Succede tutti gli anni (o quasi) ad aprile, prima o dopo il 25, giorno nel quale l’Italia e gli italiani festeggiano e ricordano la Liberazione dal nazifascismo e la fine degli orrori di quegli anni.

Succede che a qualcuno venga voglia di “rivedere” la storia, utilizzandola a suo uso e consumo come in un supermarket ispirato dall’ideologia. Circolano allora ricostruzioni fantasiose che trovano vere e proprie autostrade sul web.  Ma quando è troppo è troppo, devono aver pensato all’ANPI di Condove, tanto più che queste “ricostruzioni” sono state appiccicate proprio all’interno di una cronaca on line sulla festa del 25 aprile a Condove. Così quelli dell’Anpi hanno preso carta e penna per una replica, articolata e puntuale, a frasi un po’ sibilline ritenute imprecise e persino offensive, cliccabili sul web (chi vuole se le vada pure a cercare….)

Ricostruzioni, dicono all’Anpi,  che prendono (nemmeno troppo velatamente) “spunto” da un articolo a firma N. Farell pubblicato su Il Giornale il 06.04.2014 per muovere due critiche: 1) la Resistenza italiana nulla valse dal punto di vista militare per la Liberazione d’Italia; 2) I Partigiani italiani (“per criticare i quali, qualche “giornalista” ha sapientemente atteso il 2017 e la conseguente morte della maggior parte di essi”) non lottarono per la Libertà dell’Italia e per il raggiungimento della Democrazia, bensì per il Comunismo e per la dittatura.

Ma ecco cosa dice l’ANPI

“1 – Sul primo pensiero, scrive Ennio Tassinari in un recente numero di Patria Indipendente: “Parlare di guerra o lotta di liberazione per la sconfitta del nazifascismo e non includere l’esercito degli Alleati è offesa ai centomila morti che lasciarono sul nostro territorio, è ingratitudine al sacrificio di quei popoli che per nostra fortuna intervennero poiché senza di loro non avremmo sconfitto i nazifascismi e raggiunto la Libertà e la Pace”.
Non è intenzione dell’ANPI disconoscere il valore apportato dalle milizie alleate alla Liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista, né affermare che, dal punto di vista militare, la Resistenza fosse dotata della stessa forza degli eserciti “regolari”. Ciò ovviamente non era possibile per le differenze numeriche, di equipaggiamento e di formazione.

Ciononostante, le brigate partigiane, specie nel nord Italia e specie nell’estate del ’44 ebbero la forza di sottrarre ingenti territori al controllo degli eserciti fascista e tedesco.
Memorabili sono le esperienze delle Repubbliche partigiane di Alba e della Val D’Ossola e, in Valsusa, l’assalto al ponte dell’Arnodera avvenuto il 29 dicembre 1943 (a pochi giorni dal giuramento della Garda dell’8 dicembre, che segna l’inizio della Resistenza Valsusina).
Furono le Brigate Partigiane a liberare le grandi città del Nord Italia. Nel caso di Torino, un ruolo fondamentale ebbero le Brigate scese dalle montagne e la Liberazione giunse soltanto dopo accesissimi scontri militari.

Napoli, con le sue “quattro giornate” di insurrezione popolare, si liberò dall’occupazione nazista il 30 settembre 1943 prima dell’arrivo degli Alleati e questo gesto eroico valse alla città la medaglia d’oro al valore militare.
Tali esperienze furono grandiose dal punto di vista militare, ma soprattutto partecipativo e permisero ad un’intera generazione di ritrovare il riscatto, dopo il misero fallimento di un ventennio di politiche imperialistiche e nazionaliste.

2) Che la lotta di Liberazione fosse al servizio del comunismo e della dittatura è, poi, semplicemente falso.
Innanzitutto, è vero che la Brigate più numerose tra le schiere della Resistenza furono le Brigate Garibaldi di ispirazione comunista. Ma è altresì vero che ispirarsi agli ideali comunisti non significa affatto lottare per il totalitarismo. Il comunismo infatti è un movimento ideologico che ha radici antichissime e contenuti estremamente nobili, quali l’egueglianza, l’emancipazione umana e la liberazione dalla schiavitù del bisogno. Totalitarismo e comunismo non sono concettualmente sinonimi e nella storia politica italiana lo furono mai. Confondere i due piani è sintomo di una gravissima distorsione della realtà, di un intento pretestuoso, volti esclusivamente al più becero dei revisionismi.

A riprova dell’assurdità delle parole usate nelle ricostruzioni criticate dall’Anpi, vi è che la Resistenza accolse tra le sue fila numerosissime strade di pensiero: oltre alle brigate Garibaldi (emanazione del Partito Comunista), ruolo imponente ebbero i Gruppi di Giustizia e Libertà (legate al Partito d’Azione), le Brigate Matteotti (socialiste), le Brigate Fiamme Verdi (cattoliche), le Formazioni Azzurre (monarchiche).
Accanto a loro, i Gruppi in Difesa della Donna che ebbero enorme importanza militare, strategica ed etica.
La vastità del movimento partigiano fu tanto ampia da specchiarsi nella successiva stesura della carta costituente, che accolse le visioni dei vari schieramenti contemperando il contenuto di quello che da allora divenne il testo fondamentale del nuovo stato di diritto.
La Resistenza fu questo e molto altro. La Resistenza fu il movimento popolare più ampio che la storia italiana abbia mai conosciuto. La Resistenza fu coinvolgimento dal basso e fu, più di tutto, coinvolgimento su larga scala.

Dire che i Partigiani non combatterono per la Libertà e la Democrazia equivale a disconoscere le fondamenta stesse della nostra società e del nostro stato di diritto che sorsero sui valori fondanti della lotta di Liberazione.

Significa rendere vano il sacrificio di quanti hanno pagato col sangue l’insurrezione e significa disconoscere il valore della scelta compiuta da quei giovani, che decisero di schierarsi dalla Parte Giusta.

È contro queste ricostruzioni grossolane, false e pretestuose che dobbiamo schierarci, perché questo è il senso di far parte dell’ANPI oggi, è il senso profondo del portare avanti i Valori della Resistenza.

A 72 anni di distanza, la storia non può essere riscritta a piacimento di quanti hanno come unico intento quello di screditare il movimento partigiano a beneficio di coloro che sedevano dall’altra parte e che ancora oggi, nostro malgrado, ammorbano questo Paese.
Il 25 Aprile è e resterà sempre la festa di tutte le Italiane e di tutti gli Italiani, delle loro radici e del loro futuro. È la giornata dedicata al ricordo e alla celebrazione di chi diede la vita per la Libertà dell’Italia, dei loro sogni di pace, giustizia e uguaglianza.

Il 25 aprile si festeggia la LIBERAZIONE dell’Italia, la Liberazione dall’occupazione nemica, la Liberazione da un ventennio di prevaricazione, la rinascita di un popolo, il riscatto di una nazione”.