cattovalle_giugno2011Plano scrive a Renzi, i sindaci scrivono alla Corte dei Conti? E allora 246 cattolici valsusini, contrari alla realizzazione della ferrovia Torino-Lione, si rivolgono niente meno che a Papa Francesco in una lunga lettera aperta. Nella missiva, i firmatari  spiegano i motivi della loro opposizione all’opera e rivolgono un appello al Papa: “Sappiamo che nei prossimi mesi verrà a Torino. Ci faccia il dono di incontrare una nostra delegazione”

Di seguito il testo della lettera.

Caro Papa Francesco,

siamo cristiani della Valle di Susa: giovani e adulti a vario titolo impegnati nella vita pastorale delle nostre comunità e al tempo stesso tutti impegnati nella difesa del Creato e preoccupati del futuro nostro e delle generazioni che verranno.
Molti di noi, individualmente, Le hanno già scritto, cercando ascolto, comprensione e conforto.
Oggi lo facciamo in modo corale, per raccontarLe un pezzo della nostra storia.

La nostra è una Valle alpina capace di dar lode a Dio attraverso la bellezza del Creato e di testimoniare un antichissimo cammino di fede attraverso la storia ultra millenaria delle sue abbazie e delle sue chiese, ma anche attraverso la vita di tanti modelli di santità che qui passarono, vissero ed operarono. Non ultimo il Beato Edoardo Rosaz, Vescovo di Susa portato agli onori degli altari il 14 luglio del 1991 da Giovanni Paolo II, che visse con noi una intera e intensa giornata di preghiera, di incontro e di condivisione. Dono grande, del quale ancora oggi ci sentiamo grati e onorati.

Questa nostra Valle è da oltre 20 anni chiamata a fare i conti con l’avidità di chi, anziché considerare la terra un giardino da coltivare e da proteggere, pretende di trattarla come ricchezza da depredare, violare, sfruttare. Qui da più di due decenni si tenta di imporre, con la forza del denaro e con la forza dei manganelli, una nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità (il TAV, che tanto spesso e malamente ha riempito le cronache di questi anni), contro la volontà di un intero territorio, contro il parere di illustri tecnici e contro ogni più elementare norma di buon senso.

Quel buon senso che imporrebbe di abbandonare un’opera inutile dal punto di vista strutturale (una moderna, efficiente e sottoutilizzata linea ferroviaria internazionale qui esiste già), insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico e dannosa per la salute dei cittadini (quelle che si vorrebbero bucare sono montagne ricche di amianto e di rocce altamente radioattive…).

La nostra opposizione, ferma ma non violenta, documentata ma non arrogante, civile ma anche politica, fatta di marce, incontri, manifestazioni, feste, convegni, pubblicazioni, libri, lettere, carte bollate, delibere, esposti, appelli ha continuato in tutti questi anni a chiedere autentico ascolto. Ascolto mai ottenuto e che è stato invece sostituito da aule di tribunali, processi, multe e condanne, che anziché piegare la nostra resistenza non violenta hanno rafforzato ulteriormente la nostra determinazione.

Noi quindi, giorno dopo giorno, anno dopo anno, continuiamo a chiedere di poter confrontare le nostre ragioni con quelle dei promotori dell’opera, bussando a tutte le porte e chiedendo aiuto, sostegno e conforto a chiunque sia in grado di offrirlo. Ecco perché ci rivolgiamo anche a Lei: gli insegnamenti del nostro Credo, i richiami Suoi e dei suoi Predecessori al rispetto, alla pace, alla giustizia, al dialogo, all’amore per il Creato, alla responsabilità verso le generazioni future, devono svegliare le coscienze, devono interpellarci, devono darci speranza.

Papa Francesco, ci aiuti a trovare finalmente orecchi pronti ad ascoltare il nostro grido! Dia Lei, forte del nome che porta e della tenerezza di Padre che in ogni occasione ci ha saputo dimostrare, l’esempio: sappiamo che nei prossimi mesi verrà a Torino. Ci faccia il dono di incontrare una nostra delegazione, per guardare nei nostri occhi e nel nostro cuore e poter scorgere in essi non la violenza, non l’egoismo, non anacronistici tuffi nel passato, ma il senso di responsabilità, la sete di giustizia e la speranza di Cieli e Terre nuove che ogni cristiano dovrebbe saper cercare e le cui basi devono però essere poste qui e oggi.

Grazie per la pazienza con cui ha letto, per l’ascolto che ci vorrà regalare e per la preghiera con la quale vorrà sostenerci. Preghiera che ovviamente le garantiamo da parte nostra, affidando il suo cammino di Pastore alla nostra Madonna del Rocciamelone.

Valle di Susa, 10 novembre 2014

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