando a rispondere ad obiezioni e trovando tre titoli attorno ai quali argomentare il proprio ragionamento: ecologia, occupazione e finanziamenti. Noi l’abbiamo letta come tanti, immagino come tutti i nostri colleghi parlamentari, e non ci è sfuggito il taglio fortemente propagandistico e assai poco tecnico, che è quello che avremmo invece gradito. Dal punto di vista, come dire, politico e, se ci è permesso, tecnico noi vorremmo considerare il nostro punto di riferimento non tanto la relazione che fece il Governo Monti, quanto l’articolo 97 della Costituzione, che impone il buon andamento della pubblica amministrazione, e questa è una delle ragioni buone e profonde per cui non sosterremo questo disegno di legge.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Costa. Ne ha facoltà.

ENRICO COSTA (PDL) Signor Presidente, il punto all’ordine del giorno, quello della ratifica di questo Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo francese, era stato dal nostro gruppo sollecitato in numerose occasioni. Era stato sollecitato perché il dibattito su questa materia e il dibattito su quest’opera pubblica era un dibattito che aveva animato non soltanto il Piemonte, in particolare il Piemonte, ma l’Italia intera. E due elementi fondamentali erano – e sono – alla base dell’assenza di credibilità del nostro Paese.

Da una parte, vi è la burocrazia immensa che, anche laddove emerga la volontà politica, rende molto più lento il percorso di realizzazione delle opere pubbliche, a maggior ragione in questo caso, laddove l’opera pubblica debba essere realizzata a cavallo tra due nazioni, e il fatto che ogni volta che nel nostro Paese c’è un nuovo Governo o una nuova maggioranza c’è qualcuno che, dall’interno o dall’esterno, tende a rimettere in discussione i passi che sono stati posti in essere dai precedenti Esecutivi, dai precedenti Ministri, dalle precedenti composizioni.

Ebbene, a questo si è aggiunto un ulteriore passaggio, quello di una opposizione che non era posta in essere nelle sedi istituzionali, ma un’opposizione che si è verificata anche attraverso strumenti non convenzionali, attraverso delle azioni che sono state definite anche dal procuratore della Repubblica di Torino azioni che rasentano il terrorismo: è stato contestato in un’occasione addirittura il tentato omicidio; vi sono stati attacchi alle aziende che hanno il difetto, o il peccato, di lavorare per realizzare quest’opera pubblica. Ebbene, noi abbiamo però trovato una risposta molto ferma da questo Esecutivo, attraverso l’intervento immediato sul posto, sul territorio, in loco, del Ministro dell’interno e Vicepremier, onorevole Alfano, e del Ministro delle infrastrutture, onorevole Lupi, in più circostanze. Subito dopo l’attentato, immediatamente, hanno convocato gli organismi competenti a Torino, dopo il primo attentato; successivamente il Ministro dell’interno è stato il primo Ministro dell’interno che si è recato sul luogo del cantiere.

Successivamente – e questa è questione di non più di un mese, un mese e mezzo fa – il Ministro Lupi è ancora arrivato a Torino per incontrare quegli imprenditori che erano stati minacciati, che erano stati vittime di azioni non soltanto di sabotaggio, ma di veri e propri attentati, per cercare di mettere in cantiere anche uno strumento normativo o di verificare se nel nostro tessuto, nel nostro ordinamento, vi fossero delle norme tali da poter applicare per tutelare queste persone.

Ebbene, quindi la risposta del Governo è stata una risposta ferma. E questa è la risposta che abbiamo oggi dal Parlamento: il Governo ha posto in essere le basi per il provvedimento che affrontiamo oggi, le Commissioni hanno lavorato bene, l’hanno istruito in modo preciso e puntuale. Non vi convince ? Io ho dato un’occhiata anche al testo della pregiudiziale di costituzionalità, che ha sicuramente una sua legittimità di merito dal punto di vista politico, ma dal punto di vista del contrasto di questo provvedimento con la Carta costituzionale trovo ben poco fondamento.

Oggi quindi siamo ad affrontare questo provvedimento, che è un provvedimento essenziale anche per la crescita del nostro Paese, perché il commercio mondiale è sempre stato un motore di crescita per i Paesi più vocati che hanno saputo valorizzarlo. Pensiamo, per esempio, all’Olanda. E oggi, e sempre più in futuro, il commercio mondiale sarà uno dei più importanti motori di crescita. I flussi in import e in export delle economie di tutto il mondo necessitano di infrastrutture di trasporto, dai porti alle reti ferroviarie, che siano competitive ed efficienti. Proprio il collegamento tra i porti e i vari territori viene realizzato attraverso questo tipo di infrastrutture. La maggiore efficienza dei porti del nord Europa – pensiamo a Rotterdam e ad Amburgo – sottrae da anni ai nostri porti, frenati dalla burocrazia doganale e dalla carenza di infrastrutture, importanti volumi di merci e le relative tasse portuali, IVA e lavoro per le nostre aziende di trasporto. L’augurio è che quindi tutto il Parlamento possa convergere su un ruolo strategico, prima ancora per questa specifica opera, delle infrastrutture e dei trasporti, che possa confermare – io temo che questo non avverrà – quel voto unanime che è stato registrato in quest’Aula il 20 ottobre 2010.

Infatti, la Torino-Lione è una delle opere strategiche più importanti nel Piano delle reti che collegheranno tra loro tutti i Paesi d’Europa e l’Europa ai Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, secondo il disegno strategico che è stato proposto in Europa dal Governo Berlusconi e che ha portato la Commissione europea alla deliberazione fondamentale del 19 ottobre 2011, che ha scelto i dieci corridoi ferroviari che collegheranno il territorio europeo ai suoi porti più importanti.

Nel merito – e questo non è più il progetto del 2005 sulla Torino-Lione –, in questi anni vi è stato un forte dibattito, si sono recepite proposte e suggerimenti che sono giunti dagli amministratori locali, e il lavoro, grazie anche all’attività dell’osservatorio, è stato un lavoro efficace, proficuo, che ha portato ad una radicale modifica, in modo da non toccare, se non in minima parte, il territorio della Val di Susa, e si è arrivati(Commenti del deputato Della Valle, 5Stelle)

PRESIDENTE. Collega !

ENRICO COSTA. … e si è arrivati ad un progetto preliminare che prevede un tunnel di base di 57 chilometri, di cui 45 in Francia e solo 12 in Italia. Diciamo che il lavoro dell’osservatorio ha avvicinato molte amministrazioni locali e molti amministratori locali sono passati da quella che era un’opposizione nel merito ad una valutazione in termini positivi, alla luce di quelle che sono state le modifiche di questo percorso (Commenti del deputato Della Valle).

PRESIDENTE. Essendo anche l’Aula abbastanza vuota, si sentono tutti i commenti. Non disturbiamo l’intervento del collega Costa. Dopo ha facoltà di intervenire anche lei, deputato Della Valle.

ENRICO COSTA. Devo dire che, a questo punto, visto che ho il controcanto alle spalle, potrei anche consegnare il testo.

PRESIDENTE. No, prego. Vada avanti e continui il suo intervento, deputato.

ENRICO COSTA. Non raccolgo le provocazioni. Quindi, penso che sia fondamentale aderire a questo percorso, che è un percorso internazionale, e farlo anche perché nel nostro Paese dobbiamo dimostrare che gli impegni assunti si mantengono. La credibilità di una nazione è anche garantita da questo, da dei percorsi che si cominciano e si terminano, indipendentemente dal fatto che chi ha assunto l’impegno sia diverso rispetto a chi lo pone in essere.

Capita in molte circostanze che cambino le maggioranze, cambino i soggetti in campo, ma le istituzioni devono essere garantite nella loro credibilità. Penso che, quindi, questo sia un tassello fondamentale per la credibilità della nostra nazione e del nostro Paese in ambito internazionale. Quindi, l’auspicio è che, passando, domani, attraverso il diniego della questione pregiudiziale di costituzionalità, si possa arrivare ad un voto in tempi rapidi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE.(5 Stelle) Signor Presidente, siamo qui chiamati per discutere la ratifica dell’Accordo internazionale tra Italia e Francia per la Torino-Lione. Cominciamo con il dire che questo Accordo non consente l’avvio dell’opera. All’articolo 1, comma 3, si legge infatti: «Il presente Accordo non ha come oggetto di permettere l’avvio dei lavori definitivi della parte comune italo-francese, che richiederà l’approvazione di un protocollo addizionale separato, tenendo conto in particolare della partecipazione definitiva dell’Unione europea al progetto». L’Unione europea non ha ancora deciso. Sicuramente, tutti in quest’Aula lo sanno; va, però, spiegato ai cittadini e ai media, che troppo spesso e troppo facilmente creano confusione. Volevo cominciare questo discorso entrando nel merito tecnico dei temi, ma non posso che rimanere a bocca aperta quando ripercorro le modifiche apportate al testo originale, quelle che ritroviamo nella versione A dell’Atto Camera 1309.

Come tutti avete sicuramente notato, abbiamo inserito una nuova parte, il nuovo articolo 3.

Cosa recita ? Recita che: «(…) il direttore generale del Promotore pubblico è nominato previa comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti». Ma, colleghi, a cosa servono le discussioni in Commissione?

Avete seguito i lavori, avete almeno letto i pareri ? Vi riporto un estratto del parere della Commissione trasporti: «In relazione alla previsione della nomina del direttore generale e del direttore amministrativo e finanziario del promotore pubblico, di spettanza della parte italiana, si segnala l’opportunità che le competenti Commissioni parlamentari esprimano il proprio parere sulle persone che il Governo intende nominare». Ripeto, «esprimano il loro parere», si tratta di due punti fondamentali: dove diavolo si trovano nel testo che ci troviamo a discutere i parametri da seguire per la nomina del direttore amministrativo e finanziario ? Abbiamo tutti capito che le Commissioni devono esprimere il parere e che non se ne fanno assolutamente nulla di una comunicazione per quanto concerne la nomina delle figure in questione ? Il parere della Commissione trasporti tocca poi un punto che sta particolarmente a cuore al MoVimento 5 Stelle, siamo stati noi ad evidenziare questa gravissima situazione. Infatti, nell’accordo si stabilisce che aggiudicazione ed esecuzione dei contratti relativi a lavori, servizi e forniture conclusi dal promotore pubblico siano disciplinati dal diritto pubblico francese. Siamo in un Paese che strozza gli imprenditori, che costringe le imprese a partire per l’estero, che preferisce investire in grandi opere inutili piuttosto che nella ricostruzione de L’Aquila, ma è in questo Paese che il diritto pubblico è dotato di una normativa antimafia che deve essere applicata a progetti faraonici come quello della Torino-Lione. Questo non è stato recepito dal Governo ed io mi chiedo se la Commissione trasporti afferma che devono essere tutti e due i direttori, come si fa a recepire solo il direttore generale e non inserire nell’emendamento il direttore finanziario ? Non riesco a capire come sia possibile: questo provvedimento deve tornare in Commissione e deve essere messo a posto. Non vogliamo rimandare la discussione a probabili e futuri protocolli addizionali, cambieremo le carte in tavola ora in quest’aula e chiederemo a gran voce di imporre l’applicazione del diritto pubblico italiano per quanto riguarda i lavori del promotore pubblico. Ora che ho segnalato le varie incongruenze legislative, quei punti che non rispettano nemmeno il volere della maggioranza, posso concentrarmi sul progetto. Partiamo dal contesto italiano: è un primo errore, non parliamo più di Corridoio 5. Infatti, Portogallo ed Ucraina hanno formalmente rinunciato all’opera. Ciò che abbiamo ora è il Corridoio Mediterraneo, che forse chiameremo poi Corridoio 3. Colleghi, permettetemi di sottolineare un aspetto divertente di questa tratta, non più Kiev-Lisbona, ma Miskolc-Algeciras che tradotto significa Ungheria-Stretto di Gibilterra. È Mario Virano, presidente dell’Osservatorio tecnico per la Torino-Lione, a darci una spiegazione favolosa su questo, parlando di fantasiosi e imbarazzanti scenari futuri, quando un giorno dovremo aprirci ai mercati del nord Africa.

A parte questa folle spiegazione mi soffermerei ancora un attimo sul concetto di corridoio. Sì, perché ad oggi pare che le uniche tratte da realizzare siano quelle in cui sono coinvolti gli italiani, come la Torino-Lione e la Venezia-Trieste.

Che senso ha parlare di corridoio se la tratta perde i pezzi ? È sulla bocca di tutti il rapporto Mobilité 21, presentato dalla Commissione Duron del Governo francese il 27 giugno 2013.

Di che cosa parla ? Beh, di ciò che si sa da sempre. Il rapporto, ricalcando inoltre quanto espresso già dalla Corte de conti francese e da centinaia di scienziati e tecnici indipendenti, ci dice che la Torino-Lione è inutile e quindi definisce la tratta da Lione verso Torino come non prioritaria, loro ci penseranno dopo il 2030.

La considerazione più importante mira alla questione fondamentale: l’opera serve o no ?

Colleghi, dovete sapere che un’opera si realizza non perché è bella, anche perché parliamo di otto miliardi e mezzo che togliamo ai cittadini in un momento molto critico della nostra storia. Un’opera si realizza se serve. I proponenti ci dicono che è necessaria perché il traffico sulla direttrice in questione crescerà a dismisura. La Commissione Duron scrive invece che non ha potuto accertare che i rischi di saturazione della linea, che giustificano la realizzazione del progetto, si realizzino prima degli anni 2035-2040.

Che significa che le proiezioni fantasiose di crescita esponenziale sconfinata sino ad oggi promesse dai proponenti non rispecchiano la realtà e non sono riproducibili.

Ma io vi capisco, comprendo la vecchia politica, queste cose le so perché vengo dal Piemonte dove il presidente della regione Cota dichiarava che la TAV rappresenta un’apertura psicologica all’Europa, un’apertura psicologica, bellissimo.

Oppure sparava a zero parlando dell’essere tagliati fuori da contesti internazionali. Solo slogan ! Colleghi, dovete sapere che una linea ferroviaria già c’è: è stata appena riammodernata con una spesa di 400 milioni di euro ed è decisamente sottoutilizzata. Questa è dunque l’ennesima palla ! Il muro che ci divide dall’Europa non è infrastrutturale, ma morale: ad ergerlo sono stati decenni di mala politica, quella per la quale ci vergognamo quando andiamo all’estero !

Ora comunque stiamo discutendo. Ammettiamo per un momento che le fantasiose proiezioni di traffico siano reali, che l’Italia sia esonerata dal contesto europeo, che quest’opera serva quindi davvero a qualcosa. Facciamolo così, per ridere.

Facciamo quest’opera. Chi la paga ? Il centro studi della Camera ci porta dati interessanti: costerebbe 8 miliardi e mezzo di cui il 40 per cento sarebbe finanziato dall’Europa. Voglio ringraziare il centro studi per questa notizia, ma mi vedo costretto a segnalare immediatamente un gravissimo errore. Già perché l’Europa, forse finanzierà e, nel caso, fino al 40 per cento. Il che significa che non c’è assolutamente la certezza di un finanziamento e, nel caso in cui un finanziamento fosse erogato, questo sicuramente non supererà il 40 per cento, che rappresenta dunque un tetto massimo.

Detto ciò mi rivolgo alla Presidenza chiedendo eventualmente un intervento per fare sì che i parlamentari chiamati ad una successiva votazione possano essere adeguatamente informati sul tema.

Continuiamo a ragionare per assurdo. L’Europa finanzierà il 40 per cento. Questo significa che il 60 per cento sarà spartito tra Italia e Francia. Bene, in che proporzioni ? I dati ci fanno sapere che, nonostante il tunnel di base occupi più spazio sul territorio francese che su quello italiano, il Belpaese si accollerà grosso modo il 60 per cento dei costi totali (sempre italiani furbi, perché noi abbiamo neanche il 40 per cento sul territorio italiano, ma ne paghiamo il 60).

Attenzione colleghi. Questi sono i dati progettuali. Cosa succede in Europa ai preventivi per le infrastrutture ferroviarie ? Se si parla di traffico, quello reale in media è inferiore del 40 per cento a quello preventivato; se parliamo di denaro pubblico, la spesa aumenta del 40 per cento.

Ancora attenzione: parliamo di valori medi e si sa che in una media ci sono elementi che alzano, altri che abbassano il valore finale. Sappiamo bene in che fascia si possa collocare l’Italia.

Ma continuiamo a ridere: diciamo che spenderemo non più di 8 miliardi e mezzo. Bene, dov’è il piano finanziario ? Ah, non c’è, almeno un’analisi costi/benefici ? Ah, quella riguarda l’opera intera e non la versione low-cost sulla quale i Governi stanno discutendo. Allora la situazione non è poi così felice !

L’Analisi costi/benefici è un documento fondamentale perché è quello che ci fa sapere per l’appunto quanti benefici si possano ottenere a discapito di una data spesa iniziale. Cosa ci aspettiamo dai proponenti ? Senza dubbio benefici a pioggia.

È però singolare il caso poichè i benefici sono davvero marginali e non si vedrebbero prima di 30-40 anni anche ammettendo un’esplosione del traffico descritta dalle curve esponenziali di cui prima dibattevo.

Sulla qualità dei benefici potremmo poi soffermarci. È vero infatti che quota parte dipende dal «fattore incidentalità» e cioè dalla capacità del treno di ridurre il numero di incidenti stradali. Ed è vero che tolti questi benefici il calcolo totale dà un risultato negativo per lo stesso periodo di tempo.

Sino ad ora non ho trovato una sola ragione a favore di questo accordo e di quest’opera. E mi sono limitato ai soli settori economico e finanziario. Non voglio di certo dimenticarmi poi delle importantissime tematiche ambientali!

Più volte ho sentito riprendere un tema: il tracciato ha subito diverse modifiche (l’ho sentito prima in quest’aula). Grazie, la Valsusa è però larga pochi chilometri, è chiaro che la geologia è comune. Su due chilometri di larghezza di una valle, spostarlo un po’ più a destra o un po’ più a sinistra cosa cambia ?

Abbiamo trovato un altro slogan dietro il quale si celano gravi pericoli come l’amianto, di cui la Valsusa è ricchissima. Stesso discorso per le sostanze radioattive: uranio e radon. Dove sta il principio di precauzione ? Come si possono liquidare in poche parole temi così delicati ?

Come ignorare poi il rischio di drenaggio e contaminazione delle falde acquifere e dell’inquinamento atmosferico che, è certo, porterà ad un aumento del tasso delle malattie cardiovascolari e respiratorie per le popolazioni locali ?

Abbiamo inserito tutti questi aspetti negli emendamenti che mi aspetto voi approviate per garantire sicurezza e tranquillità ai valsusini.

Intendo chiudere questa prima parte della discussione toccando un tema rilanciato più volte dai proponenti: la creazione di posti di lavoro. Lasciando da parte i quasi 100 mila euro al giorno spesi per l’insulsa militarizzazione di una valle pacifica, proviamo a mettere a confronto i numeri. Il Presidente del Consiglio Letta, palle d’acciaio per l’Europa, stanzia da qui al 2016 350 milioni di euro – da qui al 2016 – per dare origine a ben 200 mila nuovi posti di lavoro. Prendiamo la nuova linea Torino-Lione e approssimiamo molto generosamente a 2.000 posti di lavoro. Ho sentito la relatrice dire 5.800 posti di lavoro. Negli studi e nei quaderni dei proponenti è segnato 2.000, ma segniamo 5.800 posti di lavoro. Il costo totale per il tunnel di base è pari a 8 miliardi e mezzo di euro. Quindi, 350 milioni di euro-200 mila posti di lavoro. 8 miliardi e mezzo di euro-5.800 posti di lavoro. Dove stanno i posti di lavoro per quest’opera ? Se ascoltiamo palle d’acciaio e investiamo 8 miliardi di euro, invece che 350 milioni di euro, avremmo per assurdo 45 milioni di posti di lavoro e avremmo messo a posto l’Italia. Per assurdo, perché su 350 milioni di euro lui calcola 200 mila nuovi posti di lavoro, mentre per 8 miliardi e mezzo di euro investiti in quest’opera abbiamo 5.800 posti di lavoro, come detto dalla relatrice (2.000 risulta dai proponenti). Mi sembra un po’ strano il numero di posti di lavoro che crea quest’opera.

Fosse presente il Presidente del Consiglio glielo chiederei: in Italia il lavoro è un’emergenza gravissima, ben più grave del soddisfare l’appetito di qualche grande appaltatore. Con i soldi del solo tunnel di base potremmo dare lavoro a milioni di persone e noi siamo qui seduti a discutere di un inutile buco in una montagna. Vogliamo destinare solo una parte di questi miliardi al lavoro ? Facciamolo. Allora, ricostruiamo L’Aquila, risolleviamo il sistema sanitario, impegniamoci nelle ristrutturazioni degli edifici pubblici e in particolare di quelli scolastici e ve lo dice un cittadino di Rivoli, città teatro del dramma del crollo del controsoffitto di un’aula del liceo «Darwin», circostanza in cui perse la vita uno studente. Queste cose non devono più ripetersi ! Da cittadino ve lo chiedo a gran voce: basta spendere in grandi progetti inutili i cui benefici non arriveranno mai ai cittadini. Qui fuori servono tanti piccoli aiuti diffusi sul territorio per creare reale benessere. Io spero sinceramente che la discussione di questi giorni porti tanti colleghi a cambiare opinione sul tema e a scegliere la via giusta. Forse questa volta, alla sera, prima di andare a dormire, riuscirete a guardarvi in faccia davanti allo specchio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Boccuzzi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCUZZI (PD). Signor Presidente, l’accordo in questione costituisce un protocollo addizionale all’accordo tra Francia e Italia stipulato a Torino il 29 gennaio 2001 e ratificato dal Parlamento italiano con la legge 27 settembre 2002, n. 228, che ha disciplinato la prima fase relativa agli studi, alle ricognizioni e ai lavori preliminari della parte comune dell’opera, facendo seguito a quanto già convenuto cinque anni prima con l’accordo del 15 gennaio 1996 volto all’istituzione della Commissione intergovernativa per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Il presente accordo è il risultato di una negoziazione triennale della Conferenza intergovernativa Italia-Francia, specifica il tracciato del progetto, approva le modifiche apportate allo studio originario del 2005 e precisa la ripartizione dei costi della sezione transfrontaliera, prevedendo che la linea ferroviaria venga realizzata per fasi funzionali. La prima fase è stata individuata nella sezione transfrontaliera compresa tra Susa, in Italia, e Saint Jean de Maurienne, in Francia.
Il documento in esame costituisce, quindi, un tassello di una serie di atti internazionali che definiscono progressivamente i rispettivi impegni bilaterali dal momento che un ulteriore protocollo addizionale dovrà disciplinare l’avvio dei lavori connessi alla realizzazione della sezione transfrontaliera della parte comune.

Alcune considerazioni generali sull’opera. La nuova linea ferroviaria merci e passeggeri Torino-Lione è un formidabile acceleratore di sviluppo economico, di creazione di posti di lavoro per la regione, dal momento che la Francia è certamente un’ottima opportunità commerciale, nonostante le condizioni della ferrovia riducano notevolmente gli scambi a causa della pericolosità e dell’elevato costo dell’attraversamento delle Alpi con la linea attuale.

La costruzione di un tunnel transfrontaliero ridurrà il costo del 40 per cento e renderà i trasporti più efficienti e temporalmente più corti, guadagnando di conseguenza competitività e rendimento. Non va sottovalutato il fatto che, oltre la Francia, la futura linea sarà una porta aperta verso i mercati del nord-ovest e sud-ovest dell’Europa.

La nuova linea Torino-Lione è certamente uno strumento importante per la ripresa economica. I grandi cantieri europei sono lo strumento principale per il rilancio economico e il tunnel di base della Torino-Lione mi auguro avrà effetto dirompente nella crescita e nelle opportunità di occupazione.

Un progetto che coniuga efficienza economica e protezione dell’ambiente, che fornirà un’alternativa più veloce, più sicura, più ecologica al viaggio su strada, tenuto conto che per il solo trasporto merci la linea trasferirà dalla strada alla ferrovia un milione di camion all’anno.

Nei giorni scorsi l’Assemblea nazionale francese ha approvato il disegno di legge che dà il via libera al Trattato internazionale per la realizzazione della nuova linea Torino-Lione. Il provvedimento di ratifica è stato votato da un’ampia maggioranza. Il 18 novembre il testo passerà all’esame del Senato francese per il via libera definitivo.

L’Accordo siglato il 30 gennaio 2012 integra, come dicevo all’inizio del mio intervento, il precedente Patto stipulato nel 2001, per la realizzazione del progetto di collegamento ferroviario misto merci-viaggiatori tra Torino e Lione, nonché le condizioni di esercizio dell’opera, una volta realizzato.

Nel testo, tra i punti nodali, c’è la rimodulazione dei costi di prima fase per la costruzione della tratta internazionale, che comprende il tunnel di base, le stazioni internazionali di Susa e St. Jeanne de Maurienne e le interconnessioni con la linea storica del Frejus. Rispetto agli 8,2 miliardi previsti dal progetto preliminare, la percentuale a carico dell’Italia si riduce dal 63 per cento fissato nel 2001 all’attuale 57,9 per cento, ferma restando la ripartizione in misura paritaria, tra i due Paesi, dell’eventuale surplus dei costi.

Il testo è composto da una parte normativa, in 28 articoli, e due allegati tecnici, il primo attinente i finanziamenti per l’opera, il secondo che, invece, riguarda la promozione del trasferimento modale dei passaggi italo-francesi, in generale i principi di politica di trasporti e intermodalità.

Veniamo ora alle note dolenti che hanno contraddetto la realizzazione dell’opera, trasformando il dissenso in un vero e proprio campo di battaglia. Nel corso del tempo molteplici sono state le occasioni di scontri, spesso, troppo spesso violenti. Una lunga sequela di eventi, che dimostrano l’acuirsi dello scontro tra gli antagonisti no TAV e lo Stato, una serie di interrogativi a cui è difficile trovare risposta. Nella bassa Val di Susa, infatti, ci si perde facilmente dietro le opposte fazioni e ideologie, che scatenano gli appassionati delle dietrologie.

La duplice vita e la duplice interpretazione di un cantiere: per l’ala più radicale degli attivisti no TAV, una palestra per l’antagonismo italiano ed europeo; per i lavoratori e imprenditori che lavorano nella buca scavata sotto il raccordo autostradale della Torino-Bardonecchia, più volte assediato e attaccato da guerriglieri in erba e reduci di rivoluzioni mancate, una trincea.

Si è arrivati ad affermare che il diritto al sabotaggio appartiene alla lotta operaia. E per gli operai che lavorano all’opera ? Per loro i diritti non contano ? Il diritto al lavoro non conta ? Il diritto al rispetto del loro lavoro non conta?

Il procuratore generale Giancarlo Caselli ha evocato lo spettro degli anni di piombo e don Ciotti, anima incorruttibile della lotta alla ’ndragheta, si è esposto per denunciare la violenza ed esprimere solidarietà alle forze dell’ordine, agli operai, agli imprenditori vittime del conflitto, pur ribadendo il diritto alla disobbedienza civile e pacifica contro un’opera pubblica. Già civile e pacifica, vocaboli sconosciuti a molti estremisti che tentano costantemente di appropriarsi del movimento, sporcando ogni iniziativa e lasciandola passare per la solita violenta manifestazione dove in assenza di una posizione di denuncia netta nei confronti dei delinquenti infiltrati, si rischia di essere accomunati a coloro che con il movimento, con la protesta e spesso con la Val di Susa non hanno nulla da spartire.

Anche la politica ha mostrato spesso la sua inadeguatezza. Sarebbe necessario a volte tentare di parlare alla testa delle persone e non voler continuare a fare un soliloquio con la pancia della gente, con effetti speciali intrisi di demagogia e strumentalizzazione. In generale, la cultura del «no» è divenuta in Italia uno degli ostacoli principali allo sviluppo, alla crescita economica e alla modernizzazione. Se si analizzassero due importanti aspetti legati alla realizzazione dell’opera si potrebbe magari arrivare a riflessioni diverse.

Dal punto di vista del TAV passeggeri, i tempi di percorrenza della tratta Torino-Lione si portano da 3,5 ore a solo un’ora e mezza, rendendo il treno, di fatto, competitivo con l’aereo. Dal punto di vista del TAC merci, si ha un enorme risparmio energetico nel trasporto merci: non sono più necessarie da due a tre motrici con elevati consumi, ma solo una, rendendo la linea merci di nuovo competitiva rispetto al trasporto su gomma.

In un futuro in cui i combustibili fossili scarseggeranno, sempre di più un treno moderno è un’enorme occasione in quanto funziona ad energia elettrica e con energie rinnovabili, come l’energia solare ed eolica. Un vero ambientalista non può dire di no al sistema TAV/TAC. Chi avalla motivazioni diverse e con il moto virtuoso dell’ambientalismo nulla ha da spartire, trova spesso mere ragioni ideologiche che confliggono con il raziocinio e col benessere dell’ambiente.

Nei giorni scorsi, è stata usata, per demolire le tesi a favore del TAV, un’intervista a Ives Crozet, uno dei dieci membri della commissione «Mobilitè 21», professore di economia all’università di Lione. Il presidente della commissione intergovernativa francese, Louis Besson, nei giorni successivi, ha smentito Crozet. Cito dalla lettera di Besson a Crozet: «In conclusione, se l’analisi, che mi è stata riferita, di quanto da lei sostenuto nella trasmissione televisiva trasmessa da un canale privato italiano è esatta, le comunico la mia incredulità nel constatare che un professore di economia dei trasporti possa essere così lontano dalla realtà della politica europea dei trasporti. È davvero desolante poiché, naturalmente, l’Europa non è solo finanziamenti: ci sono delle volontà, a cominciare da quella della creazione di una rete transeuropea, che richiede l’interconnessione delle reti nazionali e quella del recepimento di un trattato che protegga il massiccio alpino come previsto dalla »Convenzione alpina«, firmata da sette Paesi e dall’Unione europea. Questo richiede di dotarsi di mezzi di report modale seguendo il modello svizzero, ma ciò sembra, ahimè, totalmente estraneo alla sua riflessione. Sono desolato, tuttavia mi permetto di aggiungere a questo messaggio l’ultima nota di attualizzazione della Torino-Lione da me redatta all’inizio di settembre…anche se ho la sensazione che non parliamo dello stesso dossier! La prego di accettare, egregio professore, i miei seppur amari, distinti saluti».

Esistono mille modi di manifestare il dissenso, ma è fondamentale farlo nella civiltà e nel rispetto degli altri. Per coloro che questo principio non lo conoscono, chiudo citando brevemente un passaggio dell’opera di Victor Hugo: «Non ci sono regressi di idee, come non ci sono regressi di fiumi. Ma coloro che non vogliono avvenire ci pensino bene. Dicendo di no al progresso non condannano l’avvenire, ma loro stessi».

PRESIDENTE. È iscritto a parlare la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI (5Stelle) Signor Presidente, intanto, oggi mi dispiace vedere quest’Aula vuota – ma tanto in discussione generale è sempre così –, soprattutto su questo tema, visto che abbiamo passato mesi, nelle Commissioni che hanno analizzato questa ratifica, a discutere del nulla o, meglio, di quello che veramente è l’unico modo, per chi è favorevole a quest’opera, di dire che noi siamo dei pazzi. Abbiamo assistito a discussioni fatte solo (Commenti del sottosegretario D’Angelis)… non faccia così, signor rappresentante del Governo, noi siamo dei pazzi per i nostri colleghi. Siamo dei pazzi, perché sosteniamo che quest’opera non si dovrebbe fare. Siamo dei pazzi, perché per noi un vero sindacalista non può sostenere che quest’opera porti lavoro, soprattutto, quando questo Governo non riesce a trovare i soldi per la cassa integrazione. Ma noi siamo dei pazzi. Comunque, andiamo oltre.

Credo che quest’Aula, soprattutto la Presidenza e anche il Governo, debba sapere che cosa è successo nelle Commissioni. Bene, le Commissioni che hanno analizzato questo documento, oltre a non occuparsi per nulla dei punti inseriti in questa ratifica e nell’articolato della ratifica, che, di fatto, sono quelli che interferiscono in questo Paese, lo hanno fatto con una tale superficialità che ci ha lasciato a bocca aperta. Le uniche Commissioni che hanno lavorato in maniera intelligente sono state la Commissione lavoro – forse, perché è presieduta da un piemontese, che si è chiesto che cosa volesse dire aprire a certe dinamiche – e la Commissione bilancio, tanto è che ancora non ha dato un parere, perché si è fermata su un errore, su una discrasia di numeri: 29 milioni che non si capisce dove siano finiti, ma solo da un anno all’altro, ma questa è storia che, probabilmente, tra un po’ dimenticheremo. In ogni caso, la Commissione bilancio ha avuto il coraggio, per un attimo, di fermarsi, anche grazie al relatore del PD che si è accorto di questa cosa. Perché ? Perché lui, come noi – e lo possono affermare tutti coloro che ci hanno visto in Commissione – ha trattato questa ratifica non con il paraocchi, come tutti si aspettavano che noi l’avremmo trattata: non partendo dal presupposto che noi siamo contrari a quest’opera, ma partendo dal presupposto che questa è una ratifica e va fatta, se questo Paese la vuole fare, nel modo migliore.

E allora ci siamo fermati e ci siamo chiesti perché è venuto solo il Ministro Lupi a riferire su questa ratifica – mai il Ministero degli affari esteri o qualcuno che comunque stia sotto il Ministero degli affari esteri – perché questa ratifica non si può fare. Non si può fare perché nell’Accordo del 2001 c’erano due condizioni precise che dicevano che la ratifica si poteva fare solo se quelle due condizioni fossero state ottemperate. Ebbene, oggi quelle due condizioni non sono ottemperate e allora noi avremmo voluto sentire dalla bocca del Ministro degli affari esteri, quale motivazione politica porta un Paese a fare una scelta di questo tipo: andare avanti su una ratifica quando questa non si può fare.

