sito quattroVe la ricordate la storia dell’elettrodotto Grand’Ile-Moncenisio-Piossasco immaginato negli anni ’80?
Grandi tralicci su cui dovevano transitare cavi elettrici per scambiare la corrente tra Francia e Italia. Fu uno dei primi “no” (il secondo se si considera quello, poi ammorbidito, al traforo e all’autostrada del Frejus) detto dagli ambientalisti valsusini e da un manipolo di sindaci guidati dall’allora primo cittadino di Mompantero Romano Perino. Un progetto che tramontò una volta per tutte nel 1993, cassato dal Governo. Poi venne un altro no, quello al Tav… ma questa è un’altra storia.
Oggi il progetto torna ma cambia completamente volto. Non più tralicci ma cavi che renderanno invisibile il passaggio della corrente. Cavi interrati che attraverseranno un percorso di 190 km: 95 in territorio francese e 95 in territorio italiano. E che correranno prevalente lungo l’autostrada Torino-Bardonecchia sino ad entrare alla seconda canna in costruzione del traforo del Frejus.
Una linea elettrica che sul lato italiano utilizzerà le infrastrutture stradali e autostradali esistenti, interessando per 17 km strade provinciali, comunali e aree agricole; per circa 5 km un tratto della statale 589 tra Piossasco e Avigliana; per altri 66 km l’autostrada Torino-Bardonecchia e per circa 6,3 km (sempre sul territorio italiano) la costruenda galleria di sicurezza del traforo del Frejus.
Il via ai lavori è stato dato lunedì 15 luglio a Piossasco. Dove una squadra di veri e propri “uomini ragno” hanno dato spettacolo, davanti agli occhi del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e dei vertici di Provincia e Regione, arrampicandosi sui tralicci per “sbullonare” un pezzo della “vecchia stazione” elettrica di Piossasco che sarà sostituita da un’infrastruttura più al passo coi tempi.
L’idea dell’elettrodotto “invisibile”  è partita nel 2007, con la stipula di un accordo tra i governi italiano e francese. Poi il mandato a Terna, operatore nelle reti per la trasmissione dell’energia, e alla sua omologa francese RTE, di studiare ed elaborare la soluzione.
Sei anni di studi, ed ecco la soluzione progettuale. Che comporta un investimento complessivo di 1,4 miliardi di euro, che consentirà un incremento della capacità di trasporto sulla frontiera italo francese fino a 1.200 MW. Il termine dei lavori è previsto nel 2019. Durante questo periodo, l’opera impegnerà oltre 70 imprese del settore elettrico ed energetico e oltre 500 lavoratori fra professionisti, tecnici e operai.
Sul palco dei relatori è l’amministratore delegato di Terna Flavio Cattaneo, a parlare di quest’opera come “del progetto primo al mondo per lunghezza del tracciato completamente interrato” che consentirà alla collettività “un risparmio di 150 milioni

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Regione e Provincia consegnano il progetto Smart Valley al Ministro Zanonato

all’anno per il sistema elettrico italiano”.  Di più: l’opera dovrebbe scongiurare una volta per tutte spiacevoli episodi come il black out del 2003.
Insomma, in questo lembo d’Italia chiamato Valle di Susa e Val Sangone, il futuro dell’elettricità viaggia… sotto terra. Certo, l’ha ricordato l’assessore regionale Agostino Ghiglia, una buona parte della corrente che arriverà dalla Francia risulterà prodotta dal famigerato “nucleare” a cui importanti Paesi come la Germania e l’Italia hanno rinunciato dopo quanto avvenuto in Giappone. Ma un’altra buona parte, in viaggio dall’Italia verso la Francia, sarà il risultato dell’energia da fonti rinnovabili (come il solare e l’eolico) che negli ultimi anni hanno conosciuto un forte sviluppo.
E poi va considerata la particolare situazione della Valle di Susa, alle prese con l’ennesima infrastruttura che la attraverserà, questa volta a impatto visivo prossimo allo zero. Tutt’altra storia dal precedente progetto che prefigurava tralicci e cavi su terreni ad alto pregio ambientale. Chi ha memoria storica ricorderà come, a inizio anni ’90, alla realizzazione dell’elettrodotto veniva condizionata la sopravvivenza dell’acciaieria di San Didero. Oggi proprio la costruzione del cavidotto potrebbe salvare lo stabilimento, visto che il presidente della Provincia Saitta e gli assessori regionali Agostino Ghiglia e Claudia Porchietto, hanno chiesto che venga riservata una riserva di capacità di trasporto di energia elettrica da riconoscere alla valle di Susa.
Un modo per venire incontro ad una delle condizioni poste dall’Acciaieria Beltrame per rimanere in Valle di Susa e salvare 350 posti di lavoro: lo sconto sulla bolletta. E chissà che questa non possa arrivare proprio dall’ok al nuovo elettrodotto (invisibile) e dall’ok al Tav, molto visibile e contrastato, con le sue “compensazioni”. Insieme all’altro progetto, quello della Smart Valley, sempre sulle infrastrutture tecnologiche “invisibili” in valle di Susa. Chi vivrà vedrà.
Bruno Andolfatto