Il paese si sente più vuoto e soprattutto il Comune. Perché mercoledì 28 marzo Claudio Pasqualone è mancato dopo un lungo periodo di sofferenza portato dalla malattia che l’aveva infine costretto a rimanere in un letto. Aveva 53 anni, di cui 32 vissuti lavorando come operaio comunale. Era una figura centrale nel paese e lo ha confermato la marea di persone che venerdì 30 marzo è stata presente alle esequie, in forma civile, celebrate dal sindaco Enzo Merini, nella palestra del Centro Sociale “Primo Levi”.

Insieme ai genitori Erasmo e Anna, Claudio si era trasferito da Sant’Antonino a Vaie, quando aveva un anno e mezzo. Dal padre aveva imparato i rudimenti del mestiere di idraulico e dopo alcuni lavori era entrato come operaio comunale a Vaie. Un uomo con il dono di saper fare di tutto, qualunque cosa gli venisse chiesta: si occupava della manutenzione del verde pubblico, della salatura delle strade e dello sgombero della neve, era necroforo e manutentore del cimitero, solo per citarne alcuni. Durante tutto questo periodo di lavoro ha  visto avvicendarsi ben quattro amministrazioni, guidate dai sindaci Ernesto Merini, Wilma Giglini, Lionello Gioberto e ora Enzo Merini. Gli piaceva giocare a calcio, andare in montagna e in bici, una specie di “molla”, mai ferma.

Fin dal 1983, anno della fondazione della squadra Antincendi Boschivi di Vaie (poi diventata Aib), Claudio era stato per un po’ di tempo uno dei volontari. A maggio dello scorso anno era stato premiato dal presidente regionale della Fidas Giovanni Borsetti per avere raggiunto l’encomiabile numero di 100 donazioni, ricevendo così la terza medaglia d’oro. “Noi donatori di sangue – ha ricordato, durante il funerale, il presidente della sezione Fidas di Sant’Antonino-Vaie, Flavio Ricchiardone – abbiamo perso un grande donatore che per tanti anni si è recato nella nostra sede porgendo il braccio: in questo gesto così importante, tu come noi, hai sempre creduto”.

Ha lavorato sempre con la disponibilità e la simpatia che lo contraddistinguevano. Mancherà a tutti il rombo del motore del suo camion attraverso le strade del paese, che era un po’ la sua casa.

Andrea Diatribe

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