E poi, Presidente, mi rivolgo a lei, perché forse lei può esser portavoce del fatto che in questo momento noi non capiamo qual è la procedura che questo Parlamento sta seguendo. Perché ? Perché il Ministero competente ha deciso che andrà al tavolo del 20 novembre con la Francia con l’approvazione di una Camera sola. Mentre la Francia si sta dando da fare perché anche il Senato, l’altra Camera, possa dire «sì» a questa ratifica, l’Italia non lo farà e andrà all’incontro del 20 novembre con l’approvazione di una Camera sola. Che procedura è questa ? Noi vorremmo sapere che procedura il popolo italiano si merita per questa ratifica. Vorremmo sapere quale procedura questo Governo vuole attuare, se è regolare o se non è regolare. Noi queste risposte le dobbiamo avere, perché non possiamo permettere questi comportamenti. Non lo sapevamo neanche, lo abbiamo saputo per caso, per una semplice chiacchiera fatta rispetto a mille questioni dal CIPE, che non lo ha fatto apposta, ma ci ha detto che andranno a sedersi al tavolo con la Francia e lo faranno con l’approvazione di una sola Camera. Che cosa ? Che procedura è ? Allora noi vorremmo sapere se siamo dentro il regolamento, se stiamo nella legge, se questo è un modo che la Camera e questo Governo possono usare per andare avanti rispetto a questioni così delicate.

Ho sentito dire un sacco di cose qui in Aula, me ne sono segnate alcune: non si può interrompere l’opera solo perché si ha paura della mafia. Beh, quest’opera fin dall’inizio è stata coinvolta in un sacco di cose che riguardano la mafia. È stata coinvolta dalle cooperative che hanno preso gli appalti su cui sono stati fatti dei processi, per i quali alcuni sono stati condannati. Alcuni hanno chiuso e riaperto con altro nome, cose normali che succedono sempre. Ma questa è anche l’opera che vede la procura di Torino silente, in silenzio, davanti a delle cose gravissime, come il CUP – il codice unico di progetto, quello che viene affidato a un’opera – sbagliato. Quest’opera, quando è nata, non ha avuto il CUP corretto. Ora, è chiaro, forse è stato un disguido, ma vedete le carte e leggete che cosa ha fatto la procura di Torino quando si è vista in mano l’esposto che diceva che forse c’era un problema, che a quest’opera era stato affidato il CUP sbagliato. Cosa ha fatto ? Ha fatto niente. Niente ! Oppure, chiedete che cosa ha fatto la procura di Torino quando ha visto degli esposti che riguardano le delibere del CIPE non applicate. Che cosa ha fatto ? Ha fatto niente. Perché ? Perché il CIPE ha le sue procedure: il CIPE andrà a controllare se ci sono delle connivenze tra le famiglie mafiose e gli appalti solo quando l’opera sarà finita. Mi dite a che cosa serve ? Non l’ha fatto oggi perché se no avrebbe fermato l’80 per cento degli appalti. Lo avrebbe fatto.

Allora noi siamo i pazzi, siamo gli antagonisti, siamo quelli che non vogliono l’opera, siamo quelli che non sono neanche capaci di manifestare nella maniera normale. Siamo talmente antagonisti che chiediamo al Governo e a questo Parlamento di incontrarci, perché il movimento «NO TAV» sono anni che chiede un dibattito e un incontro mai sostenuti. Queste cose le dico perché continuiamo a chiedere. Le abbiamo chieste qualche mese fa, ma c’è stato risposto picche.

Si parla dei comuni, dei comuni coinvolti come la mia Collegno, la Collegno di D’Ottavio. Beh, ci sono comuni, Presidente, che hanno detto «sì» a quest’opera e hanno detto «sì» prima a mamma lobby, poi l’hanno detto a papà compensazione. Hanno detto «sì» e hanno lasciato a quest’opera le parti peggiori del proprio territorio, come è successo nel nostro comune, per esempio, quelle che nessuno ricorda, quelle su cui la speculazione può esser fatta sempre e comunque, quelle che si possono dare in cambio alla provincia per fare quest’opera che poi magari ne fa fare un’altra, magari. Ma queste cose non si sanno, sono solo parole che girano e di cui nessuno mai dice se appartengono alla verità oppure no.

Oppure sento dire che l’opera e il progetto sono cambiati nel corso degli anni. Certo, è cambiato ! Prima tanti erano favorevoli a quest’opera: ma vi siete chiesti perché nel corso degli anni tanti hanno detto di «no», in particolare tanti sindaci hanno detto di no ? Prima di tutto perché il progetto è peggiorato. È peggiorato, perché si è capito che comunque sopra un po’ di speculazione si poteva fare; e allora, invece di usare parti di linea storica che si potevano utilizzare, si è preferito farne di nuove. Prendete i progetti, guardateli; a parte la difficoltà nel leggerli: noi li abbiamo visti, ci sono progetti dove non c’è neanche scritta la metratura; ma ovviamente i miei colleghi queste cose non le sanno. Non so neanche se le sa il Governo ! Va bene, ma noi ve le spiegheremo, comunque.

Il problema vero è che uno non può pensare che un progetto scritto per la montagna «x» sia applicabile alla montagna «y». Quando avete fatto il progetto sul tunnel geognostico, avete deciso di cambiare lato della montagna senza cambiare il progetto ! Ma allora un bambino di due anni capirebbe che quel progetto non può esser applicato; tant’è che oggi vediamo le difficoltà di quel tunnel geognostico !

Ma quest’opera s’ha da fare per forza. Si deve fare per forza, tanto che se un Paese arriva a cedere la percentuale di proprietà fino al 22 per cento, cioè l’Italia si terrà il 22 per cento di proprietà di quest’opera, è perché quest’opera la vorrà fare a tutti i costi ! Così come, se a un certo punto dal 50 per cento di costi si passa al 57, è normale, perché noi quest’opera la dobbiamo fare a tutti i costi ! Allora, diciamoci in faccia che quest’opera è diventata una questione politica che riguarda le coperture dei vostri sbagli, perché questo è ! Diciamocelo in faccia una volta per tutte, così almeno abbiamo la sincerità di un Paese che vuole andare avanti verso un’opera che costa un sacco di soldi, che è inutile, che la gente non vuole, a cui i cittadini non hanno partecipato, e andiamo avanti. Andiamo avanti pure così !

Vorrei ricordare a quest’Aula che c’è stato un esposto fatto da parte di alcuni componenti del movimento No-TAV. Quando si parla di esposti fatti dal movimento No-TAV uno sorride, perché dice: questi ne fanno uno al giorno, figurati, chissà cosa c’è scritto. Semplicemente, ricordava alla Corte dei conti, perché l’esposto è stato fatto alla Corte dei conti, che quando uno fa un accordo e modifica una percentuale di costi in aumento, e questo Paese non è in grado di sostenere questo aumento di costi, perché nessuno glieli va a mettere in bilancio, beh, forse qualche cosa che riguarda la frode fiscale c’è ! Forse c’è un problema: un Paese non può fare un accordo con un altro Paese, e decidere che ci saranno degli aumenti di spesa che quel Paese non può sostenere. Non lo può fare ! Ma anche questo a voi non riguarda.

Noi siamo pronti ad andare avanti nella discussione di questa ratifica ad una sola condizione, che qui dentro si aprano le orecchie e si discuta, che il Governo ci dia delle risposte, e ce le dia bene. Non che sulla questione antimafia noi siamo i pazzi, perché abbiamo osato alzare il dito e dire: guardate che ci sono dei problemi. Andatevi a leggere l’articolato ! Andatevelo a leggere, e vedrete che la questione antimafia non è una questione che non coinvolge questa ratifica, e che avete pestato una «cacca» gigante. Ve ne rendete conto ? Perché noi lo sappiamo che qualcuno ha fatto sapere che questo è un problema, ma questo Governo non si prende neanche la responsabilità di dire che questo è un problema e che avete sbagliato ! Ma su questo avremo giorni per discuterne: gli emendamenti sono tanti, ci sarà modo di farvi riflettere su un sacco di cose.

Su una cosa di certo però veramente non possiamo fermarci qua: vogliamo sapere se la procedura, che questo Governo e questo Parlamento stanno seguendo, è regolare o meno; e in questo caso, Presidente, faccio appello a lei per capire se noi stiamo facendo la cosa giusta nel modo giusto. Perché il 20 novembre vorremmo esserci anche noi, a capire che cosa la Francia e l’Italia si diranno. Perché non può un Paese arrivare a sedersi di fronte alla Francia, e dire: ma voi come la volete fare ’sta ratifica ? Perché non si sono visti prima ? Perché non vi siete parlati prima ? Forse perché la Francia non era tanto convinta ? Forse perché qualche mese fa diceva che le linee secondarie non le poteva finanziare, perché la Francia è in crisi economica tanto quanto noi ? Forse per questo, allora ci voleva un po’ di tempo per convincerli ? Bene, li avete convinti. Vediamo se al 20 novembre arriverete qua a Roma a parlare con la Francia, e avrete l’approvazione di questa ratifica. Vediamo. Noi ce la metteremo tutta per farvi capire che questa ratifica non si può fare, e che la state facendo nel modo peggiore possibile, come al solito, ovviamente(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Rossi. Ne ha facoltà.

DOMENICO ROSSI (Scelta Civica). Signor Presidente, la ratifica dell’Accordo in questione rappresenta un passo preliminare fondamentale per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, una realizzazione che avverrà poi con la sottoscrizione di un successivo accordo che definirà completamente l’operazione. Sintetizzo brevemente alcuni dei motivi per i quali noi riteniamo che sia necessario dare approvazione al disegno di legge.

La tratta Torino-Lione costituisce parte essenziale di quella rete ferroviaria trans-europea composta dalle grandi direttrici ferroviarie che attraversano le singole nazioni dell’Unione. Fortemente voluta dall’Unione europea, tale rete unica mira ad eliminare le strozzature, ad ammodernare l’infrastruttura, a velocizzare il trasporto di merci e passeggeri, migliorando i collegamenti tra i diversi modi di trasporto. È parte essenziale del collegamento dall’Ucraina alla penisola iberica e comunque, per l’Italia, va a creare una continuità dall’Adriatico alla Francia meridionale.

Non realizzare la nuova linea Torino-Lione significherebbe quindi creare una cesura profonda all’interno dell’asse est-ovest del corridoio mediterraneo che collega la Spagna e il Portogallo all’Ucraina. L’Italia è in ritardo rispetto al piano di lavoro stabilito: la Francia ha già realizzato tutti i tunnel traversali.

Va ricordato che la nuova linea Torino-Lione consente di convertire l’attuale tratta di valico in una linea di pianura, permettendo di superare i limiti strutturali dell’attuale tunnel del Frejus. Il tunnel esistente, infatti, fu completato nel 1871, ancorché riammodernato nel 2011, non è più competitivo per almeno tre motivi: eccessiva pendenza per raggiungere la quota di 1.286 metri, treni inadeguati quanto a lunghezza e carico, costi eccessivi.

Il nuovo tunnel renderà disponibile una linea che possiamo definire «di pianura» per la rete ferroviaria che consentirà un dimezzamento dei tempi di percorrenza dei treni e un abbattimento del 50 per cento del costo di esercizio, attirando alla ferrovia i trasporti su gomma, con conseguente riduzione del traffico autostradale nel delicato ambiente alpino nonché eliminazione o riduzione del rischio di incidenti stradali. Il nuovo tunnel, inoltre, favorirà un incremento della capacità del trasporto merci e passeggeri e, a regime, una riduzione annuale di emissioni di gas serra pari a 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ovvero pari all’emanazione di gas serra di una città di 300 mila abitanti.

Va ricordato che la linea Torino-Lione rappresenta l’unico asse a servizio dell’interscambio con l’Europa dell’ovest (Francia-Spagna-Portogallo-Inghilterra). Il valore di questo interscambio ammonta a 150 miliardi di euro annui, sostanzialmente uguale all’interscambio con il nord Europa (Austria, Germania, Danimarca, Svezia), ma con una differenza: l’interscambio con l’ovest avviene in grandissima parte su strada, causa il maggior costo che comporta la vecchia ferrovia, mentre l’interscambio con il nord beneficia di validi valichi ferroviari rinnovati o in corso di rinnovamento, con il tunnel di base alla quota di pianura (Loetschberg, Gottardo, Ceneri, Koralm, Brennero). Fra questi, il Brennero è in corso di rinnovamento con un investimento simile a quello previsto per la TAV, ma da nessuno osteggiato.

La nuova linea con il tunnel di base consentirà di ridurre il traffico su gomma perché permetterà di caricare i tir sul treno, abbassando i costi di trasporto, riducendo il tempo di percorrenza, permettendo agli autisti di recuperare sonno ed energie, e quindi riducendo la possibilità di incidenti. L’alleggerimento del traffico su gomma sotto il monte Bianco, sotto il Frejus, lungo l’Autostrada dei fiori e attraverso gli svariati valichi alpini, permetterà di ridurre l’inquinamento. Va aggiunto che la realizzazione dell’opera avrà una ricaduta positiva comunque sull’occupazione: si prevedono circa mille occupati coinvolti direttamente nei lavori, 2 mila coinvolti in modo indiretto e 500 occupati a regime a tempo indeterminato, senza contare la ricaduta economica sulle attività logistiche di servizio e commerciali, tenuto anche conto che l’opera va a impattare sul problema strutturale del nostro export; le strozzature della logistica italiana infatti rendono meno competitivo il nostro prodotto per un costo aggiuntivo dell’8 per cento rispetto ai partner e competitor europei, e ciò è dovuto in gran parte al trasporto su gomma.

A fronte dei vantaggi offerti dalla realizzazione della nuova Linea Torino-Lione, le ricadute sull’ambiente sono compensabili fino a una reale minimizzazione: l’impatto sul territorio è limitato, gli abitanti interessati dal cantiere e da eventuali disagi sono 40.000, se consideriamo o li confrontiamo, che la metropolitana e il passante ferroviario di Torino hanno coinvolto rispettivamente 204 mila e 324 mila abitanti. Anche la superficie dei lavori ha dimensioni contenute: il tratto ferroviario in questione è lungo 81 chilometri, di cui solo il 12 per cento allo scoperto. Esiste un piano antiamianto per la messa in sicurezza del territorio e dei lavoratori ben dettagliato e preciso, che adotta procedimenti già collaudati in Svizzera (per il tunnel Lotschberg) o in Francia. La maggior parte del materiale di scavo sarà restituita all’ambiente, con interventi di riqualificazione ambientale; il trasporto del materiale residuo avverrà con nastri trasportatori e tramite ferrovia con un uso minimo del trasporto su gomma.

Per il tema radiazioni, gli studi del sottosuolo hanno permesso di identificare fonti e problemi e le tecnologie oggi disponibili sono sicuramente più efficaci di quelle al tempo della realizzazione dell’autostrada del sole. Lo stesso si può dire nel caso delle falde acquifere, mentre in un caso più difficile, sotto esame, possono essere comunque trovate, o si stanno cercando soluzioni alternative.

Per questo, nonostante le giuste preoccupazioni di alcuni dei Paesi coinvolti e dei territori attraversati, mi sembra di poter dire che, al di là delle contrapposizioni ideologiche, i problemi idro-geologici sono largamente risolvibili con il contributo positivo delle comunità locali, sia a livello di informazione, che di processi decisionali successivi.

In sintesi, consideriamo che l’opera rappresenta un investimento strategico per il futuro in termini di maggiore competitività, di abbattimento delle distanze, di prospettive di sviluppo, contribuendo a ridurre il gap logistico del nostro Paese.

Non approvare il disegno di legge e non autorizzare la ratifica e l’esecuzione dell’accordo avrebbe conseguenze estremamente negative non solo in termini di perdite economiche legate ai costi sostenuti fino ad ora, ma anche in termini di una perdita di credibilità del nostro Paese, legata al mancato adempimento di un impegno assunto sul piano internazionale.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni.

(Repliche del relatore e del Governo)

PRESIDENTE. Prendo atto che la relatrice, Deborah Bergamini, si riserva di intervenire nel prosieguo della discussione.

Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

ERASMO D’ANGELIS,(membro tecnico del Governo, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto devo dare atto, oltre che alla relatrice, l’onorevole Bergamini, anche a tutte le Commissioni per l’ottimo lavoro svolto. Hanno lavorato con attenzione e competenza, con le valutazioni e gli approfondimenti che merita un’opera come questa e la ratifica di questo accordo.

Nessuno – né tantomeno il Governo – considera matti nessun parlamentare, nessuna critica, anche la più radicale, e su questo voglio essere molto chiaro.

Va riportata la discussione sui binari giusti perché stiamo parlando di un tratto ferroviario, di un asse ferroviario, la Torino-Lione, analizzando i costi e i benefici di questa «cura del ferro» che serve all’Italia ed ai trasporti ferroviari, analizzando anche gli impegni internazionali, le interconnessioni con l’Europa e dell’Europa con il resto del mondo sul piano dell’intermodalità e della rotaia, in quanto siamo un Paese – lo sappiamo – in forte ritardo ed il fanalino di coda dell’Europa in materia di trasporto merci su ferro.

La Torino-Lione – come è stato già ricordato da chi mi ha preceduto negli interventi – è solo il primo pezzo del Corridoio 5 del Mediterraneo, un Corridoio che apre l’Italia ai traffici e al trasporto passeggeri, e soprattutto merci, sia a destra che a sinistra verso la Spagna e verso l’Europa dell’est.

Non è la linea, purtroppo, e qui noi scontiamo anche una carenza di comunicazione agli italiani di questa opera. Purtroppo, ha vinto una comunicazione alla Maurizio Crozza, con grande simpatia, quando dice: «Che cosa andiamo a fare a Lione ?» Messa così avrebbe ragione. Ma non si va a Lione, si va in Europa e si va nel mondo a trasferire e ad importare merci.

È un’opera che rientra nella nuova impostazione europea delle reti TEN-T e sono corridoi fondamentali per lo sviluppo del sistema comunitario, soprattutto su ferrovia, perché questo è, diciamo, il tema forse centrale della discussione. Da trenta corridoi negli ultimi anni, dopo una fase di revisione che è durata quattro anni, siamo passati a dieci corridoi, che sono i corridoi del core network, essenziali ad un’impostazione seria che deve vedere la crescita del nostro continente, che è abbastanza in affanno e in recessione.

Ed è l’Europa, l’Unione europea che certifica la strategicità dell’asse ferroviario Torino-Lione, questo pezzettino dell’asse transnazionale, e che chiede ormai da tempo anche la conclusione formale dell’Accordo, non condividendo, peraltro, il ritardo già accumulato. Anche per questo va data attuazione alla ratifica dell’Accordo. Ovviamente, noi arriveremo, credo, al vertice del 20 tra Governo francese e Governo italiano con la ratifica in prima lettura, esattamente come ci arriverà la Francia. Poi, passeremo al Senato, esattamente come la Francia, diciamo, trasferirà al Senato l’opera che verrà approvata, credo, entro il 31 ottobre dalla Camera francese. Quindi, siamo assolutamente, su questo, in asse con la Francia.

Però, mi preme sottolineare, intanto, un altro aspetto fondamentale, più volte ribadito anche dal Ministro Lupi, e, cioè, il massimo ascolto e l’attenzione a tutti gli impatti (paesaggistico, ambientale, idrologico e trasportistico dell’opera) nonché l’impatto dei cantieri, l’ottimizzazione dell’infrastruttura, la necessità di un monitoraggio e di un lavoro anche del Parlamento e delle Commissioni parlamentari che sarà espresso domani in Aula, nei termini in cui verrà espresso. Quindi, anche da parte del Governo c’è la massima apertura alle soluzioni migliori per il monitoraggio e il controllo dell’opera, correggendo anche qualche passaggio. Quindi, c’è la massima disponibilità del Governo e, come ha spiegato bene l’onorevole Bergamini, per quest’opera sono state ascoltate le esigenze e le critiche di tutti i territori interessati, anche prima della definizione del progetto. Come sapete, sono stati proposti ed esaminati ben 11 progetti, 11 tracciati diversi. L’Osservatorio Torino-Lione, che è la sede del confronto, ha svolto oltre 200 sedute, da dicembre 2006 a gennaio 2013, e oltre 300 audizioni, di cui 65 internazionali. Il Governo, soprattutto negli ultimi mesi, ha dato anche attuazione ad un impegno concreto preso con le popolazioni locali per opere compensative, di riqualificazione e di erogazione di servizi, che vanno dalla digitalizzazione delle reti all’efficienza dei servizi di trasporto e alla movimentazione di merci. Inoltre, attraverso il «decreto sulle emergenze» sono stati stanziati 40 milioni fuori dal Patto di stabilità.

Credo sia utile anche analizzare alcuni degli elementi che rafforzano l’importanza dell’intervento, considerato, come dicevo prima, che in materia di ferrovie e di trasporto merci su ferrovie non possiamo rimanere condannati a restare come siamo oggi, cioè ad avere un segmento di questo trasporto, il più ecologico e il più interessante, anche per gli sviluppi futuri, bloccato a poche unità di percentuali.

Allora i punti di forza Torino-Lione sono diversi. Intanto noi partiamo da un’incidenza del costo del trasporto e della logistica sul costo della produzione in Italia, che è pari a circa il 22 per cento; negli altri Paesi europei siamo intorno al 14 per cento. Quindi il recupero di punti, almeno di un solo punto di questo gap, varrebbe oltre 2 miliardi di euro e ripagherebbe da solo l’intero investimento italiano sulla Torino-Lione, e un punto si otterrebbe sicuramente dall’opera finita, conclusa e funzionante.

Avremo il dimezzamento dei tempi di percorrenza per i passeggeri: non soltanto da Torino a Chambéry si passa a 73 minuti dai 152 di oggi, ma anche da Milano a Parigi ci si arriverà in quattro ore, anziché in sette ore, e da Milano a Lione occorreranno due ore e mezza, anziché cinque ore. Avremo ancora: l’incremento della capacità del trasporto merci, portata da 1050 a 2050 tonnellate in lunghezza sino a 750 metri per treno, con costi di esercizio quasi dimezzati; la riduzione del numero di camion su strada in un delicato passaggio e ambiente alpino, circa 600 mila tonnellate l’anno; la trasformazione della linea esistente in metropolitana di valle al servizio dei residenti; la riduzione degli incidenti stradali e dei connessi costi sociali, umani e sanitari – anche questo va considerato come un aspetto fondamentale; la riduzione annuale di emissioni di gas serra, a regime saranno tre milioni di tonnellate equivalenti di anidride carbonica corrispondenti alla CO2 di una città con 300 mila abitanti; la creazione di nuovi posti di lavoro. Le cifre reali e non virtuali sono queste: oltre mille persone direttamente impegnate in Italia nella realizzazione della nuova linea, con un rapporto di uno a tre di occupati indiretti; il collegamento dei maggiori interporti del nord, Orbassano, Novara, area di Milano, Verona, Padova e dei porti di Venezia e di Trieste, aspetto assolutamente centrale e di un’opera che regala all’Italia e all’Europa un asse plurimodale, strada e ferrovia, su cui almeno per il nostro Paese insistono ambiti metropolitani importanti come Torino, Milano, Brescia, Verona, Venezia e appunto Trieste.

È un corridoio su cui – non lo dimentichiamo – transita il 60 per cento delle merci del Paese, il 32 per cento delle merci dell’Unione europea e su cui si appoggiano le attività produttive che garantiscono il 57 per cento del PIL italiano.

Si è discusso anche nelle Commissioni molto sul tema della saturazione delle opere esistenti. Va considerato che la linea esistente, pur essendo in grado di reggere un aumento di traffico ancora per diversi anni, non è in grado di sostenere il volume e il tipo di traffico, soprattutto merci, oggi in fase di enorme eccezionale evoluzione, e lo sarà sempre di più in futuro. O noi rimaniamo fermi a quello che c’è oppure proiettiamo anche l’Italia e il trasporto ferroviario merci verso un futuro più sostenibile di sviluppo.

Infatti, la linea storica è di fatto una linea fuori mercato. I competitori svizzeri cominciano – lo sapete meglio di me – a offrire linee ad una quota di pianura: il Lötschberg, 34,6 chilometri, è aperto dal giugno 2007; il Gottardo di 57 chilometri sarà aperto fra il 2016 e il 2017, mentre l’attuale tunnel del Frejus del 1871 costringe i treni a salire a 1.250 metri di quota con pendenza massima del 33 per cento, con presenza di numerose curve sul tracciato, limiti di sagoma e di interasse, con un elevato costo di trasporto e criterio di sicurezza con una sola canna a due binari, ormai superato dagli attuali standard, che prevedono un tunnel a due canne e ad un solo binario.

La nuova Torino-Lione da questo punto di vista è concepita per essere molto competitiva sul trasporto ferroviario, con un valico ad una altezza massima di 550 metri sul livello del mare, che consente il passaggio di treni merci lunghi fino a 750 metri, come dicevo prima, contro gli attuali 550, e con una capacità di portata da 1050 a 2050 tonnellate.

Come dicevo prima, anche per quanto riguarda il trasporto passeggeri, si riducono fortemente e decisamente i tempi di percorrenza. Quindi, la modalità ferroviaria è quella sulla quale punta questo Governo, necessariamente. Qualcuno, anche oggi, ha sollevato alcune valutazioni della commissione Duron, della commissione francese.

Il rapporto della commissione «Mobilité 21» Duron, coordinata, appunto, dal deputato francese, non riguarda il tunnel di base della Torino-Lione, ma tutta una serie di interventi da nord a sud della Francia, valutando che la realizzazione di alcuni di questi interventi possa slittare rispetto alle previsioni originarie in considerazione della crisi, dell’attuale condizione economico-finanziaria del Paese. Pertanto, anche per quanto riguarda gli accessi alla sezione transfrontaliera, la commissione, pur valutando l’opportunità di rinviarne la realizzazione nel tempo, ha confermato l’interesse al loro completamento in vista della realizzazione dell’opera.

Diciamo che l’ha posta in seconda fascia, condizionandola, però, ad un meccanismo di monitoraggio e definitivo chiarimento della tempistica, dopo la ratifica dell’Accordo. Però il Governo francese, e ovviamente anche la commissione, non hanno posto alcun veto sulla Torino-Lione, anzi, è l’unica opera sulla quale resta impegnato; tutte le altre slittano, la Torino-Lione è un’opera sulla quale anche il Governo francese punta e che va realizzata. Vi è poi il tema, estremamente importante e, direi, centrale, dell’applicazione delle norme antimafia, del contrasto alla criminalità organizzata. Qui diciamo che è un contrasto preventivo, non post, ma preventivo, con massima trasparenza e con massimo rigore, contro ogni possibile infiltrazione. Su questo non si fanno sconti a nessuno. Sottolineo, però, che la disciplina prevista nella ratifica ed esecuzione dell’Accordo, per quanto concerne il diritto applicabile alle procedure di aggiudicazione e esecuzione dei contratti aventi ad oggetto l’esecuzione dei lavori, servizi e forniture dell’opera principale, si riassume in quattro aspetti.

In primo luogo, trovano applicazione regolamenti e direttive comunitarie, con specifico riferimento alla direttiva europea n. 17 del 2004, nonché le direttive successive in materia di procedure di appalti pubblici. Tenuto conto della supremazia della normativa comunitaria, si disapplicano le norme di diritto nazionale nei casi in cui quest’ultimo si rivelasse contrario, incompatibile o più restrittivo rispetto alla direttiva indicata.

Secondo punto, in subordine, trova applicazione la Costituzione francese, nonché il diritto pubblico francese. Terzo punto, in ogni caso il Promotore pubblico può mettere in atto le procedure di diritto nazionale che ritiene adeguate, a condizione che siano strettamente compatibili con il diritto comunitario. Quarto punto, il principio di territorialità, secondo il quale trova applicazione la legge dello Stato sul cui territorio viene eseguita l’opera, ed è espressamente stabilito con esclusivo riferimento all’adempimento delle procedure di autorizzazione, e segnatamente in materia di ambiente, urbanistica, assetto fondiario, nonché con riferimento alle condizioni di lavoro e di occupazione del personale.

Lo stesso Accordo richiama le direttive comunitarie, con specifico riferimento alle direttive del 2004, specificando che eventuali disposizioni nazionali contrastanti e/o restrittive rispetto a tali direttive andrebbero disapplicate. Quindi, secondo i principi del diritto internazionale, nell’ambito di ciascun ordinamento sono rinvenibili norme cosiddette «ad applicazione necessaria», ossia norme che perseguono scopi particolarmente importanti per lo Stato che le ha emanate. Un tipico esempio è costituito dalle disposizioni in materia di ordine pubblico interno.

Infatti, l’Unione europea rispetta le funzioni essenziali dello Stato, «in particolare, le funzioni essenziali dell’integrità territoriale di mantenimento dell’ordine pubblico e tutela della sicurezza nazionale», funzioni peraltro che non solo vengono riservati agli Stati membri, ma considerate specifiche «responsabilità incombenti sugli stessi». Anche nei settori di competenza esclusiva dell’Unione le disposizioni comunitarie trovano in ogni caso un limite nel diritto-dovere degli Stati membri di adottare misure giustificate da misure di ordine pubblico o di pubblica sicurezza. Quindi, il richiamo operato all’applicazione delle direttive comunitarie – e, tanto più, alle disposizioni del diritto francese – non consente dunque la disapplicazione sul territorio nazionale di norme attinenti all’ordine pubblico ed alla pubblica sicurezza dettate dal legislatore nazionale in materia di lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Né l’eventuale disapplicazione di tali disposizioni si può fondare sulla natura del promotore pubblico previsto dall’Accordo intergovernativo e, in particolare, sulla circostanza per cui il medesimo sarebbe «un ente aggiudicatore ai sensi della direttiva n. 2004/17, la cui sede è fissata sul territorio francese, e soggetta alla legislazione ed alle disposizioni applicabili in Francia». Infatti, il promotore pubblico è definito, dall’articolo 2 dell’Accordo, come organo comune dotato di personalità giuridica, costituito e controllato in modo paritetico dagli Stati italiano e francese. La diretta partecipazione dello Stato italiano, nonché il conseguente impiego di denaro pubblico italiano ai fini della realizzazione dei compiti del promotore comporta l’applicazione, anche alle attività svolte dal medesimo, di alcune disposizioni normative nazionali, tra cui preminente rilievo assumono quelle finalizzate alla lotta alla criminalità organizzata.

Questo per dire che la mera natura di società di diritto francese del promotore pubblico incaricato della realizzazione della Torino-Lione, nonché il rinvio all’applicazione della normativa francese per la realizzazione della medesima, non può consentire la disapplicazione della disciplina normativa contenuta nella nostra legge n. 136 del 2010. Infatti, con la normativa in materia di tracciabilità dei flussi finanziari contenuta nella legge n. 3 del 10 agosto 2010, Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, nelle linee guida emesse con determinazione n. 4 del 7 luglio 2011, ha specificato che «Attesa la ratio dell’articolo 3, la sanzione di immunità connessa al suo mancato rispetto, gli obblighi di tracciabilità abbiano natura imperativa e le relative disposizioni siano norme di applicazione necessaria».

PRESIDENTE. Concluda, sottosegretario

ERASMO D’ANGELISSottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Mi avvio a concludere, assicurando in ogni caso che la realizzazione della Torino-Lione nell’ambito dell’ordinamento italiano è prevista ai sensi della cosiddetta legge-obiettivo tra le infrastrutture strategiche in relazione alle quali, come è noto, sono previste specifiche disposizioni finalizzate al rafforzamento della prevenzione e repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa. La rete di monitoraggio composta dai Ministeri dell’interno, delle infrastrutture e trasporti, economia e finanze, nonché dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, dal soggetto aggiudicatore, dagli enti territoriali, prefetture, forze di polizia, dalla DIA, ha proprio questo obiettivo. È stato inoltre istituito presso il Ministero dell’interno il comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere, nonché i gruppi interforze, ai quali spettano a livello locale le funzioni di monitoraggio svolte a livello centrale dalla DIA.
Con specifico riferimento poi alla infrastruttura ferroviaria dell’alta velocità, è stato anche istituito anche il gruppo interforze, tratta alta velocità. Questo per dire che si può affermare con forza che le disposizioni nazionali finalizzate alla lotta alla criminalità organizzata, sicuramente le migliori del mondo, trovano in ogni caso applicazione nell’ambito della Torino-Lione. In ogni caso, siamo d’accordo con una efficace azione di monitoraggio e controllo anche da parte del Parlamento.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

 Seduta di martedì 12 novembre

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1309-A: Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con Allegati, fatto a Roma il 30 gennaio 2012.

 (Esame di una questione pregiudiziale – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Ricordo che è stata presentata la questione pregiudiziale di merito Laura Castelli ed altri n. 1 (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 11,06).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall’articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame di una questione pregiudiziale – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Ricordo che i tempi per l’esame della questione pregiudiziale sono computati nell’ambito del contingentamento relativo alla discussione sulle linee generali.
A norma del comma 3 dell’articolo 40 del Regolamento, la pregiudiziale può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più di cinque minuti.
La deputata Dadone ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Laura Castelli ed altri n. 1, di cui è cofirmataria.

FABIANA DADONE. Signor Presidente, colleghi rappresentanti del Governo, con grande rammarico siamo ad intervenire con l’ennesima questione pregiudiziale, perché per l’ennesima volta state legiferando, e nel caso di specie ratificando, senza alcun rispetto dei principi espressi nella nostra Carta costituzionale. Probabilmente ci direte che siamo populisti, demagoghi e chissà cos’altro; peccato che però questa pregiudiziale si basi su una questione concreta: il rischio della mancata applicazione della normativa antimafia italiana grazie ad una cessione di sovranità dell’Italia in favore della Francia.

