Villa Ferro, sede della Comunità Montana

Villa Ferro, sede della Comunità Montana

La Regione fa marcia indietro e fa risorgere le Comunità Montane, destinate (fino a ieri) ad essere chiuse,  dando loro il nuovo nome di Unioni dei Comuni. La novità è arrivata con un nuovo disegno di legge sulla montagna, approvato martedì  sera dalla Giunta regionale. Il disegno di legge, che deve ancora passare al vaglio del consiglio regionale, riconosce  l’Unione montana di Comuni” come soggetto cardine per le politiche di sviluppo socio-economico della montagna. Il nuovo ente raccoglierà le eredità delle Comunità montane, le competenze e il finanziamento.

Di più, secondo Lido Riba, presidente dell’Uncem, “ Il nuovo disegno di legge elimina il meccanismo contorto e dannoso di azzeramento degli attuali enti”, previsto dalla legge approvata lo scorso anno e “prevede una corretta e veloce trasformazione delle Comunità in Unioni, come stabilito anche dalle leggi nazionali”.

Il disegno di legge fissa precisi termini di costituzione delle Unioni montane, in modo che esse siano già attive all’inizio del 2014. Pertanto prevede che entro il 30 novembre 2013 i Comuni montani dovranno trasmettere alla Regione la deliberazione consiliare o di approvazione  dell’atto costitutivo e dello Statuto dell’Unione montana o recante la volontà di non far parte di un’Unione montana.

Questo ente, a discrezione dei Comuni che ne fanno parte, potrà svolgere anche le  nove funzioni fondamentali che la legge obbliga ad esercitare in forma associata, o solo alcune di  esse. Resta ovviamente possibile l’esercizio associato in convenzione delle nove funzioni  fondamentali anche per i Comuni facenti parte dell’Unione.  Le Unioni montane si serviranno delle risorse del Fondo regionale per la montagna, al quale potranno accedere solo quelle costituite ed operanti al 1° gennaio 2014, a conferma del  ruolo primario rivestito da questa tipologia associativa.

“Con queste nuove norme – ha commentato l’assessore regionale agli enti locali Molinari – si completa la complessa riforma degli enti locali piemontesi, si chiarisce quali siano e come debbano essere svolte le funzioni della montagna e quali siano i finanziamenti disponibili. La raggiunta completezza del quadro normativo garantisce che le procedure di liquidazione delle Comunità montane possano oggi procedere in modo ordinato e spedito. Il patrimonio e il personale delle Comunità montane saranno presto riattribuiti alle nuove Unioni, in modo da supportarne l’attività. Inoltre, un passaggio importante è quello che prevede che il fondo della montagna venga assegnato tenendo conto della specificità delle realtà appenniniche rispetto a quelle alpine”.

“Viene riconosciuta – ha aggiunge l’assessore alla montagna Vignale – la specificità dei territori alpini e appenninici piemontesi. Le nuove Unioni, unici soggetti deputati a svolgere le funzioni montane, diverranno così le realtà istituzionali rappresentanti le montagne piemontesi e avranno un ruolo fondamentale nell’erogazione dei servizi e nella nuova programmazione europea nelle aree montane”.

“E’ una magra consolazione, ma pur sempre una consolazione- si legge in una nota stampa del Gruppo consiliare regionale del Partito Democratico – riscontrare che nel corso della legislatura le grandi rigidità con cui il centrodestra ha affrontato per molto tempo i problemi, rigettando proposte razionali e condivisibili da noi presentate, spesso si è sfaldata, con conseguenti marce indietro che noi consideriamo positive e utili per il Piemonte.Lʼultimo esempio è il disegno di legge della Giunta sulla montagna. Già in sede di discussione della nuova legge regionale sulle gestioni associate, avevamo presentato emendamenti affinchè le politiche di sviluppo per la montagna si potessero sviluppare solo allʼinterno delle Unioni dei comuni  montani, e non con convenzioni con i singoli comuni. Oggi la Giunta torna  sui suoi passi, accettando questo importante principio”.