Intervista al geologo Tropeano e al ricercatore Savio, del Centro di Ricerca Nazionale di Torino La Valle di Susa è a rischio idrogeologico oppure no? Uno dei maggiori esperti
nazionali in campo delle catastrofi naturali, il dott. Domenico Tropeano del Cnr, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, sede di Torino, fornisce in merito informazioni importanti.

Insieme a lui Gabriele Savio, collaboratore e studente universitario. “ Bisogna precisare innanzitutto che si parla di “rischio” solamente quando viene
minacciato un ambiente antropico, altrimenti si tratta di un fenomeno naturale
” esordisce così Tropeano alla richiesta di spiegare in cosa consista il rischio idrogeologico: “ La valle può essere a rischio a seconda delle zone; d’altra parte tutti gli ambienti alpini sono pi๠sensibili agli eventi naturali, rispetto ad altri luoghi geografici.

Il rischio sussiste quando vi è un’eccessiva urbanizzazione in prossimità  di fiumi, di conoidi, cioè aree di naturale espansione del corso d’acqua, o in zone franose. Si possono prevenire eventi di questo tipo sfruttando la collaborazione tra ricerca, ingegneria ed altre discipline; l’unica soluzione, prioritaria a tutte le altre, è conoscere“.

L’alluvione del 2000 ha avuto pi๠impatto rispetto a quello del 1957, perché i beni e i valori esposti erano maggiori. L’alluvione del 2000 in Valle è stato il primo evento “mediatico”, ossia documentato in ogni istante su internet.
Una poco corretta gestione del territorio nei trascorsi decenni – spiega Tropeano – ha fatto sì che venissero costruite case, opere e infrastrutture in zone già  vulnerate nel 1957. Per cui nel recente passato si sono riproposte criticità  in aree già  note come per esempio a Susa, Borgone, Bussoleno“.

Dopo l’alluvione 2000 sono stati fatti degli adeguamenti agli argini dei torrenti pi๠pericolosi, e in alcuni fra i tratti maggiormente critici della Dora, ma la presenza di strutture artificiali può essere un elemento peggiorativo. Se i relativi progetti non sono realizzati in un contesto
di studio preliminare, a livello di bacino idrografico.

Nel 2008 è piovuto molto ed in qualche caso l’acqua è addirittura uscita dalle rive – aggiunge Savio – ma senza depositi di materiale, con eccezione di quanto è accaduto a Venaus e in poche altre località . Quindi a rigor di termini non può essere definito alluvione, bensì inondazione”. Ciò significa effetti meno distruttivi rispetto a fenomeni accaduti in passato e che potrebbero ancora accadere.

Quanto è successo nel 2008 non si può definire “alluvione”, poiché si tratta di un processo di sedimentazione molto rapida di sabbie, ghiaie e limi su una superficie pi๠o meno vasta adiacente ai corsi d’acqua, la deposizione quasi istantanea dei detriti che l’acqua trascina con sé.

Una corretta informazione sui rischi naturali e una continua vigilanza possono aiutare a mitigarne le possibili conseguenze.

FIAMMETTA ARNAUD
MATTEO GIOVAZZINI
Tropeano La pianta del rischio idrogeologico in valle