Noi probabilmente siamo troppo pignoli e vediamo il marcio ovunque, anche dove non c’è: questo può essere. Se fosse così, allora invito tutti a spiegarci il senso del contenuto dell’Accordo, perché le motivazioni forniteci dal Governo in Commissione non ci hanno per nulla convinti. Perché cedere sovranità alla Francia ? Perché sottoporre il promotore pubblico, che è una figura perfettamente paritetica tra Italia e Francia, alla sola Costituzione francese ?

Se si legge testualmente l’articolo 6 concernente il ruolo del promotore, il capoverso 6. 5 parla proprio delle condizioni di aggiudicazione e di esecuzione dei contratti relativi ai lavori, forniture e servizi necessari per la realizzazione delle missioni legate a progettazione, realizzazione ed esercizio nella sezione transfrontaliera: quindi quella che arriva fino a Bussoleno, territorio pienamente italiano. Per queste opere il promotore è tenuto all’osservanza della Costituzione francese.
La domanda che ci siamo posti è perché non si fa un riferimento alla normativa italiana: perché non si fa cenno alla Costituzione italiana ? Se ne può tranquillamente dedurre che il promotore non sarà sottoposto alla normativa di contrasto al fenomeno della penetrazione nelle opere pubbliche di mafia, ’ndrangheta e camorra: è giusto, o ci sbagliamo ? Se fossimo malpensanti ipotizzeremmo che ci sia una volontà di concedere più facilmente appalti ad aziende non proprio amiche della legalità.
Il presente Accordo poi mira a disciplinare le condizioni di realizzazione del progetto di collegamento ferroviario misto merci e viaggiatori tra Torino e Lione: questo recita la relazione introduttiva. Proprio in relazione a questo passaggio introduttivo, però, non si può nascondere che la Commissione «Mobilità 21» francese, istituita presso il Ministero dell’ambiente, ha escluso nella sua relazione finale di procedere ai raccordi con le linee esistenti, dicendo che la Commissione non è in grado di garantire che il rischio di saturazione della linea verrebbe prima del 2035-2040, quindi l’ha qualificata come seconda priorità.
Si evince che la Francia non procederà a sviluppare i raccordi; e ciò equivale a far mancare una condizione necessaria per la ratifica dell’Accordo in oggetto, che invece li prevede. L’Accordo in oggetto costituisce infatti espressamente Protocollo addizionale dell’Accordo quadro del 2001, e dunque ogni condizione che infici il primo determina la nullità del secondo. Questa condizione, la ratifica di un Accordo ineseguibile, costituisce di per sé una palese violazione dell’articolo 97 della Costituzione, che – lo ricordo – impone il buon andamento della pubblica amministrazione.
Secondo voi questo è normale, è plausibile un atteggiamento del genere ? Non sembra doveroso almeno da parte vostra una spiegazione di quanto da noi appena rilevato ?
Per non parlare poi delle disposizioni contenute nell’articolo 10, che con il solito magheggio – faccio una previsione nella prima riga e faccio un’eccezione nella seconda – fanno sì che il Promotore possa godere di un’ampia discrezionalità nelle decisioni, che porterebbero lo stesso a rifarsi esclusivamente sul diritto francese per risolvere le questioni.  Questa è un’ulteriore marginalità per l’Italia e per la giustizia italiana, perché noi siamo i soliti volponi.
Questo è l’ulteriore motivo che ci ha spinti a presentare la presente pregiudiziale di costituzionalità, perché forse non è chiaro a molti che la previsione di queste disposizioni nel nostro ordinamento violerebbe la nostra cara Carta costituzionale, in particolare l’articolo 3, il principio di uguaglianza, il 24, il diritto di difesa, poiché a coloro che subiscono lesioni nel territorio italiano verrà applicata la normativa francese, e inoltre la violazione dell’articolo 25, perché si prevede l’attribuzione alla giurisdizione francese dei processi per danni subiti rispetto a chiunque sul territorio italiano, il che porterebbe alla violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge. A vostro parere anche questo rilievo è superfluo esattamente come la mancata applicazione della normativa antimafia ?
Dimenticate che le aree oggetto della sezione transfrontaliera si estendono sul territorio italiano dal confine fino a Bussoleno; questo è quello che ha suscitato in noi notevoli perplessità perché Bussoleno, fino a prova contraria, si trova in Italia.
Il punto 10. 2 prevede, in tema di condizioni di lavoro e di occupazione del personale, sempre in questa sezione transfrontaliera, che ovviamente si applichi la normativa francese. Quindi l’esecuzione degli appalti per l’installazione dell’attrezzatura e dell’opera, che sostanzialmente riguarderà la quasi totalità delle condizioni dei lavoratori e di occupazione del personale, sarà sottoposta al diritto francese.
Ora, alla luce di quanto ho esposto, spero che ci sia un punto di riflessione da parte di tutti. Il nostro appello è di fare uno sforzo e tentare di capire quello che stiamo facendo. Non è possibile che si faccia sempre tutto di corsa, con il rischio – anzi, ormai la certezza – di andare ad un incontro con la Francia solo con l’approvazione di una delle due Camere. Che razza di procedura è questa, cioè in quale testo costituzionale è prevista ? La risposta ce l’ho io: sicuramente non nel nostro, magari in quello che uscirà dal Comitato dei quaranta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Allasia. Ne ha facoltà.

STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, ai colleghi che hanno presentato la pregiudiziale di merito sul proseguimento dell’iter di ratifica dell’Accordo Italia-Francia relativo alla realizzazione della Torino-Lione, pretendendo di arrestare l’iterparlamentare e quindi facendo decadere l’Accordo internazionale, chiedo di riflettere sull’uso pretestuoso e strumentale che stanno facendo dello strumento della pregiudiziale. Si tratta di strumenti previsti dai Regolamenti parlamentari per garantire il rispetto delle regole istituzionali e non certo per offrire una copertura politica ad attività di sabotaggio disfattista e di intasamento dei lavori d’Aula che nulla hanno a che vedere con la realizzazione di un’opera infrastrutturale in un Paese che paga, in tema di infrastrutture per la viabilità, un ritardo pesantissimo.
Oggi non stiamo esaminando un atto di indirizzo del Governo o un’informativa di ordine pubblico, purtroppo ricorrenti, sulle situazioni in Val di Susa; stiamo ratificando un Accordo internazionale che segue ed integra precedenti accordi intergovernativi, un atto che è la prosecuzione di impegni già assunti e che ci vincola alla luce del principio «i patti devono essere osservati», su cui si fonda da sempre il diritto internazionale, a partire, per quel che riguarda l’oggetto dell’atto in esame, dall’Accordo intergovernativo siglato già nel 1996, che aveva istituito la Commissione intergovernativa per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, confermato dall’Accordo Italia-Francia stipulato a Torino il 29 gennaio 2001 e ratificato dal Parlamento italiano nel 2002, con il quale è stato definito poi il tracciato ferroviario e sono stati avviati i lavori preliminari alla sua realizzazione.
A loro volta questi Accordi bilaterali si inseriscono nell’ambizioso programma di infrastrutture europee all’interno del Corridoio 5 Lisbona-Kiev, definito dalle competenti istituzioni comunitarie, destinato ad essere rinominato poi Corridoio 3. Risponde ai principi su cui si basa un altro importante atto internazionale, la Convenzione delle Alpi, che invita al trasferimento su rotaia del traffico su gomma al fine di decongestionare le vie di comunicazione e di tutela dell’ambiente.
Il Corridoio Mediterraneo, del quale la Torino-Lione è parte essenziale, è indicato tra i dieci Corridoi prioritari, scelti per il valore aggiunto che possono portare all’Europa e per la possibilità di essere realizzati entro il 2030 e, in quanto tale, è inserito nel piano di investimenti approvato dal Parlamento europeo.
Il quadro di riferimento in cui matura questo procedimento di ratifica è, a sua volta, integrato in numerosi atti di impegno da parte degli organismi parlamentari, mozioni che, a più riprese, hanno portato il tema del proseguimento dei lavori della Torino-Lione al centro del dibattito parlamentare, ottenendo consensi a larghissimo spettro politico ed impegnando fortemente il Governo, costituzionalmente titolare della politica estera e della negoziazione di tali trattati, a dare definitivamente corso al progetto nel rigoroso rispetto delle scadenze cronologiche.
Ho inteso ripercorrere brevemente le articolate tappe istituzionali che, a tutti i livelli, da quello internazionale, a quello comunitario e a quello nazionale hanno portato al documento che esaminiamo oggi per evidenziare come, di questo atto di ratifica, tutto si possa dire tranne che non abbia ricevuto tutti i possibili vagli di legittimità, ponderati anche temporaneamente dal lungo lasso di tempo che è stato necessario per passare dai primi accordi a quello attuale.
Oltretutto, siamo anche oggi ad un passaggio intermedio, in attesa dell’ulteriore protocollo addizionale, che dovrà disciplinare l’avvio dei lavori connessi alla realizzazione della sezione transfrontaliera della parte comune dell’asse. Se vogliamo, potremmo anzi stigmatizzare proprio l’eccessivo tempo richiesto per portare in Parlamento questo Accordo, che è stato firmato più di un anno e mezzo fa e che, trattandosi di un’opera infrastrutturale, avrebbe potuto essere posto dal Governo come priorità e non attendendo tutti questi mesi per un mero atto di ratifica. Piuttosto, non procedendo alla ratifica, verremmo meno ad un obbligo internazionalmente assunto, incorrendo anche nei risvolti diplomatici del venir meno agli impegni pattuiti.
Riteniamo, quindi, del tutto non accoglibile la pregiudiziale di merito presentata, infondata e tesa ad alimentare una polemica non costruttiva sulla realizzazione della Torino-Lione e non utile nemmeno per favorire quel dialogo e la partecipazione positiva delle popolazioni coinvolte, che è stato spesso invocato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, signori del Governo, una ratifica solitamente risulta un atto dovuto, un provvedimento che talvolta suscita una discussione parziale, poco accesa e un dibattito poco approfondito. La passione è lasciata ad altri passaggi legislativi, non al destino di una banale tratta ferroviaria.
Tuttavia, la Torino-Lione è stata, in questi anni, il crocevia di confronti appassionati e di mobilitazioni civili e sociali rilevantissime di cittadini, lavoratori e di amministratori. Dunque, presentare una pregiudiziale di costituzionalità – lo dico al collega della Lega – non è un fatto strumentale e non ha una caratteristica meramente ostruzionistica.
I deputati di SEL, tra i quali Giorgio Airaudo, primo firmatario di una mozione discussa e votata da questo Parlamento nel maggio scorso, sottoscriveranno e voteranno il testo presentato dai colleghi del Movimento 5 Stelle. Lo diciamo perché siamo convinti che, di fronte al protocollo che segna definitivamente l’avvio della realizzazione e l’esercizio della Torino-Lione, ci sia bisogno di liberare ogni dubbio, ogni ombra da questa scelta.
Dunque, l’attenzione rispetto al profilo della discussione di stamane deve essere molto alta, e noi chiediamo di non sottovalutarne l’impatto esterno e, dunque, di analizzare nel merito questo trattato e le possibili incongruenze sul piano costituzionale. Ne cito una, tra le altre, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, dell’Accordo: la disciplina dell’inizio dei lavori non è condizionata all’integrale attuazione della normativa italiana di contrasto al fenomeno capillare della penetrazione nelle opere pubbliche della criminalità organizzata.
In alcuni punti dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e di quella francese si stabilisce che il Promotore pubblico, esecutore e gestore finale della sezione transfrontaliera dell’opera, sarà sottoposto esclusivamente all’ordinamento giuridico francese, che è meno attrezzato sulla legislazione antimafia dell’Italia. La stessa Commissione trasporti ha rilevato che l’omogeneità potrà essere stabilita con un protocollo bilaterale tra i due Stati. Ma tutto questo dopo.
Una ratifica, tuttavia, non può aspettare i tempi di un ulteriore accordo bilaterale. Bisogna dare risposte ora, che non siano rituali. Occorrono documenti scritti e non semplicemente petizioni di principio o dichiarazioni verbali da parte del Governo, perché, se è vero che il costo a carico dell’Italia è estremamente oneroso, a fronte di una linea attuale che ha avuto già un crollo del 31 per cento dei traffici, passando da 8,6 milioni a 2,4 milioni di tonnellate in dieci anni, se è vero che su questo punto il 27 giugno 2013 la Commissione «Mobilità 21» della Repubblica francese non è stata in grado di garantire che l’attuale linea – l’attuale – non sia satura prima del 2035-2040, se è vero che c’è l’articolo 97 della Costituzione, che parla del buon andamento della pubblica amministrazione e del corretto utilizzo delle spese, allora, senza guerra di civiltà, scegliamo una strada diversa.
Un Paese grande come il nostro sa ristabilire una gerarchia di priorità, reinvestendo le proprie risorse in modo tale da offrire risposte più concrete alla crisi nella quale siamo precipitati e alle domande, innanzitutto dei tanti pendolari, che ogni giorno soffrono dei trasporti obsoleti e dei ritardi cronici. Per noi quella è la priorità. Per questo voteremo a favore della questione pregiudiziale (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Costa. Ne ha facoltà.

ENRICO COSTA. Signor Presidente, io devo evidenziare che, seppure la questione di pregiudizialità sia articolata, con dei riferimenti alle norme costituzionali e con riferimenti a norme internazionali che disciplinano i rapporti internazionali del nostro Paese e a norme che disciplinano, appunto, i rapporti e la convivenza all’interno del Paese, ritengo – ed è evidente – che si tratti non tanto di una questione di legittimità, quanto di un modo per evidenziare, ancora una volta, da parte dei proponenti le loro opinioni nel merito. È legittimo ed anche normale che talvolta le questioni pregiudiziali di costituzionalità siano al loro interno ricche di contenuti di merito ed è proprio per questo che il dibattito in quest’Aula dovrebbe essere trasferito da questa fase alla fase, poi, degli emendamenti.
Noi semplicemente vogliamo affermare, sostenendo questo provvedimento, la credibilità dell’Italia di fronte al resto dell’Europa. Non è pensabile che, laddove vi siano degli accordi, vi siano delle intese e vi siano delle fasi istruttorie molto complesse, queste possano essere messe in discussione da due fattori che nel nostro Paese ciclicamente emergono. Da una lato, infatti, vi è la burocrazia ossessiva, la burocrazia pressante, la burocrazia che appesantisce gli atti, anche quando questi atti abbiano una valenza internazionale, creando un doppio binario, come in questo caso, tra l’azione che avviene da una parte del confine e l’azione più rapida dall’altra parte del confine.
Dall’altro punto di vista, la credibilità viene garantita anche dal rispetto degli impegni; rispetto degli impegni che non può essere travolto dal fatto che, laddove un impegno venga assunto da una maggioranza parlamentare e dopo, in Parlamento, vi sia una diversa maggioranza, un diverso Governo, diversi ministri, questo impegno venga rimesso in discussione.
E bene ha fatto questo Governo, attraverso il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e attraverso il Ministro dell’interno, a riaffermare, con grande caparbietà, l’obiettivo di mantenere gli impegni. Lo ha fatto non soltanto dal punto di vista istituzionale, ma lo ha fatto anche dal punto di vista della garanzia della sicurezza di coloro che operano, perché – e questo è un aspetto inaccettabile – si è cercato di trasferire il dibattito, lecito, sul merito dell’opera in una sede diversa, su un altro dibattito – anzi, non è proprio, veramente, un dibattito –, soprattutto andando a colpire coloro che per quest’opera mettono a disposizione la loro professionalità, colpendo e sabotando quelli che si sono impegnati, attraverso le loro aziende, nella realizzazione di quest’opera.
Ebbene, lo Stato si è fatto sentire: si è fatto sentire stando al fianco di coloro che operano con le loro aziende nei cantieri della TAV, si è fatto sentire attraverso la procura della Repubblica, che, in modo molto rapido, ha aperto delle inchieste e le ha qualificate in modo chiaro. Non si tratta di semplici danneggiamenti, ma si tratta di atti al limite del terroristico, si tratta di atti che tendevano ad uccidere, che potevano uccidere, che portano, in modo distorto, il dibattito su un fronte che non dovrebbe mai essere percorso.
Ben venga, quindi, il dibattito in quest’Aula, bene la discussione sugli emendamenti. Non condividiamo, invece, la predisposizione di questa questione pregiudiziale di costituzionalità, perché, sotto il profilo del rispetto della Carta costituzionale, questo provvedimento ha tutte le carte in regola.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giorgis. Ne ha facoltà.

ANDREA GIORGIS. Signor Presidente, sugli aspetti di merito, sulla natura strategica di tale infrastruttura. . .

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito ad abbassare il tono della voce. Se sentite il bisogno di parlare, se possibile, fatelo fuori. Facciamo esprimere il nostro collega, grazie. Prego, deputato Giorgis.

ANDREA GIORGIS. Grazie, Presidente. Dicevo che sul merito e sulla natura strategica di tale infrastruttura ci siamo già espressi e fra poco torneremo a pronunciarci. Io, in questo breve intervento, mi soffermerò solo sulle eccezioni di costituzionalità che sono state sollevate dal MoVimento 5 Stelle.

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi, per favore, dovreste abbassare il tono della voce.

ANDREA GIORGIS. Tre sono, essenzialmente, i dubbi di legittimità che vengono sollevati. Innanzitutto, si lamenta una violazione dell’articolo 97 della Costituzione e del principio di buon andamento che esso prescrive.
Leggo dall’eccezione sollevata dal MoVimento 5 Stelle: «L’Accordo in oggetto costituisce espressamente “protocollo addizionale” dell’Accordo quadro del 2001 e, dunque, ogni condizione che infici il primo determina la nullità del secondo; questa condizione, la ratifica di un accordo ineseguibile, costituirebbe già di per sé. . .

PRESIDENTE. Colleghi!

ANDREA GIORGIS. . . . una palese violazione dell’articolo 97 della Costituzione (. . . )».
Ora, contrariamente a quello che viene sostenuto, l’articolo 1, comma 3, dell’Accordo di cui discutiamo precisa testualmente che lo stesso non costituisce uno dei protocolli addizionali previsti dall’articolo 4 dell’Accordo italo-francese del 2001.
Dunque, questo primo profilo mi sembra essere privo di qualsiasi fondamento.
Il secondo profilo di illegittimità che viene sollevato attiene al mancato rispetto degli articoli 10 e 11 della Costituzione. Scusi, Presidente, posso fermarmi un attimo e poi dopo riprendiamo. . .

PRESIDENTE. Io più che richiamare l’Aula non so che altro fare! Colleghi, sta parlando un nostro collega e non riesco neanche a sentirlo io da qui! È possibile avere un po’ di silenzio in Aula ? Ve lo chiedo: è possibile ? Prego, deputato Giorgis.

ANDREA GIORGIS. Grazie, Presidente. Chiedo scusa se mi sono fermato, ma avevo sentito dalle parole dei colleghi del MoVimento 5 Stelle l’intenzione di sentire una risposta ai loro dubbi. Mi sembrava che ci fosse una richiesta di prendere sul serio quello che loro prospettavano, e il senso di questo intervento è proprio quello di cercare di prendere sul serio.

PRESIDENTE. Prego, vada avanti.

ANDREA GIORGIS. L’obiettivo è di argomentare nel merito.
Il secondo profilo, dicevo, di illegittimità, atterrebbe agli articoli 10 e 11 della Costituzione. Si dice che non trovano applicazione gli articoli 10 e 11 della Costituzione non essendo il predetto accordo diretta espressione di alcuna delle convenzioni europee e internazionali. Ora qui, devo dire, non è molto chiaro quale sia l’eccezione sollevata, perché è evidente che questo accordo, che noi attraverso la ratifica porteremo nel nostro ordinamento a livello di legge ordinaria, non sia espressione di alcuna convenzione europea. È naturale che sia così. Il diritto internazionale pattizio viene introdotto nel nostro ordinamento interno attraverso una legge, la quale rende possibile a questo accordo internazionale di dispiegare effetti diretti nel nostro ordinamento, e nulla questo procedimento ha a che vedere con l’esistenza o l’inesistenza di convenzioni europee o precedenti convenzioni internazionali.
Peraltro, gli articoli 10 e 11, che vengono richiamati e della cui lesione si dubita, si limitano ad affermare semplicemente la sottoposizione del nostro ordinamento al diritto internazionale consuetudinario, ovvero, si limitano a prescrivere, al primo comma dell’articolo 10, che il diritto internazionale consuetudinario opera direttamente nel nostro ordinamento in virtù di questo rinvio; l’articolo 11 si limita a legittimare cessioni di sovranità in via permanente a favore di ordinamenti che siano volti ad assicurare la pace e la giustizia. L’articolo 11 e il principio che legittima la cessione di sovranità sono stati considerati idonei per legittimare l’adesione del nostro ordinamento all’Unione europea e dunque. . .

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

ANDREA GIORGIS. . . . l’immediata applicabilità dell’ordinamento europeo nel nostro ordinamento. Quindi anche questa eccezione è del tutto, diciamo, priva di qualsiasi fondamento.
L’ultimo dubbio riguarda la presunta inapplicabilità nel nostro ordinamento di alcun norme volte a tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico, laddove si richiama l’impossibilità, a seguito della ratifica di questo accordo, di garantire quelle norme che mirano a contrastare l’infiltrazione mafiosa e la criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Collega, ha esaurito il tempo.

ANDREA GIORGIS. Anche questo, però, non corrisponde al vero per la semplicissima ragione che le norme che tutelano la sicurezza e l’ordine pubblico sono norme cosiddette «ad applicazione necessaria» e che possono, quindi, anzi debbono, essere immediatamente applicate, indipendentemente da quanto prevede qualsiasi accordo che l’Italia decida di stipulare, e dunque indipendentemente. . .

PRESIDENTE. La ringrazio.

ANDREA GIORGIS. . . . dal contenuto della legge che introduca quell’accordo nel nostro ordinamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Io chiedo sempre ai colleghi di mostrare attenzione e sensibilità mentre parla un altro collega, una sensibilità che non vedo in questo momento in nessuna delle parti presenti in Aula.
Ha chiesto di parlare il deputato Balduzzi. Ne ha facoltà.

RENATO BALDUZZI. Signor Presidente, gli argomenti della questione pregiudiziale risentono molto, direi troppo, della posizione nel merito, al punto da contenere affermazioni che non hanno un riscontro nella realtà. Questo vale per la volontà del Governo francese di non proseguire nel progetto, che è smentita dalla circostanza che il Governo francese ha dato una procedura accelerata a quel projet de loi e il 31 ottobre è stato approvato dall’Assemblea nazionale e il 18 novembre sarà approvato dal Senato francese.
Vale anche per l’argomento secondo cui sarebbe venuta meno la condizione sospensiva, cioè la saturazione della linea storica. L’Accordo non dice così, esprime un auspicio, non una condizione sospensiva.
Sugli altri argomenti relativi al diritto internazionale è già stato detto da altri colleghi, mi voglio soffermare soltanto sui due argomenti relativi alla presunta inapplicabilità della normativa antimafia e ai diritti dei lavoratori.
Per quanto riguarda il primo profilo, cioè l’inapplicabilità della normativa antimafia, io devo dare conto che qui basta richiamare quanto affermato dalla IX Commissione permanente (Trasporti) della Camera dei deputati, che, nel dare un parere favorevole all’approvazione del disegno di legge, ha detto che il riferimento all’articolo 10, paragrafo 10, lettera a), quando prevede che l’aggiudicazione e l’esecuzione dei contratti siano disciplinati dal diritto pubblico francese, va però completato con la circostanza che la Commissione stessa aveva espresso apprezzamento per la delibera del consiglio di amministrazione della Lyon-Turin Ferroviaire, con cui si stabilisce di applicare la normativa e la procedura di maggior cautela di ciascuno dei due Paesi: il che significa, per casa nostra, la normativa antimafia italiana.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda i diritti dei lavoratori: c’è una direttiva europea risalente al 1996, la numero 71, che stabilisce un nucleo duro – noyau dur, nel testo originario – comunque di diritti spettanti ai lavoratori a prescindere dalla normativa applicabile. Quindi è anche per questa ragione che sarà applicato quel nucleo duro spettante ai lavoratori.
Dunque, queste preoccupazioni, quand’anche fossero – non lo sono – possibili cause di profili di costituzionalità, sarebbero infondate nel merito. Credo – per concludere, Presidente – che si tratti di una questione pregiudiziale proprio fortemente incentrata sui profili di merito puro e non su ragioni di costituzionalità e questo è il motivo per cui noi voteremo contro questa questione pregiudiziale.

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulla questione pregiudiziale.
Passiamo ai voti.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale Castelli ed altri n. 1.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ruocco, Taricco, Brunetta, Albanella, Paglia, Barbanti, Di Lello, Santerini, Marco Di Stefano, Zolezzi, Marazziti, Mantero, Schirò, Lorefice, Grillo, Basilio, Corda, Ciprini, Luongo, Vacca. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

(Presenti  392   
 Votanti  390   
 Astenuti  2   
 Maggioranza  196   
  Hanno votato   89  
  Hanno votato no  301).  

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Essendo stata testè respinta la questione pregiudiziale di merito Castelli ed altri n. 1, passiamo al seguito della discussione del disegno di legge.
Ricordo che nella seduta dell’11 novembre 2013 si è conclusa la discussione sulle linee generali e il rappresentante del Governo è intervenuto in sede di replica, mentre la relatrice vi ha rinunciato.

(Esame degli articoli – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli articoli del disegno di legge di ratifica, nel testo della Commissione.
Informo l’Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l’articolo 85-bis del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell’articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l’applicazione dell’ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine i gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Considerato l’elevato numero di proposte emendative, per consentire un ordinato svolgimento dei lavori, il fascicolo degli emendamenti è stato predisposto evidenziando distintamente gli emendamenti segnalati ai fini della votazione rispetto a quelli non segnalati.
Le Commissioni affari costituzionali e bilancio hanno espresso i prescritti pareri, riferiti agli emendamenti segnalati, che sono distribuiti in fotocopia (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Di tali proposte emendative la Presidenza ha valutato l’ammissibilità.
Al riguardo, avverto che la Presidenza, analogamente a quanto già precisato in sede referente e ivi condiviso, ritiene ammissibili tutte le proposte emendative riferite all’articolo 4, comma 2, primo periodo, recanti condizioni cui è subordinata l’adozione del protocollo addizionale nel presupposto che le stesse si intendano riferite non già all’avvio dei lavori – in quanto in base all’Accordo questo è rimesso ad un successivo protocollo addizionale e non può quindi costituire oggetto di legislazione unilaterale – bensì alla procedura per l’adozione del predetto protocollo che, in base al medesimo Accordo, è comunque rimessa alla discrezionalità delle parti.
Avverto infine che la Commissione ha presentato l’emendamento 3. 500 che è in distribuzione e con riferimento al quale risulta alla Presidenza che i rappresentanti di tutti i gruppi abbiano rinunciato alla fissazione del termine per la presentazione di subemendamenti.

 (Esame dell’articolo 1 – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Poiché non sono stati segnalati emendamenti, lo porrò direttamente in votazione. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Cova ? Baldelli ? Saltamartini ? Vignaroli ? Catalano ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

(Presenti  383   
 Votanti  382   
 Astenuti   1   
 Maggioranza  192   
  Hanno votato  298  
  Hanno votato no  84).  

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell’articolo 2 – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Poiché non sono stati segnalati emendamenti, lo porrò direttamente in votazione. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli ? Piras ? Labriola ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

(Presenti  385   
 Votanti  384   
 Astenuti   1   
 Maggioranza  193   
  Hanno votato  297  
  Hanno votato no  87).  

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Il deputato Fossati ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

(Esame dell’articolo 3 – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DEBORAH BERGAMINI, Relatore. Signor Presidente, come lei ha già anticipato, rendo il parere soltanto sugli emendamenti segnalati in relazione all’articolo 3. Allora, su tutte le proposte emendative relative a questo articolo, la Commissione esprime un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Segnalo, tuttavia, parere favorevole sull’emendamento 3. 500 della Commissione il cui spirito è proprio quello di dare piena risposta alle esigenze e allo spirito delle proposte emendative relative a questo articolo.

PRESIDENTE. Il Governo ?

ERASMO D’ANGELIS, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo all’emendamento Della Valle 3. 42, su cui vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, questi emendamenti vanno tutti nell’ottica di migliorare questa ratifica e nell’ottica della trasparenza. Quindi, chiediamo, appunto, che sulla nomina del direttore generale e del direttore finanziario vengano sentiti le Commissioni competenti, la Conferenza Stato-regioni e l’Osservatorio. Ma nell’ottica della trasparenza e per quello che è stato detto precedentemente, io vorrei riportarvi un comunicato che è uscito oggi: «La ratifica dell’accordo Italia-Francia per la costruzione del TAV, oltre a essere sintomo di grave irresponsabilità politica e un palese accanimento sulle popolazioni della Val di Susa, ci pone di fronte a un rischio concreto che non tutte le forze politiche hanno voluto illustrare. La ratifica, infatti, al punto dieci prevede che tutte le normative riguardanti l’aggiudicazione ed esecuzione degli appalti facciano capo alla giurisdizione francese. Cosa comporterà questo per l’Italia ? Infiltrazioni mafiose a non finire naturalmente, perché la Francia, al contrario dell’Italia, non ha una legislazione antimafia che, per esempio, proibisca alle aziende condannate per reati connessi di partecipare a bandi o ai lavori. Opporsi a questo scempio, a prescindere dalle varie posizioni politiche sulla grande opera, dovrebbe essere dovere di tutti nell’interesse dei cittadini. Affamare un Paese con manovre economiche da salasso e nel contempo continuare a foraggiare le mafie con tanta nonchalance è semplicemente ignobile» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente della Commissione antimafia europea. Questo è un comunicato stampa della presidente della Commissione antimafia europea, non del MoVimento 5 Stelle. Vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, forse è corretto fare un po’ di cronistoria ai colleghi che non hanno seguito questi lavori. Proprio su questi articoli e su questa serie di emendamenti c’è stato un dibattito nel senso che neanche sulle cose semplici i nostri colleghi riescono ad aprire un attimo il loro cervello e cercare di capire perché uno propone una cosa del genere. Non lo fanno. Non lo fanno perché non gli interessa. Non lo fanno perché quest’opera comunque si deve fare, questa ratifica si deve fare. E, allora, noi vorremmo che qua, in quest’Aula, finalmente si leggessero questi emendamenti e che voi, colleghi del PD, e del PdL chiaramente, diciate perché non vi piacciono e diciate perché ad un semplice emendamento come questo, che chiede semplicemente che la Conferenza Stato-regioni venga sentita, dite di no, visto che per voi la Conferenza Stato-regioni è importantissima per altre cose (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, quando vi dividete i miliardi. . .

PRESIDENTE. Deve concludere.

LAURA CASTELLI. . . . su altre cose e lo fate con gli accordi Stato-regioni vi va bene; quando dovete decidere chi è che guarderà i conti di questa roba qua, non vi piace la Conferenza Stato-regioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Franco Bruno. Ne ha facoltà.

FRANCO BRUNO. Signor Presidente, devo dire che, sfrondata la vicenda dalle questioni ideologiche e anche dalle strumentalizzazioni a volte ignobili che ci sono, resta tuttavia aperta una questione tecnica che oggettivamente riguarda l’opera, la sua utilità da un punto di vista scientifico, ingegneristico, finanziario. Ed è talmente vero, che anche la Commissione si è posta il problema rispetto all’originario disegno di legge di ratifica che ci veniva proposto, tant’è che, rispetto alla nomina del direttore generale del promotore pubblico, introduce una sorta di attenzione, prova a introdurre una sorta di attenzione da parte del Parlamento, anche per evitare che, rispetto a tutte le problematicità scientifiche che vengono mosse all’opera, il Parlamento sia in qualche modo deresponsabilizzato. Anche nelle varie Commissioni c’è stata una discussione in questo senso. Trovo oggettivamente che stabilire che il direttore generale del promotore pubblico venga nominato attraverso una semplice comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, sia pressoché acqua fresca.
Credo che, invece, si debba intervenire e si possa modificare una norma che, tutto sommato, non stravolge nulla. Tenta soltanto di riportare alla funzione politica dello Stato italiano, e al Parlamento che la rappresenta, anche una sua funzione e una sua responsabilità. Ritengo che alcuni di questi emendamenti siano giusti particolarmente nel merito e, pertanto, mi comporterò di conseguenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Allasia. Ne ha facoltà.

STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, oggettivamente su una ratifica internazionale ci è parso abbastanza stravagante che fossero stati dichiarati ammissibili una serie di emendamenti. Tuttavia non vogliamo entrare nelle polemiche sull’ammissibilità o meno e, proseguendo nei lavori, le proposte emendative, come sono state presentate da movimenti di opposizione, SEL e MoVimento 5 Stelle, indubbiamente possono migliorare il testo.
Con il nostro spirito federalista risponderemo coscientemente, emendamento per emendamento: laddove, da parte dei presentatori dell’emendamento, vi sia la volontà di migliorare questo testo (rispetto al quale, come era sempre stato fino a stamattina, a nostro avviso gli emendamenti erano inammissibili, però ci troviamo in questa situazione e dobbiamo discutere dell’ammissibilità degli emendamenti) con spirito federalista, laddove l’emendamento, appunto, tenda a migliorare il testo di questo Accordo, la Lega Nord appoggerà tale emendamento. Laddove vi sono alcuni emendamenti, come già si stanno vedendo, peggiorativi, indubbiamente esprimeremo parere contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D’Ottavio. Ne ha facoltà.

