La fiaccolata di lunedì sera a Susa

La fiaccolata di lunedì sera a Susa

Sembravano essersi eclissati, oscurati dagli assalti ai cantieri degli antagonisti. E invece eccoli qua i sindaci No Tav, pronti a dire che loro sono sempre a fianco di quanti – e continuano ad essere tanti in valle di Susa – si oppongono all’alta velocità Torino-Lione.

Angelo Patrizio sindaco di Avigliana e con lui i colleghi Dario Fracchia (S.Ambrogio), Loredana Bellone (San Didero), Nilo Durbiano (Venaus), Domenico Usseglio (Chiusa San Michele) annunciano che oggi pomeriggio, sabato 27 luglio, saranno presenti alla partenza della camminata da Giaglione a Chiomonte. E, come mai prima d’ora, usano parole dure nei confronti delle «frange violente del movimento No Tav» protagoniste dei duri scontri con le forze dell’ordine avvenuti nei paraggi del cantiere della Maddalena nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 luglio. «Invitiamo vuole di nuovo salire in valle di Susa con pietre e bastoni a starsene a casa sua», dice senza mezzi termini Angelo Patrizio che però chiede di far chiarezza sui comportamenti della polizia: «Chiediamo ai magistrati presenti nella notte di venerdì a stabilire se alcuni uomini delle forze dell’ordine abbiano compiuto azioni al di fuori dei protocolli». Mentre Loredana Bellone torna «sulle molestie denunciate da Marta», la No Tav pisana fermata dalla Polizia. «Toccando lei – tuona – hanno toccato tutte le donne della Valle di Susa. E noi stiamo con Marta».

Che cosa chiedono i sindaci No Tav? Giovedì 25 luglio ad Avigliana hanno presentato un documento firmato da 21 primi cittadini valsusini (tra questi Sandro Plano che però non si firma come presidente della Comunità Montana) che in sostanza, spiegano Patrizio e Fracchia, «chiedono che i lavori a Chiomonte vengano sospesi, che la valle venga smilitarizzata, che si avvii un confronto su quest’opera inutile, costosa e dannosa. Ma un confronto vero, che comprenda anche l’opzione zero e non come quello dell’Osservatorio che ha tagliato fuori i Comuni contrarti al Tav». Per Angelo Patrizio, «la conflittualità in valle di Susa potrà attenuarsi solo se la Torino-Lione cesserà di essere solo una questione di ordine pubblico e la parola verrà restituita alla politica; quella politica che, su questa vicenda, da troppo tempo continua ad essere la grande assente».

Il documento dei 21 sindaci è stato sottoscritto da : Sandro Plano, Angelo Patrizio, Dario Fracchia, Mauro Carena, Domenico Usseglio, Lionello Gioberto, Emilio Chiaberto, Danilo Bar, Loredana Bellone, Mauro Russo, Anna Allasio, Piera Favro, Nilo Durbiano, Gianandrea Torasso, Ezio Paini, Paolo De Marchis, Sandro Dogliotti, Mario Richiero, Paolo Catalano, Mauro Marinari, Vittorio Perottino, Avernino Di Croce.

Ma dove vanno i sindaci?

21 sindaci con Patrizio e Fracchia, 11 con Ferrentino. Ma alcuni primi cittadini i documenti li hanno firmati tutti e due. E’ il caso di Anna Allasio (Bussoleno) e di Paolo Catalano (Mattie). C’è chi sostiene che i due documenti non siano poi così incompatibili. Ma appare chiaro come proprio la questione Tav, «la madre di tutte le battaglie» per gli oppositori duri e puri del treno veloce, divida profondamente la politica valsusina. Anche se il fuoco cova sotto la cenere delle dichiarazioni piuttosto «diplomatiche». «Il documento con cui Ferrentino e gli altri sindaci invitano i presidenti di Camera e Senato a salire in valle di Susa ci è stato inviato tardi, poche ore prima che venisse chiuso per essere inviato a Roma», spiegano Patrizio e Fracchia. Mentre Durbiano sostiene che, di solito, «questi documenti sono discussi, approvati e firmati nell’assemblea dei sindaci. Quella di Ferrentino pare oiuttosto un’iniziativa… privata». Polemica blanda, con toni piuttosto bassi. Almeno per il momento. Destinata però a riaccendersi nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi della scadenza delle elezioni amministrative comunali. Diversa anche l’impostazione: il documento di Ferrentino preannuncia un incontro in cui si parlerà di legalità e convivenza civile in valle, a prescindere dalla questione Tav. Il documento di Patrizio e Fracchia, invece, pongono la sospensione dei lavori Tav come base per l’attenuazione della conflittualità in valle di Susa. Ma se verranno Grasso e Boldrini in valle che faranno i sindaci No Tav? La risposta rimane sospesa a mezz’aria anche se, fa presente Loredana Bellone, «le donne No Tav saranno felicissime di incontrare Laura Boldrini»

Intanto a Rivoli il sindaco Franco Dessì, prende le distanze dal suo vicesindaco Avernino di Croce che ha sottoscritto il documento dei sindaco No Tav: «La posizione di Di Croce – dice il sindaco Franco Dessì – è assunta a titolo personale e non rispecchia la posizione a suo tempo deliberata dal consiglio comunale di Rivoli largamente favorevole all’opera, seppur condizionata dall’accoglimento delle osservazioni presentate al progetto»

Bruno Andolfatto