UMBERTO D’OTTAVIO. Signor Presidente, credo che questo sia un passaggio importante. Ci metto un minuto e credo che il Governo abbia già risposto ieri su questo stesso argomento in Commissione. Tuttavia vorrei che la Camera avesse chiara una cosa: si può essere a favore o contro l’opera, ma tutti siamo contro le infiltrazioni mafiose (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e quindi sappiamo che questi rischi ci sono e quindi è bene che si risponda su come si fa ad impedire le infiltrazioni mafiose: la mafia va dove ci sono i soldi.
Questi pericoli sono stati denunciati anche dal nostro partito e sono stati denunciati anche dalla magistratura. Quindi è bene che il Governo risponda su questo passaggio, che è un passaggio cruciale. Devo dire, rispondendo alla deputata Castelli che appunto ringrazio, che l’apertura del cervello sta in questo: sta nel dire che, tutti insieme, siamo contro le infiltrazioni mafiose.
La domanda è lecita e, quindi, è bene che il Governo risponda, perché questo passaggio è il passaggio più delicato. Noi scriviamo sull’Accordo che staremo alla legislazione francese, ma questo non vuol dire che, nei nostri cantieri e nei nostri appalti, non si applicheranno le normative antimafia. Però credo che sia importante per chiarezza di tutti che il Governo risponda.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 42, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Cova, Mantero, Barbanti, Pisano. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti e votanti  404
Maggioranza  203
Hanno votato  120
Hanno votato no  284.

(Il deputato Marcon ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

Passiamo all’emendamento Castelli 3. 41.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, ancora una volta abbiamo usato la nostra fantasia – perché non sappiamo più come convincere i colleghi – inserendo l’osservatorio tecnico, visto che l’osservatorio tecnico è quell’organo che più di tutti ha gestito la politica che c’è stata in questi anni intorno al TAV. Magari, chiedendo un parere all’osservatorio tecnico, i nostri deputati saranno più contenti. O meglio, forse avendo un amico dall’altra parte, e non un punto interrogativo, come per alcuni può essere la Conferenza Stato-regioni, si sentiranno più tranquilli. Visto che bisogna parlare delle cose che questa Camera o questi partiti hanno o non hanno fatto, se volete noi vi teniamo a parlare delle ore di che cosa le aziende che stanno lavorando in quegli appalti hanno fatto. Possiamo raccontarvi della storia dell’Italcoge. Possiamo raccontarvi della richiesta di fallimento per 5 milioni di euro dell’Italcoge, per cui la stessa azienda metteva in garanzia gli appalti che non erano ancora stati affidati per quell’opera. L’Italcoge denuncia il fallimento e mette in garanzia 5 milioni di euro per quegli appalti che ancora non aveva vinto. Io non so se le parole hanno un significato, ma le storie che vi stiamo raccontando e che vi che racconteremo tutt’oggi devono avere una risposta, perché quando non ce l’hanno dalla procura, quando non ce l’hanno dalla politica, allora la devono avere dai cittadini, perché i cittadini sono stanchi. Noi cittadini siamo stanchi: milioni e milioni nelle mani di aziende in odore di mafia. Basta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, iniziamo a vedere bocciature di questi emendamenti, che chiedono solo trasparenza, chiedono di consultare la Conferenza Stato-regioni e chiedono di consultare l’osservatorio, osservatorio che conoscete bene, perché continuate ad usarlo come poltronificio. L’abbiamo appena usato per rimpiazzare il trombato Osvaldo Napoli che, non rieletto, è subito stato messo all’interno dell’osservatorio. Quindi, anche il PdL dovrebbe essere abbastanza garante di questo osservatorio. Ma forse una risposta ci potrebbe essere sul perché non volete che vengano consultati: forse perché anche qui, nella designazione di questi direttori, avete già deciso a chi darli ? Avete già spartito le poltrone ? Forse qualche amico della CMC, l’azienda inquisita, deve già prendere questi posti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

PRESIDENTE. Deve concludere.

IVAN DELLA VALLE. Spiegatecelo qual è il rapporto tra il Partito Democratico e Italferr e qual è il rapporto tra il Partito Democratico e la CMC. Ce lo spieghi. Ce lo spieghi, per favore.

PRESIDENTE. Ricordo a tutti i colleghi che è il caso di rivolgersi alla Presidenza quando si interviene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 3. 41, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Della Valle, Sannicandro, Di Lello, Mariastella Bianchi. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti e votanti  412
Maggioranza  207
Hanno votato sì  122
Hanno votato no  290.

ERASMO D’ANGELIS, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERASMO D’ANGELIS, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei intervenire soltanto per chiarire un aspetto, perché sul tema della lotta alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni mafiose, camorristiche e quant’altro, in materia di opere pubbliche, non possono esserci dubbi né equivoci; né tanto meno per un’opera di questa natura e di questa portata.
Va quindi chiarito che il richiamo operato all’applicazione delle direttive comunitarie, e tanto più alle disposizioni del diritto francese, non consente la disapplicazione sul territorio nazionale di norme attinenti all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza, che sono le norme dettate dal legislatore nazionale in materia di lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso: quindi, non c’è alcuna disapplicazione. Né l’eventuale disapplicazione di tali disposizioni si può fondare sulla natura del Promotore pubblico previsto dall’Accordo intergovernativo, ed in particolare sulla circostanza per cui il Promotore sarebbe un ente aggiudicatore ai sensi della direttiva 2004/17/CE, la cui sede è fissata sul territorio francese, soggetto alla legislazione e alle disposizioni applicabili in Francia.
Come ho avuto modo anche di spiegare ieri pomeriggio, il Promotore pubblico è definito dall’articolo 2 dell’Accordo come un organo comune, dotato di personalità giuridica, costituito e controllato in modo paritetico dagli Stati italiano e francese. La diretta partecipazione dello Stato italiano, nonché il conseguente impiego di denaro pubblico italiano ai fini della realizzazione dei compiti del Promotore, comporta l’applicazione anche alle attività svolte dal medesimo di alcune disposizioni normative nazionali, tra cui preminente rilievo assumono quelle finalizzate alla lotta alla criminalità organizzata.
In sostanza, la natura di società di diritto francese del promotore pubblico incaricato della realizzazione dell’opera, nonché il rinvio all’applicazione della normativa francese, non consente, non può consentire la disapplicazione della disciplina normativa contenuta nella nostra legge n. 136 del 2010. Infatti, con la normativa in materia di tracciabilità dei flussi finanziari contenuti nella legge 13 agosto 2010, n. 136, recante il Piano straordinario contro le mafie, nonché la delega al Governo in materia di normativa antimafia, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, nelle linee guida emesse con determinazione n. 4 del 7 luglio 2011, ha specificato che «attesa la ratio dell’articolo 3 e la sanzione di nullità connessa al suo mancato rispetto, gli obblighi di tracciabilità abbiano natura imperativa, e le relative disposizioni siano norme di applicazione necessaria».
In ogni caso, stiamo parlando della realizzazione di un collegamento ferroviario, la Torino-Lione, nell’ambito dell’ordinamento italiano, inserita nella legge-obiettivo tra le infrastrutture strategiche in relazione alle quali, come è noto, sono previste disposizioni specifiche, finalizzate al rafforzamento della prevenzione e della repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa. La rete di monitoraggio, composta dai Ministeri dell’interno, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’economia e delle finanze, nonché dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, dai soggetti aggiudicatori, dagli enti territoriali, dalle prefetture, dalle forze di polizia e dalla Direzione investigativa antimafia, ha proprio questo obiettivo. Aggiungo inoltre che è stato istituito presso il Ministero dell’interno il Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere, nonché i gruppi interforze, ai quali spettano a livello locale le funzioni di monitoraggio svolte a livello centrale dalla Direzione investigativa antimafia.
Con specifico riferimento alla realizzazione poi dell’infrastruttura ferroviaria dell’alta velocità nel nostro Paese, è stato istituito anche il Gruppo interforze tratta alta velocità.
Quindi questo per dire, anche con forza e con la massima serietà che compete appunto a tutti noi nell’affrontare un’opera di questo tipo, che le disposizioni nazionali finalizzate alla lotta alla criminalità organizzata, che sono ovviamente – lo sapete meglio di me – le migliori del mondo, trovano in ogni caso applicazione nell’ambito della realizzazione della Torino-Lione in territorio italiano. Quindi, questo dovevo dire.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 3. 38.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, abbiamo scoperto appunto dal Governo che la presidente della Commissione antimafia europea è una stupida, non capisce nulla, non ha analizzato il problema, si prende la briga di fare un comunicato stampa preciso, diceva dei punti precisi così, e che il sottosegretario è invece un espertissimo, ha analizzato benissimo tutte le leggi europee e italiane e quindi può fare un contraddittorio con la presidente della Commissione antimafia europea, che ha scritto questo, e magari può fare un contraddittorio anche con il procuratore capo Caselli, perché ci risulta che abbia telefonato, abbia chiamato questo Governo, abbia detto che c’era un problema, ma naturalmente siamo tutti tranquilli, no ? Tutti i colleghi sono tranquilli, lo dice il sottosegretario, non lo dice il procuratore capo Caselli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non lo dice il presidente della Commissione antimafia europea, lo dice il sottosegretario, che noi appoggiamo perché il Governo delle larghe intese deve appoggiare. Noi poi abbiamo il Presidente «palle d’acciaio» a livello europeo, quindi «palle d’acciaio» ci difenderà in Europa da questo scempio, no ? Ma naturalmente ha studiato bene tutte le leggi e ci ha rassicurati, probabilmente se gli chiedo di ripetere non leggendo, non sa neanche quello che ha detto. . .

PRESIDENTE. Si rivolga con rispetto!

IVAN DELLA VALLE. . . . qualche burocrate gli ha scritto quello che doveva rispondere. . .

PRESIDENTE. Collega, si rivolga con rispetto al Governo.

IVAN DELLA VALLE. Ma torniamo all’emendamento e, visto che abbiamo il piacere di avere il collega Bersani in Aula, gli richiedo, come è stato chiesto in una trasmissione televisiva, quali sono i rapporti tra il Partito Democratico e le aziende appaltanti della TAV, quali sono i rapporti tra il Partito Democratico e la CMC, quali sono i rapporti tra il Partito Democratico e Italferr (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), quali sono le motivazioni per cui il Partito Democratico, nel momento in cui la CMC ha preso gli appalti, è diventato casualmente a favore, mentre prima, con le fasce tricolore, contestavano. Poi casualmente le aziende amiche hanno preso quegli appalti e allora si diventa favorevoli, tutto d’un tratto. Allora ci dovete spiegare e magari quando noi chiediamo di chiedere alle Commissioni competenti di valutare il direttore generale e il direttore amministrativo, magari questi posti li avrete promessi, chissà, uno alla CMC, magari il direttore finanziario a qualcuno del Monte dei Paschi di Siena, che magari non ha più un lavoro e allora dobbiamo risistemarlo da qualche parte. Magari sono queste le vere motivazioni per spendere tutti questi miliardi per un’opera inutile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Magari spiegatecelo, grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare, per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo per un richiamo all’articolo 59 del Regolamento. Il collega Della Valle chiaramente sta tentando, in un’operazione che non gli riuscirà, di provocare il nostro gruppo. Questo è legittimo, ma lo deve fare con un po’ più di capacità, perché quantomeno deve parlare dell’emendamento. Quindi, Presidente, noi non raccoglieremo le continue provocazioni. Invito lei, però, che lo ha richiamato più volte per alcuni aspetti, a richiamarlo anche per l’aspetto che lui deve parlare dell’emendamento, quindi se vuole provocare deve farlo utilizzando l’emendamento. Deve studiare di più, lo ascolteremo più volentieri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, sa, quando il Governo parla di certe cose, uno non può non rispondergli. Quindi, mi spiace per il PD, ma siccome l’intervento riguardava un certo argomento, allora forse è giusto, mentre si discute dell’emendamento, anche dire due parole al Governo perché sa, a noi, il parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti rispetto alla questione dell’antimafia non ci interessa: è inutile dire che questo Governo è compatto e che un Ministero è uguale a un altro. Non è vero: io voglio il Ministro Cancellieri, che firmi con il suo sangue che questa materia non c’entra niente con l’antimafia e che la legge antimafia verrà rispettata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Oppure, forse lei è troppo interessata a fare altro. Non lo sappiamo: di certo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che si prende la briga di scrivere di una questione che non è di sua competenza, a noi, sa com’è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). . .

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 38, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Lattuca, Paris, Gigli, Mattiello, Abrignani, Misuraca, Beni, Cani, Fauttilli, Kronbichler. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti  412
Maggioranza  207
Hanno votato  121
Hanno votato no   291.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’emendamento Della Valle 3. 39.
Chiedo ai presentatori se accedono all’invito al ritiro formulato dalla Commissione.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, innanzitutto volevo dire che, se qualcun altro avesse studiato, probabilmente sarebbe contrario a quest’opera, perché basta leggere i dati e le carte. Quindi, diciamo di studiare a qualcun altro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), basta studiare.
Nel merito, io parlo dell’emendamento, quindi non ho bisogno di imparare lezioni da chi non sa neanche leggere le carte perché, quando chiediamo di sentire le Commissioni competenti per la designazione del direttore amministrativo e del direttore generale e diamo dei dubbi che questo non voglia essere fatto perché questi posti sono stati già promessi a qualcuno, siamo nel merito dell’emendamento e quello che deve studiare è qualcun altro. Siamo nel merito dell’emendamento, perché non riusciamo a capire il motivo per cui, prima di designare due organi così importanti, non possano essere sentiti l’Osservatorio, la Conferenza Stato-regioni e le Commissioni.
Non chiediamo la sospensione dell’opera o la chiusura, ma chiediamo una semplice cosa, che non costa nulla, che non toglie tempo, ma che dà un minimo di trasparenza. Ma forse, quando questi curriculum arrivano e magari vedono che queste persone hanno lavorato, chi in qualche azienda amica, chi in qualche banca amica, magari allora le Commissioni iniziano a creare dei dubbi e questo potrebbe dare fastidio.  Allora, evitiamo queste consultazioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, qui, di nuovo, Commissioni competenti e Osservatorio tecnico.
A me piacerebbe sapere dai colleghi se si fidano o no di questo Osservatorio tecnico, oppure se sanno se, in certi momenti della storia di questa opera, l’Osservatorio tecnico ha detto qualcosa perché magari non è mai stato interpellato, magari, quando la CMC, che è presente su tutti i mercati delle grandi opere, ha avuto un’imputazione di turbativa d’asta, l’Osservatorio ha detto qualche cosa a chi era in Parlamento, ai suoi amici e a quelli che fanno parte del PD chiaramente.
Non è che possiamo negare che ci sono persone che qua dentro sono legate a stretto contatto con la CMC di Ravenna, o vogliamo negare anche questo ?
Ovviamente, tante di queste cooperative sono coinvolte anche in grandi scandali. Ora vedremo che cosa dirà la procura di Trani rispetto a questo, vedremo se avrà il coraggio – o potrà farlo – e se bloccherà, attraverso delle cause cautelative, queste aziende. Noi siamo molto curiosi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 39, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Sannicandro, Della Valle, Tancredi. . . Chi non ha votato ancora ? Tancredi. Ecco, sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  418
Votanti  417
Astenuti   1
Maggioranza  209
Hanno votato  121
Hanno votato no   296.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Castelli 3. 40.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, noi crediamo che queste figure, direttore amministrativo e finanziario, vadano aiutate in qualche modo, perché chiunque ci mettiate a capo probabilmente la cronistoria di ciò che è successo in questi anni in Val di Susa rispetto alle aziende non la conoscono, a meno che siano le stesse figure politiche che questi problemi li hanno generati e, ovviamente, li hanno generati perché quelle imprese sono coinvolte. Ma quando dico «coinvolte» parlo di imprese che fanno dei versamenti liberali a certi partiti, e non è che lo diciamo noi, ma si vede pubblicamente sui bilanci di alcuni partiti, come il Partito Democratico.
Allora, noi questo discorso lo facciamo perché abbiamo letto le vostre carte o, meglio, quelle poche che voi mettete online, perché non è che ci sono tutte. Allora, magari questi due soggetti, soprattutto il direttore finanziario, avrebbe bisogno di un aiuto. Avrebbe bisogno di capire meglio chi c’era nel consorzio che è stato creato nel 2011, a maggio 2011, quando si sono cominciate a fare le gare d’appalto. E, allora, troverebbe cose fantastiche. Troverebbe aziende e oltre alla CMC troverebbe la Cogeis, la Cogeis il cui titolare era Giovanni Bertino, indagato per avere scaricato 150 camionate di detriti presso il fiume Dora (il fiume Dora è largo più o meno così). Ma non basta, perché nel 1991 il signore è stato arrestato per corruzione ad Aosta (ad Aosta e non in Piemonte, perché in Piemonte sarebbe stato problematico) insieme a Bruno Binasco, che era braccio destro del costruttore Gavio. Chi conosce il Piemonte sa che cosa è Gavio (Gavio costruzioni). Oppure, poteva leggere di altre società con una storia bellissima, tipo la Geomont e la Geo Valsusa, tutte aziende coinvolte e di cui fanno parte persone che hanno uncurriculum strepitoso.
Allora, magari sarebbe il caso di aiutare queste figure a capire chi è che gestirà questi soldi e questi appalti, perché non possiamo pensare che basti la parola d’onore di un Governo che si regge su due stuzzicadenti e che dice che non ci sono problemi di nessun genere sulle questioni che riguardano l’antimafia e le infiltrazioni quando, invece, siamo pieni di storie che da dieci anni ci dicono solo mafia, ’ndrangheta, camorra. Basta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bruno. Ne ha facoltà.

FRANCO BRUNO. Signor Presidente, oggettivamente questa è un’opera particolare. Non è una semplice opera pubblica, ma è un’opera che con il tempo ha assunto anche una funzione di simbolo di una discussione politica più complessiva nel Paese. Non mi riferisco solo alla discussione antagonista, cioè a quella che c’è in Val di Susa da un po’ di tempo a questa parte, ma anche a una discussione politica legata alla comunità scientifica tra chi, per esempio, ritiene che il Paese non guadagni in competitività continuando a investire soldi e denari pubblici sul trasporto su ferro rispetto, invece, al trasporto su gomma, che viene penalizzato più compiutamente. Cioè, intorno a questa opera c’è una discussione nel Paese e, quindi, rispetto a ragioni di politica, diciamo così, tra virgolette, più nobili rispetto alla discussione generale.
Ecco perché, secondo me, è giusto che vengano coinvolte almeno le Commissioni competenti. Addirittura, la Commissione trasporti chiedeva un parere preventivo – è stato chiesto all’unanimità, non solo dai colleghi del MoVimento 5 Stelle o di SEL – sulla nomina di parte italiana che riguardava il direttore generale, il direttore amministrativo e il direttore finanziario.
Evidentemente, la questione c’è e riguarda la politica nel senso più nobile dei suoi aspetti. Mi convincono di meno le discussioni che riguardano le imprese coinvolte. Guardate, questo è un Paese in cui, se uno guarda le imprese italiane tutte, non ve n’è una che non venga, in qualche modo, macchiata. Questo ci dovrebbe far riflettere anche sull’impianto complessivo che noi abbiamo.
Mi convince ancor meno la discussione che riguarda le infiltrazioni mafiose. Bastasse la normativa italiana per impedire che negli appalti pubblici ci fossero le infiltrazioni mafiose, avremmo risolto tantissimi problemi. Purtroppo, la realtà ci dimostra che noi possiamo avere anche norme più stringenti, ma è proprio nel nostro Paese, negli appalti che ci sono nel nostro Paese, che le infiltrazioni sono molto maggiori di altri Paesi.
Se la guardassimo da questo punto di vista, sarebbe meglio se affidassimo gli appalti alla gestione di altri Paesi. Credo che, invece, le ragioni politiche dovrebbero spingere a un voto favorevole a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, questo emendamento, naturalmente, sarà votato favorevolmente da tutti, perché mette una pezza a un grossolano errore del Governo. Infatti, la Commissione trasporti aveva chiesto di inserire la previsione che, in occasione della nomina del direttore generale e del direttore amministrativo, venissero sentite prima le Commissioni competenti. Il Governo ha pensato bene di prevedere solo un avviso alle Commissioni, senza sentirle preventivamente, e questo è già andare contro quello che era il parere della Commissione. Diciamo che è un errore ? Siamo bravi e diciamo che se l’è scordato ? Ha previsto di sentire le Commissioni solo per il direttore generale e non per la nomina del direttore amministrativo e finanziario. Invece, questo emendamento chiede di sentire la Commissione competente anche per il direttore finanziario. Quindi, faccio un appello anche al presidente della Commissione trasporti: penso questo emendamento sarà votato da tutti, naturalmente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 3. 40, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Fauttilli, Simoni, Anzaldi. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti  431
Maggioranza  216
Hanno votato  125
Hanno votato no   306.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’emendamento Della Valle 3. 37.
Chiedo ai presentatori se accedano all’invito al ritiro formulato dal relatore.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, io davvero lo chiedo con preghiera di risposta: ma la Conferenza Stato-regioni davvero non vi piace ? La sentite sotto solo quando bisogna decidere cosa fare dei fondi strutturali ? Fondi strutturali per cui la Commissione bilancio ancora non è stata neanche convocata, rispetto a questo argomento ?
Miliardi divisi in maniera assolutamente univoca, direi, perché il Parlamento se ne occupa dopo che ormai le firme, gli accordi, i passacarte e le promesse sono state fatte, mentre la Commissione bilancio si troverà gli accordi già fatti, si siederà in Commissione e dirà: «Sì, mi piace. Questi soldi andranno qua, questi miliardi andranno là».
Allora, visto che vi piace così tanto la Conferenza Stato-regioni, che è la Conferenza con la quale vi spartite i soldi dei fondi strutturali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), vi chiedo: fateci questo favore, date una mano a queste due figure che, da sole, potrebbero davvero prendere lucciole per lanterne. Forse un atto di responsabilità, in questo senso, sarebbe dovuto. E poi di cosa vi lamentate ?

PRESIDENTE. Collega, l’ho già ricordato: si rivolga alla Presidenza.

LAURA CASTELLI. Presidente, io non capisco di che cosa si lamentino. Nella Conferenza Stato-regioni i rappresentanti delle regioni sono tutti quasi a favore del TAV.
Per cui, qual è il problema di chiedere alla Conferenza se le va bene o non le va bene la nomina di un direttore, che sia generale, che sia finanziario ? Noi davvero non lo capiamo. Chiedo ai colleghi, per favore, di rispondere, perché altrimenti questo dibattito diventa un dibattito monovoce. Ora, non è che ci aspettiamo quello che è successo nelle Commissioni di merito. Dovete sapere – deve sapere, Presidente – che nelle Commissioni di merito tutti si sono alzati, alzando la voce, dicendo che questa questione è una questione politica molto rilevante, non capendo neanche mezza riga di quello che è l’articolato di questa ratifica. Se l’avessero letta, infatti, sarebbero preoccupati almeno quanto noi, e se non sono preoccupati dovrebbero spiegarci perché, perché allora sì che staremmo ad ascoltare le motivazioni per le quali tutti dormono sonni tranquilli quando sappiamo che domani, chiunque verrà in Val Susa. . . forse nessuno di loro ci viene, Presidente, questo è il vero problema: nessuno di loro viene in Val Susa. Comunque, se mai venissero in Val Susa e inciampassero per caso in una pietra della Val Susa – quelle che stanno a terra, non quelle che mettono nello zaino i terroristi, per intenderci – e si slogassero una caviglia, devono sapere, i colleghi, che quella causa sarà di diritto francese, neanche di diritto italiano. Ok ? A noi sembra un paradosso. Lo sanno ? Lo sanno i nostri colleghi che cosa succede nel cedere la sovranità ? Lo sanno ? Forse non hanno letto bene la pregiudiziale, perché sennò saprebbero che cosa vuol dire. Allora, io capisco che vi sono dei colleghi che di mestiere fanno gli avvocati e quindi difenderebbero pure le cause perse, però forse è il caso di metterci un po’ di intelligenza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, ho visto che l’emendamento precedente è stato bocciato, quindi vuol dire che forse non è stata una dimenticanza non mettere il direttore amministrativo e finanziario. Forse quello che pensavo io prima e che non volete sentire la Conferenza Stato-regioni, l’Osservatorio, le Commissioni, forse non è stata una mancanza, forse era voluto, allora. Forse è vero che lo avete già promesso a qualcuno. Forse è per questo che continuiamo a far finta di non sentire, come non sentiamo sull’antimafia, non sentiamo sulla trasparenza su questi direttori. Nessuno ha niente da dire. La Commissione trasporti, che ha votato all’unanimità, non dice nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 37, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Rughetti, Bragantini Paola, Madia. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti  436
Maggioranza  219
Hanno votato  128
Hanno votato no   308.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’emendamento Castelli 3. 36, su cui la Commissione ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
Prendo atto che i presentatori dell’emendamento non accedono all’invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, in questo emendamento chiediamo di sentire l’Osservatorio. Riguardo all’Osservatorio, noi abbiamo anche chiesto, con un accesso agli atti, quando è stato costituito, quante sono le persone che ci lavorano e quanto guadagnano. Non ci è stata data ancora risposta. Sappiamo benissimo però che è stato un poltronificio per i partiti in questi ultimi anni. E ci chiediamo perché non vogliate ascoltare un’istituzione così democratica. Dovete sapere, infatti, visto che parlate spesso di democrazia all’interno dei partiti o parlate di democrazia in generale, quanto è democratico l’Osservatorio, perché l’Osservatorio doveva sentire le comunità locali per vedere quale era l’opinione dei singoli comuni.
Bene, all’Osservatorio da anni partecipano solo i comuni favorevoli, i comuni contrari sono stati estromessi dalle discussioni dell’Osservatorio. Questo è l’esempio di democrazia che porta avanti il Partito Democratico che vuole insegnare a noi che cos’è la democrazia, quando poi invece andiamo a vedere gli atti concreti, senza poi parlare naturalmente degli ultimi episodi, quali tessere false, congressi fasulli, pullman che arrivano all’ultimo secondo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) queste piccolezze qua sulla democrazia.
Ma parliamo anche della democrazia che chiediamo qua all’interno dell’Osservatorio, perché tutti i comuni che hanno fatto degli ordini del giorno o delle delibere di contrarietà all’opera sono stati estromessi dall’Osservatorio. Quindi all’interno dell’Osservatorio vengono sentiti solo i comuni favorevoli. È un «poltronificio» e tutte le persone sono state messe dai partiti. Perché non sentirlo nella designazione di questi ruoli ? Non riusciamo a capire il motivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale il deputato Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, a parte che mi chiedo come mai i colleghi non vogliano neanche rispondere in maniera pacifica. Capisco le loro preoccupazioni rispetto ad un assalto e che siano preoccupati che noi vogliamo davvero aizzare alla violenza, anche perché secondo loro noi facciamo questo dal giorno alla notte, soprattutto in Val Susa, però sarebbe il caso che spendessero due parole rispetto all’Osservatorio. Infatti noi l’Osservatorio lo abbiamo incontrato tante volte nei comuni, quei comuni che il mio collega ricordava essere stati poco coinvolti. Ho sentito dire che questi accordi con la Francia sono stati rallentati dal fatto che l’Italia ha voluto un rapporto democratico insieme ai comuni coinvolti.
Io questa frase non la capisco ma non perché sia cacofonica, ma perché non è accaduto. Non è accaduto nulla di tutto questo. Magari avete parlato di più con le regioni. Allora potrei dire: sì, in effetti è vero, infatti Cota, per esempio, in Piemonte, è sempre stato molto a favore dell’opera e potrei ricordare un sacco di frasi esilaranti da lui dette.
In ogni caso credo che sia arrivato il momento su queste questioni. . .

PRESIDENTE. Deve concludere.

LAURA CASTELLI. . . . di prendere in mano la coscienza e dire che cosa si pensa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 3. 36, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ? Marti, Rampelli, Di Lello, Pes. . . chi non ha votato ancora ? Schirò Planeta. . . Ecco, adesso ha votato. . . sembra che abbiano votato tutti. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  429
Votanti  428
Astenuti   1
Maggioranza  215
Hanno votato  126
Hanno votato no   302.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

  Passiamo all’emendamento Della Valle 3. 35, sul quale vi è un invito al ritiro o parere contrario da parte di Commissione e Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà. Ricordo di rivolgersi alla Presidenza.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, qui chiediamo di sentire la Conferenza Stato-Regioni e anche le regioni dovrebbero essere favorevoli. Noi abbiamo il presidente della regione Piemonte che ora dice di essere favorevole. Ora, ma quando la Lega Nord era contraria al TAV queste sono dichiarazioni fatte su la Padania nel 2005. Vado a prendere 7, 8 e 9 dicembre 2005. Non leggo tutto ma vado a quello che l’articolo dice la ciliegina sulla torta: due pesi e due misure. Se a protestare è la gente del Nord, prima o dopo arriva il manganello, se invece i tumulti avvengono al Sud, i metodi per un ritorno all’ordine si fanno decisamente più leggeri e sfumati. Due pesi e due misure proprio come la Lega di lotta e di Governo.
Questo era Roberto Cota nel 2005, poi ci sono tutta una serie di dichiarazioni di Maroni che erano contrarie all’opera e ci sono anche dei bei volantini in questo articolo con scritto: «Lega Nord stop TAV» e ci sono proprio i volantini disegnati su questo articolo. Ma, purtroppo in Piemonte siamo abituati ai voltafaccia, perché anche la Bresso era contraria all’opera, poi diventa governatrice del Piemonte e viene fulminata dalla via del TAV. Lo stesso è successo cinque anni dopo al governatore Cota (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Buonanno. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, devo dire che anche se è l’inizio della settimana mi sento un po’ del prurito, perché ogni santa settimana venire qua e sentire l’inquisizione da parte di chi pensa di avere la verità in tasca incomincia a farmi girare le scatole.  Allora, per quanto riguarda i 5 Stelle, visto che dicono che si cambia idea, che ci sono cose dette e ridette, io gli voglio ricordare solo una cosa: il sindaco di Parma e quando hanno vinto a Parma hanno detto che l’inceneritore non sarebbe mai stato attivato e questi vengono qua a farci la morale quando l’inceneritore è stato attivato e hanno aumentato le tasse ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Che non rompano i coglioni (Commenti)!

PRESIDENTE. Collega, la richiamo all’ordine e le tolgo la parola! Se continuerà con questo linguaggio sarò costretto a cacciarla dall’Aula.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D’Ambrosio. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE D’AMBROSIO. Signor Presidente, volevo semplicemente riferire a lei, magari mi fa da tramite. . .

PRESIDENTE. Collega, scusi se la interrompo. Stiamo discutendo l’emendamento Della Valle 3. 35, non ho intenzione di dare la parola per interventi che non siano pertinenti a questo emendamento.  Quindi, chiedo ai colleghi di non iniziare un dibattito in base a questo ultimo intervento che ho già richiamato all’ordine. Prego, deputato D’Ambrosio.

GIUSEPPE D’AMBROSIO. Signor Presidente, proprio nel merito dell’emendamento – visto che comunque stiamo parlando della TAV e di quelle che sono le connessioni tra questa classe politica e la TAV – volevo far presente che all’interno di quella che è l’opera del TAV che può essere paragonata tranquillamente all’inceneritore di Parma, nel momento in cui questa classe politica che ci governa oramai da decenni compie delle opere e pone su quelle opere – magari in un comune con dissesto finanziario – delle penali molto alte, voglio ricordare che lì non è il MoVimento 5 Stelle o Pizzarotti a pagare quella penale, ma i cittadini e quindi bisogna difendere i cittadini, magari ricordando il sindaco di Adro.

PRESIDENTE. Prendo atto che il deputato Di Stefano rinuncia ad intervenire. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, forse ho capito quale è il problema: il problema è che sanno che probabilmente nelle regioni coinvolte dal passaggio del TAV, in particolare il Piemonte, presto non ci sarà più un governatore favorevole al TAV(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Forse è questo, forse il MoVimento 5 Stelle riuscirà in Piemonte a prendersi la volontà popolare.
Devo dire che, Presidente, la campagna elettorale non è ancora cominciata ma, sa, siccome il PD propone Chiamparino, che non appena ha detto: «Va bene, quasi quasi mi candido» è stato indagato per questioni che riguardano i suoi appalti di quando era sindaco del comune di Torino, allora forse il motivo è proprio questo: non vogliono la Conferenza Stato-regioni perché in Piemonte governerà il MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ricordo sempre di attenersi al merito dell’emendamento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 35, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Marti, Spessotto, Rughetti, Longo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  438
Votanti  437
Astenuti   1
Maggioranza  219
Hanno votato  129
Hanno votato no   308.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 3. 30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, qua cerchiamo di coinvolgere un po’ più di enti in queste nomine: l’Osservatorio, la Conferenza Stato-regioni e le Commissioni parlamentari. Questo comprenderebbe il meglio che noi vorremmo, cioè, per la massima trasparenza nella designazione, sentire questi tre enti e anche qui c’è la Conferenza Stato-regioni.
Per tornare all’argomento precedente, dove appunto le regioni sono coinvolte: ma se la Lega continuasse ad essere contraria all’opera, lo dicesse in tutti i posti ed in tutte le occasioni che ha di ribadire questa contrarietà e poi il governatore Cota dicesse: «Sono stati presi degli impegni precedenti, sono stati presi degli impegni dallo Stato, io sono contrario, sono contrario ma non posso fare a meno di portare avanti degli impegni», forse sarebbe una posizione un po’ più coerente, po’ più simile a quella detta dal collega Buonanno su Parma ed avremmo un po’ più di comprensione. Ma quando ci dice che è un’apertura psicologica verso l’Europa, io credo che sia meglio parlare di aperture psichiatriche, magari per lui (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, noi oltre a continuare a battere su questo punto, visto che sono coinvolte le Commissioni competenti, vorremmo sapere se le Commissioni competenti verranno messe al corrente dell’incontro che ci sarà il 20 di questo mese, più che altro perché vorremmo sapere se è formale, se è informale, se noi ci possiamo venire. Vorremmo sapere che cosa si racconteranno l’Italia e la Francia, visto che apprendiamo dalle agenzie di stampa che ci sono dei pezzi dell’articolato che sono diversi tra la Francia e l’Italia. Infatti, ricordiamo che la Francia ha già approvato in una delle due Camere questa ratifica, lo farà in questi giorni nell’altra Camera, e che noi abbiamo deciso, in una maniera che ancora ci è sconosciuta e soprattutto in una maniera sulla quale il Governo non vuole fare chiarezza, che noi l’approveremo solo in questa Camera.
Quindi io mi chiedo: faremo delle modifiche, se le faremo (perché qualche modifica è stata fatta) ? E poi che cosa facciamo quando incontriamo la Francia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 30, con parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Pesco ? Garavini ? Di Lello ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  442
Votanti  441
Astenuti   1
Maggioranza  221
Hanno votato  129
Hanno votato no  312

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 3. 31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, continuiamo a vedere che non c’è nessuna volontà di entrare nel merito delle argomentazioni e non c’è nessuna volontà di, eventualmente, approvare alcuni emendamenti che non mettono assolutamente in discussione la fattibilità o meno dell’opera, se si fa o non si fa.
Chiedono di inserire, all’interno di questa ratifica, dei semplici sistemi di trasparenza, dei semplici sistemi che andrebbero almeno a rassicurare sull’iter di questa opera pubblica. Andrebbero a rassicurare quei cittadini che non si fidano più di questa classe politica. Non si fidano più di voi e, quindi, chiedono maggiori rassicurazioni nel momento in cui si va a fare un accordo con un Paese estero perché ne abbiamo visti tanti di accordi con Paesi esteri dopo che c’è stato detto che erano tutti bellissimi, stupendi e, poi, l’Italia è stata solamente schiacciata e fregata da questi accordi.
Allora, non riusciamo a capire il motivo per cui, ad esempio, non si vogliano sentire le Commissioni competenti, la Conferenza Stato-regioni e l’Osservatorio. Non riusciamo a capire quale tipo di problema applica a questa ratifica inserire questi due o tre elementi di trasparenza se non quello che ho detto prima, cioè la totale non fiducia di questa classe politica e il pensiero, malsano magari, che vogliano che nessuno metta il becco sulle loro spartizioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, credo che questa sia la sede per spiegare anche cos’è effettivamente questo promotore perché, se dobbiamo capire chi deve essere scelto come direttore, forse è il caso di ricordare che al punto 10. 3 dell’articolato si dice che il promotore pubblico è soggetto alla legislazione e alle disposizioni fiscali applicabili in Francia. Poiché il promotore è anche il gestore dell’infrastruttura, questo significa in sostanza tagliare fuori l’Italia dal godimento dei proventi tributari dell’opera, certo con buona pace di chi vede in essa un investimento. Quindi, il promotore pubblico, nella facoltà del direttore finanziario, vedrà anche tutto questo gran movimento di soldi che, a quanto apprendiamo, in Italia non arriverà. Per cui, o mettono gli amici a promotore pubblico, oppure l’Italia i soldi non li vede più(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 31, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Fanucci, Lavagno, Grassi, Gallo, Marchi, Abrignani, Palazzotto. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  450
Votanti  449
Astenuti   1
Maggioranza  225
Hanno votato  131
Hanno votato no  318.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’emendamento Della Valle 3. 32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sorial. Ne ha facoltà.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Signor Presidente, chiedo, innanzitutto, di poter apporre la mia firma su questo emendamento che condivido e, quindi, parlerò come firmatario dell’emendamento. Questo emendamento chiede di sentire per trasparenza tre entità nazionali sul TAV. Io ho sentito gli interventi che sono stati svolti finora ed è logico che il PD, che cede sovranità nazionale, non vuole sentire degli enti nazionali come l’Osservatorio tecnico Torino-Lione, la Conferenza Stato-regioni e le Commissioni competenti. Le spiego subito il perché, lo spiego alla mia collega Castelli e al mio collega Della Valle. Perché nelle scorse settimane il Fronte Nazionale francese di Marine Le Pen alle elezioni locali ha sbaragliato. Ha trionfato il Fronte Nazionale francese che è un po’ come Forza Nuova in Italia, è l’estrema destra. Allora, quello che sta succedendo ed è chiaro è che dopo la bellissima esperienza delle grandi intese a livello nazionale che ha avuto il PD, il PD stesso sta esportando la grande intesa e si sta apprestando a coalizzarsi con l’estrema destra francese, con il Fronte Nazionale di Marine Le Pen.
Coalizzandosi con questa forza probabilmente avrà interesse alla piena fiducia nell’opera del TAV. O quindi la sinistra del PD adesso è fronte nazionale, è estrema destra, oppure gli interessi di queste persone sono talmente tanti che il soldo supera quella che è la loro finta natura di coesione con i cittadini, delle due l’una. Ritengo che probabilmente siamo più vicini alla prima, ossia che questo PD sia diventato un po’ come Forza Nuova in Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, spiego un attimino perché teniamo molto alla trasparenza anche su questa ratifica, perché di dimenticanze riguardo a quest’opera ce ne sono tante. I colleghi sanno cos’è il CUP in un’opera pubblica ? Infatti, vedete, fino ad un annetto fa il CUP attribuito all’opera del TAV era errato. Il CUP traccia tutte le transazioni finanziarie di un’opera. Bene il CUP assegnato alla Torino-Lione era sbagliato: un altro errore, come quello di non mettere il direttore finanziario naturalmente, e per due anni il TAV è andato avanti con un CUP errato (era riferito all’autostrada di Venezia, ma posso sbagliare sull’opera a cui era attribuito) e quindi non possiamo sapere negli ultimi due anni tutta la storia e la tracciabilità di quest’opera sino ad oggi. Ci sono tanti errori, tante dimenticanze su quest’opera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 32, con parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Rostellato. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  445
Votanti  444
Astenuti   1
Maggioranza  223
Hanno votato  131
Hanno votato no  313.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(La deputata Culotta ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario)

Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 3. 34.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Manlio Di Stefano. Ne ha facoltà.

MANLIO DI STEFANO. Signor Presidente, sostanzialmente la richiesta è sempre la stessa, però ci teniamo a ribadirvelo qual’è il concetto. Il concetto è che non possiamo fidarci delle scelte che vengono fatte in termini di spartizione delle poltrone. Vorremmo poterci fidare, chiaramente, perché, se ci fidassimo, avremmo la certezza probabilmente che il Paese è cambiato e che la storia degli ultimi quanto meno cinquanta anni non esiste più. Questa certezza non ce l’abbiamo, perché la classe politica italiana è maestra nel riciclarsi e nel risedersi su poltrone sempre diverse ma contigue dal punto di vista dell’intento politico e finanziario e molto spesso di infiltrazione mafiosa. E quindi non siamo in grado di fidarci delle scelte che farà il Governo in termini di assegnazione della poltrona del direttore generale, ad esempio, e vorremmo che prima fossero sentite le Commissioni.
Questa richiesta nasce dal fatto che nelle Commissioni, per la prima volta, c’è anche il MoVimento 5 Stelle e, essendoci il MoVimento 5 Stelle – che ha fatto del concetto di «fiato sul collo» un modus operandi che l’ha sempre contraddistinto sia nell’azione tra i cittadini che poi all’interno delle istituzioni – probabilmente non si arriverebbe ad assegnare poltrone facili, già accordate a tavolino in stanze chiuse prima della discussione parlamentare, e si arriverebbe probabilmente a scegliere persone che nel merito, nella qualità, nell’onestà e nella competenza, siano realmente le migliori. Questo significa staccarci da quello che la storia di questo Paese ci ha insegnato, ovvero che non si fa mai la scelta giusta in termini oggettivi, ma si fa quella giusta in termini ora di appartenenza politica, ora di connivenza mafiosa e si riuscirebbe finalmente a uscire da questo schema.
Quando ci chiedete di avere fiducia nell’onestà dei gruppi parlamentari, noi siamo certi che molti di voi abbiano come unico obbiettivo quello, chiaramente, della lotta alla mafia, della trasparenza, tutto quello che volete; il problema è che, poi, nel momento di votare, come sempre, si vota quello che il ditino messo in su dice. E quel ditino, non l’avete concordato prima con un dibattito assembleare o nelle Commissioni, lo avete deciso per l’indicazione che arriva dal Governo. E il Governo è lo stesso Governo che siede al tavolo con la Francia e che cede la sovranità nazionale totalmente, perché, in quest’opera, negli ultimi accordi, abbiamo soltanto perso. Noi abbiamo la stragrande maggioranza dell’opera in casa, ma diamo la stragrande maggioranza della proprietà alla Francia, ad esempio; diamo gli incarichi più importanti alla Francia, ad esempio, la giurisdizione sul TAV.
Ora, la Francia, nonostante io non nutra grandi simpatie per gli ultimi governi francesi, ha sicuramente il pregio di essere un po’ più attenta, magari, rispetto a noi alle infiltrazioni mafiose: il problema è che questo fenomeno non c’è l’ha forte e intrinseco come lo abbiamo in Italia. Di conseguenza, sicuramente, non ha tutta quella giurisdizione, tutta quella azione pregressa di antimafia che, invece, noi abbiamo; «abbiamo» non vuol dire che la stiamo applicando, ma che l’abbiamo sicuramente. Di conseguenza, probabilmente, se riuscissimo a scardinare il concetto che questo Governo siede a determinati tavoli e decide di sua iniziativa, ma si coinvolgessero sempre le Commissioni, riusciremmo ad avere un controllo maggiore, riusciremmo ad avere, probabilmente, o saremmo riusciti ad ottenere, degli accordi anche più convenienti per l’Italia con riferimento al TAV, e saremmo sicuramente in una condizione negoziale più forte, più matura, che ci porterebbe, ad esempio, a questo altro famoso tavolo del giorno 20, con una consapevolezza più forte della nostra capacità negoziale e della nostra forza come Stato.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MANLIO DI STEFANO. Per una volta, si metterebbe la sovranità nazionale e il popolo italiano prima degli interessi commerciali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, io vorrei ricordare che c’è qualcuno dentro la procura di Torino che ama sorridere e prenderci in giro, perché, qualche tempo fa, il Movimento «No TAV» dichiarò «libera Repubblica della Maddalena» la parte di territorio italiano che voleva essere estirpato dai cittadini valligiani. Quindi, noi ci siamo messi a difenderlo con tutto noi stessi.
Bene, chi prende in giro e continua a sorridere rispetto a questa faccenda, ora, però, dovrebbe tacere. Perché ? Perché ora lo stiamo facendo noi il regalo alla Francia, dando tutto il territorio che è coinvolto in quest’opera alla Francia. Allora, forse, è il caso che la procura di Torino sappia che ride bene chi ride ultimo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 3. 34, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Lavagno, Giacomelli, Faraone, Longo. Chi non ha votato ancora ? Rotta.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  457
Votanti  456
Astenuti   1
Maggioranza  229
Hanno votato  136
Hanno votato no  320.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’emendamento Airaudo 3. 43.
Chiedo ai presentatori se accedano all’invito al ritiro dell’emendamento Airaudo 3. 43. formulato dal relatore.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, con il nostro emendamento chiediamo che, ai fini dell’attuazione dell’articolo 6, paragrafo 6. 4, di questo Accordo, almeno il direttore generale e il promotore pubblico siano nominati sentite le Commissioni parlamentari competenti, visto che il testo del provvedimento, come trasmesso dalla III Commissione di merito (Affari esteri) in Assemblea, si limita a stabilire che il direttore generale e il promotore pubblico siano nominati semplicemente previa comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, «sentita» è più forte di: «previa comunicazione».
Siccome stiamo provando tutti insieme a fare uno sforzo per migliorare questo Accordo, noi chiediamo che si modifichi la dizione: anziché «previa comunicazione», chiediamo che le Camere e le Commissioni competenti vengano pienamente investite.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Airaudo 3. 43, con il parere contrario della Commissione del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Longo, Rostellato, Ferro, Bruno. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  457
Votanti  453
Astenuti   4
Maggioranza  227
Hanno votato  138
Hanno votato no  315.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(La deputata Cardinale ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

Passiamo all’emendamento Airaudo 3. 44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, di nuovo, con il nostro emendamento chiediamo a quest’Aula uno sforzo, perché pensiamo che sia insufficiente una mera comunicazione preventiva. Siamo convinti, invece, che sia necessaria una investitura totale delle Commissioni, per dare al Parlamento e alle Commissioni parlamentari più forza e più autorevolezza, anche di fronte al fatto che la nomina del direttore generale, del Promotore pubblico, sia estremamente importante e debba necessariamente investire anche la Conferenza Stato-regioni e l’Osservatorio tecnico della Torino-Lione. Quindi, noi chiediamo di ripensarci e di votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Airaudo 3. 44, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Baruffi, Rostan, Bargero, Bragantini Paola. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  456
Votanti  451
Astenuti   5
Maggioranza  226
Hanno votato  137
Hanno votato no  314.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Prendo atto che i presentatori dell’emendamento Scotto 3. 46 non accedono all’invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 3. 46, con il parere contrario della Commissione del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Fanucci, Mariano, Damiano, Fioroni. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  459
Votanti  457
Astenuti   2
Maggioranza  229
Hanno votato  135
Hanno votato no  322.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo all’emendamento Airaudo 3. 45.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, lo spirito di questo emendamento è analogo a quello dei precedenti e ovviamente si sofferma sulla nomina, altrettanto importante, rispetto al direttore generale, del direttore amministrativo e finanziario. Noi chiediamo al Parlamento, ai colleghi, di votarlo, perché siamo convinti che anche qui sia necessario che le Commissioni parlamentari vengano investite pienamente e non debbano essere soltanto oggetto di una mera comunicazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Airaudo 3. 45, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Brandolin, Lavagno, Giammanco, Russo. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  455
Votanti  451
Astenuti   4
Maggioranza  226
Hanno votato  136
Hanno votato no  315.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(La deputata Blažina ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Airaudo 3. 47.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, anche qui, su direttore amministrativo, direttore generale, direttore finanziario, noi pensiamo che sia importante che, oltre alle Commissioni permanenti, le Commissioni parlamentari di competenza, siano investiti la Conferenza Stato-regioni e l’Osservatorio tecnico della Torino-Lione, ai fini di un’attuazione piena dell’articolo 6, paragrafo 6. 4, dell’Accordo.
Anche qui, chiediamo uno sforzo di sensibilità: comprendiamo che ci sia stato già un impegno, introducendo col subemendamento la parola «previa comunicazione», ma a noi non basta. Noi pensiamo che ci debba essere una investitura piena della Commissione e di altri attori, perché pensiamo che la partecipazione sia fondamentale rispetto a quest’opera.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, lo voglio dire veramente senza alcuna polemica: ringraziamo naturalmente i colleghi di SEL per questi emendamenti e per questa posizione. Vorremmo solo ricordare quando fanno alleanze – come nel comune di Rivoli con i Sì-TAV, nel comune di Collegno con i Sì-TAV, nel comune di Torino con i Sì-TAV, in provincia con Saitta, che è Sì-TAV, in regione appoggiando la Bresso, che è Sì-TAV, in questa maggioranza, insieme al PD a livello nazionale che gli ha permesso di avere questa nutrita maggioranza –, mettetelo come primo punto per fare alleanze: non fate più alleanze con certe personaggi e con i Sì-TAV (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, devo dire che io e il mio collega ormai siamo in sintonia: abbiamo alzato la mano nello stesso momento per dire quasi la stessa cosa. E a questo proposito, Presidente. . .

PRESIDENTE. Spero che sia pertinente all’argomento dell’emendamento.

LAURA CASTELLI. Sì, è pertinente, perché io, Presidente, vorrei che il PD spiegasse perché: prima se li prende in coalizione, e dopo li scarica, e addirittura avendo già chiaramente letto il programma elettorale di SEL, che porta No-TAV come bandiera. Allora vorrei chiedere, Presidente, ai colleghi del PD: non credete che così scaricate di fatto i vostri amici, quelli che vi hanno permesso di avere il premio di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente, ovviamente non intendo accettare questi inviti a questa sorta di razzismo politico che arriva da quei banchi. Voglio soltanto far notare che coloro i quali hanno proposto che la nomina fosse comunicata preventivamente alle Commissioni parlamentari competenti, avrebbero fatto bene a non farlo, perché è una norma del tutto inutile, in quanto questa notizia la si potrà tranquillamente apprendere o sui siti ufficiali o il giorno dopo sui giornali. Io non credo che un legislatore possa arrivare a questi espedienti modesti, miserabili, pur di dimostrare una certa apertura, che poi in effetti non c’è. Non ho mai visto in un testo di legge: «previa comunicazione», se non nel campo del codice di procedura penale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Airaudo 3. 47, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Rizzetto, Parrini, Giulietti, Ferro, Impegno, Portas, Boccuzzi, Bargero. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  450
Votanti  447
Astenuti   3
Maggioranza  224
Hanno votato  134
Hanno votato no  313.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento 3. 500 della Commissione.
Ha chiesto di parlare il relatore, deputata Bergamini. Ne ha facoltà.

DEBORAH BERGAMINI, Relatore. Signor Presidente, dunque questo emendamento, come avevo anticipato prima, va proprio incontro allo spirito delle esigenze manifestate dal complesso delle proposte emendative che abbiamo ascoltato, infatti viene estesa anche alla funzione del direttore amministrativo e finanziario l’esigenza di fornire una comunicazione antecedente, dunque previa comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti. Con questo riteniamo di dare risposta alle esigenze che sono state espresse senza tuttavia ritenere che si debba – visto che c’è una Conferenza intergovernativa che deve svolgere questo ruolo – ulteriormente portare verso le Commissioni competenti un ruolo di amministrazione che non è prerogativa in questo senso, ma che invece deve poter svolgere con tutte le sue prerogative il necessario ruolo di indirizzo e controllo, perché ribadiamo che ci muoviamo secondo un’esigenza di assoluta trasparenza nei confronti di una funzione di nomina che riconosciamo essere certamente di primaria importanza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D’Ottavio. Ne ha facoltà.

UMBERTO D’OTTAVIO. Signor Presidente, volevo richiamare l’attenzione dell’Aula su questo emendamento e nel frattempo anche ringraziare il relatore, la Commissione e il Comitato di nove per il lavoro svolto. Devo dire che l’emendamento, sul quale invito ovviamente tutti a votare a favore, risponde in modo molto chiaro al fatto che non siamo così distratti rispetto alle questioni che sono state poste, infatti con l’emendamento noi diciamo che vanno aggiunti alla comunicazione da fare alla Commissione anche il direttore amministrativo e finanziario, oltre che il direttore generale. Quindi, come dire, stiamo andando nella direzione che il dibattito ha chiesto, la comunicazione in nessuna Commissione è mai stata formale e comunque la comunicazione è sostanziale, è anche un’assunzione di responsabilità.
Dico ancora un minuto una cosa: guardate, noi oggi qui stiamo facendo una discussione molto importante, che riguarda il futuro dello sviluppo economico non solo dell’area torinese e del Piemonte, ma dell’Italia. Io credo che la discussione civile che stiamo facendo qui, anche nel dibattito, io lo voglio ribadire, mi pare che a tutte le preoccupazioni che sono venute avanti abbiamo dato e si sta dando risposta. Ribadisco l’assoluta convinzione da parte di tutti nella lotta contro le infiltrazioni mafiose, ribadisco anche la necessità che l’opera vada avanti, ce lo chiedono imprenditori, ce le chiedono le imprese che ritengo importante che quest’opera si realizzi in una realtà – lo ricordo –, la provincia di Torino, che oggi è la provincia con il maggior numero di cassintegrati. Torino rischia di essere una città di cassintegrati.
Noi abbiamo bisogno di immaginare uno sviluppo, abbiamo bisogno di immaginare infrastrutture che colleghino la nostra realtà con il resto dell’Europa, questo è il senso, e l’abbiamo già detto anche nella discussione sulle linee generali di ieri: quest’opera è un’opera che lasceremo ai nostri figli, è un’opera che ci fa sentire più europei, nel senso che io penso che l’idea di Europa che noi abbiamo è un’idea di Europa per cui questa infrastruttura è come se fosse un’infrastruttura nazionale.
Oggi, è legata a due Stati, oggi ci sono confini che sono ormai più virtuali e, in questo senso, bisogna ragionare.
Questo Accordo va nella direzione di creare una delle competenze che lo Stato ha, quella di fare infrastrutture. Noi diciamo agli imprenditori di fare gli imprenditori, ma lo Stato deve fare le infrastrutture. In questo modo, andiamo avanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ricordo, se è possibile, di attenersi sempre al merito dell’emendamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, insomma, noi comprendiamo l’apertura che viene fatta alla relatrice, che è frutto di una discussione lunga, complessa e a tratti aspra, che abbiamo affrontato nella Commissione nei giorni precedenti. Noi abbiamo presentato molti emendamenti, pensiamo che lo spirito della battaglia che abbiamo condotto, rispetto alla necessità che le Commissioni parlamentari venissero investite pienamente nella selezione del direttore amministrativo, del direttore finanziario e del direttore generale, sia soltanto parzialmente contenuta in questa proposta emendativa.
Per cui, noi ci asterremo, comprendendone lo spirito e il tentativo di apertura alle ragioni dell’opposizione, ma non possiamo votare a favore perché, in ogni caso, ci sono delle cose che continuano a non convincerci.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, velocemente, secondo me quello che lasceremo sono solo debiti; non lasceremo null’altro.
Tornando all’emendamento, non riteniamo che quello richiesto dalle Commissioni sia stato assolutamente fatto con questo emendamento, perché – come dicevano appunto i colleghi di SEL – la Commissione chiedeva ben altro, chiedeva che venisse sentito prima il parere delle Commissioni, prima di effettuare queste nomine. Una comunicazione giustamente se la possono leggere sui giornali il giorno dopo ed è la stessa identica cosa: non serve a nulla, basta aprire il sito e si vede quale sia.
Comunque, apprezziamo di avere almeno messo una piccola pezza sulla dimenticanza – se così la vogliamo chiamare – di uno dei due direttori, meglio che un pugno in un occhio.
Quindi, noi voteremo a favore di questo emendamento, pur sapendo che non recepisce assolutamente le richieste della Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Gallinella. Ne ha facoltà, per un minuto.

FILIPPO GALLINELLA. Signor Presidente, volevo rispondere al collega del PD perché ha parlato di sviluppo collegato a quest’opera. Io invito tutti, perché probabilmente non l’hanno fatto, così capiscono anche i nostri dubbi, ad andare sul sito che spiega i motivi – sono 150 – che spiegano il perché del «no» alla TAV e, in risposta al collega, lo invito a leggere il punto 6, quando si parla dei motivi per i quali si fa quest’opera, che non è un’opera che trasporta passeggeri ad alta velocità, non è un’opera che trasporta merci ad alta capacità, è un’opera in galleria e non c’è motivo poi per venderla come necessità di maggiore capacità di trasporti, perché le linee che ci sono adesso sono sottosfruttate.
Quindi, per noi, questa è una mazzetta che si vuole dare ai soliti noti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Collega, ho già ribadito al collega D’Ottavio che bisogna attenersi al merito dell’emendamento. Quindi, chiedo a chi interverrà di attenersi al merito dell’emendamento, e non rispondere su temi che non attengono al merito dell’emendamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Brescia. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE BRESCIA. Signor Presidente, è veramente assurdo sentire dire, in questa sede, da gente che si vanta di difendere temi, tipo l’edilizia scolastica, che questa è un’opera che lasceremo ai nostri figli.
Ventotto miliardi è stato calcolato che spenderemo per quest’opera, e questo prezzo credo che sarà destinato a salire.
Voglio ricordare a chi ha parlato prima che durante il «decreto istruzione» siamo stati in grado di trovare ben 40 milioni per l’edilizia scolastica. Cioè, è una vergogna, è una vergogna che ciò avvenga (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Come si fa a difendere una cosa del genere ? Come si fa ?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D’Uva. Ne ha facoltà.

FRANCESCO D’UVA. Signor Presidente, effettivamente il mio intervento è riguardo all’emendamento, ma più in generale, devo fare notare che mi sembra molto strano sentire parlare di un’opera importante che riusciremo a lasciare ai figli e che ci farà sentire europei.

PRESIDENTE. Collega, ho già ribadito: cerchiamo di attenerci al merito dell’emendamento.

FRANCESCO D’UVA. Infatti, proprio in merito all’emendamento, voglio dire che chissà quanti anni fa – non so nemmeno quanti anni sono passati – secondo me ci sono stati deputati che hanno usato le stesse parole per la Salerno-Reggio Calabria, probabilmente. Ora mi chiedo: ma se non riusciamo a fare sentire i meridionali italiani perché sono scollegati adesso, mi chiedo, è l’urgenza a fare sentire gli italiani europei con un’opera così inutile ? Cerchiamo di finire quello che abbiamo iniziato anni or sono (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, io sarò breve. Dico solo e ribadisco che il nostro gruppo voterà a favore di questo emendamento, perché così si modificherà l’Accordo.

PRESIDENTE. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 3. 500 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli, Rughetti, Grassi, Giammanco, Gribaudo, Vitelli, Giammanco ancora. . . Chi non riesce a votare ? Roccella. Sembra che abbiano votato tutti. Ragosta. . . Migliore ha votato, Ragosta ha votato. . . Rubinato. . . Bene, ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  441
Votanti  412
Astenuti  29
Maggioranza  207
Hanno votato  411
Hanno votato no  1.

La Camera approva (Vedi votazioni).

(I deputati Capodicasa e Cardinale hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ancora ? Manciulli, Galperti, Leva, Vitelli. . . Nicchi ha votato. Chi non ha votato ancora ? Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  449
Votanti  447
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  330
Hanno votato no  117.

La Camera approva (Vedi votazioni).

LAURA CASTELLI. Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, intervengo sull’ordine dei lavori, perché in questo momento, con la votazione completa dell’articolo 3, modifichiamo di fatto l’Accordo e ci sono sentenze – ed è pieno di atti – che dimostrano che il raggiungimento di un Accordo tra i soggetti di diritto internazionale perderebbe ogni significato se ciascuno di essi potesse, con procedure del proprio diritto interno, quindi italiano, modificare liberamente quanto pattuito.
Ove le Camere non approvino completamente le disposizioni di tale testo, come è successo ora, perché abbiamo modificato una parte, non potranno che negare in toto l’approvazione oppure sospendere la deliberazione, invitando nel contempo l’Esecutivo, attraverso appropriati strumenti di direttivo, a riaprire i negoziati con la controparte.
Presidente, forse i lavori dovrebbero essere sospesi qua, dal momento che è cambiato l’Accordo. Dovrebbe esserci una nuova negoziazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Vi è da dire che la figura del direttore amministrativo e finanziario era già presente nell’Accordo. Quindi, la Presidenza non ravvisa alcuna modifica, al riguardo. Il relatore vuole dire qualcosa su questo ?

DEBORAH BERGAMINI, Relatore. Signor Presidente, lo ha già detto lei. Qui non siamo di fronte a una modifica dell’Accordo, ma semplicemente ad un’attuazione di esso. Quindi, non riscontro elementi per un rinvio in Commissione.

PRESIDENTE. Dunque andiamo avanti.

(Esame dell’articolo 4 – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 4 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DEBORAH BERGAMINI, Relatore. Signor Presidente, per quello che riguarda le proposte emendative relative all’articolo 4, il parere è contrario per tutte.

PRESIDENTE. Il Governo ?

ERASMO D’ANGELIS, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo all’emendamento Scotto 4. 73, sul quale vi è il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, l’emendamento che noi portiamo all’attenzione dell’Aula mira a sopprimere l’intero articolo 4 del provvedimento in esame, dove sono previsti gli adempimenti finanziari, ed in particolare una disposizione dove si rimanda ad un successivo protocollo addizionale, da adottare ai sensi dell’articolo 1, comma 3, dell’Accordo in esame, per la disciplina dell’avvio dei lavori connessi alla realizzazione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, precisando che agli oneri derivanti da tale punto del protocollo si provvederà attraverso la relativa legge di autorizzazione alla ratifica.
A proposito dell’invarianza finanziaria delle norme dell’articolo in esame, la relazione illustrativa che correda il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica precisa che nella legislazione vigente sussistono risorse già destinate al finanziamento di studi, progetti, attività e lavori preliminari, per un complessivo ammontare di 2 miliardi 815 milioni di euro per il periodo 2013-2019. Una cifra significativa, probabilmente insostenibile stante la drammatica situazione economica dell’Italia.
Al riguardo, ribadiamo, inoltre, che il contenuto di questo emendamento è stato esplicitato già nella mozione di SEL e MoVimento 5 Stelle del maggio scorso, ovverosia quella in cui, di fronte alla situazione drammatica delle casse del nostro Paese, ci appariva eccessivo l’impegno del nostro Paese rispetto al progetto della TAV. Per queste ragioni, noi chiediamo di votare questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 73, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Carrescia, Oliverio, Piccoli Nardelli, Della Valle, Corda. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  436
Votanti  434
Astenuti   2
Maggioranza  218
Hanno votato  125
Hanno votato no  309.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Scotto 4. 74, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente qui veniamo a un emendamento che, sostanzialmente, è strettamente legato alla discussione che ha preceduto l’esame degli emendamenti, quella relativa alla questione pregiudiziale. Uno dei punti centrali della questione pregiudiziale che abbiamo votato riguardava l’assenza di una certezza rispetto alla normativa antimafia, all’applicazione della normativa antimafia rispetto ai contratti sulla Torino-Lione. Noi chiediamo di stabilire, dentro questo emendamento, l’integrale attuazione della normativa italiana di contrasto al fenomeno capillare della penetrazione della criminalità organizzata nelle opere pubbliche e siamo convinti che preventivamente e precisamente vadano verificate le eventuali inadempienze da parte dei soggetti pubblici e privati destinatari della stessa normativa dalla costituzione di TAV Spa fino alla data di oggi. Chiediamo su questo una riflessione supplementare da parte dell’Aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, mi scuso se intervengo ora invece che prima. Per tornare a quello che stavo dicendo, ho sentito la risposta del relatore. C’è un problema: il promotore pubblico è un ente che sarà istituito ai sensi della direttiva europea, ma in ogni caso è stato istituito dalle parti. In più, si sottolinea il fatto che la sede è fissata in Francia, mentre la direzione operativa è fissata a Torino. Quindi io le chiedo se si possono sospendere i lavori dell’Aula e chiarire questo aspetto. La modifica riguarda il promotore pubblico. Qui viene detto che riguarda solo una questione italiana, ma il promotore pubblico non è solo una questione italiana, e lo dice l’articolato, non lo dice il MoVimento 5 Stelle. Quindi noi chiediamo se si può approfondire questo aspetto.

PRESIDENTE. Collega, la Presidenza si assume la responsabilità della scelta di andare avanti ed è stata già verificata l’istanza che lei ha presentato. Quindi, oltre è inutile chiedere.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 74, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della I Commissione (Affari costituzionali).
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti  436
Maggioranza  219
Hanno votato  124
Hanno votato no  312.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Airaudo 4. 75, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, anche qui noi chiediamo un supplemento di riflessione, perché stiamo parlando di una cosa estremamente importante e significativa rispetto all’opera che dovrà essere fatta e rispetto alla ratifica che questo Parlamento dovrà assumersi. Non possiamo immaginare di omettere per così dire la necessità di introdurre all’interno della ratifica un elemento più certo rispetto alla normativa antimafia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Airaudo 4. 75, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Rizzetto, Della Valle, Galperti. . . chi non ha votato ancora ?

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  434
Votanti  432
Astenuti   2
Maggioranza  217
Hanno votato  120
Hanno votato no  312.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Fossati ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Airaudo 4. 76, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ? Vitelli, Giulietti. . . , sembra che abbiano votato tutti. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  432
Votanti  430
Astenuti   2
Maggioranza  216
Hanno votato  120
Hanno votato no  310.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 4. 30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sibilia. Ne ha facoltà.

CARLO SIBILIA. Signor Presidente, tutte le volte che si affronta l’argomento TAV, mi chiedo che fine ha fatto quella parte del PD che durante la campagna elettorale si schierava apertamente a sfavore di questa grande opera e sono anche molto preoccupato per la deriva fascista che sta prendendo il Partito Democratico (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). È una cosa incredibile!

PRESIDENTE. La prego di rivolgersi con rispetto alle altre forze politiche.

CARLO SIBILIA. No, ma le spiego! Le spiego perché, è molto semplice, le spiego anche il perché! Ad esempio, leggo uno scandalo incredibile sulla presunta richiesta di espulsione di Sandro Plano, cioè quel povero ragazzo, il presidente della comunità montana, che giustamente si schierava contro quest’opera scandalosa. Forse è proprio questo il punto di congiunzione con il PdL, cioè è qui che si incrociano gli interessi delle due fazioni politiche anche se pensiamo a quello che diceva Alfano. L’altra volta un ragazzino si è sbucciato un ginocchio in Val di Susa e Alfano aveva proposto di mandarci i carri armati, visto che ormai decidiamo quasi di bombardarli.

PRESIDENTE. Deputato, scusi, io sto cercando di capire l’argomentazione ed il riferimento al merito dell’emendamento.

CARLO SIBILIA. Ci arrivo! Ci arrivo subito! Ci arrivo subito, perché tra l’altro ovviamente, tenendo presente questo, anche le persone che si stanno candidando alla segreteria del PD non hanno nessuna posizione al riguardo, probabilmente perché le tessere false non possono esprimere le loro perplessità sul TAV (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Dico questo perché il nostro emendamento semplicemente chiede di fare una verifica sui presupposti sui quali si fonda la necessità di quest’opera. Allora io capisco che difficilmente si entra nel merito di queste cose, perché il PD ha degli interessi diretti.
Io mi ricordo che quando sono andato a visitare direttamente il cantiere ho visto una grande scritta «CMC» sopra proprio la galleria di Chiomonte. Questo semplicemente per me è stato anche uno smacco (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico). . . .

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi non è possibile con le urla censurare un altro intervento. C’è il collega Rosato che è iscritto a parlare dopo.

CARLO SIBILIA. Presidente, si arrabbiano perché ho ragione e lo so (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Vada avanti, collega Sibilia.

CARLO SIBILIA. Lo potrebbero anche dire loro se avessero il coraggio: si alzassero e dicessero loro le cose che pensano. Allora, quello che dico io è come è possibile che quest’opera, che tra l’altro è un grande danno, un danno certificato per l’ambiente valsusino. . . Noi già nel 2003 abbiamo avuto degli studi dell’Università di Siena che ci hanno detto che su alcune rilevazioni fatte sul cantiere c’erano grosse presenze di amianto: l’amianto che praticamente è una fibra che potrebbe tranquillamente danneggiare le persone della valle. Allo stesso modo si parla di giacimenti di uranio. Questo è da valutare in maniera seria, aprendo un dibattito serio. Allora, noi chiediamo che questo. . . . , io però non riesco a parlare, Presidente.

PRESIDENTE. Colleghi, bisogna abbassare il tono della voce. Andiamo avanti.

CARLO SIBILIA. Allora io credo che però tutti i deputati debbano capire che ognuno qui ha le sue idee: questa è la deriva fascista di cui parlavo prima (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Collega vada avanti, vada avanti.

CARLO SIBILIA. L’Aula dei deputati è fatta per esprimere le proprie idee e se mi date giusto un altro minuto vado a finire per spiegare. . .

PRESIDENTE. Lei ha ancora un minuto e mezzo per il suo intervento.

CARLO SIBILIA. Sì, sì. . . , io citavo lo studio fatto dall’Università di Siena, che appunto conduceva un’analisi su 39 campioni prelevati in 29 punti di osservazione, che davano una certezza della presenza di amianto e la stessa cosa vale per l’uranio, perché nel massiccio d’Ambin, attraversato dal traforo, sono presenti numerosi giacimenti di uranio. Quindi non capisco neanche questi urlacci proprio di bassissima lega.
Naturalmente la mia preoccupazione, e quella naturalmente dei miei colleghi, è di capire per quale motivo allora c’è questa necessità di dover forare una montagna per magari dover mettere in pericolo la salute delle persone.
Noi chiediamo con questo emendamento semplicemente di accertarci che i presupposti per i quali noi stiamo andando a fare questo danno ambientale siano veramente necessari. E se i deputati del PD, come quelli del PdL, sono d’accordo, sono collusi, cioè voglio dire uniti su quest’opera, volevo capire qual è il loro problema ad effettuare degli accertamenti maggiori su questo genere di opera. Questa era la mia domanda, tutto qui (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, io capisco la difficoltà del suo lavoro e la rispetto moltissimo, ma è evidente che il collega Sibilia nel suo intervento non rispetta il Regolamento, è provocatore. È una provocazione fastidiosa, anche se interessante, perché quando parla di fascismo noi lo ascoltiamo con grande interesse, perché evidentemente lui ha cognizioni e meditazioni assolutamente. . . profonde (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È un richiamo al Regolamento, deputato ?

ETTORE ROSATO. Sì, articolo 59. Quindi, la sua competenza in materia è una competenza che a noi interessa.
Così come è interessante la competenza del collega Sibilia quando parla di mancanza di trasparenza all’interno dei partiti, quando parla di tessere false, quando parla di fantasie sulle sue primarie, quando parla di scollegamento dal territorio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico): una competenza che per noi è importante.
È importante la sua competenza quando ci dice che i bilanci dei partiti non esistono, perché il suo bilancio non esiste, come non esiste la dichiarazione patrimoniale del loro tesoriere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Io ascolto con grande interesse, ma non c’entra niente con questo dibattito, non c’entra niente con questo emendamento e quindi io credo che noi dobbiamo tornare a questo argomento.
Quando poi vogliono darci una lezione della loro mancata trasparenza, dei loro rapporti collusi estranei che noi non riusciamo ad evidenziare in un bilancio di un partito, noi li ascolteremo con interesse, però non su questo emendamento(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Mi fa piacere che abbia certificato che non c’entra niente con questo dibattito e andiamo avanti. Colleghi, colleghi. . .

CARLO SIBILIA. Mi faccia parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. Per fatto personale si interviene alla fine della seduta.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Intervengo sull’articolo 59, signor Presidente. Allora, innanzitutto non ritengo corretto il richiamo al Regolamento che è stato avanzato, quindi la invito magari a prevedere bene le cose e mi rivolgo anche al deputato Rosato, che il Regolamento dice di conoscerlo. L’articolo 59 impegna il Presidente a valutare se ci sia stato qualche turbamento nell’ordine dei lavori.
Io ho ascoltato le parole del collega Sibilia e non c’è stato. . . , scusi ho un problema con la tessera, mi sa che è falsa, del PD. . . (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Allora, voglio capire: dove vogliamo portare questa discussione ? Perché noi stiamo discutendo di un emendamento e adesso lei ha fatto un richiamo al Regolamento. Io ho avuto pazienza come per il collega Rosato, che ha fatto un richiamo al Regolamento e ha parlato di una forza politica e di questioni di una forza politica. Adesso, se vogliamo continuare così. . .

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Ha ragione, Presidente. L’unica cosa, per l’appunto, quindi: trattamento uguale per tutti.

PRESIDENTE. Io ho la stessa pazienza in questo momento.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Io mi zittirò, però evitiamo di fare, come nel caso di Rosato, richiami al Regolamento che sono inutili, se non vogliono fare ostruzionismo su questo trattato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marazziti. Ne ha facoltà.

MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, tornando alle nostre cose volevo informare l’Aula e quindi anche i colleghi che mi hanno preceduto del fatto che c’è profonda contezza di tutto quanto è stato citato, degli studi e dei saggi del terreno dal 2003 in poi e di come siano al corrente dei problemi, dei rischi e dei modi per superarli sicuramente tutti i membri della maggioranza e sicuramente questo Parlamento. Per questo abbiamo presentato – informo e poi ne parleremo a fine seduta,circolerà nelle prossime ore – un ordine del giorno proprio sulla valutazione dell’impatto sanitario in merito ai rischi legati ad amianto, ossidi di azoto, PM10 ed uranio. Quindi quanto abbiamo fatto in Commissione ritorna con piena contezza e a vantaggio dei cittadini, con tutto il sostegno della maggioranza. Inviteremo poi successivamente tutto il Parlamento a votare favorevolmente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, noi siamo chiamati qui a parlare di un provvedimento importante e delle proposte emendative presentate. Nel merito noi condividiamo l’emendamento Della Valle. Però ci corre l’obbligo di mettere un punto rispetto a questa discussione. Noi troviamo assolutamente inaccettabile che per parlare di questioni che riguardano la vita di migliaia di persone nella Val di Susa si utilizzino aggettivi da cui ci dissociamo come la definizione, verso i colleghi del Partito Democratico, di fascismo o di altro (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico). È inaccettabile che nell’ambito di una discussione così delicata ed importante, che sta coinvolgendo tante donne e tanti uomini di questo Paese, si facciano strumentalizzazioni politiche di cattivo gusto (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale la deputata Spessotto. Ne ha facoltà.

ARIANNA SPESSOTTO. Signor Presidente, visto che sono stata nominata dal collega Rosato volevo chiarire che la mia dichiarazione patrimoniale è on line, come quella di tutti i deputati, non come tesoriere ma come deputato la mia è on line (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E poi volevo anche dire che noi non siamo obbligati alla pubblicazione del bilancio e anche quello è on line, nonostante non siamo obbligati alla pubblicazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E poi che non possiamo avere tessere false, perché non abbiamo tessere noi del MoVimento 5 Stelle, quindi tessere false non ne abbiamo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. La ringrazio, non essendoci altri interventi. . . , colleghi! Possiamo andare avanti ? Colleghi! Possiamo andare avanti ? Vi chiedo se possiamo andare avanti! (Scambio di apostrofi tra deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e deputati del gruppo Partito Democratico).
Colleghi! Colleghi! Colleghi! Collega Miccoli! Colleghi! Colleghi, allora possiamo andare avanti o devo sospendere la seduta ?
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 30, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Madia. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  427
Votanti  419
Astenuti   8
Maggioranza  210
Hanno votato  110
Hanno votato no  309.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Capodicasa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Passiamo all’emendamento Castelli 4. 31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, con questi emendamenti chiediamo, appunto, che l’accettazione di questa ratifica sia subordinata ad esempio al piano finanziario, ma anche, ad esempio, al consenso delle comunità locali. Quindi, condivido quanto detto dal mio collega: non vogliamo parlare di atteggiamenti fascisti, ma parliamo di democrazia all’interno del Partito Democratico e come viene realizzato questo consenso in Val di Susa. Raccontiamole le cose come stanno, senza tanti giri di parole. Allora, ad Avigliana il Partito Democratico ha espulso (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico) sindaco. . .

PRESIDENTE. Collega!

IVAN DELLA VALLE. . . . vicesindaco, che erano. . .

PRESIDENTE. Io ho chiesto di intervenire in maniera pertinente. . .

IVAN DELLA VALLE. È pertinente.

PRESIDENTE. . . . con l’emendamento.

IVAN DELLA VALLE. Quando chiediamo all’interno dell’emendamento. . .

PRESIDENTE. Adesso io spero che questa argomentazione sia pertinente con l’emendamento Castelli 4. 31. . .

IVAN DELLA VALLE. Sì, perché nell’emendamento. . .

PRESIDENTE. . . . perché il fatto che qualcuno prima abbia fatto degli interventi non pertinenti non significa che deve generare una discussione su quel tema. Questo è il punto.

IVAN DELLA VALLE. Se chiediamo nell’emendamento il consenso delle comunità locali, bisogna capire come i partiti intendono ottenere il consenso all’interno delle comunità locali. E io voglio raccontare come ha ottenuto il consenso all’interno delle comunità locali il Partito Democratico, espellendo tutti quelli che sono contrari all’opera (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), facendo espulsioni ed epurazioni! Questo non è il modo di ottenere consenso. Qua abbiamo, ad esempio, l’ex segretario provinciale del Partito Democratico che, viste queste epurazioni, è stata promossa a deputato e potrebbe spiegarci le motivazioni per cui queste persone sono state espulse (sindaco, vicesindaco, intera giunta). Adesso vogliono espellere Plano, il presidente della comunità montana. Spiegateci qual è la democrazia all’interno del partito. Oltre alle tessere false, oltre ai congressi falsi, spiegateci anche i motivi per cui qualsiasi persona contraria all’opera venga espulsa senza neanche essere ascoltata. Poi fanno anche le figuracce perché, naturalmente, all’interno di questi comuni, arrivano poi le votazioni e il PD va insieme al PdL (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). . .

PRESIDENTE. Colleghi, un attimo! Colleghi! Colleghi!

IVAN DELLA VALLE. . . . e perdono e se ne vanno a casa, a casa. . .

PRESIDENTE. Deputato Della Valle.

IVAN DELLA VALLE. . . . come è successo ad Avigliana. A casa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.

ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, continuo a ribadire che il mio intervento di prima era la risposta al fatto che lei ha consentito al collega Sibilia di dire quello che voleva, così come ha fatto anche con quest’altro collega. La prego di interrompere quando non c’è una pertinenza con l’emendamento! Non c’era nessuna pertinenza! Capisco la difficoltà del suo lavoro, ma non c’era nessuna pertinenza sull’emendamento in questione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

ROCCO BUTTIGLIONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, mi consenta prima di tutto di ringraziarla per il modo equilibrato con cui sta conducendo questa difficile discussione. Vorrei poi attirare la sua attenzione, non sull’articolo 59, ma sull’articolo 39, comma 3, del Regolamento che testualmente dice: «Il Presidente può, a suo insindacabile giudizio, interdire la parola ad un oratore che, richiamato due volte alla questione, seguiti a discostarsene».
È una facoltà che il Regolamento le attribuisce per buone ragioni: perché ogni parlamentare ha diritto di esprimere la sua opinione ma la maggioranza ha diritto di votare il provvedimento. E quando è consentito di allontanarsi dal tema all’ordine del giorno per insultare in modo diretto o indiretto altri componenti della Camera, è probabile che si arrivi a delle reazioni, che il dibattito si sposti dal tema che noi dobbiamo decidere ad altri temi che non c’entrano nulla. Io, ad esempio, nel mio sforzo di capire questo provvedimento e come devo giudicarlo non sono stato affatto aiutato dagli ultimi interventi che hanno parlato di altri temi per i quali, caso mai, si faranno altre discussioni in altri momenti. Adesso noi dobbiamo decidere su queste questioni. Per tali ragioni ho ritenuto opportuno rileggere l’articolo 39, comma 3 (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).

ANDREA COLLETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, anzitutto faccio una premessa. Mi sembra che il deputato Rosato non abbia fatto un espresso richiamo al Regolamento, neanche indicando l’articolo e, quindi, invito la Presidenza e i funzionari a richiederlo.
Mi richiamo agli articoli 8, 39, comma 3, e 59. In merito alla discussione sull’emendamento è ovvio che la discussione in sé non può apparire come una discussione letterale su ciò che prescrive l’emendamento bensì deve partire da un ragionamento e dalle motivazioni sottese che hanno portato alla specificazione di quell’emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È di per sé che sia così perché, altrimenti, ci troveremmo a ripetere «a pappagallo» le parole che sono contenute nell’emendamento.
E anche nella spiegazione a colleghi, che ovviamente non possono conoscere tutti gli emendamenti, tale modalità di esplicazione delle motivazioni sottese è fondamentale per la comprensione del testo e della ratio dell’emendamento stesso.
Quindi invito, altresì, la Presidenza e i funzionari preposti a valutare la «fattibilità» di permettere a coloro che enunciano gli emendamenti e le loro motivazioni di avere una liceità di allargare le motivazioni stesse per permettere di esprimere un ragionamento unito e congiunto con la ratio dell’emendamento stesso. Non possiamo solo ripetere a memoria l’emendamento. Dobbiamo ragionare su di esso e ragionare attraverso i dati dell’esperienza che, in questo caso, il collega Della Valle ha espresso chiaramente. Infatti, siccome si parlava di democrazia partecipativa e partecipata degli enti locali, ha espresso i suoi dubbi su cosa significhi in quel caso e in quel luogo specifico democrazia partecipata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT. Signor Presidente, in seguito all’intervento che presentava l’emendamento, sono andata a leggerlo con più precisione perché magari si parlava delle comunità locali. E allora lo leggo ad alta voce a tutti noi, non perché siamo dei pappagalli ma perché vogliamo capire le motivazioni che portano agli emendamenti. Lo leggiamo insieme. «Al comma 2, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: subordinatamente all’accertamento dell’accoglimento delle prescrizioni CIPE per il tunnel geognostico della Maddalena, all’accertamento della validità delle proiezioni del traffico merci e del traffico passeggeri, alla definizione di un piano finanziario e alla definizione dell’importo finanziato dall’Unione Europea, alla valutazione del dissesto idrogeologico e del consumo e contaminazione di suolo e acque, alla valutazione delle emissioni di anidride carbonica nell’intero ciclo di vita dell’opera, alla valutazione delle emissioni di gas radon, alla valutazione delle emissioni di inquinanti atmosferici quali ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolato, metalli pesanti e composti organici persistenti».
Allora, non solo non si parla ovviamente di Avigliana e di altri comuni della Val di Susa ma – se si parlava nell’emendamento – noi avremmo potuto rispondere che nel progetto che viene approvato ovviamente c’è un piano dettagliato in materia di cosa sarà l’opera e quali metalli si troveranno all’interno della montagna e quali saranno le modalità per trattarli. Se entriamo nel merito dell’emendamento, si può dire che, effettivamente, nel 2001, il progetto era completamente diverso e oggi, nel 2013, è stato completamento cambiato e riguarda soltanto in prevalenza un tunnel, quello della Maddalena, esattamente gemello a quello autostradale come più volte da questi banchi del Partito Democratico si è voluto sottolineare.
Allora, se io volessi fare provocazione direi: quali interessi hanno i contrari dell’opera affinché si realizzi un tunnel invece di un altro ? Ma, visto che qui si fa politica e non provocazioni, non lo voglio dire (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato De Lorenzis. Ne ha facoltà.

DIEGO DE LORENZIS. Signor Presidente, io sono contento che, finalmente, qualcuno dal Partito Democratico abbia letto l’emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! In questo emendamento, evidentemente, si parla di tutta una serie di valutazioni che nel progetto non ci sono e, come diceva, ricordava il mio collega Della Valle, di queste valutazioni, forse, la popolazione locale dovrebbe essere informata prima della ratifica dell’Accordo e non successivamente alla valutazione del progetto.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

DIEGO DE LORENZIS. Ancora. A me sembra che, quando qualcuno chiede in quest’Aula quali siano gli interessi dei cittadini che si oppongono a quest’opera inutile, forse trascura gli interventi fatti dai miei colleghi precedentemente, e cioè il fatto che per finanziare quest’opera assolutamente inutile si tolgono e si drenano risorse importanti alla scuola, alla sanità e a tutto quello che può essere interessante per gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, volevo, attraverso di lei chiaramente, invitare i colleghi del PD a venire in Val Susa: se vuole, ci mettiamo davanti alla testa della «talpa» e guardiamo quante vene di amianto ci sono in quella galleria (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E se vogliono, andiamo a prendere con le nostre mani i pezzi della montagna che viene scavata e facciamo un’analisi con un centro analisi competente e non colluso, come quello che usano loro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 31, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ? Capone, Spadoni. Hanno votato tutti ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  402
Votanti  400
Astenuti   2
Maggioranza  201
Hanno votato  115
Hanno votato no  285.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Secondo le intese intercorse, sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 15,30.
Alle ore 15,30, prima di riprendere il seguito della discussione del disegno di legge di ratifica tra Italia e Francia sulla linea ferroviaria Torino-Lione

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (ore 16,05)

Si riprende la discussione del disegno di legge di ratifica n. 1309-A.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge di ratifica n. 1309-A.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è iniziato l’esame degli articoli ed è stato, da ultimo, respinto l’emendamento Castelli 4. 31.

(Ripresa esame dell’articolo 4 – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 4. 32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, come giustamente ricordato prima dalla collega del Partito Democratico, questi emendamenti chiedono una serie di in accorgimenti, soprattutto dal punto di vista ambientale e dal punto di vista dei ritorni economici dell’opera. Ho sentito la collega dire che nel progetto esistono già queste rassicurazioni, però vorrei capire se sa di cosa sta parlando e a quale progetto si riferisce, perché siamo al progetto definitivo ancora da approvare, poi ci sarà l’esecutivo. Quello che si sta facendo a Chiomonte è un tunnel geognostico, che deve verificare quale materiale verrà eventualmente trovato, se ci sarà presenza di radon, di amianto e di tutto il resto.
Quindi, mi chiedo come faccia a sostenere che già nel progetto esistono queste rassicurazioni, quando c’è un progetto definitivo non ancora approvato, pieno di raccomandazioni da parte dei comuni, delle associazioni ambientaliste, che appunto chiedono rassicurazioni in merito, e non essendo ancora neanche iniziato il tunnel geognostico, non sappiamo cosa troveremo. Quindi, mi chiedo quali rassicurazioni ha visto e in quale progetto, per quanto riguarda quello che diceva prima.
Quindi, noi diciamo di subordinare questo Accordo a rassicurazioni di questo tipo: che una volta finito il tunnel geognostico, se c’è presenza di questi materiali e c’è un pericolo, questo Accordo venga subordinato a queste cose.
Quindi, non riusciamo a capire veramente, quando ci invitava a parlare del merito e parlava di progetti, a cosa si riferiva. Vorremmo veramente allora, a questo punto, se vi è l’intenzione di parlare del merito, capire quale progetto abbia mai esaminato. Magari, essendo i costruttori, le persone che fanno il progetto all’interno dell’Osservatorio amici loro, hanno dati che noi non abbiamo, perché noi siamo fermi al progetto definitivo non ancora approvato e il tunnel geognostico – la talpa, come la chiamiamo – deve ancora iniziare. Quindi, non sappiamo neanche che materiali andremo a trovare e vorrei sapere di che tipo di rassicurazioni parla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 32, con il parere contrario della Commissione. . . mi scusi, deputata Fregolent.
Revoco l’indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT. Signor Presidente, si figuri, tanto ci sono emendamenti simili, anche successivi, quindi se avessi perso questo momento ce ne sarebbero stati altri.
Due punti sull’emendamento 4. 32: il primo punto riguarda il rientro, entro vent’anni, dell’investimento da compiere. Ovviamente è una provocazione. Quasi tutti i tunnel ferroviari svizzeri – parlo, ad esempio, del Brennero, che in questa fase sta per essere ultimato – parlano, come ritorno, di cinquant’anni. È quello tendenzialmente il lasso di tempo che si prevede, altrimenti si costruiscono autostrade dove, tassando i cittadini, si ha un rientro pressoché immediato.
Invece, per quanto riguarda il progetto, noi andiamo sul sito dell’osservatorio e lì il progetto c’è. Ovviamente, non ci basta questo. Se si legge attentamente, si vedrà, per esempio, che è stato previsto, una volta che la talpa incomincerà a scavare il tunnel, un tunnel di base in Val di Susa con una «bussola» di 130 metri di lunghezza, che permetterà di effettuare lavori di scavo al coperto fin dal primo centimetro. Inoltre, il materiale verrà, attraverso nastri trasportatori chiusi e alimentati elettricamente, stoccato temporaneamente al coperto, in attesa che venga poi trasportato al chiuso. Ecco, visto che più volte ci è stato chiesto se noi siamo stati al cantiere, noi siamo stati al cantiere. Non abbiamo visto l’amianto, come alcuni onorevoli, prima, ci hanno chiesto, perché è un cantiere posto in sicurezza e non ci è data l’opportunità di picconare il cantiere, ma, evidentemente, ad altri è stata data questa opportunità.
Se, invece, si va al cantiere autostradale, si vede come lo stesso materiale della stessa montagna venga scavato con molta meno sicurezza e trasportato all’aperto su camion. Giudicate voi qual è il progetto più sicuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Gianni Farina. Ne ha facoltà.

GIANNI FARINA. Signor Presidente, qui si mette in discussione, naturalmente, una questione fondamentale. Quando si scava una galleria, soprattutto quando si tratta di una grande opera. . . non vi è mica solo la TAV, in questo caso il collegamento tra Lione e Torino: vi sono le grandi opere che si stanno costruendo in Europa. Penso al Gottardo, penso ad una grande opera, al tunnel di base che abbiamo costruito nell’Appennino, che è naturalmente la più grande opera, negli ultimi trent’anni, che questo Paese ha costruito.
Noi dobbiamo essere consapevoli. Qui è stato accennato al controllo, adesso si stanno attuando i cosiddetti carotaggi, cioè si entra nella montagna. . .

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

GIANNI FARINA. . . . si estrae il materiale e lo si analizza giorno dopo giorno, mettendolo al chiuso, come è stato detto, analizzandolo, vedendo quali possono essere le prospettive per il domani. Quindi, è inutile porre oggi in discussione queste questioni. Questi problemi verranno affrontati nel tempo e nel modo dovuto.

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un aumento del tempi pari ad un terzo di quello originariamente concesso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Signor Presidente, volevo invitare tutti i colleghi qui in Aula, il 29 di questo mese, a recarsi con noi al cantiere. Non credo proprio che a nessuno di loro sia stato vietato l’accesso al cantiere, perché basta comunicarlo entro le 24 ore precedenti e chiunque può entrare in quel cantiere, se è un deputato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Boccuzzi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCUZZI. Signor Presidente, vorrei leggere all’Aula un estratto da un convegno avvenuto nel 2006. «Per quanto riguarda l’amianto, in Valle di Susa il detrito contenente amianto, da smaltire con le cautele riservate ai materiali nocivi, è valutato in un volume inferiore a 300 mila metri cubi, anche secondo le valutazioni più caute. Alla luce di ciò, le eventuali variazioni in più o in meno rispetto al volume previsto diventano un problema di bilancio economico del progetto, ma non di salute pubblica», a differenza di quello che è stato più volte sostenuto questa mattina.
«La quantità di fibra in gioco è di alcuni ordini di grandezza inferiore rispetto a quella prodotta nell’adiacente Valle di Lanzo, dalla miniera a cielo aperto di Balangero, che nell’arco di decenni ha abbattuto e macinato (a secco) milioni di metri cubi». Questo è un estratto da un convegno del 2006 e le relazioni sono state dell’ingegner Gerard Seingre di Losanna, del progettista e responsabile del progetto «sicurezza-amianto» per il traforo del Lötschberg e del professor Attilio Boriani di Milano, presidente del 32o Congresso geologico internazionale.

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

ANTONIO BOCCUZZI. Quindi, come dicevo, è espressione di assoluto rilievo e di assoluta importanza che dovrebbero sottolineare la differenza rispetto a quello che è stato detto in quest’Aula quest’oggi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA. Signor Presidente, noi stiamo discutendo oggi – e a me fa piacere ascoltare, con l’eccezione di alcuni interventi polemici, gli interventi di chi è entrato nel merito dell’Accordo che stiamo ratificando – dell’Accordo Italia-Francia. È una discussione che, come avviene, Presidente, in tutte le discussioni attinenti alle ratifiche, attiene al metodo del testo che si sta discutendo e delle componenti che riguardano questo testo relativamente all’Accordo italo-francese, e non al merito della questione, che tra l’altro è stata trattata, credo, in maniera esaustiva, approfondita come forse non si è fatto per nessun altro tipo di ratifica di accordo bilaterale, sia in sede di Commissione affari esteri, ma soprattutto all’interno delle Commissioni competenti e quindi della Commissione trasporti.
Quindi, il mio è anche un invito all’Aula a continuare questo dibattito e approfondirlo, mantenendosi però nell’alveo e nell’ambito di una discussione che riguarda un trattato, un accordo bilaterale internazionale, e non una discussione tecnica, che deve essere fatta nelle sedi competenti, dove peraltro è stata già fatta in maniera abbondante e dettagliata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zolezzi. Ne ha facoltà.

ALBERTO ZOLEZZI. Signor Presidente, è sempre interessante fare degli excursus storici. In effetti, siamo in un luogo «storico». Ricordo al collega del PD che è intervenuto in precedenza, che la miniera di Balangero è stata attiva dal 1904 al 1990. Quindi, attenzione quando si fanno questi interventi, perché se vogliamo proseguire con i danni eventuali,proseguiamo, però citiamo con attenzione i dati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D’Ottavio. Ne ha facoltà.

UMBERTO D’OTTAVIO. Signor Presidente, volevo dire che raccolgo l’invito della deputata Castelli, e andrò sicuramente con lei, il 29, a visitare il cantiere.
Volevo informare anche l’Aula che proprio su questi argomenti questa mattina i sindaci della parte francese del tunnel sono stati in visita al cantiere, confermando, appunto, la loro attenzione. Devo dire che da questo punto di vista vorrei che fosse chiaro all’Aula che tutte le istituzioni democraticamente elette sono state invitate a visitare il cantiere, hanno espresso il loro parere, seguono questo cantiere. Siamo nella provincia di Torino dove, per quanto riguarda il tema del lavoro, vi è un procuratore della Repubblica che si chiama Raffaele Guariniello, che è assolutamente impegnato in prima persona a fare in modo che le condizioni di lavoro si svolgano nel massimo della sicurezza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Dallai. Ne ha facoltà.

LUIGI DALLAI. Signor Presidente intervengo solo per sottolineare ai colleghi – e credo ce ne siano anche di competenti, anche nel MoVimento 5 Stelle – che quando si procede con i carotaggi e i tunnel, quindi, geognostici, non è che si va a scoprire per la prima volta la natura delle rocce che insistono sul terreno che andiamo a studiare. È semplicemente per avvalorare le competenze che già abbiamo, le conoscenze che già abbiamo su basi geologiche, e soprattutto per calcolare la quantità delle fasi potenzialmente dannose alla salute e quindi intervenire con i calcoli precisi per ovviare a questo potenziale pericolo per la salute. Da questo punto di vista, io credo che ci siano le conoscenze e i dati a disposizione per quanto riguarda la zona che da anni, da decenni è stata studiata da un punto di vista geologico, e quindi è benvenuto il fatto che si debbano fare, per legge, ovviamente, anche i carotaggi di specifica, perché questo ci permette di approfondire ulteriormente la natura delle rocce. . .

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

LUIGI DALLAI. . . . e le cosiddette paragenesi mineralogiche che ci sono, e quindi di prendere i provvedimenti per ovviare ai potenziali pericoli per la salute.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 32, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Lavagno, Leva, Gigli, Binetti, Sanga, D’Uva, Nastri, Calabria, Dieni.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  416
Votanti  414
Astenuti   2
Maggioranza  208
Hanno votato  103
Hanno votato no  311.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Capodicasa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 33, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Della Valle, Moretti, Gnecchi, Campana, Caruso.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  416
Votanti  414
Astenuti   2
Maggioranza  208
Hanno votato  104
Hanno votato no  310.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Capodicasa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 34, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Lavagno, Di Stefano, Della Valle, Galperti, Gribaudo, Verini, Vitelli, Simone Valente.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  427
Votanti  425
Astenuti   2
Maggioranza  213
Hanno votato  105
Hanno votato no  320.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Capodicasa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 35, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Paris, Simoni, Ventricelli, Sberna, Terrosi, Della Valle, Capozzolo, Galperti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  427
Votanti  425
Astenuti   2
Maggioranza  213
Hanno votato  105
Hanno votato no  320.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Capodicasa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 36, con il parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Carrescia ? Lavagno ? Ruocco ? Sanga ? Leva ? Marti ? Capodicasa ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti  432
Votanti  430
Astenuti   2
Maggioranza  216
Hanno votato  107
Hanno votato no  323.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 37, con il parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Baruffi ? Baroni ? Lavagno ? Pastorelli ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti  435
Votanti  433
Astenuti   2
Maggioranza  217
Hanno votato  109
Hanno votato no  324.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 38, con il parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Minardo ? Abrignani ? Chiarelli ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti  435
Votanti  433
Astenuti   2
Maggioranza  217
Hanno votato  109
Hanno votato no  324.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 39, con il parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Colonnese ? Berlinghieri ? Lavagno ? Rostellato ? Simoni ? Mazzoli ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti  442
Votanti  440
Astenuti   2
Maggioranza  221
Hanno votato  111
Hanno votato no  329.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 40, con il parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Lavagno ? Vitelli ? Artini ? Berlinghieri ? Rostellato ? Bonafè ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti  445
Votanti  443
Astenuti   2
Maggioranza  222
Hanno votato  111
Hanno votato no  332.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 41, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli, Nissoli. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  445
Votanti  443
Astenuti   2
Maggioranza  222
Hanno votato  109
Hanno votato no  334.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 42, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Baruffi, Berlinghieri, Ginoble, Damiano. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  446
Votanti  444
Astenuti   2
Maggioranza  223
Hanno votato  110
Hanno votato no  334.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 43, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Madia, Lavagno, Kronbichler, Gribaudo, Abrignani, Baruffi. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  446
Votanti  444
Astenuti   2
Maggioranza  223
Hanno votato  110
Hanno votato no  334.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 44, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  441
Votanti  439
Astenuti   2
Maggioranza  220
Hanno votato  109
Hanno votato no  330.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 45, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Della Valle, Galperti. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  441
Votanti  439
Astenuti   2
Maggioranza  220
Hanno votato  108
Hanno votato no  331.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 46, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Totaro. . . Ventricelli. . . Fedriga. . . Gasbarra. . . Petraroli. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  448
Votanti  446
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  110
Hanno votato no  336.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Gasbarra ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 47, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli. . . Tancredi. . . Pilozzi. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  448
Votanti  446
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  111
Hanno votato no  335.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 48, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli. . . Saltamartini. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  446
Votanti  445
Astenuti   1
Maggioranza  223
Hanno votato  108
Hanno votato no  337.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 49, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli. . . Giammanco. . . Grillo. . . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  447
Votanti  445
Astenuti   2
Maggioranza  223
Hanno votato  109
Hanno votato no  336.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 50, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Carrescia. . . Ventricelli. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  450
Votanti  448
Astenuti   2
Maggioranza  225
Hanno votato  109
Hanno votato no  339.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 51, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli. . . . Brigantini Paola. . . . Fioroni. . . Giammanco. . . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  452
Votanti  450
Astenuti   2
Maggioranza  226
Hanno votato  111
Hanno votato no  339.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 52, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Totaro non riesce a votare. . . Iacono, Ventricelli. . . Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  447
Votanti  445
Astenuti   2
Maggioranza  223
Hanno votato  108
Hanno votato no  337.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 53, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli, Iacono, Tartaglione. . . Chi ancora non ha votato ? Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  445
Votanti  443
Astenuti   2
Maggioranza  222
Hanno votato  111
Hanno votato no  332.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 54, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Bargero, Ventricelli, Colonnese, Grassi. . . Grassi ha votato. Chi non ha votato ancora ? Sembra abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  449
Votanti  447
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  109
Hanno votato no  338.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 55, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Nicchi, Zan, Misuraca. . . Chi non ha votato ancora ? Micillo, Marroni. . . Hanno votato tutti ? Marroni ancora non riesce a votare. . . Ecco, adesso ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  448
Votanti  446
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  112
Hanno votato no  334.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 56, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli, Boccuzzi. . . Ha votato ? Ventricelli ha votato. Bonifazi. . . Chi è che non ha votato ancora ? Bonifazi ha votato.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  448
Votanti  446
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  112
Hanno votato no  334.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Castelli 4. 57.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Castelli. Ne ha facoltà.

LAURA CASTELLI. Sì, grazie, Presidente. Lo diciamo, più che altro per i cittadini che ci guardano, non siamo intervenuti perché, anche questa volta, sono stati contingentati i tempi, perché qui è chiaro: non li contingentiamo per i decreti, che sono mano del Governo, ma li dobbiamo contingentare per le cose che sono diverse, anche per le proposte di legge.
Comunque, visto che ci mancano pochi minuti, volevamo utilizzare questo tempo per spiegare questo emendamento, che, forse, è quello che più di tutti questa Camera potrebbe pensare di accogliere. Infatti, questo emendamento dice semplicemente di provvedere alle fasi successive solo subordinatamente all’accertamento del ritorno di investimento entro vent’anni, alla definizione di un piano finanziario e alla definizione dell’importo finanziato dall’Unione europea.
Qui c’è da dire che l’Europa ancora non ci ha detto che questi soldi ce li darà, per cui, forse, è il caso che alcuni paletti, rispetto alle fasi successive, si vadano a mettere qualora ce ne sia bisogno, come in questo caso. Come facciamo noi a fare un’opera del genere senza avere un piano finanziario ? E vi chiedo di più: se il piano finanziario fino ad oggi c’è stato, mi spiegate cosa è successo tra il primo accordo e il secondo accordo, quando abbiamo modificato la percentuale di pagamento, ossia siamo passati dal 50 per cento che competeva all’Italia come costi al 57 per cento ? Che cosa è cambiato nel piano finanziario ? Sarà cambiato qualcosa: sono milioni, milioni e milioni di euro!
Per cui, visto che conosciamo che cosa succede all’interno dei cantieri italiani, conosciamo tutto quello che riguarda la lievitazione dei costi, forse, questa richiesta non è del tutto pazza, forse va nell’ottica di cercare di capire, passo passo, come si spendono questi benedetti soldi. Ma non perché uno non si fida, no, non per questo: perché sono talmente tanti che, magari, qualcuno può rimanere incagliato tra una cooperativa e l’altra, visto che queste cooperative sono molto legate a Unipol e visto che Unipol ha un «buco» infinito dovuto ad un’acquisizione come BNL (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
Allora, siccome a pensar male si fa peccato, ma delle volte ci si azzecca, forse, dire di sì ad un emendamento del genere vorrebbe dire tenere d’occhio, man mano, che cosa succede su questi soldi. Io non credo che questa sia una richiesta fuori dal mondo, tanto ormai questo Accordo lo abbiamo modificato, ce ne siamo presi la responsabilità, per cui possiamo andare avanti a modificarlo, io credo; e lo facciamo proprio rispetto a questo, a un piano finanziario, sono un sacco di soldi. A meno che, certo, ci si voglia, come ho già detto, nascondere dietro il fatto che un’opera, che forse è la più grossa degli ultimi vent’anni per questo Paese, debba avere questa velina di oscurità, poca trasparenza e, soprattutto, direi, il prosciutto sugli occhi di alcuni amministratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 57, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Zaratti, Ruocco, Ventricelli. . . Chi non ha votato ancora ? Marco Di Maio. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  440
Votanti  438
Astenuti   2
Maggioranza  220
Hanno votato  110
Hanno votato no  328.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(I deputati Rotta e Rampi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 58, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli, Paris, Lavagno, Ottobre, Terrosi. . . Chi non ha votato ancora ? Ottobre, Brugnerotto. . . Ottobre ancora non riesce a votare. Non tolga la tessera, è peggio. Adesso arriva il tecnico.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  445
Votanti  443
Astenuti   2
Maggioranza  222
Hanno votato  112
Hanno votato no  331.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 59, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli, Giammanco, Rostan, Nesi, Sorial, Tidei. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  448
Votanti  446
Astenuti   2
Maggioranza  224
Hanno votato  110
Hanno votato no  336.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 60, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Moretti. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  446
Votanti  444
Astenuti   2
Maggioranza  223
Hanno votato  108
Hanno votato no  336.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 61, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Nardi, Famiglietti, Tino Iannuzzi, Gribaudo. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  446
Votanti  444
Astenuti   2
Maggioranza  223
Hanno votato  107
Hanno votato no  337.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 62, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Quaranta, Garavini. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  437
Votanti  435
Astenuti   2
Maggioranza  218
Hanno votato  104
Hanno votato no  331.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 63, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Zan, Gutgeld, Villecco Calipari, Rotta, Galperti, Bonafè, Buttiglione. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  445
Votanti  443
Astenuti   2
Maggioranza  222
Hanno votato  108
Hanno votato no  335.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 64, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Murer, Giammanco, Paolucci, Bossa. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  450
Votanti  448
Astenuti   2
Maggioranza  225
Hanno votato  107
Hanno votato no  341.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 65, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Bargero, Brandolin, Gribaudo, Misuraca, Spessotto. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  450
Votanti  448
Astenuti   2
Maggioranza  225
Hanno votato  107
Hanno votato no  341.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 66, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Albanella, Pollastrini, D’Agostino, Impegno, Bobba. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  458
Votanti  456
Astenuti   2
Maggioranza  229
Hanno votato  107
Hanno votato no  349.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 77, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Piras, Giammanco, Zaratti, Galperti, Spadoni, Minardo, Saltamartini. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  459
Votanti  457
Astenuti   2
Maggioranza  229
Hanno votato  108
Hanno votato no  349.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 78, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Paris, La Marca, De Micheli. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  457
Votanti  455
Astenuti   2
Maggioranza  228
Hanno votato  110
Hanno votato no  345.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 79, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Zoggia, Abrignani, Del Basso De Caro. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  451
Votanti  448
Astenuti   3
Maggioranza  225
Hanno votato  107
Hanno votato no  341.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 80, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Mura, Cova, Zaratti, Casellato, Palma. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  452
Votanti  449
Astenuti   3
Maggioranza  225
Hanno votato  108
Hanno votato no  341.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 81, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Murer, Fanucci, Crivellari, Oliverio. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  455
Votanti  451
Astenuti   4
Maggioranza  226
Hanno votato  108
Hanno votato no  343.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 82, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Tino Iannuzzi, Nicchi. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  452
Votanti  449
Astenuti   3
Maggioranza  225
Hanno votato  105
Hanno votato no  344.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 83, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Cova. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  455
Votanti  453
Astenuti   2
Maggioranza  227
Hanno votato  104
Hanno votato no  349.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 84, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Marchi, Galperti, Piccoli Nardelli. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  456
Votanti  450
Astenuti   6
Maggioranza  226
Hanno votato  105
Hanno votato no  345.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Scotto 4. 85.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Zan. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO ZAN. Signor Presidente, approfittiamo perché, con questo emendamento, noi vorremmo chiedere una verifica dei costi complessivi del progetto TAV e vorremmo entrare anche noi nel merito di questa gigantesca opera, che oggi ci costa – si diceva – circa 28 miliardi di euro, ma che domani ne costerà 40 miliardi di euro.
Quest’opera è stata progettata circa 25 anni fa da un gruppo di signori che stava in Europa e che ha deciso di fare alcuni calcoli prevedendo che, dal Portogallo a Kiev, ci dovessero essere circa 800 milioni di tonnellate di merci trasportate. Questo progetto non esiste più, nel senso che è cambiato il mondo nel frattempo: non c’è più la necessità, con la crisi economica e con il sistema dei trasporti attuale, di trasportare 800 milioni di tonnellate di merci. Stiamo parlando di un’opera che non ha più senso.
E, allora, io vorrei sottolineare, ancora una volta, che i costi di quest’opera stanno per gonfiarsi ulteriormente e noi stiamo perseverando su un progetto che dovrebbe perforare 50 chilometri di montagna, creando sconquassi ambientali, creando dei disastri economici perché ci costerebbe, cari colleghi, una montagna di soldi, una montagna di milioni, quasi di miliardi di euro.
Allora, quello che io dico è che non mi si venga a dire che quest’opera serve ancora, quest’opera non occorre al nostro Paese e questo emendamento serve almeno a tracciare un quadro di insieme complessivo sui costi di quest’opera che sono fuori controllo, che oggi sono appunto stimati in 28 miliardi di euro, ma che arriveranno tranquillamente alla soglia dei 40 miliardi di euro, se si continuerà di questo passo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 85, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ferro, Cicu. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  453
Votanti  450
Astenuti   3
Maggioranza  226
Hanno votato  109
Hanno votato no  341.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Scotto 4. 86, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Lainati, Bargero, Elvira Savino. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  452
Votanti  450
Astenuti   2
Maggioranza  226
Hanno votato  108
Hanno votato no  342.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 67, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ? Nesi. Hanno votato tutti ? Ragosta. Ecco, adesso ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  453
Votanti  451
Astenuti   2
Maggioranza  226
Hanno votato  107
Hanno votato no  344.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 68, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Picierno, Cova. Va bene, qui abbiamo votato. Giammanco non riesce a votare. Ecco, adesso ha votato. Patriarca non riesce a votare. Chi è che ancora non ha votato ? Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  453
Votanti  451
Astenuti   2
Maggioranza  226
Hanno votato  107
Hanno votato no  344.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Castelli 4. 69, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ? Mura, Cova. Chi altro non ha votato ? Giuliani. Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  452
Votanti  450
Astenuti   2
Maggioranza  226
Hanno votato  110
Hanno votato no  340.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 70, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Malpezzi, Bargero, Patriarca ancora non riesce a votare. Adesso ha votato. Grillo ancora non riesce a votare. Provi a votare. . . Rizzetto non riesce a votare. Adesso ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  456
Votanti  454
Astenuti   2
Maggioranza  228
Hanno votato  110
Hanno votato no  344.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 71, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Chi non ha votato ancora ? Tripiedi ha votato. Chi non ha votato ? Lauricella, Fossati sta votando. Ecco, ha votato. Sembra che abbiano votato tutti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  453
Votanti  451
Astenuti   2
Maggioranza  226
Hanno votato  107
Hanno votato no  344.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(La deputata Coscia ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).

Passiamo alla votazione dell’emendamento Della Valle 4. 72.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, con questo emendamento chiediamo che sia subordinatamente alla definizione di un piano finanziario e alla definizione dell’importo finanziato dall’Unione europea, perché un’analisi costi-benefici e un piano finanziario non li abbiamo. Ad oggi non è stata neanche ancora presentata un’analisi costi-benefici e quanto finanzierà l’Europa ancora non lo sappiamo. Nulla infatti è stato ancora detto dall’Europa e sugli accordi dice: al massimo fino al 40 per cento. Quindi, può essere da zero fino al 40 per cento. Non abbiamo ancora alcuna certezza in merito. Però, sappiamo che solo per la parte italo-francese andremo a spendere più di 8 miliardi e mezzo di euro. Facciamo finta per un attimo che non ci siano problemi per l’ambiente. Facciamo finta per un attimo che l’opera serva. Facciamo finta per un attimo che abbiamo un incremento di merci tale che, tra qualche anno, la linea storica non serva più e quindi serva una nuova linea.
Vi siete accorti della crisi di questo Paese ? Vi siete accorti che le aziende stanno morendo ? Vi siete accorti che le scuole cadono in testa ai nostri figli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Vi siete accorti di tutto questo ? Se anche fosse, ogni centesimo che noi andiamo a spendere lo dovremmo utilizzare non per opere di questo tipo, ma per salvare le nostre aziende, per salvare il commercio, per salvare la vita dei nostri figli che vanno a scuola. In questo momento, come minimo, bisognerebbe fare come la Francia e dire: investiamo su altre piccole opere utili, perché soldi non ce n’è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non ce ne sono. Un padre di famiglia non compra una Ferrari per poi non dare da mangiare ai propri figli. Un padre di famiglia pensa a comprare i libri per mandare a scuola i propri figli, a dargli da mangiare, poi, semmai avrà dei soldi in più, penserà a queste grandi opere inutili. Come minimo dovreste dire che a oggi non è prioritaria e quindi ci penseremo magari più avanti, anche perché vent’anni fa ci raccontavano che le merci oggi sarebbero aumentate – se andiamo a vedere i grafici dei proponenti – di tre, quattro o cinque volte. Invece, casualmente, sono continuate a diminuire e tutti gli anni diminuiscono.
Quindi non sta in piedi; è per questo che non esiste un’analisi costi-benefici, perché se la facciamo ad oggi non sta in piedi. Buttiamo via soldi pubblici che servono per far sopravvivere questo Paese, che servono per far sopravvivere le nostre imprese. Parliamo di posti di lavoro: il Governo Letta, per l’Europa «palle d’acciaio», ha stanziato 350 milioni di euro, da qui al 2016, per creare 200 mila posti di lavoro, 350 milioni di euro per 200 mila posti di lavoro; 8 miliardi e mezzo per quest’opera e non arriviamo a creare 4 o 5 mila posti di lavoro. Che senso ha (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Questi soldi, se li investiamo, come è stato detto da voi, 350 milioni di euro per 200 mila posti di lavoro, metteremo a posto gran parte dei disoccupati. Non abbiamo manco i soldi per rifinanziare la cassa in deroga e pensiamo a queste opere ? È vergognoso(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Della Valle 4. 72, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Nardella, Faenzi. . .

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  461
Votanti  459
Astenuti   2
Maggioranza  230
Hanno votato  110
Hanno votato no  349.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  456
Votanti  454
Astenuti   2
Maggioranza  228
Hanno votato  341
Hanno votato no  113.

La Camera approva (Vedi votazioni).

(La deputata Binetti ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

(Esame dell’articolo 5 – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 5 e dell’unica proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Non essendo stata segnalata tale proposta emendativa, porrò direttamente in votazione l’articolo.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Giacomelli, Malpezzi, Rizzetto, Tidei, Palma. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti  465
Votanti  463
Astenuti   2
Maggioranza  232
Hanno votato  350
Hanno votato no  113.

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame degli ordini del giorno – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l’allegato A – A. C. 1309-A).
Avverto che gli ordini del giorno Marazziti n. 9/1309-A/1 e Bergamini n. 9/1309-A/2 sono stati sottoscritti anche dal deputato Arturo Scotto.
Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

ERASMO D’ANGELIS, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, il parere del Governo è favorevole su ambedue gli ordini del giorno presentati.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dei rispettivi ordini del giorno Marazziti n. 9/1309-A/1 e Bergamini n. 9/1309-A/2, accettati dal Governo.
È così esaurito l’esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Ottobre. Ne ha facoltà.

MAURO OTTOBRE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la ratifica dell’Accordo fra Italia e Francia per la realizzazione e l’esercizio della nuova linea ferroviaria. . .

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito ad abbassare il tono della voce, per favore.

MAURO OTTOBRE. . . . Torino-Lione è un progetto che è parte essenziale della rete TEN-T europea e, come altri progetti in quest’ambito, si basa su una programmazione a livello comunitario. Mobilità alternativa, con il trasporto su gomma e attraverso l’energia elettrica, e collegamenti competitivi nel contesto comunitario sono gli obiettivi cui è ispirata la realizzazione di linee ferroviarie ad alta tecnologia e capacità, come ha affermato il responsabile dei Corridoi TEN-T per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ferrazza.
Come Südtiroler Volkspartei e parte delle Minoranze linguistiche siamo fortemente convinti che occorrano soluzioni ferroviarie che non siano un ostacolo allo sviluppo e alla tutela ambientale, ma, al contrario, con un approccio aperto, pragmatico, non pregiudiziale, siano infrastrutture strategiche, a livello nazionale e regionale, che possano collegare in primo luogo Paesi e sistemi economici, nella prospettiva di una rete centrale a livello europeo. In questa prospettiva, ha un ruolo strategico la realizzazione della galleria del Brennero e delle relative tratte di accesso, al pari della galleria di base Lione-Torino e i valichi alpini in Svizzera. L’Italia ha un ruolo fondamentale nella rete transeuropea dei trasporti TEN-T, in una visione integrata degli interventi infrastrutturali in grado di collegare i Paesi europei e del Mediterraneo lungo la direttrice nord-sud.
Per queste ragioni non abbiamo condiviso posizioni unilaterali contrapposte alle esigenze di sviluppo e di compatibilità ambientale. Con le Ferrovie dello Stato e, sul territorio, con le popolazioni interessate da tali progetti, abbiamo promosso e siamo parte di un confronto costante e consapevole.
Per queste ragioni voteremo a favore della ratifica dell’accordo fra Italia e Francia. D’altronde, il nostro capogruppo, Daniel Alfreider, è un esperto anche del settore in materia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, siamo arrivati alle conclusioni di una discussione molto lunga che ha riguardato questa ratifica, e noi pensiamo che sia giusto provare, tutti quanti insieme, anche a ricostruire un po’ tutte le tappe che hanno portato a questa scelta e a questa ratifica, che noi non voteremo.
La realizzazione del progetto per l’alta velocità ferroviaria prese formalmente avvio con il contratto di concessione per la progettazione, realizzazione e sfruttamento economico dell’alta velocità nel 1991, e fu affidato dall’ente autonomo delle Ferrovie dello Stato alla società TAV Spa. Si trattava di una società per il 40 per cento pubblica e per il 60 per cento privata, percentuali che in misura identica corrispondevano alla copertura dei costi attribuita alle parti citate. Sette contratti di concessione furono avviati da contraenti generali per la progettazione e la realizzazione di altrettante tratte. Nell’arco di pochi anni apparve evidente che il peso finanziario della TAV era destinato a diventare insostenibile per le casse dello Stato. Ciò si comprende sia dalla valutazione in termini assoluti del costo del progetto, sia dall’analisi dell’impalcatura finanziaria su cui esso poggiava. Il costo del progetto presentato nel 1991 fu stimato e contrattualizzato con una cifra complessiva pari, secondo i dati ufficiali, a 14 miliardi 153 milioni di euro. Tale costo, che comprendeva tratte, nodi, materiale rotabile, infrastrutture aeree, interessi intercalari, costi delle società e opere di compensazione, risulta nel 2006 pari a 88 miliardi 150 milioni di euro. Insomma, è viaggiato molto di più rispetto al tasso di inflazione. Se consideriamo 100 per il costo stimato contrattualizzato nel 1991, siamo a un costo stimato, dopo venti anni, di 623 in più, e quindi ci troviamo di fronte a un aumento estremamente significativo. Ma questo è solo uno dei punti critici di questo progetto. Grazie a una architettura societaria e finanziaria ben congegnata, prese avvio un progetto faraonico, inadeguato rispetto alle esigenze trasportistiche del nostro Paese.
Il necessario ammodernamento della rete ferroviaria doveva portare a concepire un progetto in grado di dare risposte innanzitutto ai pendolari residenti nelle grandi aree metropolitane o nelle province limitrofe, piuttosto che limitarsi a intervenire sulle lunghe percorrenze, nel tentativo di fare concorrenza al trasporto aereo. Tuttavia, evidentemente c’erano interessi ben precisi, che andavano in un’altra direzione, immaginando che la TAV garantisse maggiore redditività.
Tuttavia, lo stesso Ministro dei trasporti dell’epoca nel 1998, il Ministro Burlando, analizzò le contraddizioni di questa vicenda, constatando che «il 60 per cento ai privati non si è mai visto»: queste furono le sue parole. Tale denuncia e la stessa verifica avviata dal Governo Prodi nel 1997 bastarono ad azzerare o comunque a ridefinire l’architettura contrattuale di tale progetto.
Oggi siamo a discutere di questa ratifica. Ovviamente sappiamo che i punti critici che abbiamo affrontato non verranno risolti, né da questa discussione né da questo voto. Noi abbiamo posto, sia nella discussione sulla questione pregiudiziale sia in tutta la battaglia parlamentare sugli emendamenti, il tema dell’adeguamento della normativa antimafia rispetto a questo Accordo e il rischio che questo venisse in qualche modo sottovalutato nell’impianto dell’Accordo è un rischio reale. Abbiamo approvato un ordine del giorno a cui SEL, il sottoscritto ha apposto una firma: è un impegno solenne che chiediamo al Governo, perché su questo terreno non si può scherzare né bastano gli impegni verbali o le petizioni di principio, perché in una terra, l’Italia, dove il livello di infiltrazioni mafiose è elevatissimo e dove quelle infiltrazioni vanno dove ci sono grandi investimenti in opere pubbliche, non si può scherzare.
Accanto a questo, noi chiediamo che venga coinvolto maggiormente in tutti i passaggi successivi il Parlamento. Abbiamo posto alcuni emendamenti di merito rispetto alle necessità che le Commissioni venissero investite della nomina del direttore generale, della nomina dei direttori amministrativo e finanziario. Era una richiesta moderata rispetto a un Accordo ed a un Trattato che implicano, innanzitutto su quel territorio, grandi frustrazioni e grandi contraddizioni sociali. Tuttavia, siamo riusciti a strappare esclusivamente l’intenzione a una consultazione preventiva nei confronti delle Commissioni: un risultato modesto.
Infine, io credo che la discussione di questa mattina e di questa giornata debba imporre al nostro Paese, al nostro sistema Paese una riflessione più attenta e più seria rispetto alle scelte che verranno operate, oggi e nel futuro, sulla rete ferroviaria, sul sistema dei trasporti. Guardate, l’Italia con questo Accordo mette molto e riceve poco. Rispetto a un investimento molto elevato l’impegno, il ristoro economico, il ritorno economico per il nostro Paese è estremamente limitato, ma il ritorno in termini di conflitto è molto, molto alto e bisognerà stare molto attenti, nel dialogo con le popolazioni, con coloro che hanno manifestato in questi anni, ad avere un atteggiamento di discussione, di dialogo, di coinvolgimento, di partecipazione continua. Allo stesso tempo, noi pensiamo che bisognerà prima o poi scegliere di fare una discussione rispetto a un Paese che nel corso degli ultimi anni ha disinvestito moltissimo sulla rete ferroviaria e sul diritto, sacrosanto e garantito dalla Costituzione, alla mobilità. Sì, il diritto alla mobilità è un diritto che non è negoziabile e in molte aree del nostro Paese esso è negato.
Penso al Mezzogiorno d’Italia e penso alla mia regione, la Campania, che nel corso degli ultimi anni ha subito tagli drastici sul terreno dei trasporti. E allora noi oggi voteremo contro questa ratifica. Lo abbiamo provato a spiegare in tutti i modi, continueremo a spiegarlo fuori da queste aule, perché indubbiamente l’impegno per evitare che l’Italia vada verso una direzione errata continuerà anche fuori da queste Aule (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 17,40)

 PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Allasia. Ne ha facoltà.

STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, la Lega Nord si esprime favorevolmente all’approvazione ed alla ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese in questione, in merito ad un’infrastruttura sicuramente molto discussa sul territorio torinese e piemontese e non solo: come abbiamo visto in questi ultimi mesi, molto discussa e chiacchierata in queste Aule parlamentari.
Però bisogna fare chiarezza e poi bisogna essere chiari, in un momento storico e in una giornata storica come quella di oggi, in cui la «talpa» incomincia effettivamente a rodere il terreno e a creare quella galleria geognostica di cui tanto si è discusso in queste giornate. Però bisogna essere chiari cronologicamente parlando, perché si è parlato in questa giornata di tante cose, tanti piccoli flash si sono portati in evidenza per cercare di creare dibattito all’interno di quest’Aula e in quest’Aula, ma bisogna essere chiari e conoscere la storia. Bisogna studiarla ed approfondirla ulteriormente per essere ancora e proporre le proprie idee.
Sì, la Lega Nord aveva un’idea molto chiara e netta della TAV in Val di Susa e aveva, nel lontano 1999, alle elezioni europee, proposto una politica contraria, dove effettivamente, come avevano detto altri colleghi del MoVimento 5 Stelle, aveva creato e proposto il movimento «stop TAV», un movimento che è nato per cercare di contrastare e modificare un tracciato che allora, nel lontano 1999, era totalmente diverso da quello attuale, in cui si vedeva in provincia di Torino una presidentessa, allora Mercedes Bresso, governare la provincia, che andava e saltellava da una vallata all’altra dicendo che si faceva nella vallata vicina. Questa era la realtà dei fatti, realtà dei fatti che purtroppo alle volte è stata distorta, è stata distorta come tutte le dichiarazioni che sono state fatte da illustri studi tecnici, portati in evidenza per contrastare l’idea e l’ipotesi della TAV.
E noi abbiamo cercato, negli anni e nell’ultimo decennio, di portare migliorie nel tracciato stesso. Nella legislatura regionale 2000-2005 si è riusciti, con grande sforzo ed impegno di tutta l’aula legislativa della regione Piemonte, a portare un tracciato totalmente all’esterno, perché allora si parlava di quello, cercando di creare un maxitunnel all’esterno, un ecomostro allora si definiva, a creare veramente le condizioni per poter oggi creare quello che effettivamente si sta facendo: un tunnel di base totalmente sotterraneo, cercando di creare il minimo impatto all’interno della vallata stessa, cioè trovando un’intesa che, grazie all’Osservatorio Torino-Lione, in cui realisticamente – bisogna essere onesti, e noi siamo sempre stati onesti – la Lega Nord ha cercato di contrastare dapprima l’Osservatorio, ma poi cercando di trovare un’intesa e un’armonia per portare avanti l’evidenza del lavoro stesso che stavano facendo i tecnici all’interno dell’Osservatorio.
È un osservatorio totalmente apolitico. Poi si può discutere o meno sulla tecnicità o sulla preparazione degli esponenti, però nessuno può dire che all’interno dell’Osservatorio o di qualsiasi altro ente c’è un’immissione del movimento della Lega Nord. E per quello noi abbiamo contestato all’inizio e poi abbiamo guardato con maggiore attenzione i dati che ci proponevano gli enti locali, territoriali, ma sempre di più l’Osservatorio, dando beneficio ad un’infrastruttura che potrà essere sicuramente un vantaggio, non solo per il Piemonte, ma per il Paese stesso. Noi dovremmo guardare, e noi lo guardiamo sicuramente, con un’ottica a lungo termine e oggi come oggi dobbiamo essere onesti intellettualmente, numeri alla mano: chi venisse a proporci un’infrastruttura del genere, oggi nel 2013, sarebbe sicuramente un pazzo. Ma dato che noi abbiamo coscienza che questa crisi internazionale, questa crisi economica dovrà finire, dobbiamo guardare al futuro e un’infrastruttura come quella che oggi si propone, realisticamente parlando, con effettivi benefici per il territorio stesso, piemontese e valsusino, sicuramente potrà essere una mano sicura per gli anni a venire.
È quello che è stato fatto ancora oggi, in queste ultime settimane, cercando di evidenziare quei punti sicuramente nevralgici, che tanti di noi hanno sottolineato, di maggioranza e minoranza, per evitare che infiltrazioni malavitose, ’ndranghetiste o camorristiche, entrino all’interno di questo grande progetto. Noi diamo massima solidarietà alla magistratura, alle forze dell’ordine, agli operai e alle ditte che stanno partecipando a questo grande progetto internazionale. Grandi polemiche si sono fatte sui costi, costi che, oggi come oggi, calcolatrice alla mano, non c’è la possibilità di definire realmente nel loro ammontare. Però dobbiamo essere chiari: c’è un accordo ben preciso con date ben precise. Non possiamo fare falsa informazione costantemente cercando di fare un terrorismo mediatico in tutto il Paese su qualsiasi cosa possa avvenire.
Noi siamo il movimento e il partito del fare. È meglio far qualcosa, eventualmente con dei difetti, cercando di migliorarlo e, onestamente, abbiamo apprezzato il lavoro emendativo dell’opposizione, di SEL e del MoVimento 5 Stelle, ma sicuramente deve essere chiaro il lavoro parlamentare. Oggi come oggi non c’è uno studio affermato internazionalmente che possa comprovare se una cosa può essere positiva o negativa, a livello ambientale e a livello sanitario. Noi abbiamo un’ottica di visione molto lunga, perché c’è necessità di capire cosa avverrà alla fine del tunnel della crisi internazionale. Questo accordo sicuramente può essere un tassello fondamentale di questa infrastruttura in merito alla quale, come ripeto, proprio oggi comincia l’escavazione del tunnel geognostico. C’è da chiarire, però, assolutamente la bontà e la positività di tutti gli enti che si sono interposti in questi decenni per cercare di migliorare sempre di più il sistema, che siano stati di centrodestra o di centrosinistra o movimenti locali o antagonisti, cercando sempre di portare in evidenza e migliorare il sistema.
Noi lo rivendichiamo sempre che tutto è migliorabile, soprattutto nell’ambito legislativo. Apprezziamo assolutamente i lavori che sono stati fatti, ma dobbiamo essere poi coscienti di quello che si è fatto fino ad ora. Fino ad ora stiamo vedendo e valutando che, oggettivamente e democraticamente, l’infrastruttura ha un impatto positivo sul territorio nazionale, piemontese e torinese, e così deve essere nel prosieguo, perché dobbiamo sicuramente fare delle valutazioni del singolo, ma dobbiamo fare una valutazione nel complessivo e nel complessivo l’infrastruttura della cosiddetta TAV ha un impatto positivo per le industrie piemontesi che soffrono più di tante altre.
Noi apprezziamo il lavoro che sta facendo questo Governo, nell’interesse e nella sottoscrizione di tanti Ministri che si sono affacciati un Val di Susa, portando solidarietà e cercando di dare sollievo a chi è stato danneggiato direttamente dai «facinorosi», che hanno violentemente colpito queste aziende, cercando di danneggiare il privato.
Noi dobbiamo fare in modo che non ci siano più questi eventi, dobbiamo fare in modo che ci sia una voce unitaria ed unica per la salvaguardia dei posti di lavoro. Ma ci deve essere anche la salvaguardia del futuro del Paese, del futuro dei nostri figli e del nostro stesso futuro.
Perciò, procedendo con questo accordo, noi vediamo in modo assolutamente positivo il prosieguo dei lavori, che sarà sicuramente molto, molto lungo. Ma dovremo vedere la fine del tunnel – del tunnel geognostico, indubbiamente, in questo caso. . .

PRESIDENTE. La invito a concludere.

STEFANO ALLASIA. . . . per vedere i lati positivi.
I lati positivi sulla carta ci sono, e dobbiamo, oggi come oggi, affrontare serenamente questo momento di crisi e superare gli ostacoli ideologici e tecnici per cercare di superare ulteriormente questi momenti difficili.

PRESIDENTE. La ringrazio.
Salutiamo gli alunni e i docenti dell’Istituto comprensivo «Pescia 2» di Pescia, in provincia di Pistoia, che stanno seguendo i nostri lavori (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Rampelli. Ne ha facoltà.

FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, si parla poco della posizione dei francesi su questa opera, sommersi, come siamo, da notizie sull’opposizione violenta dei «no-TAV» italiani: bombe, sabotaggi, incendi, intimidazioni, minacce, sassaiole contro gli operai e la polizia, azioni organizzate in stile militare, attacchi alle persone e a centinaia di poliziotti feriti.
Poi, c’è un’iniziativa un po’ più «all’amatriciana», diciamo così, una sorta di guerriglia d’Aula alla quale abbiamo assistito stamane che, purtroppo, non ci ha dato la possibilità di entrare nel merito del dibattito per capire, effettivamente, quale fosse appunto la caduta reale sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia dal punto di vista della funzione di questa grande infrastruttura.
Nessuno ci ha detto che cos’è che accade al di là delle Alpi. In Francia, una legge del 1995 prevede un dibattito pubblico per la realizzazione di opere di grande impatto e nella valutazione dell’impatto ambientale, che in Italia, invece, ha delle procedure molto farraginose, molto burocratiche e molto tecniche, con scarso coinvolgimento da parte dei cittadini, dei territori, degli enti locali, dei comitati e delle associazioni. In Francia, invece, c’è un dibattito che si svolge tra l’ente promotore dell’opera e le autorità locali, e se il promotore sceglie di ignorare le osservazioni delle comunità locali, solo allora si assume i rischi derivanti da contestazioni, ritardi e danni.
I pochi «no-TAV» francesi non sono molto ascoltati, anche perché la Torino-Lione conviene alla Francia: l’Italia pagherà il 50 per cento dell’opera, ospitando sul territorio nazionale solo un quinto delle realizzazioni. Forse questo poteva essere un motivo di richiamo e di dibattito. Il sindaco di Modane spiega che «la Lione-Torino è stata una vera fortuna per noi»: ha già ottenuto 100 mila euro di sovvenzioni dalla compagnia LTF e l’86 per cento dei lavori verranno assegnati ad imprese della zona della Val Maurienne, secondo una legge del 2002.
In Francia la Lione-Torino non viene contestata quasi da nessuno, anche perché il TGV, una sorta di omologo della TAV italiana, è popolare. Eric Jozsef, corrispondente in Italia di Libération – quotidiano di sinistra, come è noto – racconta che il TGV fu ben visto fin dal principio. Erano anni di grande fiducia nelle tecnologie. L’idea della velocità piaceva a tutti, destra e sinistra. Persino i Verdi spiegarono che passare dalla gomma alla rotaia era salutare, e quindi ebbero, soprattutto in una fase iniziale, una posizione favorevole in genere rispetto all’alta velocità, e comunque all’opera in questione in maniera specifica.
Così i lavori sono partiti, funziona tutto più o meno bene, anche se, in qualche caso, i TGV tra città minori sono stati ridotti: i treni normali vanno già veloci in Francia. E questo è un altro argomento che non è stato affatto trattato in questo dibattito: non si è, cioè, parlato, a margine della realizzazione della tratta ad alta velocità Lione-Torino, di quale ricaduta, non fosse altro per i profitti maggiori che verranno realizzati da parte di Trenitalia, quale ricaduta positiva si possa avere sulle tratte regionali, non soltanto per quel che attiene il noto e drammatico problema dei pendolari, ma, in genere, per efficientare il trasporto pubblico su ferro, che, comunque, è decisamente meno impattante e meno inquinante e, quindi, dovrebbe essere preferito: laddove esiste deve essere modernizzato e dove non c’è, invece, va realizzato.
«Comunque, queste contestazioni italiane da noi» – dice Jozef – «proprio non si capiscono. La gente pensa: ma perché tutto questo baccano per un tunnel nella montagna ?» I francesi, che avevano già collegamenti efficaci con l’Europa dell’est, accettano la Torino-Lione anche perché i fondi dell’Unione europea verranno concessi in parti uguali, ma l’Italia si farà carico del 63 per cento dei costi della galleria principale. Inoltre, la popolazione insediata sul territorio francese attraversato dalla ferrovia è pari a un quarto di quella della Val di Susa, peraltro, non concentrata in una stretta valle. E questo voleva essere un altro argomento di approfondimento, di dialogo, di dibattito, di discussione.
In Francia, la sinistra è favorevole alla TAV Torino-Lione, con divisioni all’interno dei socialisti che, comunque, si sono ricomposte, compresa parte dell’estrema sinistra del Front de Gauche (cioè, il Fronte di sinistra) di Jean-Luc Mélenchon e il sindacato CGT, che equivale, praticamente, alla CGIL francese.
Il recente voto favorevole alla TGV da parte dell’Assemblea nazionale di Parigi mette fine alle illazioni sull’effettiva volontà della Francia di realizzare la Torino-Lione, perché, al riguardo, si è comunque sviluppato un dibattito, a tratti, di natura quasi filosofica qui in Italia, dove le cose strane, chissà perché, sono destinate ad avere un grande riscontro mediatico e a fare un gran baccano, a sollevare un grande polverone. Un voto, quindi, sul modello delle larghe intese, visto che ha messo d’accordo socialisti, la stragrande maggioranza del centrodestra transalpino. In Francia contro la TAV è in campo uno schieramento minoritario che comprende solo parte degli ecologisti, del Front National, della sinistra di Mélenchon e singole personalità dell’UMP, cioè dei gollisti, una parte esigua, quindi, del centrodestra francese.
È storia. In queste settimane, il fronte per la TAV francese si è mobilitato addirittura attraverso un appello promosso da Transalpine e firmato da 637 imprese della regione, quella del Rodano-Alpi, da cui passerà, appunto, la TAV. Anche il «Forum per lo sviluppo delle imprese delle regioni europee» si è espresso a favore della Torino-Lione, come spiega Marco Gay, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Piemonte.
Il consigliere regionale – siamo sempre in Francia – della regione citata, quella del Rodano-Alpi, Antoine Fatiga, anch’egli della sinistra radicale – quindi, più o meno, potremmo dire che è l’equivalente di SEL in Francia –, ex CGT, cioè ex CGIL, sindacato di sinistra, ex comunista, difende il progetto per riequilibrare i modi di trasporto. E commenta: «La questione che pongo pubblicamente agli operatori e a cui non ho mai avuto risposta è: se non siete per questa tratta, che cosa fate dei camion che passano sulle vostre strade ? A priori, pone loro meno problemi veder passare camion piuttosto che treni. Ciò che mi interessa è, al contrario, far circolare più treni (. . . ) si ha l’impressione che coloro che sostengono i “no TAV” siano piuttosto» – visto che si discute di lobby – «per la lobby degli autotrasportatori», dice l’interessato, estrema sinistra o sinistra radicale francese. Io sono contro”, contro la preferenza di un modello di trasporto su gomma, dei mezzi pesanti, dei TIR, piuttosto che sul ferro, cioè con una tecnologia e una modalità decisamente meno impattante, decisamente ambientalmente più coerente con le necessità del territorio e della popolazione.
E potremmo andare avanti citando il Centro nazionale ricerche della Francia, la Merger in particolare, che dice che se alcuni settori hanno finora manifestato ostilità e contrarietà, l’errore, in Italia – parla di noi – è anche dei governanti, per non aver chiarito dall’inizio le poste in gioco enormi di questo progetto assolutamente necessario. I benefici a livello economico e ambientale sono importanti e si misureranno nel lungo termine. Altre dichiarazioni importanti sono state fatte da Confindustria italiana e da Confindustria francese, dalle piccole e medie realtà produttive in ordine al deficit di infrastrutturazione che c’è in Italia, che ci vede scivolare all’82o posto nella classifica mondiale, al di sotto dell’Uruguay e di altre nazioni dal nome impronunciabile certamente meno rilevanti rispetto a quella che dovrebbe essere l’ottava potenza industriale del mondo. C’è anche questo problema. Per essere efficienti si dice che un prodotto realizzato in Italia sia competitivo fino ai cancelli dell’azienda, quando esce, proprio a causa del deficit di trasporto e di infrastrutturazione, diventa invece improvvisamente non competitivo e viene scavalcato da decine e decine di altre nazioni.
Queste ragioni ci inducono, inducono Fratelli d’Italia – che pure ha una coscienza ambientalista pronunciata che ha potuto testimoniare in tante occasioni, anche in dibattiti in Aula e anche nelle manovre a cui il Governo ci ha sottoposti – a ritenere che non si possa prendere sotto gamba la ricaduta positiva che l’Italia potrebbe avere, potrà avere e avrà dalla realizzazione della tratta Torino-Lione. Così come, a nostro giudizio – e concludo –, va detto in maniera chiara, coerente e seria, soprattutto seria, che questa opera che ormai è incardinata da oltre un decennio non può essere ritirata. Quindi, stiamo perdendo tempo, forse l’avremmo potuto utilizzare in maniera più proficua parlando di altro. Come ho detto poco fa, e su questo voglio concludere. . .

PRESIDENTE. Onorevole Rampelli, deve proprio concludere.

FABIO RAMPELLI. Sì, sto concludendo, Presidente, la ringrazio. Di quelle opere che a fianco della realizzazione dell’Alta velocità potevano, dovevano e dovranno essere realizzate, di questo dovrebbe occuparsi il Parlamento, e su questo dovrebbero fare muro le forze politiche, in favore, appunto, del potenziamento delle tratte regionali su ferro. . .

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rampelli.

FABIO RAMPELLI. . . . e in favore di quella piaga che è rappresentata dai servizi di trasporto per i pendolari, che non hanno un servizio giusto, adatto, idoneo per potersi recare ogni mattina nei loro posti di lavoro.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rampelli. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Vitelli. Ne ha facoltà.

PAOLO VITELLI. Signor Presidente, onorevoli deputati colleghi, sintetizzo brevemente le ragioni per le quali noi intendiamo dare un voto favorevole all’approvazione del disegno di legge qui presentato, riguardante la ratifica e l’esecuzione dell’Accordo per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione.
Ritengo la realizzazione di quest’opera strategica per il futuro del nostro Paese in termini di rilancio della competitività, dell’incremento degli scambi commerciali e per la promozione del turismo. Per contro, la sua non attuazione significherebbe creare una cesura profonda in quell’asse est-ovest che è una parte integrante della rete ferroviaria transeuropea che collegherà i Paesi dell’Unione, senza contare i costi economici legati alle spese già sostenute e la perdita di credibilità per il nostro Paese derivante dalla mancata ratifica di un Accordo firmato a livello internazionale.
L’Italia è già in ritardo rispetto al piano di lavoro stabilito. La Francia, infatti, ha ormai realizzato tutti i tunnel trasversali. La nuova linea Torino-Lione, con il tunnel di base, consente di convertire l’attuale tratto di valico in una linea di pianura ad elevati standard di velocità e sicurezza, e contribuirà a collocare il polo logistico di Orbassano nella rete internazionale di hub. Il tunnel attuale del Frejus, ultimato nel 1871, ancorché rimodernato nel 2011, non è più competitivo, per l’eccessiva pendenza, perché raggiunge la quota di 1. 286 metri per treni inadeguati quanto a lunghezza e carico, e per i costi eccessivi.
Il nuovo tunnel renderà disponibile una linea di pianura per la rete ferroviaria, che consentirà un dimezzamento dei tempi di percorrenza dei treni, un abbattimento del 50 per cento del costo di esercizio, attirando alla ferrovia i trasporti su gomma, con conseguente riduzione del traffico autostradale nel delicato ambiente alpino e del rischio di incidenti stradali.
Entrando nel merito, il nuovo tunnel permetterà un incremento della capacità del trasporto merci e, a regime, una riduzione annuale di emissioni del gas serra per un importo pari a 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari alle emissioni di gas serra di una città da 300 mila abitanti. La linea Torino-Lione rappresenta l’unico asse a servizio dell’interscambio con l’Europa dell’ovest, Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra.
Il valore di questo interscambio, 150 miliardi di euro, è sostanzialmente uguale a quello con il Nord Europa (Austria, Germania, Danimarca e Svezia), ma con una differenza: l’interscambio con l’Ovest avviene in grandissima parte su strada, causa il maggior costo che comporta la vecchia ferrovia, mentre l’interscambio con il Nord beneficia di validi valichi ferroviari con il tunnel di base alla quota di pianura (Lötschberg, Gottardo, Ceneri, Koralm, Brennero). Fra questi, il Brennero è in corso di rinnovamento con un investimento simile a quello previsto per la TAV, ma da nessuno osteggiato.
La nuova linea ferroviaria consentirà di ridurre il traffico su gomma, perché permetterà di caricare i TIR sul treno, abbassando i costi di trasporto e riducendo i tempi di percorrenza. Va poi ricordato l’impatto positivo dell’opera sull’occupazione: sono previsti infatti 1. 000 occupati coinvolti direttamente nell’opera per 10 anni, 2. 000 coinvolti in modo indiretto per 10 anni; 500 occupati a regime a tempo indeterminato; senza contare la ricaduta economica sulle attività logistiche di servizio e commerciali.
Un’obiezione che spesso viene avanzata riguarda i costi eccessivi della nuova linea. In realtà tali costi sono perfettamente allineati ai costi internazionali e in alcuni casi inferiori: per un tratto di tunnel di 57 chilometri è previsto un costo per canna di 86 milioni di euro a chilometro, inferiore a quello del tunnel del Lötschberg (87 milioni a chilometro) e del Gottardo (96 milioni a chilometro).
A fronte degli indubbi vantaggi derivanti dalla realizzazione della nuova linea, l’impatto sull’ambiente è limitato. L’opera è stata concertata con il territorio, ascoltando le esigenze di tutti i comuni interessati, tra cui alcuni direttamente coinvolti da cantieri e da opere in superficie (Chiomonte e Susa). Su 112 comuni italiani e francesi, tutti gli 87 comuni francesi e la stragrande maggioranza di quelli italiani non si sono opposti all’opera. I comuni italiani contrari sono soltanto una dozzina, dei quali solo due contigui ai cantieri.
È stato previsto un piano anti-amianto, preciso e dettagliato, che prevede l’uso di procedimenti ormai collaudati, ad esempio in Svizzera per lo scavo del tunnel del Lötschberg e in Francia.
L’impatto sulle comunità locali è contenuto: gli abitanti interessati dal cantiere e da eventuali disagi sono 40 mila, un numero relativamente esiguo; la metropolitana e il passante ferroviario di Torino hanno coinvolto rispettivamente 204 mila persone e 324 mila abitanti. Il tratto ferroviario in questione è lungo 81 chilometri, di cui solo il 12 per cento allo scoperto; una superficie limitata: corrisponde, ad esempio, al suolo costruito o urbanizzato mediamente in un solo anno da un piccolo comune del Piemonte, Avigliana, un ettaro quadrato.
Per concludere, valgono oggi per la nuova linea Torino-Lione le parole pronunciate da Cavour nel 1857 in difesa del Traforo delle Alpi: fare o non fare quest’opera «significa progredire o regredire». Cavour ha realizzato un progetto estremamente avanzato per i suoi tempi, mostrando lungimiranza e capacità di guardare in grande al futuro. Oggi anche noi dobbiamo porci l’obiettivo di investire sul futuro per tornare ad essere un Paese in grado di competere, a pieno ritmo, a pieno titolo, con le grandi economie del mondo globalizzato. Dichiaro pertanto il mio voto favorevole all’approvazione del disegno di legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Garnero Santanché. Ne ha facoltà.

DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro Paese, massacrato dalla politica recessiva imposta dalla troika europea, anche a causa della legge di stabilità, per come è scritta oggi, farà fatica a riprendersi anche nel 2014, e dobbiamo partire da questo. Mentre una parte della sinistra pensa alla decrescita e giustifica o addirittura partecipa alle manifestazioni no-TAV, ci dobbiamo sempre ricordare che ben quattro milioni di disoccupati e di giovani non trovano lavoro e aspettano dalla politica delle risposte che siano concrete e che non siano fumose. Questa può essere una risposta.
Vogliamo evitare al Paese un declino, anche un declino infrastrutturale, che ci porterebbe molto indietro nel nostro redditopro capite e soprattutto senza prospettive per le nuove generazioni e per chi è ai margini del processo produttivo. Alla politica compete il ruolo di avere un progetto di futuro, un futuro positivo e soprattutto per il settore dei più deboli, per i giovani, per i precari e per i sottoccupati. Chi, se non la politica, può rappresentare gli interessi dei più deboli ? I più forti, e lo sappiamo, sono in grado da soli di difendere il proprio interesse, i deboli no.
Tra le possibilità di cui dispongono i Paesi per rilanciare le economie ci sono le infrastrutture, dall’epoca delle strade consolari romane hanno sempre portato lavoro e hanno portato sviluppo. Così come l’Europa si è sviluppata attorno alle grandi strade consolari romane, così il nostro Paese, come diceva Nitti alla fine dell’Ottocento, è stato unificato dalla rete ferroviaria ideata da Cavour. Il commercio mondiale è sempre stato un motore di crescita per i Paesi a maggiore vocazione e che lo hanno valorizzato al meglio. Pensiamo soltanto all’Olanda, che deve ai suoi porti e alla logistica oltre un terzo del suo PIL. Pensiamo alle nostre Repubbliche marinare. Oggi e sempre di più in futuro il commercio mondiale sarà uno degli asset più importanti e soprattutto sarà importante nel motore di crescita.
Salvo il 2008 e il 2009, l’economia mondiale continua a crescere a tassi importanti, solo l’Europa non riesce ad agganciarsi al treno, anche a causa del rapporto di cambio troppo alto fra euro e dollaro, frutto dello scellerato rapporto di cambio avallato da Prodi al momento dell’ingresso dell’euro, aggravato poi dalla politica economica del duo «Merkozy» e freno delle esportazioni cui si dedicano invece le nostre eccellenze produttive.
I flussi in import e in export delle economie di tutto il mondo necessitano di infrastrutture di trasporto dai porti alle reti ferroviarie che devono essere competitive ed efficienti. Prima della realizzazione del primo traforo ferroviario del Frejus del 1871, il PIL del nostro Paese era un quarto degli inglesi ed era un terzo dei francesi, ma così, come il turismo internazionale ci porta risorse e ricchezze, le merci portano tasse portuali e lavoro logistico. Turismo e logistica sono due settori labour-intensive, possiamo dire che turismo e logistica sono un po’ il nostro petrolio.
Possiamo e dobbiamo fare di più, sia per il turismo, che per la logistica, come dice bene il Piano della logistica portato avanti dall’ultimo Governo Berlusconi.
Sulle infrastrutture di trasporto arriveranno nel nostro Paese più turismo internazionale e più merce, cioè più crescita economica e più occupazione.
La Torino-Lione è una delle opere strategiche più importanti nel piano delle reti TEN-T, che collegheranno tra loro tutti i Paesi d’Europa e l’Europa ai Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, secondo il disegno strategico proposto in Europa dal Governo Berlusconi e che ha portato la Commissione europea alla deliberazione fondamentale del 19 ottobre del 2011 che, tra i dieci corridoi ferroviari che collegheranno il territorio europeo ai suoi porti, i più importanti individuati, ben quattro, passeranno nel nostro Paese. Questi quattro corridoi ferroviari daranno una maggiore capacità competitiva ai nostri porti più importanti ad essi collegati e ci consentiranno di attrarre il doppio di container, aumentando i nostri introiti fiscali e logistici.
Le prime deliberazioni dell’Europa sulle reti ferroviarie, secondo il progetto Delors, risalgono al 1995. Vorrei ricordarvi che l’ultima, passata proprio dall’Italia con il progetto presentato dal Presidente Berlusconi, è stata approvata il 19 ottobre del 2011.
Quindi, proprio per tutto quello che ho detto e per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole del Popolo della Libertà(Applausi dei deputati del gruppo Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Della Valle. Ne ha facoltà.

IVAN DELLA VALLE. Signor Presidente, siamo arrivati al momento del voto, l’ennesimo sulla grande opera delle larghe intese, sì, perché, dove ci sono grandi interessi, troviamo sempre una becera politica che si coalizza contro i cittadini. Lo vediamo in Val Susa, dove la comunità è oppressa da un Governo sordo, che non riesce nemmeno a confrontarsi, sui dati tecnici, con docenti universitari indipendenti.
Avete fatto in fretta per far partire il tunnel geognostico che – lo ricordiamo ancora una volta – non è la Torino-Lione, ma è invece un progetto per studiare la geologia del massiccio interessato dall’opera e anche poi un modo per far sapere ai cittadini distratti che i lavori siano partiti.
Il Movimento 5 Stelle gira per tutta Italia. Lo scorso week-end ero nel nord-est. Ci sono ancora persone che credono che in Francia i lavori siano già ad un buono stato di avanzamento. Falso: in Francia, sono stati realizzati solamente tre cunicoli esplorativi, analoghi del tunnel di Chiomonte e, dunque, non c’è assolutamente nulla.
Indipendentemente dal voto di oggi, la politica deve farsi carico del problema insostenibile della disinformazione che regna in questo Paese. Fa comodo avere dei sudditi ignoranti, vero ? In questo modo, potete fare i vostri porci comodi per tutelare gli interessi dei soliti noti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Basta vedere chi è coinvolto in questi progetti per capire la gravità della situazione. Parliamo di CMC, che Bersani and company conoscono bene, vero ?
Ma lo sapete che la cooperativa è stata coinvolta in un’indagine della procura di Trani e il GIP ha chiesto la cessazione completa dell’attività imprenditoriale ? I reati ? Associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, reati contro la fede pubblica, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e diversi reati ambientali. Questa è l’azienda che è inquisita, che sta lavorando ora a Chiomonte.
Con quale tranquillità i cittadini possono dire essere certi che non succederà nulla ? A oggi, non c’è bisogno di questa ratifica, a oggi già questi sono i problemi.
Vedo il Ministro Lupi che mi ha risposto di stare tranquillo, che va tutto bene, che questi reati non contano nulla. Continuiamo a dare soldi a questa azienda; non c’è problema, vero ? È vero, è solo un’indagine, ma avete mai sentito parlare del principio di precauzione ? Vi è mai saltata in mente l’idea ?
Quando vogliamo renderci conto di questa situazione gravissima ? Bersani, non dice nulla su questo ? Ma io vedo benissimo come lavorate. Siamo stati noi a rilevare che secondo l’Accordo il Promotore pubblico dovesse rispondere unicamente alla legislazione francese. E voi ? Niente! Ma lo avete capito che in questo modo non parliamo di lotta alla mafia e non diamo garanzie a gare d’appalto pulite ?
Questo era stato ampiamente dibattuto in Commissione, e anche il Governo aveva dato ragione al MoVimento 5 Stelle, ma continuiamo a ignorare le posizioni di buon senso in parte espresse dalle stesse Commissioni. Come non ricordare il parere della Commissione trasporti ? Si chiedeva che il direttore generale e il direttore amministrativo e finanziario fossero nominati sentito il parere delle Commissioni competenti. La versione che ci siamo ritrovati a dovere discutere aveva accolto solo in parte questo punto. Nessuna traccia, infatti, della nomina del direttore amministrativo e finanziario e, poi, le Commissioni avrebbero dovuto solo essere informate.
Non possiamo più lavorare così, nella totale superficialità della maggioranza. Discutiamo nel merito dei problemi. Ne siete capaci ? Abbiamo portato sul tavolo numerose questioni: la sicurezza dei cittadini prima di tutto, che dovranno subire almeno dieci anni di cantiere. Sia chiaro, da preventivo. Noi siamo certi che quest’opera sarà la nuova Salerno-Reggio Calabria(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Questi cantieri cosa porteranno ? Inquinamento atmosferico insostenibile e conseguente aumento delle malattie respiratorie e cardiovascolari, drenaggio e contaminazione delle falde acquifere, trattamento di materiali pericolosi, quali uranio e amianto. Come possiamo stare tranquilli ? Abbiamo provato più volte a discutere su questo, come abbiamo provato a chiedere chiarimenti sulle proiezioni di traffico delle merci dei proponenti, curve di crescita esponenziali che sicuramente nulla hanno a che vedere con la realtà. Ma so per certo che voi non le conoscete nemmeno e so che voi nulla sapete sulle immense problematiche coinvolte a quest’opera inutile e dannosa.
Giro per tutta Italia e sapete cosa mi dice la gente ? Ma come fate a portare avanti un’opera che costa quasi 10 miliardi in un momento come questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Oggi, che si litiga per l’aumento di un punto dell’IVA o per la rata dell’IMU, queste questioni potrebbero essere risolte buttando fuori dalla finestra questa grande opera inutile. Investiamo questi miliardi in piccole opere utili e diffuse. Ma sapete in che condizioni sono le scuole e gli ospedali ? Ma Letta, «palle d’acciaio», che tanto vanta misure per il lavoro, sa quanti nuovi occupati potrebbe generare investendo questi miliardi ? Voi proprio non capite che state compiendo un genocidio del popolo italiano, che non chiede altro che welfare e lavoro. Sì, perché rimanderete al mittente la proposta sul reddito di cittadinanza. Perché ? Ce lo avete già detto: non ci sono le coperture. E intanto continuate a buttare i soldi nelle operazioni militari, nell’acquisto di arsenali bellici, nel supportare le lobby del gioco d’azzardo e nel finanziare grandi opere che mai saranno realizzate, utili solo a fare mangiare gli amici degli amici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Questo Trattato non consente l’inizio dei lavori, come è scritto chiaramente nell’articolo 1, comma 3. Questo è un atto puramente mediatico e la nostra opposizione in Parlamento non si fermerà oggi. Attenderemo i famosi Protocolli aggiuntivi e nuovi accordi tra i Governi. Attenderemo, però, anche un qualche pronunciamento dell’Europa, che sino ad oggi tace. Non è vero che pagherà, infatti, il 40 per cento del totale. Sappiamo che forse finanzierà non più del 40 per cento, ma voi continuate a ripetere queste «palle d’acciaio»: ci siamo abituati.
Concludendo, voglio cercare di rassicurare gli amici valsusini. Questo Governo non durerà in eterno, come anche questa classe politica è destinata a sparire. L’opera non si farà. Un giorno avremo un Presidente del Consiglio dei ministri «a 5 stelle». Gente onesta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Saranno loro a cambiare le sorti di questo Paese e smetteremo di vergognarci di essere italiani. E ancora una volta, con la sicurezza di chi sa di essere nel giusto, lo ripetiamo: vinciamo noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle espongono striscioni recanti la scritta: «NO TAV»)!

PRESIDENTE. La prego di togliere quello striscione. Colleghi, vi prego, evitiamo, per favore. Per favore, leviamo gli striscioni, grazie. Bene, grazie, molto gentili (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Fregolent. Ne ha facoltà.
 (I deputati Villarosa, Castelli e Sorial si recano dietro i banchi del Governo ed espongono uno striscione recante la scritta:«NO TAV»). Per favore, qua sotto. Onorevole Villarosa, lei è anche capogruppo ovviamente. . . (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle che scandiscono: «NO TAV»). Per favore, levate quello striscione, onorevole Sibilia. Per favore (Gli assistenti parlamentari ottemperano all’invito del Presidente)!
Prego, onorevole Fregolent. Colleghi, lasciate parlare l’onorevole Fregolent, per favore.

SILVIA FREGOLENT. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, gentili colleghe e colleghi, il disegno di legge che ci stiamo accingendo ad approvare prevede la ratifica e l’esecuzione dell’accordo tra Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, redatto a Roma il 30 gennaio 2012. Ratifica già approvata dal Parlamento francese lo scorso 31 ottobre nella quasi totalità dell’Assemblea.
Il presente accordo mira a disciplinare le condizioni di realizzazione del progetto di collegamento ferroviario misto di merci e viaggiatori tra Torino e Lione, nonché le condizioni di esercizio di tale opera una volta realizzata.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Fregolent, colleghi, per favore, l’onorevole Fregolent ha diritto di parlare con la stessa tranquillità con cui hanno parlato gli altri. Colleghi, vale per tutti. Onorevole Castelli, mi riferisco anche a lei. Prego, onorevole Fregolent.

SILVIA FREGOLENT. L’Accordo risponde alla necessità di definire il quadro generale per la realizzazione e la successiva gestione della sezione transfrontaliera della parte comune italo-francese della nuova linea Torino-Lione, ovvero essenzialmente del tunnel di base di circa 57 chilometri. La realizzazione e la successiva entrata in esercizio del nuovo tunnel di base consentirà il superamento dei limiti strutturali di sagoma, pendenza e sicurezza propri dell’attuale tunnel storico di montagna del Fréjus, assicurando per il trasporto di merci e viaggiatori livelli adeguati sul piano europeo e internazionale.
Un successivo Accordo dovrà essere sottoscritto per l’avvio dei lavori definitivi.
Le ragioni che hanno condotto alla stipula del presente accordo vengono da lontano nel tempo e da un contesto territoriale ben più ampio di quello binazionale. L’Unione europea già nel luglio del 1996 aveva previsto la creazione di una rete ferroviaria transeuropea, estesa poi nel 2004 ai nuovi Paesi aderenti in cui la Torino-Lione, passando per le due maggiori aree sviluppate del continente (il sud-est della Francia e la pianura Padana che da sola genera il 70 per cento delle esportazioni italiane) si è sin dall’inizio configurata come progetto prioritario.
Nell’ottobre del 2011 l’Unione europea, nell’ambito dell’aggiornamento della rete infrastrutturale TEN-T è passata da circa trenta progetti prioritari alle considerazioni del core network costituito da dieci corridoi prioritari, scelti per il valore aggiunto che possono portare all’Europa e per la possibilità di essere realizzati entro il 2030. Tra questi dieci corridoi è stato individuato come prioritario proprio l’asse del Mediterraneo nel quale la Torino-Lione è inserita.
L’elencazione dei motivi per i quali è necessaria la realizzazione dell’opera l’abbiamo già fatta da tempo, ma è meglio ribadirla: lo spostamento di circa 700 mila camion l’anno dalla strada alla ferrovia, corrispondente a circa 40 milioni di tonnellate. A questo va aggiunta la diminuzione del traffico locale dovuta sia alla trasformazione della linea esistente in metropolitana di valle a servizio dei residenti e delle attività, sia alla nuova stazione internazionale di Susa, che potrà permettere l’accesso alle valli da tutta Europa direttamente con la ferrovia in modo ben collegato alla rete stradale e autostradale; l’aumento della quota di trasporto di passeggeri internazionali nell’area di riferimento, creando una vera alternativa al trasporto aereo; la riduzione annuale di emissioni di gas serra per circa 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica, equivalenti a quelle di una città di trecentomila abitanti; la creazione di circa 5. 800 posti di lavoro (1/3 diretti e 2/3 indotti) per gli anni del cantiere e di circa 400 posti di lavoro (3/4 diretti e 1/4 indotti) permanenti anche dopo il completamento dell’opera.
Sulla ratifica di questo Accordo sono state espresse alcune perplessità, in primo luogo in merito ad un presunto allentamento delle misure di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per la nuova linea e, in secondo luogo, in merito alla presunta perdita di sovranità legislativa, entrambe motivate dalla scelta, prevista nell’Accordo binazionale del 2012, che prevede che il nuovo Promotore sia una società di diritto francese e che, di conseguenza, operi in base al sistema giuridico normativo transalpino.
Cerchiamo di dare risposta ad entrambe le preoccupazioni. Innanzitutto, la scelta di costituire una società di diritto francese non è di adesso, ma fu fatta 12 anni fa, con l’Accordo di Torino del 2001 che diede vita a LTF, in base all’elementare considerazione, applicata in tutti gli accordi di questo tipo, della prevalenza territoriale dell’opera, che è per 3/4 nel territorio francese e solo per 1/4 nel territorio italiano.
In questi anni, LTF ha operato nel pieno ed integrale rispetto della normativa antimafia in Italia: in vista degli interventi a La Maddalena, le misure di contrasto alle infiltrazioni mafiose sono state ulteriormente accentuate con l’avvio operativo dello specifico gruppo interforze GITAV, costituito dalla DIA e da tutte le forze preposte alla lotta della criminalità organizzata. Quindi, la garanzia sull’antimafia non è data solo dalla parola d’onore del Governo in carica, ma dall’azione fattiva che gli organi preposti alla lotta della criminalità organizzata fanno.
LTF, con delibera del consiglio di amministrazione, ha deciso di applicare sempre e comunque la normativa più restrittiva, ovvero quella italiana in materia di mafia. La commissione intergovernativa ha deciso, a valle di uno studio binazionale sugli aspetti legali e fiscali, che il nuovo Promotore sia una trasformazione di LTF sulla base di un impianto giuridico-normativo omogeneo, in modo da poter tenere in vita i contratti in essere e agevolare la continuità operativa nel passaggio di consegne tra i due soggetti.
Quindi, in base al ratificando Accordo, il Promotore resta, com’era già prima, una società di diritto francese con sede legale a Chambéry, mentre la sede operativa, con i relativi posti di lavoro, è prevista a Torino.
Sia prima, con LTF, che dopo, con il Promotore, tutte le gare vengono bandite con gli stessi capitolati e gli stessi elenchi-prezzi, per cui è tecnicamente impossibile che i lavori in Italia possano costare più che in Francia, facendo così venire meno un altro slogan dei contrari all’opera.
Le gare così condotte individuano per ogni appalto la graduatoria delle imprese selezionate, applicando la normativa francese, ma l’aggiudicazione e la relativa contrattualizzazione segue in tutti i campi – ambiente, diritto del lavoro, antimafia – le normative dei singoli Paesi: quella italiana in Italia e quella francese in Francia. Quindi, non vi é alcun allentamento dell’applicazione della legislazione antimafia, né alcuna perdita di sovranità.
Non sussistono ragioni per temere che dal nuovo Accordo derivino attenuazioni dell’applicazione delle norme antimafia in territorio italiano; anzi, vige e vigerà il surplus di attenzione investigativa preventiva da parte del GITAV. Inoltre, in sede di commissione intergovernativa, si è espressa la volontà di omogeneizzare ulteriormente la situazione dei due Paesi, prevedendo un protocollo unico per il Promotore in materia di contrasto delle infiltrazioni mafiose negli appalti della Torino-Lione, utilizzando la normativa più stringente, ossia quella italiana, e validandola entrambi i Paesi.
Tale protocollo è attualmente oggetto di analisi da parte dei gruppi di lavoro misti della commissione intergovernativa e sarà operante al momento della costituzione del Promotore. Nell’arco dei pochi mesi di avvio di questa legislatura è già la terza volta che questo consesso si esprime sulla Torino-Lione e, dal lontano 2001, centinaia di volte questo argomento é stato affrontato dal Parlamento e ratificato con votazioni.
Sono state affrontate e risolte, pertanto, più di una volta, le preoccupazioni relative all’ascolto delle comunità locali – ricordo a me stessa che, dal 2006, con l’Osservatorio della Torino-Lione, sono state fatte centinaia di audizioni, che hanno portato ad un radicale cambiamento del progetto rispetto a quello tanto criticato del 2001 –, alla cessione di sovranità del nostro Paese, alle problematiche relative alle infiltrazioni mafiose e ai problemi relativi alla salute pubblica, e per tutti questi problemi sono state fornite adeguate risposte.
Ad esempio, in tema di problematiche relative alla salute pubblica, causate dallo scavo del tunnel di base, sono state applicate per il traforo ferroviario tecnologie di avanguardia e sistemi di stoccaggio dello smarino che, ad esempio, non si stanno compiendo nella quasi ultimata galleria autostradale del Frejus, a pochi chilometri da lì.
Mi si dirà: ma lì il soggetto é privato. Appunto, la sicurezza dovrebbe essere richiesta con ancora più severità, ma le contraddizioni sull’atteggiamento verso le due opere sono state più volte denunciate, e non voglio ritornarci sopra.
Ebbene, nonostante i numeri, i professionisti del «benaltrismo» hanno pontificato che in questo Paese ci vuole «ben altro» rispetto a questa importante opera. Questa risposta avrebbe senso nei Paesi dell’Europa dove la ferrovia è una realtà preponderante, come la Germania, l’Austria, la Svizzera, la Francia che pur tuttavia continuano ad investire sulla rotaia, piuttosto che in Italia dove queste infrastrutture sono carenti e dove si cerca di supplire con autostrade e con centinaia di TIR inquinanti. Non è un caso che l’Italia continui a retrocedere nella classifica dei Paesi economicamente rilevanti, anche a causa delle sue infrastrutture obsolete. L’importanza di questo Accordo è racchiusa nel fatto che, oltre l’opera, si impongono al nostro Paese scelte serie verso una politica dei trasporti su rotaia invece che continuare a finanziare quelli su gomma. È una rivoluzione epocale che non ha eguali per il nostro Paese e il Partito Democratico, fin da subito, solleciterà il Governo ad adempiere a questi doveri.
Ecco il motivo per il quale convintamente il Partito Democratico voterà positivamente sul presente disegno di legge.
Concludo ringraziando, a nome anche dei miei colleghi del Partito Democratico, i lavoratori, gli imprenditori, le Forze dell’ordine, gli amministratori e i semplici cittadini che hanno vigilato sulla democrazia in Val di Susa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sono così concluse le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A. C. 1309-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 1309-A, di cui si è testé concluso l’esame.
Dichiaro aperta la votazione.
 (Segue la votazione).

Ventricelli. . . onorevole Fitzgerald Nissoli senza la tessera è difficile che lei riesca a votare. . . bisogna inserirla e poi pigiare. . . se la faccia dare dagli assistenti parlamentari. . . Sorial. . .
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
«Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione e l’esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con Allegati, fatto a Roma il 30 gennaio 2012» (1309-A):

Presenti  433
Votanti  432
Astenuti   1
Maggioranza  217
Hanno votato  317
Hanno votato no  115

La Camera approva (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente e Scelta Civica per l’Italia – Vedi votazioni).

(I deputati Diacono, Misuraca, Piccione e Stumpo hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole).